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sabato 25 ottobre 2025

Bugonia

La morte dell'umanità


In Matrix, uscito nel 1999, l’agente Smith definiva gli esseri umani dei parassiti, una specie capace solo di sfruttare il proprio ospite fino a portarlo alla morte. Se questo punto di vista sembrava allora eccessivamente cinico, oggi ci ritroviamo di fronte alla sua inconfutabile verità. Consumiamo più risorse di quante la Terra possa produrne, specie animali si estinguono a causa nostra, e guerre pretestuose mirano ad annichilire interi popoli. Il pianeta è in fiamme, e i piromani siamo noi.

Su questa premessa si fonda anche Bugonia, il nuovo film di Yorgos Lanthimos, remake di un film coreano del 2003, Save the Green Planet!. Bugonia è un film cinico, in cui anche le corse in bici di spielberghiana memoria perdono ogni fascino e divengono lame taglienti e disperate. Un film che unisce il Lanthimos degli esordi a quello “hollywoodiano”, trovando una sintesi cupa e disperata ma anche deliziosamente grottesca, che riesce a fondere sperimentazione e linearità narrativa. Lanthimos sviscera la stupidità umana in tutte le sue forme: dall’incapacità di non cedere ai propri impulsi primari alla totale mancanza di spirito critico; dalla bellicosità alla totale noncuranza per le altre creature che abitano il pianeta con noi, passando per il progressivo asservimento alla logica del profitto a tutti i costi.

La genialità di Lanthimos sta nel fatto che, a differenza di altre film con tematiche simili, non c’è un paladino del bene che si batte contro un’umanità cieca e corrotta. Tutti i protagonisti sono portatori sia di idee positive, sia di deliri autodistruttivi che spaziano da quello di onnipotenza a una credulità e irresponsabilità bambinesca. Tutti i protagonisti, tuttavia, credono di essere i paladini del bene. La totale incapacità di accettare le proprie colpe, la certezza incrollabile di essere nel giusto anche di fronte all’evidenza del contrario, la necessità di dover trovare un nemico, un colpevole per le proprie sofferenze guidano sia Teddy che Michelle, per quanto siano animati da motivazioni diametralmente opposte.

In Bugonia non c’è nemmeno la catarsi tipica della tragedia greca (una delle grandi ispirazioni del cinema di Lanthimos), quantomeno per i suoi protagonisti: la cecità li porta all’autodistruzione senza nemmeno rendersene conto, e solo un deus ex machina può evitare che questa distruzione si estenda anche al pianeta. Non c’è pentimento, non c’è redenzione: solo una spirale di follia. Il reale e il fantastico si inseguono per tutto il film, in un gioco di disvelazioni che, alla fine, non ha vincitori, e che mette in dubbio il concetto stesso di reale.

Questo aspetto si riflette anche nell’aspetto visivo, dove Lanthimos sceglie una fotografia realistica costellata di momenti surreali e alieni, creando un senso di straniamento che rispecchia e rinforza la tensione narrativa. Ad aiutarlo contribuiscono anche le prove eccezionali di Jesse Plemons, concentrato di fragilità, effetto Dunning-Kruger, e sadismo, e Emma Stone, affascinante e respingente al tempo stesso, e manipolatrice come solo un’aliena o un’amministratice delegata di Big Pharma potrebbero essere.

Bugonia è un film ipnotico, che si nutre di opposti: una tragedia in cui si ride, un film senza speranza che mira a risvegliare le coscienze, una storia in cui il villain non è nessuno e, al tempo stesso, siamo tutti noi, con un finale che pietrifica e, al tempo stesso, lascia con un senso di giustizia compiuta. Lanthimos realizza un’opera che entra dentro il cuore e l’anima e li diliania lentamente, lasciando dietro di sé solo silenzio – un silenzio che, forse, rappresenta un nuovo inizio.

**** 1/2

Pier

Nota: questa recensione è stata originariamente pubblicata su Nonsolocinema.

giovedì 28 agosto 2025

Telegrammi da Venezia 2025 - #1

Come ogni anno, Film Ora è a Venezia, e vi accompagnerà per tutta la Mostra del Cinema con i suoi telegrammi: brevi recensioni dei film visti nelle varie sezioni. Una Mostra con tantissimi titoli interessanti, che vede il ritorno dietro la macchina da presa di grandi registi (Kathryn Bigelow, Gus Van Sant) che non si vedevano da tempo, oltre che molti graditi abitué (Jim Jarmush, Paolo Sorrentino, Guillermo Del Toro). Una mostra che promette bene, quindi, anche se non mancheranno le inevitabili delusioni.


Ecco i film visti nel primo giorno e mezzo di Mostra:

La Grazia (Concorso), voto 7.5. Dopo averne messo alla berlina gli eccessi e i crimini, Sorrentino torna a raccontare la politica, ma questa volta si occupa della politica "alta", che si occupa con responsabilità di tematiche spinose e pungenti. Questo non significa, tuttavia, che rinunci a raccontare l'umanità e la fallibilità dei personaggi: il Presidente De Santis di Servillo è un uomo dignitoso che vive nella paura di non esserlo, e che per questo sta lentamente perdendo amore per la vita, intrappolato in una rete di sua costruzione. Sorrentino offre non più uno sguardo alla morte incombente che si nasconde in agguato dietro una vitalità esibita ma di facciata, ma la vita che cerca di farsi strada, una pianta che cerca di rifiorire in un terreno arido e bruciato. Non passerà alla storia come il suo film migliore, ma offre molti spunti emotivi ed etici di grande impatto, nonostante qualche sbrodolata evitabile. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Ghost Elephants (Fuori Concorso), voto 8. Werner Herzog si addentra negli inaccessibili altipiani dell'Angola per scoprire gli sfuggenti discendenti del più grande elefante mai catturato. La sua è una storia di resilienza e bellezza, ma anche di come la crudeltà umana abbia spinto sull'orlo dell'estinzione queste nobili creature, e di come popolazioni che amiamo considerare "arretrate" abbiano in realtà un rapporto con la natura da cui potremmo imparare molto.

Il Rapimento di Arabella (Orizzonti), voto 7. Carolina Cavalli realizza un'opera seconda sulle stesse note dell'assurdo di Amanda, la sua opera prima, ma con influenze ulteriori che spaziano da Lynch a Thelma & Louise. La storia di un'adulta che vuole tornare bambina, viaggiare nel tempo per riparare agli errori fatti, convince e conquista, grazie anche all'ottima prova delle protagoniste e alla capacità di Cavalli di creare dei "non-luoghi" narrativi, sospesi tra l'Italia e gli USA.

Bugonia (Concorso), voto 9. Lanthimos trova una perfetta sintesi tra il suo cinema degli esordi e il suo periodo hollywoodiano, realizzando un'opera (remake di un film coreano del 2003) ipnotica, ironica e disperata, che si nutre di opposti: una tragedia in cui si ride, un film senza speranza che mira a risvegliare le coscienze, una storia in cui il villain non è nessuno e, al tempo stesso, siamo tutti noi, con un finale che pietrifica e, al tempo stesso, lascia con un senso di giustizia compiuta. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Jay Kelly (Concorso), voto 6.5. Baumbach firma un film malinconico, in cui un attore si ritrova a fine carriera con una vita personale disastrata e la sensazione di non aver fatto nulla della sua vita. Il film funziona, nonostante la lunghezza eccessiva e alcuni stereotipi culturali (sull'Italia in primis) un po' datati, e farà breccia nel cuore del pubblico. Tuttavia, il merito non è tanto della scrittura di Baumbach, efficace ma molto meno brillante del solito, quanto di un George Clooney che unisce alla perfezione la sua anima gigiona e quella drammatica.

Pier

domenica 10 marzo 2024

Oscar 2024 - I pronostici

Questa notte, come ogni anno, gli occhi del mondo cinematografico si sposteranno sul Dolby Theatre di Los Angeles per la cerimonia di premiazione della novantaduesima edizione degli Academy Awards. 
Il 2023 è stato un anno di eccellenza dal punto di vista cinematografico: moltissimi film - statunitensi e non - hanno ottenuto un largo consenso di critica, e alcuni (Barbie e Oppenheimer su tutti) hanno conquistato anche il pubblico. Se il trionfo (al botteghino e nella stagione dei premi) di Everything, Everywhere, All at Once aveva suggerito che un altro cinema di intrattenimento - creativo, autoriale, di genere - era possibile, quest'anno lo ha sonoramente confermato (e anche la prossima stagione inizia, in tal senso, sotto i migliori auspici). 

Ma chi sono, dunque, i favoriti? Senza ulteriore indugio passiamo ai pronostici, infallibili come sempre: correte in SNAI, e puntate sull'opposto di quanto scrivo. I film recensiti sono linkati ogni volta che vengono nominati.


Miglior montaggio
La grande favorita sembra Jennifer Lame per Oppenheimer, con Yorgos Mavropsaridis per Povere Creature! possibile sorpresa. Su Lame ricade anche la mia scelta personale
Pronostico: 
Jennifer Lame, Oppenheimer
Scelta personale: Jennifer Lame, Oppenheimer

Miglior fotografia
Sezione molto competitiva, con tutti i cinque nominati che potrebbero a buon diritto aggiudicarsi il premio. Rodrigo Prieto fa un ottimo lavoro con Killers of the Flower Moon, così come Edward Lachman per El Conde (felice che il film di Larrain sia riuscito a entrare, per quanto in sordina, nella competizione) e Matthew Libatique per Maestro. I due contendenti più accreditati sembrano però essere il "solito" Hoyte van Hoytema per Oppenheimer e Robbie Ryan per Povere Creature! . Sul primo ricade il mio pronostico, mentre la mia preferenza personale va alle atmosfere tra il gotico e Wes Anderson create dal secondo.
Pronostico: Hoyte van Hoytema, Oppenheimer
Scelta personale: Robbie Ryan, Povere creature!

Miglior film d'animazione
Altra sezione molto competitiva. Elemental è l'ennesima perla della Pixar, un film solo all'apparenza minore, capace di riprendersi da una partenza stentata al botteghino (complice anche una critica pigra e superficiale) per diventare un successo. Nimona, produzione Netflix, è un gioiellino che dovete assolutamente recuperare. I due contendenti principali sembrano però essere Hayao Miyazaki con il suo film più personale e innovativo, Il Ragazzo e l'Airone, e il secondo capitolo delle avventure dello Spider-Man di Miles Morales, un film che, così come il primo capitolo, ridefinisce le regole di cosa sia l'animazione. Scelta difficilissima, ma il mio pronostico ricade sul maestro giapponese, mentre la scelta personale premia il secondo capitolo dello Spider-Verse.
PronosticoIl ragazzo e l'airone
Scelta personale: Spider-Man - Across the Spider-Verse

Miglior attore non protagonista
La ragione dice Robert Downey Jr, che in Oppenheimer  ricorda a tutti di essere, prima ancora che Iron Man, un attore drammatico di livello eccelso, regalandoci uno dei villain cinematografici più interessanti degli ultimi anni. Su di lui ricade il mio pronostico. Il cuore, però, non può che dire Ryan Gosling, sia perché il suo Ken è uno dei personaggi più esilaranti della stagione, sia come risarcimento per aver quasi del tutto ignorato Barbie, sia perché il momento che più attendo della cerimonia sarà la sua esibizione quando canterà I'm just Ken, nominata per la miglior canzone.
Pronostico: Robert Downey Jr, Oppenheimer
Scelta personale: Ryan Gosling, Barbie


Miglior attrice non protagonista
Qui sembra esserci una favorita molto chiara, Da'Vine Joy Randolph per The Holdovers. Purtroppo non ho ancora avuto occasione di vedere il film, quindi la mia scelta personale ricade su America Ferrera per Barbie.
Pronostico: Da'Vine Joy Randolph, The Holdovers. 
Scelta personale: America Ferrera, Barbie

Miglior sceneggiatura originale
Qui i favoriti sono Justine Triet e Arthur Harari per Anatomia di una Caduta, la grande sorpresa di questa stagione dei premi. Non ho ancora visto il film se non una scena, ma è talmente clamorosa come scrittura che mi basta per dare loro anche la mia preferenza personale.
Pronostico: Justine Triet e Arthur Harari, Anatomia di una Caduta
Scelta personale: Justine Triet e Arthur Harari, Anatomia di una Caduta

Miglior sceneggiatura non originale
Sezione decisamente più competitiva di quella per la sceneggiatura originale. La favorita sembra essere Greta Gerwig (con Noah Baumbach) per Barbie, anche se non si può escludere la vittoria di Cord Jefferson per American Fiction. Su Gerwig ricade anche la mia scelta personale.
Pronostico: Greta Gerwig e Noah Baumbach, Barbie
Scelta personale: Greta Gerwig e Noah Baumbach, Barbie


Miglior attrice protagonista
La sezione in cui è pronto a consumarsi il grande scandalo, con la vittoria quasi certa di Lily Gladstone per Killers of the Flower Moon: ottima prova la sua, ma decisamente non indimenticabile. In patria è spinta dalla solita coda di paglia degli statunitensi nei confronti di popolazioni/etnie contro cui hanno compiuto crimini indicibili, e la cosa è resa ancora più evidente dal fatto che non ha vinto alcun premio tra quelli assegnate da giurie non USA (BAFTA e Golden Globes). Il premio, se esistesse giustizia, dovrebbe andare alla prova ipnotica e irripetibile di Emma Stone in Povere Creature!, o al massimo all'eccellente Carey Mullighan di Maestro- Sulla Stone ricade la mia scelta personale.
Pronostico: Lily Gladstone, Killers of the flower moon
Scelta personale: Emma Stone, Povere creature!

Miglior attore protagonista
By order of the Peaky Blinders, questo premio non può che andare a quell'attore fenomenale (e fonte inesauribile di meme) che è Cillian Murphy, che finalmente sta ottenendo il riconoscimento che si merita. Gli altri candidati possono fare a meno di presentarsi.
Pronostico: Cillian Murphy, Oppenheimer
Scelta personale: Cillian Murphy, Oppenheimer

Miglior regia
Questo è l'anno in cui, finalmente, Christopher Nolan otterrà una statuetta che avrebbe già meritato innumerevoli volte ma che, come tanti altri grandi prima di lui (Kubrick, cui spesso viene paragonato, l'esempio più preclaro), finora non ha mai ottenuto. Su di lui ricadono sia il mio pronostico che la mia scelta personale, considerando che Greta Gerwig, unica regia che mi aveva convinto quanto quella di Nolan, non è nemmeno stata nominata.
Pronostico: Christopher Nolan, Oppenheimer
Scelta personale: Christopher Nolan, Oppenheimer


Miglior film
Per il sottoscritto il discorso non dovrebbe nemmeno aprirsi: Oppenheimer è il miglior film dell'anno, l'apice della carriera di Nolan per capacità di unire ambizione narrativa, impronta autoriale, e appeal commerciale. Chi scrive sarebbe felice anche per un successo di Barbie, ma visto come l'Academy ha snobbato il film un trionfo nella categoria più importante appare improbabile. Fino alla vigilia Oppenheimer appariva favorito, ma sotto traccia si comincia a parlare di una possibile vittoria a sorpresa, che però sarebbe perfettamente in linea con il trend di premiare film che hanno un messaggio sociale: quella de La Zona di Interesse. Su di esso, dunque, ricade il mio pronostico.
Pronostico: La zona di interesse
Scelta personale: Oppenheimer

Che aspettate? Correte in sala scommesse!

Pier

giovedì 25 gennaio 2024

Povere Creature!

La forza del desiderio


Godwin Baxter, scienziato dal passato tormentato, svolge esperimenti bizzarri su animali ed esseri umani. Quello che più lo appassiona è Bella, giovane donna di cui ha recuperato il cadavere dal fiume e che ha riportato in vita, ma con la mente di un bambino. Bella sviluppa rapidamente facoltà fisiche e mentali, finendo per ribellarsi alle regole impostele e al suo creatore.

Dopo La favorita, Lanthimos torna a parlare di potere e femminile e lo fa con una fantasia gotica e distopica, un divertissement vittoriano con spruzzate di steampunk che rielabora la storia di Frankenstein per mettere a nudo le radici invisibili e interiorizzate del potere maschile e, più in generale, di tutte quelle norme, convenzioni, sovrastrutture che impediscono l'affermazione individuale, e femminile in particolare *. 

Bella è come un tirannosauro sguinzagliato in un recinto di capre, dove le capre sono le convenzioni: convenzioni che lei non conosce, perché non le ha interiorizzate per anni da altre persone che le avevano interiorizzate, e che per lei non significano nulla. Ha l'approccio alla realtà di un bambino, e quindi mette tutto in discussione, accompagnata però da un corpo di donna che le permette quindi di fare e scoprire cose che a un bambino sarebbero impossibili. La scoperta - e conseguente emancipazione - sessuale di Bella è solo la punta dell'iceberg, perché la sua mente tutta da plasmare mette in discussione la sua dipendenza da tutti gli uomini della sua vita, dal padre-creatore Godwin, che spoglia della sua aura divina abbandonandolo, al suo primo amore Duncan, passando per tutti coloro che cercano di limitare la sua folle, geniale, incontenibile energia. 

Bella travolge tutto ciò che si frappone tra lei e la scoperta. La sua è una storia di liberazione femminile, certo, ma è prima di tutto un racconto di sviluppo psicologico, un inno all'umana capacità di scoprire e riscoprire, a quella fanciullesca volontà di conoscere e sapere che viene via via cancellata da rigidi dogmi sociali (non a caso l'ambientazione è vittoriana) e da ciò che ci impone la "vita adulta." 

Non è un caso che a portare avanti questo tour de force di riscoperta e affermazione del Sè sia una figura marginalizzata dal suo contesto sociale, dato che sappiamo da anni che spesso è da lì che arriva l'innovazione - da chi, vivendo ai margini della società, riesce a vedere chiaramente le sbarre invisibili create da convenzioni antiquate, dogmi, inibizioni, paure. Povere creature! è, in sintesi, un inno al libero arbitrio ma, soprattutto, al desiderio - un desiderio sia intellettuale che fisico - e alla sua forza nell'abbattere le barriere che ci costringono.


Tony McNamara firma una sceneggiatura da manuale a partire dal romanzo di Alasdair Gray, mescolando alla perfezione risate (si ride tantissimo) e riflessione, facendo passare un messaggio chiaro, potente, non annacquato dalla necessità di essere mainstream, che però non scivola mai nella predica o nel comizio e non solo non annoia, ma intrattiene ferocemente. 

La fotografia ci mostra, come già ne La favorita, una realtà distorta, deformata, con frequenti usi dell'occhio di pesce e suggesioni pittoriche, applicate però qui a una scenografia e a un'estetica che strizzano l'occhio a Tim Burton (le creature di Godwin potrebbero essere uscite da Frankenweenie o Nightmare Before Christmas) e Wes Anderson (i colori e l'amore per tecnologie superbamente complesse e ancor più superbamente inutili), ma li rielaborano in modo originale, creativo, vivo. Il film alterna sapientemente sequenze oniriche e reali, creando un mondo folle e fantastico in cui i confini tra le due dimensioni, spesso, finiscono per confondersi.

Al centro di tutto c'è la prova superba di Emma Stone nel ruolo di una novella creatura di Frankenstein che cerca, anzi, si prende un'emancipazione sociale e sessuale. Vederla camminare, muoversi, parlare mentre dà vita a una donna-bambina che sta imparando il funzionamento di un corpo già adulto è un'esperienza indimenticabile, che culmina nella travolgente, anacronistica danza cui Lanthimos, ancora una volta, affida un momento chiave del suo film. Accanto a lei brillano tutti i comprimari, da un Dafoe novello dottor Frankenstein, impotente nel controllare il suo atto creativo, a un Mark Ruffalo splendidamente gigione, passando per il remissivo Ramy Youssef e il piccolo ma splendido (e narrativamente ricco) ruolo di Margaret Qualley.

Povere Creature! racconta una donna, una persona che ri-scopre da zero le convenzioni sociali, il suo ruolo nel mondo, ma soprattutto se stessa, la sua psicologia, i suoi desideri, in un mix tra horror, commedia, satira e fantastico che unisce idealmente la poetica del primo Lanthimos (The lobster, Alps, Il Sacrificio del cervo sacro) con La favorita. È film travolgente per la creatività delle sue invenzioni visive e verbali, impeccabile per esecuzione, sviluppo e interpretazioni: in una parola, è un film imperdibile.

*****

Pier

*: O, in altre parole,  del (gasp!, come direbbero nei fumetti) patriarcato. Scelgo di non usare questa parola perché è ormai talmente deformata dall'uso che ne fanno i media da essere divenuta quasi parodica (con gran gioia dei suddetti media - d'altronde convincere gli altri della tua non-esistenza è il miglior trucco del diavolo, come spiegano ne I soliti sospetti).

sabato 9 settembre 2023

Venezia 2023 - Il Totoleone

Anche quest'anno siamo giunti al termine della Mostra del Cinema, tra biciclette, caffè di corsa, e maître à penser in panama bianco: una Mostra che, nonostante lo sciopero di Hollywood, è riuscita ad andare in scena senza quasi nessun cambio di programma. finalmente tornata alla normalità, con sale piene, dibattiti in coda, feste, biciclette, e panama bianchi. Il programma è stato molto ricco e variegato, e ancora una volta non si possono che fare i complimenti ad Alberto Barbera: speriamo vivamente non sia giunto al suo penultimo o addirittura ultimo anno.

È stata una Mostra in cui ha trionfato il bianco e nero, scelto da tantissimi film, da El Conde a Maestro, passando per The Theory of Everything, Green Border e Poor Things (quest'ultimo solo in parte). È stata anche una mostra di biografie (Leonard Bernstein e Felicia Montealegre, Priscilla Presley, Enzo Ferrari, Isabelle Wilkinson, Pinochet, Salvatore Todaro) e con molti film di tema politico, che sia passato (El Conde, Bastarden, Lubo), presente (Green Border) o futuro (La Bête).

Qui trovate un elenco, con voti, dei film visti. Di seguito, invece, trovate i pronostici, quasi sicuramente sbagliati, per il Leone d'Oro e gli altri premi, corredati come sempre dalle mie preferenze personali.


Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Sembra esserci solo un giovane attore che si è distinto al punto di meritare il premio dedicato alla memoria del grande Marcello Mastroianni: è Seydou Sarr, giovane e carismatico protagonista di Io Capitano, il film di Matteo Garrone.
PronosticoSeydou Sarr, Io Capitano
Scelta personaleSeydou Sarr, Io Capitano

Coppa Volpi maschile
Sfida combattuta, con nomi forti: dall'Adam Driver di Ferrari (con buona pace di Favino) al Mads Mikkelsen di Bastarden, passando per Bradley Cooper in Maestro e Caleb Landry Jones di Dogman. Sul suo dolente antieroe canino ricade il mio pronostico, mentre la mia scelta personale va a Mads Mikkelsen, splendido contadino testardo.
PronosticoCaleb Landry Jones, Dogman
Scelta personaleMads Mikkelsen, Bastarden

Coppa Volpi femminile 
La coppa, in questo caso, dovrebbe andare a Emma Stone, la cui performance in Poor Things è una di quelle che gli anglosassoni chiamano for the ages, destinata a rimanere nella storia. Ma Emma Stone ha già vinto la Coppa per La La Land, e il film di Lanthimos è papabile per la vittoria del Leone d'Oro, che solitamente preclude altri premi. Il pronostico ricade quindi sulla bravissima Carey Mulligan, che domina la scena e offre una performance intensa e viva in Maestro. 
Pronostico: Carey Mulligan, Maestro
Scelta personale: Emma Stone, Poor Things

Leone d'Argento (Miglior Regia) 
Con Green Border, Agnieszka Holland ha realizzato un film autoriale ma dai fortissimi contenuti sociali: su di lei ricade il mio pronostico. La mia scelta personale va invece a Nikolaj Arcel e alle splendide immagini crepuscolari, girate interamente in luce naturale, del suo Bastarden.
Pronostico: Agnieszka Holland, Green Border
Scelta personale: Nikolaj Arcel, Bastarden

Gran Premio della Giuria 
Il favorito per il secondo premio più importante sembrerebbe Ryūsuke Hamaguchi e la sua favola (nera? Il finale desta ancora interrogativi a giorni dalla visione) ecologista Evil Does Not Exist, lirico e potente al tempo stesso. Su di lui ricade anche la mia scelta personale, anche se fino all'ultimo ho esitato con The Theory of Everything, una bellissima sorpresa ingiustamente snobbata da molti critici.
PronosticoEvil Does Not Exist
Scelta personaleEvil Does Not Exist

Leone d'Oro 
Sfida davvero accesa e incerta: se ci fosse giustizia dovrebbe trionfare Poor Things, l'unico film che ha unanimemente entusiasmato pubblico e critica, in cui tutto, dalla recitazione alla fotografia, passando per la scrittura, è semplicemente perfetto. Tuttavia, sembra poco nelle corde di Damien Chazelle e soci (anche se, forse, Jane Campion...) e, soprattutto, potrebbe soffrire la classica sindrome del film "che non ha bisogno di vincere." Ecco allora che il favorito, silenziosamente, potrebbe diventare quell'Odissea moderna, quel viaggio sospeso tra l'atroce realtà e il sogno che è Io Capitano di Matteo Garrone, riportando così il Leone d'Oro in Italia 10 anni dopo Sacro GRA
Pronostico: Io Capitano
Scelta personale: Poor Things

È tutto anche per quest'anno. Correte in SNAI a scommettere sull'opposto dei miei pronostici, e noi risentiamo per l'edizione 2024.

Pier

sabato 2 settembre 2023

Telegrammi da Venezia 2023 - #2

Secondo telegramma da Venezia, tra donne resuscitate, coloni testardi, pessime ricostruzioni storiche, cinepanettoni inaspettati, e gangster crepuscolari.


Bastarden (Concorso), voto 8. Un uomo caparbio, un territorio dimenticato da Dio e apparentemente sterile, un signorotto locale tanto privilegiato quanto crudele, due servi in fuga: questi gli ingredienti del film di Nikolaj Arcel, girato splendidamente in luce naturale, scelta che regala alcuni immagini mozzafiato della natura matrigna contro cui si battono i protagonisti. Ottima prova, come sempre, del protagonista Mads Mikkelsen, soldato caparbio prigioniero dei suoi principi e della sua ambizione.

The Wonderful Story of Henry Sugar (Fuori Concorso), voto 7. Un bel divertissement in forma di mediometraggio, tratto da un'opera di Roald Dahl. Wes Anderson realizza un film delizioso che parla del potere redentivo delle storie e del racconto, e lo condisce con il suo impeccabile gusto per la messa in scena, sempre più esplicitamente teatrale.

Poor Things (Concorso), voto 9.5. Lanthimos racconta una donna che ri-scopre da zero le convizioni sociali, il suo ruolo nel mondo, e il sesso, in un mix tra horror, commedia (si ride tantissimo) e fantastico che unisce idealmente la poetica del primo Lanthimos (The Lobster, Alps, Il Sacrificio del Cervo Sacro) con La Favorita. Sceneggiatura da manuale, che miscela alla perfezione risate e riflessione, il tutto immerso in un'estetica che strizza l'occhio a Tim Burton e Wes Anderson, ma rielaborati in modo originale, creativo, vivo. Prova superba di Emma Stone nel ruolo di una novella Frankenstein che cerca, anzi, si prende un'emancipazione sociale e sessuale. Un film travolgente, impeccabile, imperdibile.

Adagio (Concorso), voto 7. Tre anziani gangster (il trio Servillo-Mastandrea-Favino) ormai in pensione, un carabiniere non di specchiata onestà, figli da mantenere e figli che si mettono nei guai. Sollima firma un gangster movie all'amatriciana dolente e crepuscolare, che parla di redenzione, espiazione, ed eredità morale. Il film è teso come una corda di violino, senza un minuto di troppo, con protagonisti da tragedia greca, inseguiti da un fato inesorabile mentre Roma, sullo sfondo, brucia. 

Finalmente l'alba (Concorso), voto 3.5 Un accrocco di cose già viste, ma fatte meglio, il nuovo film di Costanzo si distingue per inutilità e per il peccato mortale per eccellenza per un regista: non avere nulla da dire. Non basta a salvarlo (soprattutto a fronte dell'assurdo budget di 30 milioni) una buona fotografia.

The Palace (Fuori Concorso), voto 3. Quella che poteva (e, probabilmente, voleva) essere una satira sociale sui super-ricchi, leggera e incisiva, finisce per essere poco di più di un cinepanettone. Inaccettabile da un regista della caratura di Polanski. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Pier

lunedì 6 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 24

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi tiene compagnia durante la quarantena.


Il genere di oggi è il film storico.

I film segnalati sono:

1) Lawrence d'Arabia (disponibile su Sky). Una pietra miliare, che ha segnato l'immaginario visivo e sonoro di tutto il cinema d'avventura successivo, da quello di Spielberg a quello di George Lucas. Un capolavoro, sotto ogni aspetto.

2) La favorita (disponibile su Sky e Rai Play). Lanthimos solleva il sipario della vita di corte del XVIII secolo e ce la mostra nella sua interezza, tra lusso ed espletazione delle più basse funzioni corporali, mostrandoci la puzza dietro il profumo, le deformità dietro il belletto. Lo fa con l'aiuto di un cast eccezionale e dei migliori fotografia e costumi dai tempi di Barry Lyndon. Qui la recensione completa.

3) Valiant (disponibile su Mediaset Play). La storia romanzata dei piccioni viaggiatori usati dall'esercito inglese durante la Seconda Guerra Mondiale è una riuscita commedia dedicata agli "eroi oscuri" della guerra, in grado di divertire (ed educare) grandi e piccini.

A domani per la venticinquesima puntata!

Pier

martedì 31 dicembre 2019

I nostri dieci migliori film degli Anni Dieci

Siamo arrivati alla fine del decennio, e per molti è tempo di bilanci. Solitamente questo sito si sottrae a questi giochini con liste ed elenchi, ma il calembour scorre potente nell'autore, che non ha potuto farsi sfuggire l'occasione di fare una top 10 degli anni Dieci.

Esaurita questa triste nota personale, veniamo alla lista. La premessa di rigore è che non è stato facile. Per nulla. Sono partito da una prima lista di trenta film, poi ridotta a quindici, e infine ridotta a dieci.

Alcune scelte sono state molto dolorose, ma alla fine hanno prevalso i film che, oltre ad aver ottenuto un buon giudizio su questo sito, rispettavano uno o più dei criteri che avevo scelto in partenza, proprio per evitare di farmi guidare dal cuore. Quelli che troverete qui di seguito non sono necessariamente i miei film preferiti del decennio (alcuni lo sono), ma film che rispettano questi criteri. Quali? Vediamoli insieme.

I film inclusi nella lista dovevano aver segnato in modo deciso o addirittura rivoluzionato il genere cui appartengono; dovevano parlare in modo efficace, magari anticipandolo, di un fenomeno (sociale, storico, antropologico, filmico) che ha segnato il decennio che sta per finire; dovevano, infine, rappresentare una cinematografia il più possibile vasta, sia in termini di genere che di paese, fermo restando l'inevitabile bias verso i film anglofoni. Alcuni dei film della lista rispettano tutti questi criteri, altri solo alcuni.

Senza ulteriore indugio, ecco i magnifici dieci di FilmOra, presentati in ordine cronologico di uscita, e accompagnati da una breve nota, oltre che dal link alla recensione (basta cliccare sul titolo del film). Alla fine dell'elenco troverete anche i film che sono entrati nella selezione ristretta di quindici, le nostre "menzioni onorevoli."

I Magnifici Dieci

1. The social network, di David Fincher


Nel decennio appena finito, in cui i social media (e Facebook in particolare) sono diventati sempre più pervasivi nelle nostre vite, tra fake news, fughe di dati, e la semplice condivisione di informazioni personali, è impossibile non inserire il film che per primo ha lanciato l'allarme sul potere derivante dal controllo di questi media. The social network è il Quarto Potere del nostro millennio e, pur mancando dell'afflato creativo del capolavoro di Welles, è dotato della sua stessa forza nel metterci di fronte ai pericoli derivanti dalla glorificazione del self-made man e del capitalismo, ignorando i pericoli di un tale potere economico in mano a personaggi dalle dubbie qualità umane e morali.


2. Inception, di Christopher Nolan


Christopher Nolan: pochissimi registi hanno segnato come lui l'immaginario del decennio appena trascorso. Si può amarlo, si può odiarlo, ma non si può rimanere indifferenti di fronte al suo cinema. Inception provocò addirittura un dibattito nella redazione di FilmOra, che sfornò non una ma due recensioni (che trovate qui e qui - la mia, con scarsa sorpresa dei miei amabili detrattori, è quella positiva). La cosa non è sorprendente: Inception è forse la summa del cinema di Nolan, della sua diabolica capacità di fondere cinema d'autore e blockbuster, portando sullo schermo meccanismi narrativi fino a quel momento scarsamente utilizzati e che da allora vantano infiniti tentativi di imitazione. Inception ha segnato il modo indelebile il genere thriller e di spionaggio, raccogliendo l'eredità di Hitchcock e portandola nel nuovo millennio (al punto che anche un grande come Scorsese non poté ignorarne la lezione). Non può, dunque che suscitare reazioni forti, anche grazie a un finale meraviglioso che fa discutere ancora oggi.


3. Habemus Papam, di Nanni Moretti


Rileggendo la recensione da me scritta per Habemus Papam ai tempi della sua uscita non ho potuto fare a meno di sorridere: quel finale, che già allora avevo trovato potente, si è rivelato profetico in modo quasi inquietante. La crisi di coscienza in un Papa sembrava impossibile, e invece nel 2013 Benedetto XVI si è dimesso. Nessuno avrebbe potuto prevederlo: nessuno, tranne Moretti, che con questo film firma un'altra opera profetica (non si dimentichi Il Caimano), e quello che ritengo il miglior film italiano del decennio.


4. The Master, di Paul Thomas Anderson


In un decennio segnato dall'ascesa (o, meglio, dal ritorno) dell' "uomo forte", di leader carismatici e demagoghi in grado di smuovere le masse con la loro retorica incendiaria ma efficace, capaci di plasmare a loro vantaggio la verità, il film di Anderson risuona con la forza delle profezie di Cassandra: una voce inascoltata (scarso il successo di pubblico) che attraverso una storia di ieri racconta il potere nel mondo di oggi con efficacia insuperata, usando immagini, suoni, e attori con la sapienza di cui sono capaci solo i grandi maestri.


5. Solo gli Amanti Sopravvivono, di Jim Jarmush


Nel 2008, Twilight debuttava al cinema. I vampiri diventano un fenomeno commerciale, e l'estetica e la narrativa di Twilight diventano il modello per una serie di film e prodotti audiovisivi senz'anima, volti solo a cavalcare l'onda. L'ultimo film della saga di Twilight esce nel 2012, e solo due anni dopo Jim Jarmush, uno dei registi più eclettici in attività, realizza Solo gli amanti sopravvivono: un film lirico, visivamente sontuoso, in cui i vampiri diventano i difensori di un'estetica perduta, soffocata dalla macchina insaziabile del capitalismo. Il film di Jarmush è un testimone fondamentale in un'epoca in cui il dibattito sul tema infuria, coinvolgendo anche grandi nomi del calibro di Scorsese, e dimostra come l'autorialità e l'Arte siano sempre possibili, anche in quei generi dove sembrava non ci fosse più nulla di originale da dire.


6. Behemoth, di Liang Zhao


Purtroppo mai uscito in Italia, Behemoth è un documentario rivoluzionario, una vera e propria opera d'arte che mostra tutte le potenzialità poetiche ed espressive di un genere troppo spesso sottovalutato e considerato "minore". Non posso far altro che parafrasare le poche righe che scrissi dopo averlo visto a Venezia nel 2015: "La Divina Commedia di Dante per raccontare il dramma della modernizzazione in Cina, dalla devastazione del paesaggio al lavoro inumano in miniera, passando per le città fantasma costruite nel mezzo del nulla. Un documentario potente, poetico ed evocativo, che non esito a definire un capolavoro."


7. Mad Max: Fury Road, di George Miller


Esattamente trent'anni dopo aver abbandonato la saga, George Miller è tornato a dirigere Mad Max, dopo aver dedicato le sue attenzioni a prodotti diversissimi come Babe: maialino coraggioso, L'olio di Lorenzo, Happy Feet. Il risultato è un film che distrugge le regole del cinema d'azione e le riscrive da capo, un capolavoro cinetico di energia futurista che mostra le infinite possibilità di un genere troppo spesso appiattito su stilemi e formule. La folle corsa di Max e Furiosa è uno spettacolo sontuoso ed epico, che funziona alla perfezione sia nella sgargiante versione a colori che nella cupa versione in bianco e nero. Ammiratelo.


8. La La Land, di Damien Chazelle


Il decennio passato è stato il decennio del lavoro sempre più incalzante, delle relazioni a distanza e della scelta, sempre più amara, tra amore e realizzazione professionale. È stato anche il decennio in cui abbiamo detto addio definitivamente al film hollywoodiano classico, ormai fuori dal tempo e fuori moda per un mondo che ha un altro impianto di valori. La La Land è il capolavoro che riesce a unire queste due anime: la splendida lettera d'addio a un'epoca, e al tempo stesso la perfetta descrizione dei nostri tempi, deprivati del romanticismo. Un film diventato iconico (come previsto), con le musiche e alcune scene che sono ormai patrimonio popolare, continuamente citate, usate, ricordate. Il Cantando sotto la pioggia dei nostri tempi, condito di un realismo amaro ma che arriva dritto al cuore.


9. SpiderMan: Un Nuovo Universo, di Bob Persichetti, Peter Ramsey, e Rodney Rothman


Chi mi conosce può immaginare quanto sia stato difficile per me non mettere un film Pixar come paladino dei film di animazione, ma l'obiettività rende impossibile non scegliere Spider-Man: Un nuovo universo come eccellenza nella categoria. In un'epoca in cui l'animazione in computer grafica sembrava aver trovato una cifra espressiva codificata, e le innovazioni apportate erano ormai solo incrementali, Spider-Man: Un nuovo universo ha sconvolto le regole del gioco, portando con sé un'innovazione visiva dirompente, seconda solo a quella portata dal primo Toy Story. La combinazione di diverse tecniche di animazione era già stata provata, ma mai su così vasta scala e con una così vasta commistione di stili, colori, linee, che risultano in un film degno di apparire in una mostra sulla pop art. Spider-Man segna un nuovo punto di partenza per l'animazione, e apre strade finora inesplorate che consentiranno la nascita di nuove forme espressive.


10. La Favorita, di Yorgos Lanthimos.


In un decennio segnato da una rinascita del movimento femminista, tra "Time's up" e #MeToo, il film di Lanthimos giunge come un amaro promemoria delle ragioni sistemiche e sociali che sono alla base della discriminazione di genere che ancora esiste nella società. Con il consueto mix di tragico, grottesco, e comico, e sorretto da una fotografia sontuosa, Lanthimos mette a nudo il sistema partriarcale che fa sì che nemmeno una regina possa dirsi veramente libera. Un film storico che parla al presente, e invoca un cambio sistemico epocale che nessuno sembra essere intenzionato a mettere in atto.


Menzioni onorevoli

I film che sono quasi entrati in top 10, presentati senza un ordine particolare.

1. Logan, di James Mangold. Il miglior esempio di film di superereoi autoriale, con un perfetto bilanciamento tra visione registica innovativa, spettacolarità, e rispetto del materiale di partenza.

2. Moonrise Kingdom, di Wes Anderson. Molte liste di questo genere riportano il più spettacolare Grand Budapest Hotel, ma a mio parere Moonrise Kingdom rappresenta al meglio non solo la poetica di Wes Anderson, ma anche i nostri tempi, in cui i più giovani si battono per cambiare una realtà devastata da adulti stolidi e assenti.

3. Inside Out, di Pete Docter. Un film che parla di e genera emozioni, portandoci a spasso per la nostra mente come solo la Pixar sa fare, con il giusto bilanciamento di risate e commozione, reale e fantastico. Docter riesce a far sembrare "semplice" una tematica super complessa, creando l'ennesimo mondo in cui immergersi ancora, e ancora, e ancora.

4. One More Time with Feeling, di Andrew Dominik. Un documentario atipico, girato quasi interamente in interni ma con il respiro visivo di un western di John Ford, che ci trascina in un viaggio al centro della musica, ma anche del lutto e del grande male del nostro tempo: la depressione.

5. C'era una volta a... Hollywood, di Quentin Tarantino. Un film che è la summa di Tarantino e del suo modo di intendere il cinema, e al tempo stesso il suo film più innovativo da decadi. Una favola moderna pervasa di nostalgia, in cui il sogno prende il sopravvento sulla realtà, e tutto appare dorato come non lo è mai stato.

Pier

sabato 23 febbraio 2019

Oscar 2019 - I pronostici

Domani sera, come ogni anno, gli occhi del mondo cinematografico si sposteranno sul Dolby Theatre di Los Angeles per la cerimonia di premiazione della novantunesima edizione degli Academy Awards. 

Un'edizione che segna ancora una volta il trionfo assoluto della Mostra Cinematografica di Venezia, presente con ben 39 nomination tra concorso e fuori concorso (alcune - quelle del film First Reformed - addirittura risalenti a due edizioni fa), contro le 13 di Cannes, e che verrà ricordata per essere la prima dopo molti anni senza presentatore a causa del forfait di Kevin Hart, vittima dell'ennesima caccia alle streghe a causa di tweet scritti ennemila anni fa e per cui si era già scusato.

Come ogni anno, Filmora vi propone i suoi pronostici, accompagnati come sempre con le scelte personali del sottoscritto, che inspiegabilmente l'Academy si ostina a ignorare.

Pronti? Iniziamo!


Miglior montaggio
Categoria senza un chiaro favorito, con tutti i contendenti che potrebbero dire la loro. I favoriti sembrano essere Hank Corwin per Vice - L'uomo nell'ombra e John Ottman per Bohemian Rhapsody, con Yorgos Mavropsaridis (La Favorita) possibile sorpresa. Alla fine penso vincerà Corwin, cui va anche la mia preferenza personale: Vice non sarebbe il film che è senza il suo eccezionale montaggio, vero e proprio regolatore del ritmo narrativo.

Pronostico: Hank Corwin, Vice
Scelta personale: Hank Corwin, Vice

Miglior fotografia
Qui il chiarissimo favorito è Alfonso Cuaròn, e con ragione: il bianco e nero di ROMA è splendido e abbacinante, qualcosa che non si vedeva dai tempi di Toro Scatenato. In caso l'Academy volesse evitare di dare tutti i premi a Cuaròn, una possibile sorpresa potrebbe essere Łukasz Żal, direttore della fotografia di quel Cold War che ha incantato il festival di Cannes, guadagnandosi un po' a sorpresa anche una nomination per la miglior regia.
La mia preferenza però ricade sulla sontuosa fotografia de La Favorita, in cui Robbie Ryan ha ripreso la lezione di Stankley Kubrick in Barry Lyndon e la ha rielaborata con originalità, creando un ambiente straniante e allucinato che diventa il perfetto teatro degli intrighi e delle follie di corte.

Pronostico: Alfonso Cuaròn, ROMA
Scelta personale: Robbie Ryan, La Favorita

Miglior film d'animazione
Anni di egemonia Disney/Pixar sembrano giunti alla fine: nonostante l'indubbia qualità di film come Ralph rompe Internet e Gli Incredibili 2, impossibile quest'anno non premiare Spider-Man: Un Nuovo Universo, il più innovativo film d'animazione dai tempi di Ratatouille. Il mio cuore è diviso tra lo splendore visivo di Spider-Man e la dolcezza de L'isola dei cani, ennesima perla nella filmografia di Wes Anderson, ma alla fine scelgo anche io Spider-Man.
Pronostico: Spider-Man: Un Nuovo Universo
Scelta personale: Spider-Man: Un Nuovo Universo

Miglior attore non protagonista
Anche quest'anno, la redazione di Film Ora premierebbe Sam Rockwell, che compare solo per pochi minuti in Vice, ma riesce comunque a lasciare il segno con il suo splendido George W. Bush, un irresistibile utile idiota, talmente cialtrone da farlo risultare simpatico anche al suo più aspro detrattore. Tuttavia, siamo certi che l'Academy premierà la prova di Mahershala Alì in Green Book, sia per il solito politically correct (che il film in questione evita magistralmente), sia per l'oggettiva bontà  della prova di Alì, uno degli attori migliori in circolazione a costruire un personaggio sui silenzi. Richard E. Grant (Copia Originale) è il possibile outsider.
PronosticoMahershala Alì, Green Book
Scelta personale: Sam Rockwell, Vice

Miglior attrice non protagonista
La chiara protagonista sembra essere Regina King per Se la strada potesse parlare, mediocre opera terza (toh, che sorpresa) del regista di Moonlight : la King si è finora aggiudicata tutti i premi e sarebbe davvero sorprendente se dovesse sfuggirle la statuetta. La mia scelta personale, non riuscendo a scegliere tra Rachel Weisz ed Emma Stone ne La Favorita, ricade sulla Marina de Tavira di ROMA, splendida commistione di forza e fragilità imprigionata nell'ipocrisia di una vita borghese.
Pronostico: Regina King, Se la strada potesse parlare
Scelta personale: Marina de Tavira, ROMA

Miglior sceneggiatura originale
Scontro molto aperto in questa categoria, con Vice, La Favorita, e Green Book che potrebbero aggiudicarsi la statuetta. Penso che alla fine la spunterà Green Book, su cui ricade anche la mia scelta personale.
Pronostico: Green Book
Scelta personale: Green Book

Miglior sceneggiatura non originale
Un uomo solo al comando, e il suo nome è Spike Lee: BlacKkKlansman si è finora aggiudicato tutti i premi, e sembra lanciato anche agli Oscar, dove Lee non ha mai vinto. Appena dietro troviamo La ballata di Buster Scruggs, geniale pastiche in salsa western dei fratelli Coen, a parere di chi scrive tra i migliori sceneggiatori di Hollywood: a loro va la mia preferenza personale.
Pronostico: BlacKkKlansman
Scelta personale: La ballata di Buster Scruggs

Miglior attore protagonista
Lotta a due tra Rami Malek (Bohemian Rhapsody) e Christian Bale (Vice) per la statuetta per la migliore interpretazione maschile. Due prove simili (ambedue interpretano un personaggio reale), eppur diversissime: laddove Malek è quasi trascendente nel riportare in vita Freddie Mercury, Bale incarna alla perfezione la banalità e anonimità del male di Cheney. Il favorito sembra essere Malek, anche per dare un riconoscimento alla sua determinazione nel portare a termine un film (non eccezionale) che sembrava maledetto. La mia scelta personale sarebbe un ex aequo, ma dovendo scegliere vado su Bale.
Pronostico: Rami Malek, Bohemian Rhapsody
Scelta personale: Christian Bale, Vice

Miglior attrice protagonista
Una competizione che vede due grandi attrici un po' "attempate" contendersi la statuetta: da una parte Glenn Close, più volte nominata ma che ha sempre mancato il premio; dall'altra Olivia Colman, veterana di cinema e TV britannici, e straripante mattatrice nella parte della regina Anna in La Favorita. Da amante del cinema, non posso né voglio credere ai rumors che vedrebbero Lady Gaga come possibile sorpresa, dato che la sua prova attoriale in A Star is Born, più che agli Oscar, meriterebbe un premio alla sagra del tonno di Stintino. Non avendo purtroppo ancora visto il film che vede protagonista Glenn Close, sia il mio pronostico che la mia preferenza personale vanno alla bravissima e adorabile Olivia Colman.
Pronostico: Olivia ColmanLa Favorita
Scelta personale: Olivia ColmanLa Favorita

Miglior regia
Il favorito in questa categoria è chiaramente Alfonso Cuaròn, che con ROMA ha raccolto il plauso della critica e di gran parte del pubblico. Nonostante non lo abbia amato quanto  altri, la regia è oggettivamente sontuosa nella sua capacità di unire i vari elementi , magnifico bianco e nero  in testa, e creare una madeleine filmica pervasa di nostaglia. La mia scelta personale, tuttavia, ricade sullo splendido lavoro fatto da Yorgos Lanthimos ne La Favorita.
Pronostico: Alfonso Cuaròn, ROMA
Scelta personale: Yorgos Lanthimos, La Favorita

Miglior film
La battaglia per il miglior film è quantomai accesa: da una parte i film realmente meritevoli, come ROMA e La Favorita; dall'altra, quelli spinti per ragioni politico-sociali, come Black Panther, o quelli spinti dal sonno della ragione, come A Star is Born. Nel mezzo, la possibile sorpresa di Green Book: non sarebbe la prima volta che, in un anno senza un chiaro dominatore, l'Academy decidesse di premiare un film più "banale" dal punto di vista cinematografico, ma meritevole da quello narrativo. Alla fine, tuttavia, penso che si imporrà ROMA, finora trionfatore in tutti gli altri premi maggiori. La mia scelta personale, ormai si sarà capito, ricade su La Favorita.
Pronostico: ROMA
Scelta personale: La Favorita

A dopo la cerimonia per il bilancio!

Pier

venerdì 25 gennaio 2019

La favorita

Il tragico divertimento delle dame


Inghilterra, XVIII secolo. La regina Anna è una creatura fragile e capricciosa, in preda a vari problemi di salute e a una totale incapacità di rinunciare ai piaceri della carne. Lady Sarah, la sua favorita, governa de facto il paese, approfittando della sua influenza sulla suggestionabile regina. Quando però giunge a corte Abigail Masham, lontana parente di Lady Sarah decisa a guadagnarsi un posto nell'alta società, le cose cominciano a cambiare.

Ogni grande tragedia è pervasa da una forte vena comica, che serve da contraltare al dramma che domina la scena, ma al tempo stesso è parte integrante di quel dramma: l'assurdità e la pervicace ostinazione con cui i protagonisti creano il proprio tragico destino non sfuggiva agli antichi, le cui tragedie, da Sofocle a Shakespeare (Shakespeare is always incredibly fun, per usare le parole di Ian McKellen), sono infatti pervase di numerosi momenti di un'ironia strisciante che esplode nei momenti più inaspettati.
Non è dunque una sorpresa, forse, che si sia dovuto attendere un regista greco, quel Yorgos Lanthimos che ha più volte dichiarato di rifarsi alle tragedie euripidee, per avere quella che è forse la più acuta e ficcante tragedia del potere mai vista su schermo. In La favorita la lotta per il potere fa solo vittime, e anche i presunti vincitori si ritrovano prigionieri di una rete di relazioni e dipendenze da cui non possono realmente liberarsi.

Il loro continuo affannarsi è esilarante e drammatico al tempo stesso, un continuo, grottesco balletto che la macchina da presa osserva con la distanza propria degli dei, spettatore silente di uno spettacolo esilarante e tragico cui non ha intenzione di partecipare. Lanthimos adotta infatti il punto di vista di uno scienziato osserva delle cavie di laboratorio: le due "favorite" brigano, tramano, si contendono il favore della regina Anna, e la regina stessa dipende dalla loro presenza e dal loro affetto, vero o presunto che sia. Lanthimos solleva il sipario della vita di corte e ce la mostra nella sua interezza, tra lusso ed espletazione delle più basse funzioni corporali, mostrandoci la puzza dietro il profumo, le deformità dietro il belletto. Lo fa senza giudicare, ma semplicemente mostrando, pizzicando delicatamente le corde della complessa ragnatela di potere che lega i protagonisti, riducendo a poco a poco la loro possibilità di movimento, attirandoli a sé come un ragno fa con le sue prede, mentre queste, dibattendosi, stringono sempre di più i fili che le imprigionano.


Lanthimos, con l'aiuto degli sceneggiatori Deborah Davis e Tony McNamara, dipinge delle protagoniste reali, mostrandone i segreti e le più basse ambizioni senza però giudicarle, ma anzi rendendo le loro azioni, anche quelle più abiette, perfettamente comprensibili. Il principio tragico tra azione e reazione è portato alle estreme conseguenze per raccontare una pagina poco conosciuta della storia inglese che diviene un momento di Storia universale. Tutto questo viene fatto con una sceneggiatura magistrale ed esilarante, che trascina lo spettatore verso un finale di rara potenza degno di una grande tragedia shakespeariana, in cui i fili finalmente si tendono e le protagoniste si trovano a contemplare ciò che hanno creato, senza aver nessuno da rimproverare se non se stesse. Allo stesso tempo, il regista greco non manca di evidenziare le dinamiche sociali che hanno portato le protagoniste ai comportamenti rappresentati - un sistema patriarcale che le vorrebbe relegare sullo sfondo, e che rende l'essere spietate e amorali l'unica strategia possibile per sopravvivere.

La favorita è anche il più sontuoso film in costume dai tempi di Barry Lindon, cui si ispira dichiaratamente per l'impianto visivo e per la scelta di usare solo illuminazione naturale. Questa ispirazione non è però sterile, ma si evolve in nuove direzioni tese a creare e perpetuare un effetto di straniamento continuo che sottolinea ulteriormente l'assurdità della vicenda narrata. Il risultato è un film visivamente sublime, in cui Lanthimos osserva le sue protagoniste con lenti spesso deformate, facendo un ampio uso dell'occhio di pesce e del grandangolo, e infarcendo la vicenda narrata di scene che raccontano la grottesca realtà della vita dell'epoca, a corte e non.

Il film tuttavia non riuscirebbe a raggiungere certe vette se non fosse per l'interpretazione strepitosa delle protagoniste: se Emma Stone e Rachel Weisz sono perfette nel rendere le psicologie delle due favorite, così diverse eppure così simili, su tutte si staglia la figura tragicomica della regina Anna, interpretata magistralmente da Olivia Colman (cui suggeriamo di fare causa a chi la mette alla pari di Lady Gaga nella corsa agli Oscar). La sua prova è indimenticabile per l'abilità di variare continuamente tono, restituendoci una sovrana ora golosa, ora lussuriosa, ora infantile, ora tirannica.

Lanthimos conferma il talento già espresso nei suoi precedenti lavori dimostrando sia la sua capacità di realizzare un prodotto autoriale anche all'interno del sistema produttivo hollywoodiano, sia una straordinaria vena comica e un gusto per l'assurdo assolutamente incredibile (la scena di ballo è in tal senso memorabile), che riesce però a mettere magistralmente al servizio della storia. Il regista greco tiene in equilibrio le varie anime della storia e i vari elementi del film con un'abilità da giocoliere, realizzando quello che è probabilmente il miglior film dell'anno.

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Pier