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sabato 6 settembre 2025

Venezia 2025 - Il Totoleone

Siamo giunti al termine di un'altra Mostra del Cinema, segnata da clima capriccioso, biciclette, spritz, cene rapidissime, e critici buongustai in panama bianco. L'edizione numero 82 della Mostra è stata di altissimo livello, come testimoniato dai giudizi medi dei critici, solitamente avari di lodi, ma che qui hanno bocciato appena cinque dei film in Concorso, e solo uno severamente. Le vette sono state almeno quattro, e i picchi negativi, come detto, si contano sulle dita di una mano, e forse nemmeno quella. Anche quest'anno Alberto Barbera ha confezionato un'ottima selezione, e c'è chi spera che il suo mandato, in scadenza il prossimo anno, possa venire rinnovato ancora (anche per alternative che non invitano all'entusiasmo).

È stata una Mostra di attualità, tra film che parlano del rapporto uomo-natura (Bugonia, Silent Friend), film sul capitalismo e come sta distruggendo il mondo del lavoro (sempre BugoniaÀ Pied d'œuvre - At Work, No Other Choice), film di attualità politica (Il Mago del Cremlino, A House of Dynamite), film su guerre e genocidio (The Voice of Hind Rajab). Ci sono stati anche film che, attraverso vicende personali, han provato a raccontare il passato (Orphan, Duse, The Testament of Ann Lee) e film che raccontano i demoni interiori dell'essere umano (Elisa, Frankenstein, e The Smashing Machine).

Qui trovate un elenco, con voti, dei film visti. Di seguito, invece, trovate i pronostici, come sempre sbagliati, per il Leone d'Oro e gli altri premi, corredati dalle mie preferenze personali.


Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Come lo scorso anno, i candidati per questo premio non sono tantissimi. Puntiamo su Bojtorján Barábas, dato favorito da molti per la sua intensa interpretazione in Orphan. Non avendo, purtroppo, visto il film, la mia scelta personale ricade sui protagonisti del terzo episodio di Father Mother Sister Brother, Indya Moore e Luka Sabbat.
PronosticoBojtorján Barábas, Orphan
Scelta personaleIndya Moore e Luka Sabbat, Father Mother Sister Brother

Coppa Volpi maschile
Sfida molto accesa, con tantissimi pretendenti: dall'ottimo Dwayne Johnson di The Smashing Machine, Paul Dano per Il Mago del Cremlino, Jesse Plemons per Bugonia, Lee Byung-hun per No Other Choice, e, perché no, anche Toni Servillo per La Grazia. Il pronostico, però, ricade su George Clooney, senza la cui prova dolente e malinconica Jay Kelly non avrebbe ragione di esistere. Su di lui ricade il mio pronostico, mentre la mia scelta personale va a Lee Byung-hun, poliedrico padre di famiglia.
PronosticoGeorge Clooney, Jay Kelly
Scelta personaleLee Byung-hun, No Other Choice

Coppa Volpi femminile 
Sfida molto meno accesa di quella per la Coppa maschile, con sole tre attrici davvero in lizza - vuoi per mancanza di alternative, vuoi per alternative (come Emma Stone in Bugonia) non così chiaramente protagoniste. Sarà quindi una lotta a tre tra Barbara Ronchi per Elisa, Valeria Bruni Tedeschi, incredibilmente apprezzata nelle paludi antiche della critica italiana in Duse, e Amanda Seyfried ne Il Testamento di Ann Lee. Non avendo visto quest'ultimo, concentro su Barbara Ronchi e la sua espressione ipnotica pronostico, scelta personale, e speranze di non far rigirare nella tomba la Divina Eleonora Duse.
Pronostico: Barbara Ronchi, Elisa
Scelta personale: Barbara Ronchi, Elisa

Leone d'Argento (Miglior Regia) 
Scelta molto difficile visto l'altissimo livello dei film in concorso. Sembra difficile, considerando anche l'ottima accoglienza avuta dalla critica statunitense, mandare a casa Paolo Sorrentino a mani vuote: il suo film fatto di politica "alta" (talmente alta che alcuni l'hanno definito un fantasy, perché politici del genere non esistono) potrebbe fare breccia anche nei cuori dei giurati d'oltreoceano, e aggiudicarsi uno dei premi più ambiti. La mia scelta personale ricade invece su Park Chan-wook, che dipinge cinema nella sua commedia nera a sfondo lavorativo. Anche Lanthimos meriterebbe con Bugonia, ma ha già vinto il Leone e può accontentarsi di partecipare.
Pronostico: Paolo Sorrentino, La Grazia
Scelta personale: Park Chan-wook, No Other Choice

Gran Premio della Giuria 
Il favorito per il secondo premio più importante sembrerebbe essere Silent Friend: un film poetico ma divertente, introspettivo ma anche univerale, che parla di natura ma anche relazioni umane. Se vincesse ne sarei felice: ci sono (pochi) film migliori, ma questo è uno dei tre film che mi ha toccato il cuore in questa Mostra. Tuttavia, penso che un altro film del cuore, Father Mother Sister Brother, possa aver fatto breccia anche in Alexander Payne, presidente di giuria che da sempre racconta personaggi "rotti" che cercano disperatamente di uscire dalla propria solitudine, spesso senza riuscirci. All'elegia di Jarmush va il mio pronostico, mentre la mia scelta personale va al terzo film del cuore, un film che il cuore me lo ha rotto: The Voice of Hind Rajab.
PronosticoFather Mother Sister Brother
Scelta personaleThe Voice of Hind Rajab

Leone d'Oro 
Se il concorso è di alto livello, la sfida per il Leone si fa incerta e combattutissima. Uno qualunque dei film già citati come "papabili" per i due premi precedenti potrebbe vincere il Leone d'Oro, e non ci sarebbe nulla da dire. Penso però che il Leone se lo aggiudicherà la storia a più alto impatto emotivo della Mostra, sia per il tema, sia per una regia senza fronzoli ma perfetta per il tipo di racconto che aveva in mente: The Voice of Hind Rajab. La mia scelta personale ricade invece sul gioiellino di Jim Jarmush: un film solo apparentemente piccolo, ma grande nella sua capacità di parlare di Vita.
Pronostico: The Voice of Hind Rajab
Scelta personale: Father Mother Sister Brother

È tutto anche per quest'anno. Correte in SNAI a scommettere sull'opposto dei miei pronostici, e noi ci risentiamo per l'edizione 2026.

Pier

giovedì 28 agosto 2025

Telegrammi da Venezia 2025 - #1

Come ogni anno, Film Ora è a Venezia, e vi accompagnerà per tutta la Mostra del Cinema con i suoi telegrammi: brevi recensioni dei film visti nelle varie sezioni. Una Mostra con tantissimi titoli interessanti, che vede il ritorno dietro la macchina da presa di grandi registi (Kathryn Bigelow, Gus Van Sant) che non si vedevano da tempo, oltre che molti graditi abitué (Jim Jarmush, Paolo Sorrentino, Guillermo Del Toro). Una mostra che promette bene, quindi, anche se non mancheranno le inevitabili delusioni.


Ecco i film visti nel primo giorno e mezzo di Mostra:

La Grazia (Concorso), voto 7.5. Dopo averne messo alla berlina gli eccessi e i crimini, Sorrentino torna a raccontare la politica, ma questa volta si occupa della politica "alta", che si occupa con responsabilità di tematiche spinose e pungenti. Questo non significa, tuttavia, che rinunci a raccontare l'umanità e la fallibilità dei personaggi: il Presidente De Santis di Servillo è un uomo dignitoso che vive nella paura di non esserlo, e che per questo sta lentamente perdendo amore per la vita, intrappolato in una rete di sua costruzione. Sorrentino offre non più uno sguardo alla morte incombente che si nasconde in agguato dietro una vitalità esibita ma di facciata, ma la vita che cerca di farsi strada, una pianta che cerca di rifiorire in un terreno arido e bruciato. Non passerà alla storia come il suo film migliore, ma offre molti spunti emotivi ed etici di grande impatto, nonostante qualche sbrodolata evitabile. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Ghost Elephants (Fuori Concorso), voto 8. Werner Herzog si addentra negli inaccessibili altipiani dell'Angola per scoprire gli sfuggenti discendenti del più grande elefante mai catturato. La sua è una storia di resilienza e bellezza, ma anche di come la crudeltà umana abbia spinto sull'orlo dell'estinzione queste nobili creature, e di come popolazioni che amiamo considerare "arretrate" abbiano in realtà un rapporto con la natura da cui potremmo imparare molto.

Il Rapimento di Arabella (Orizzonti), voto 7. Carolina Cavalli realizza un'opera seconda sulle stesse note dell'assurdo di Amanda, la sua opera prima, ma con influenze ulteriori che spaziano da Lynch a Thelma & Louise. La storia di un'adulta che vuole tornare bambina, viaggiare nel tempo per riparare agli errori fatti, convince e conquista, grazie anche all'ottima prova delle protagoniste e alla capacità di Cavalli di creare dei "non-luoghi" narrativi, sospesi tra l'Italia e gli USA.

Bugonia (Concorso), voto 9. Lanthimos trova una perfetta sintesi tra il suo cinema degli esordi e il suo periodo hollywoodiano, realizzando un'opera (remake di un film coreano del 2003) ipnotica, ironica e disperata, che si nutre di opposti: una tragedia in cui si ride, un film senza speranza che mira a risvegliare le coscienze, una storia in cui il villain non è nessuno e, al tempo stesso, siamo tutti noi, con un finale che pietrifica e, al tempo stesso, lascia con un senso di giustizia compiuta. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Jay Kelly (Concorso), voto 6.5. Baumbach firma un film malinconico, in cui un attore si ritrova a fine carriera con una vita personale disastrata e la sensazione di non aver fatto nulla della sua vita. Il film funziona, nonostante la lunghezza eccessiva e alcuni stereotipi culturali (sull'Italia in primis) un po' datati, e farà breccia nel cuore del pubblico. Tuttavia, il merito non è tanto della scrittura di Baumbach, efficace ma molto meno brillante del solito, quanto di un George Clooney che unisce alla perfezione la sua anima gigiona e quella drammatica.

Pier

domenica 1 settembre 2024

Telegrammi da Venezia 2024 - #3

Terzo telegramma da Venezia, tra film che sembrano canzoni di Jannacci, sparizioni illustri sotto la dittatura, maestri giapponesi, una "buddy cop" comedy rovesciata, e la testimonianza di un momento raro: la nascita di un capolavoro.


La Storia del Frank e della Nina (Orizzonti Extra), voto 8. Una fiaba contemporanea che sembra uscita da una canzone di Jannacci, che racconta gli invisibili (per scelta e per la società) e il disagio di una generazione con dolce creatività, immergendoli in una Milano sconosciuta, lirica, e bellissima.

Miyazaki, Spirito della Natura (Classici Doc), voto 6. Buon documentario per chi vuole conoscere la poetica e l'opera di Miyazaki. Per chi è già esperto nell'opera del maestro giapponese c'è poco, ma i materiali d'archivio sono comunque interessanti.

The Brutalist (Concorso), voto 10. The Brutalist è un film per cui non è fuori luogo l'abusata parola "capolavoro". Corbet ha realizzato un'opera destinata a fare la storia della settima arte, un film creativo, emotivo, cerebrale, che toglie il fiato per ambizione, portata, complessità a qualunque livello - narrativo, visivo, musicale, sonoro. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Wolfs (Fuori Concorso), voto 7.5. Bell'incrocio tra gangster movie e cop comedy, con Clooney e Pitt che interpretano due "Mr. Wolf" che risolvono problemi e si trovano a dover collaborare quando vengono chiamati per risolverne uno. Watts scrive e dirige un film divertito e divertente, che gioca con gli stilemi del genere senza risultare banale.

Ainda Estou Aqui (Concorso), voto 7.5. La storia vera del desaparecido Rubens Paiva, fatto sparire dalla dittatura brasiliana negli anni Settanta, vista dal punto di vista di sua moglie, che fa di tutto per scoprire cosa gli sia successo. La forza nel film sta nei minuti iniziali, in cui il regista tratteggia uno splendido ritratto di famiglia, che ci fa affezionare ai protagonisti e rende ancora più straziante il momento del rapimento, e il vuoto, l'incertezza dilaniante che ne conseguono. Un po' sfilacciato sul finale, ma offre comunque un ottimo ritratto dell'epoca.

Pier

venerdì 12 marzo 2021

Tesori Nascosti - #8

Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.

Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.


1. 40 year old version, voto 8
Generecommedia drammatica
Anno: 2020
RegistaRadha Blank
DVD: no
Streaming: Netflix
Commento: Radha è una drammaturga newyorkese. Dopo qualche successo in gioventù, ha ormai raggiunto i quarant'anni senza raggiungere la stabilità economica e di carriera che si aspettava, e deve barcamenarsi tra la sua integrità artistica e la necessità di sbarcare il lunario. Decisa a rilanciarsi, decide di intraprendere una carriera da rapper. Un po' Spike Lee degli esordi, un po' Woody Allen per la capacità di rendere la città co-protagonista del film, il film di Radha Black si distingue da entrambi per l'originalità dello sguardo e la capacità di integrare temi complesso come lutto, crisi di mezza età, significato dell'arte e questione razziale in un film sfaccettato ma coeso, che funziona in ogni suo registro. 

2. La rivincita delle sfigate, voto 8.5.
Generecommedia
Anno: 2019
RegistaOlivia Wilde
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video, NowTV, Sky
Commento: Non fatevi spaventare dal solito ignobile titolo italiano (in originale è Booksmart): questo film è un meraviglioso coming of age al femminile, straordinariamente divertente ma allo stesso tempo in grado di raccontare le complessità di un rito di passaggio come il diploma, del peso delle responsabilità e della scoperta della sessualità. Olivia Wilde esordisce alla regia con un film dal forte piglio autoriale, dotato di grande creatività e inventiva nella struttura della narrazione e nella fotografia, con punte di assoluta genialità come la scena in stop-motion.

3. Fratello dove sei?, voto 9.
Genere: commedia
Anno: 2000
Regista: Fratelli Coen
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Netflix
CommentoUno dei capolavori meno conosciuti dei fratelli Coen, una rivistazione dell'Odissea in salsa country, con tre adorabili carcerati che evadono alla ricerca di un tesoro. A inseguirli, c'è il Fato in persona; a salvarli, forse, una canzone. Cast in stato di grazia, capitanato da Clooney e Turturro, semplicemente irresistibili. Un film imperdibile.

4. Nevia, voto 7.5
Genere: drammatico
Anno: 2019
Regista: Nunzia De Stefano
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: NowTV, Sky
Commento: Nevia è una adolescente che vive nel campo container di Ponticelli, in cerca di riscatto ed evasione: riuscirà a trovarli? Uno splendido esordio, capace di scovare la bellezza nel mezzo dello squallore, raccontando con sguardo dolce e partecipe una bella fiaba contemporanea. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

5. First reformed - La creazione a rischio, voto 7.5.
Genere: drammatico
Anno: 2018
Regista: Paul Schrader
DVDsì, edizione italiana
Streaming: noleggi vari
CommentoFilm difficilmente inquadrabile, questo di Paul Schrader, fotografato con sapienza e narrato in modo irregolare, disordinato, quasi onirico. Schrader segue il difficile percorso, in bilico tra dannazione e redenzione, di un prete che non ha perso la fede in Dio ma quella in se stesso, e i cui demoni sono talmente forti da rendergli quasi impossibile esorcizzare quelli altrui. Il film tocca vette di lirismo e crudo realismo di grande impatto, ma scivola pesantemente in alcuni momenti, soprattutto nella scena finale.

6. Franklyn, voto 7.
Genere: fantasy distopico
Anno: 2008
Regista: Gerald McMorrow
DVDsì, edizione italiana
Streaming: no
Commento: Franklyn è uno strano incrocio tra un film di Iñarritu e un libro di Orwell, con atmosfere alla 1984 e vite comuni che finiscono per incontrarsi a causa di un evento eccezionale. Una combinazione strana, dunque, ma molto gradevole e piacevolmente sorprendente. Qui la recensione completa.

7. Be kind rewind - Gli acchiappafilm, voto 8.5.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2008
Regista: Michel Gondry
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Mubi, Timvision
Commento: Due amici smagnetizzano per errore tutte le videocassette in vendita nel negozio per cui lavorano. In preda al panico, decidono di ricreare i film andati perduti con delle produzioni casalinghe. Avranno successo? Il film migliore di Michel Gondry dopo Se mi lasci, ti cancello (a proposito di titoli indegni...): una riflessione esilarante e amara sul potere del raccontare storie e del fare cinema, anche con pochi mezzi. I due protagonisti (Jack Black e Mos Def) sono semplicemente perfetti. I film ricreati dal duo valgono da soli la visione.

Pier


domenica 10 maggio 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 58

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.


Il genere di oggi sono i film di evasione, i cosiddetti prison break movies.

I film segnalati sono:

1) Papillon (disponibile su RaiPlay e su Sky). Una delle storie vere più emozionanti mai portate sullo schermo, un pugno allo stomaco che racconta l'inferno dell'Isola del Diavolo, colonia penale francese  dove i metodi efferati erano all'ordine del giorno.

2) Fratello dove sei? (disponibile a noleggio su vari servizi). Una rilettura moderna dell'Odissea, con un gruppo di simpatici cialtroni in fuga dalla prigione e dal destino, capitanato da un George Clooney adorabilmente gigione. Uno dei film più sottovalutati dei fratelli Coen, sorretto anche da un'irresistibile colonna sonora.

3) Galline in fuga (disponibile su Chili). Il primo capolavoro della Aardman, che consacrò l'animazione in stop-motion come forma d'arte presso il grande pubblico. Una storia ricca di azione, citazionismo, e colpi di scena, con la rocambolesca fuga delle galline dal pollaio-lager che non ha nulla da invidiare a grandi classici del genere.

A domani per la cinquantanovesima puntata!

Pier


martedì 24 marzo 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 11

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere durante la quarantena.

Il genere di questa sera è "B-movie d'autore", ovvero film che ai tempi sarebbero stato categorizzati come "di serie B" ma girati con visione e piglio autoriale.


I tre prescelti sono:

1) La notte dei morti viventi (disponibile su Prime Video). Il capostipite dei film di zombie, quello contro cui tutti vengono misurati - e, spesso, trovati mancanti. Un film che, sotto la patina della "casa sotto assedio, nasconde una critica sociale feroce e ancora attuale. Imprescindibile.

2) Quella casa nel bosco (disponibile su Netflix e su Infinity). Josh Whedon scrive e dirige un film che, partendo dal più classico dei tropoi narrativi dei B-movie horror (universitari trascorrono weekend in casa isolata), inventa un capolavoro di suspence e colpi di scena che non rinuncia all'umorismo.

3) Frankenweenie (disponibile su Disney+). Forse l'ultimo film veramente di buon livello di Tim Burton, non a caso tratto da un suo corto realizzato agli inizi della carriera. Un omaggio ai film dell'orrore degli albori del cinema, dolce, toccante, con quel mix di gotico, humor, e affetto per i personaggi "emarginati" che ha fatto di Burton uno dei più grandi registi degli anni Novanta e Duemila (prima di essere catturato e imprigionato dalla Disney e costretto a sfornare film di dubbio gusto). Qui trovate la recensione completa.

Oltre a questi film, segnaliamo quello scelto da un membro del pubblico estratto a sorte. Daniel ha scelto Dal tramonto all'alba (disponibile su Netflix e Prime Video), un cult assoluto di Robert Rodriguez, con una forte influenza di Quentin Tarantino, che qui compare come attore al fianco di George Clooney.

A domani per la dodicesima puntata!

Pier



martedì 12 dicembre 2017

Suburbicon

Il volto oscuro dell'America


Stati Uniti, 1959. Gardner Lodge è un padre di famiglia che vive nella città modello Suburbicon insieme alla moglie Rose, paralizzata per via di un incidente, e al figlio Nicky. La città è abitata da soli bianchi, fino a quando accanto alla casa di Gardner si trasferisce una famiglia di colore, i Meyers. Il loro arrivo scatena la reazione veemente della comunità, che viene sconvolta anche da un altro evento: nottetempo due delinquenti si introducono nella villa dei Lodge e uccidono Rose con una dose eccessiva di cloroformio.

George Clooney torna alla regia rielaborando una vecchia sceneggiatura dei fratelli Coen, scritta appena dopo il loro fortunato (e troppo poco conosciuto qui da noi) film d'esordio, Blood Simple. Il tocco dei Coen è evidente in ogni dialogo e ogni situazione che vede protagonista la famiglia Lodge. Il film è pervaso da un'atmosfera trasognata, perennemente in bilico tra assurdo e dramma, tra risata e incubo domestico, conferendo al tutto quel tocco grottesco che ha reso celebre il cinema dei due fratelli. Questa sospensione della realtà è però solo parziale: se alcune delle vicende narrate sembrano assurde, infatti, le motivazioni che muovono i protagonisti sono terribilmente reali nella loro meschinità.

La realtà irrompe poi con violenza dall'unica finestra aggiunta da Clooney, la sottotrama dedicata alla famiglia di colore: se inizialmente le vicende dei Mayers sembrano disconnesse dalla vicenda principale, quasi fuoriposto, con il passare dei minuti ci si rende conto che la loro storia è il contraltare di quella dei Lodge, nonché quella che fornisce la cifra morale del film. La folla cerca il mostro nell'altro, nel diverso, quando in realtà il mostro ha una faccia ben più riconoscibile e domestica, e si annida tra coloro di cui ci fidavamo di più. Non è un caso che lo sguardo che accompagna il film sia quello del piccolo Nicky (un ottimo Noah Jupe), che da innocente diviene prima incredulo e poi terrorizzato dall'incredibile evoluzione degli eventi.

Clooney usa la cittadina di Suburbicon come una metafora dell'America odierna, incapace di vedere il male nel proprio giardino ma pronta a scagliarsi sul primo capro espiatorio disponibile. Pur peccando a volte di retorica, il messaggio arriva forte e chiaro ed è di sicuro impatto: il crescendo di violenza nelle due sottotrame procede perfettamente in parallelo, con la verità sulla morte di Rose che viene gradualmente a galla, tra scene esilaranti e terrificanti rivelazioni, e l'atteggiamento dei cittadini di Suburbicon verso i Meyers che passa dall'essere passivo aggressivo a un vero e proprio linciaggio. Violenza che chiama violenza, generando una sorta di anti-euforia collettiva in cui ognuno sembra ubriaco dal desiderio di sangue.

Il matrimonio tra le due sottotrame non avviene senza intoppi: mancano lo splendido rigore visivo di alcune opere di Clooney (Good Night, and Good Luck su tutte), e lo humor non è al livello dei migliori lavori dei Coen. Tuttavia, Suburbicon è un film ben riuscito, in cui le due storie crescono lentamente in parallelo fino a diventare un unico, inquietante affresco dell'intolleranza, che parla della storia passata dell'America ma dipinge anche un ritratto fin troppo tristamente fedele del suo presente.

*** 1/2

Pier

lunedì 4 settembre 2017

Telegrammi da Venezia 2017 - #2

 Secondo telegramma da Venezia 2017, con i film visti in Concorso e nelle sezioni collaterali.


Foxtrot (Concorso), voto 8.5. Si può sfuggire al destino? Partendo da questa domanda vecchia come il mondo Samuel Maoz, già regista di Lebanon, realizza un film che si muove in perfetto equilibrio tra dramma e assurdo, raccontando la guerra e le sue conseguenze con grande creatività e visione registica. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Suburbicon (Concorso), voto 7.5. Partendo da una sceneggiatura scritta dai fratelli Coen (la cui impronta è chiaramente visibile) negli anni Ottanta, Clooney realizza un film che ritrae con efficacia le ipocrisie della società americana (e forse non solo), in cui si tende a cercare all'esterno, nell' "altro", un mostro che molto spesso si annida invece nel nido domestico. Uno humor nero di alto livello e le ottime prove degli attori rendono il film ben riuscito, anche se registicamente poco innovativo.

West of Sunshine (Orizzonti), voto 6.5. Un padre con debiti di gioco deve trovare il modo di pagare i suoi debitori in un giorno, e allo stesso tempo prendersi cura del figlio adolescente. Una trama già vista, ma trattata con estrema delicatezza e grande sensibilità (cosa non scontata, visto ad esempio quel polpettone pretenzioso di Somewhere di Sofia Coppola), in un film che diverte ed emoziona senza mai annoiare.

La mélodie (Fuori Concorso), voto 6.5. Il film racconta con efficacia una storia di riscatto sociale attraverso l'arte già vista mille volte, ma non per questo meno importante, soprattutto di questi tempi. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Brawl in cell block 99 (Fuori Concorso), voto 7.5. Vince Vaughn è stato una delle poche note liete della seconda stagione di True Detective, e in questo film conferma il suo grande talento per i ruoli da "duro", dando vita a un personaggio ben sfaccettato e a delle sequenze d'azione spettacolari nel loro crudo realismo. Il regista S. Craig Zahler dirige con sapienza un film che, pur avendo i suoi momenti migliori nelle scene d'azione, non si esaurisce in esse, ma sviluppa la sua storia con coerenza e ritmo.

La voce di Fantozzi (Venezia Classici), voto 3. Si può fare un documentario noioso sulla storia di Fantozzi? Apparentemente sì, nonostante il materiale di partenza basterebbe per salvare anche il cineasta più incapace. Qui all'incapacità, tuttavia, si sposa l'arroganza, la pretesa di voler fare un film autoriale anziché concentrarsi sul tema che ci si era prefissi di affrontare: e allora in un documentario che dovrebbe raccontare Fantozzi e Paolo Villaggio attraverso il suo linguaggio e la sua voce, questa voce viene oscurata, nascosta, ridotta ai minimi termini, a favore di interviste senza senso (Fiorello, Travaglio, Michele Mirabella) e delle animazioni pretestuose à la Terry Gilliam che nulla aggiungono alla narrazione.

Al prossimo telegramma!

Pier

sabato 30 maggio 2015

Tomorrowland

Fermate Lindelof, voglio scendere


Casey Newton è la figlia adolescente di un ingegnere NASA che rischia di perdere il lavoro. Intorno a sè sente spesso parlare del terribile futuro che aspetta il nostro pianeta, ma è frustrata dal fatto che nessuno sembra voler fare nulla per risolvere i problemi. Un giorno trova una strana spilla e, toccandola, viene trasportata a Tomorrowland, un mondo futuristico che apparentemente solo lei può riportare ai fasti di un tempo.

Spesso si identificano i film con i registi, ma nel caso di Tomorrowland sarebbe fare un torto a Brad Bird. Il film è infatti visivamente innovativo, vivace, vitale, con trovate stupefacenti e stimolanti, tra razzi degni di Jules Verne che decollano dalla Tour Eiffel e avveniristiche piscine sospese. Sotto questo punto di vista, Tomorrowland non delude le attese, e riesce a creare un nuovo mondo che risulta credibile per la sua capacità di riflettere, in meglio e in alcuni casi in peggio, le caratteristiche del mondo reale, creando un effetto di "nostalgia per il futuro" che ricorda uno dei capolavori di Bird, Il gigante di ferro.
Dove il film fallisce, va alla deriva, naufraga del tutto è nella storia, che porta l'inconfondibile marchio di fabbrica di Damon Lindelof, l'uomo incapace di costruire una trama senza buchi narrativi, e soprattutto del tutto incapace di dare una risposta alle mille domande che apre, ai mille misteri che abbozza senza definire. La scrittura di Lindelof, da Lost a oggi, riassume tutto ciò che non dovrebbe fare uno sceneggiatore, e Tomorrowland non fa eccezione, tra buchi narrativi grandi come una casa, una storia sdolcinata e sconclusionata, e personaggi talmente monodimensionali e piatti che è pressoché impossibile identificarcisi.

Ecco perché Tomorrowland è il film di Lindelof, una storia raffazzonata e mal scritta che non coinvolge né emoziona, in cui i "colpi di scena" arrivano del tutto a caso e vengono spiegati solo con descrizioni pseudoscientifiche degne della supercazzola di Amici miei. Come in Prometheus, la sceneggiatura si arrotola su se stessa, rovinando le buone premesse con un'evoluzione lenta e macchinosa, che finisce per strozzare il meccanismo del racconto risultando in un suicidio narrativo. A questo si aggiunge la retorica pseudo-infantilista della Disney, che risalta in modo evidente vista la scrittura pedestre, e una storia non certo originale nei suoi punti fondamentali.
Anche gli attori non brillano: Britt Robertson è una versione irritante di Jennifer Lawrence con un decismo del suo carisma, George Clooney sembra solo aspettare l'assegno e Hugh Laurie è talmente irritato con se stesso per aver accettato che finisce per dimenticarsi di recitare. Si salva solo la giovane Raffey Cassidy, uno degli androidi più veri e convincenti visti sullo schermo.

Il risultato complessivo è un film la cui trama poteva forse funzionare negli anni Sessanta, ma che giunge fuori tempo massimo rispetto alle sensibilità del pubblico odierno. Non basta in tal senso il messaggio pseudo-ambientalista, declinato in modo talmente scontato e politically correct da risultare controproducente. Tomorrowland è visivamente stimolante, ma finisce per essere un film per bambini che rischia di non piacere nemmeno a loro, affossato dalla scrittura di quello che è forse il peggior sceneggiatore su piazza per come pensa di poter sempre prendere in giro lo spettatore.

* 1/2

Pier

venerdì 4 ottobre 2013

Gravity

Immagini dallo spazio profondo



Ryan Stone, una ricercatrice finanziata dalla NASA, si trova nello spazio per raccogliere gli ultimi dati necessari alla sua ricerca. Insieme a lei c'è Matt Kowalsky, astronauta veterano all'ultima missione. Mentre stanno lavorando a delle riparazioni fuori dalla stazione orbitale, i due vengono investiti da una tempesta di meteoriti, che distrugge la stazione e li scaraventa nello spazio. Dovranno trovare il modo di muoversi in assenza di gravità e comunicazioni radio, nel disperato tentativo di raggiungere un'altra stazione spaziale e tornare sulla Terra.

Diciamolo subito: Gravity è un film rivoluzionario. Era dai tempi di 2001 - Odissea nello Spazio che non si assisteva a una tale innovazione dei linguaggi espressivi nel genere fantascientifico, a una tale sorprendente innovazione delle tecniche di ripresa. Attraverso un uso sapiente del 3D, Cuaròn riesce a trasmettere allo spettatore l'infinita profondità dello spazio, l'horror vacui cosmico che attanaglia chi si trova a doverlo affrontare, la totale impotenza di chi ne viene risucchiato. La vera rivoluzione è però nello stile di ripresa, con una camera "no-gravity" che, muovendosi senza avere un punto di posa preciso, simula l'assenza di gravità e restituisce la sensazione straniante che si prova muovendosi nello spazio. 

A supporto di queste innovazioni tecnologiche abbiamo una regia magistrale: Cuaròn segue e sviluppa la sua idea con convinzione e rigore, combinando alla perfezione tutti gli elementi del film, dal sonoro alla fotografia, che regala immagini di rara bellezza dentro (Sandra Bullock che "rinasce" dopo essere riuscita a mettersi momentaneamente in salvo) e fuori dalle stazioni spaziali.
La trama, d'altro canto, è tutt'altro che rivoluzionaria, finendo per essere addirittura scontata in alcuni momenti. La forza visiva delle scene e l'ottima prova dei due protagonisti, tuttavia, riescono a sopperire ai deficit di sceneggiatura, regalando un film intenso, destinato a cambiare radicalmente il modo in cui vengono girati e concepiti i film di fantascienza.

Gravity è un film che colpisce per la forza delle immagini, e che fa riflettere su come le nuove tecnologie digitali, se usate a fini espressivi, e non puramente decorativi, possano arricchire l'arte cinematografica di linguaggi nuovi e inaspettati, aprendo strade che, fino a pochi anni fa, sembravano del tutto impossibili.

****1/2

Pier

venerdì 30 agosto 2013

Telegrammi da Venezia 2013 - #1


Come ogni anno, Filmora è a Venezia, e vi racconterà i film visti in Laguna.


Iniziamo con i film visti nei primi tre giorni:

Gravity (Fuori Concorso), voto 8.5. Il direttore Barbera, nella sua presentazione, lo ha introdotto come il film di fantascienza più rivoluzionario dai tempi di 2001 - Odissea nello spazio. Per quanto il film di Cuaròn sia alquanto distante dalla complessità  tematica del capolavoro di Kubrick, è impossibile non concordare con il direttore per quanto riguarda la regia. Il 3D è finalmente utilizzato con finalità artistiche ed espressive e, insieme a uno stile di ripresa innovativo, contribuisce alla creazione di scene mozzafiato che trasportaneo lo spettatore in un'esperienza filmica indimenticabile. Ottime le prove della Bullock e di Clooney, scanzonato coprotagonista.

Via Castellana Bandiera (Concorso), voto 7. L'esordio di Emma Dante, una delle più importanti protagoniste della scena teatrale italiana, alla regia cinematografica colpisce per forza espressiva e la capacità di scavare dentro i personaggi. Nonostante nella seconda parte perda di efficacia e mostri l'inesperienza della regista, la storia dell'incontro-scontro tra due donne testarde ed indurite dalla vita viene raccontato con profondità emotiva e leggerezza, grazie anche all'eccezionale prova di tutto il cast, con una Rohwacher finalmente misurata e una Elena Cotta che si candida seriamente per la Coppa Volpi.

Joe (Concorso), voto 6.5. Senza infamia e senza lode, il nuovo lavoro di David Gordon Green, che racconta l'incontro tra due solitudini, quella di un ex carcerato con problemi di controllo della rabbia e quella di un adolescente vessato dal padre alcolista e nullafacente. Il film si segnala per un'ottima prova di Nicolas Cage, intenso e raramente sopra le righe, che regala un personaggio sofferto e malinconico che si faticava a vedergli addosso.

Quest'anno in occasione della Mostra collaboro con Nonsolocinema, per cui recensirò alcuni film. Ecco i link di quelli che ho visto finora:

La belle vie (Giornate degli Autori), voto 8.

L'arte della felicità (Settimana della Critica), voto 7.

Tres bodas de màs (Giornate degli Autori), voto 6.

Per oggi è tutto, alla prossima!

Pier

giovedì 23 febbraio 2012

Paradiso amaro

Quando la verità non è abbastanza



Matt King è un avvocato. Vive in una delle isole Hawaii, dove gestisce il patrimonio immobiliare e terriero della famiglia, che si appresta a vendere al miglior offerente. La sua vita viene sconvolta quando la moglie Elizabeth ha un incidente e rimane in coma, ma ancor di più quando una delle due figlie gli rivela che la moglie aveva una relazione extraconiugale. Matt sarà costretto a raccogliere i pezzi della sua vita, ricostruendo il rapporto con le sue figlie e facendo una seria autocritica sul suo ruolo di marito e, soprattutto, di padre.

Anche alla Hawaii si può essere infelici: con questa frase, pronunciata dal protagonista a pochi minuti dall'inizio, si potrebbe riassumere la trama di Paradiso Amaro. Alexander Payne cerca di realizzare un film sincero e vero, ma ci riesce solo in parte. Accanto ad alcune scene di sincera emozione e di realismo (su tutte, l'ultimo saluto del suocero di Matt all'amata figlia), infatti, ci sono momenti in cui prevalgono l'enfasi e quei meccanismi da lacrima chiamata di alcuni film sentimentali: questi finiscono per spezzare quel senso di sincerità e reale partecipazione emotiva generato durante il film, rendendo gran parte del finale abbastanza telefonato e mancante di realismo.

La maggiore debolezza del film è però la sceneggiatura che, pur partendo da un buon soggetto, rimane sempre piuttosto debole, navigando stancamente fino alla fine del film grazie a un paio di buone trovate e soprattutto ad alcuni personaggi indovinatissimi. Alexandra, la figlia maggiore è un personaggio a tutto tondo, che si evolve durante il film, rivelando degli aspetti sempre nuovi e inaspettati del suo carattere, e anche la figlia minore è interessante, anche se perde un po' di efficacia con il passare dei minuti. Il vero colpo di genio del film è però il fidanzato di Alexandra, irresistibile nella sua perenne espressione ebete e nella sua totale incapacità di comportarsi in maniera appropriata. Anche lui, tuttavia, rivelerà alcuni lati sconosciuti della sua personalità, rivelando una maturità inaspettata e una spiccata sensibilità.

Il protagonista, però, è ovviamente Matt. Per larga parte del film Clooney è il film, con continui primi piani a seguire le sue emozioni, le sue riflessioni, la sua fatica nell'adattarsi alla nuova realtà. Clooney offre una prova convincente e molto realistica, che ricorda da vicino, senza però eguagliarla, quella offerta in Tra le nuvole nella sua rappresentazione di un uomo che scopre che vede la sua realtà stravolta e deve affrontare il cambiamento.

Paradiso Amaro è un film onesto e a tratti commovente, ma penalizzato da una sceneggiatura debole e dall'eccessivo patetismo di alcune scene. Sorprende non poco che un film del genere possa essere candidato a un così alto numero di Oscar, considerando i suoi non indifferenti difetti strutturali. Resta un buon film, arricchito da una buona prova degli attori e da un'eccellente prova di Clooney che, se non fosse per Dujardin, quest'anno l'Oscar se lo meriterebbe veramente.

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Pier

venerdì 23 dicembre 2011

Le idi di Marzo

Il lato oscuro del potere



Stephen Meyers è il giovane e brillante addetto alla comunicazione di Mike Morris, candidato alle primarie presidenziali del Partito Democratico statunitense. Morris ha fama di essere l'uomo del cambiamento, un uomo integerrimo per cui i valori vengono prima di tutto, lontano da ogni logica politica tradizionale. Stephen lo sostiene con entusiasmo, ma scoprirà a poco a poco che non è tutto oro quello che luccica.

Il quarto film di George Clooney torna a calcare i sentieri della politica, che diventa però questa volta il soggetto principale, e non solo il nemico da combattere come in Good Night and Good Luck. L'analisi che emerge è dura, un colpo allo stomaco e alle speranze riposte da Stephen e dallo spettatore in una politica nuova, aperta, pulita. Clooney ci accompagna in un viaggio che dalla luce porta alle tenebre, in un abisso di corruzione e giochi di potere che coinvolge tutti, persino chi pensava di esserne escluso. Il messaggio è reso ancora più forte dalla scelta di ambientare la storia all'interno del partito democratico, anzichè nel più demonizzato partito repubblicano, come a dire che il marcio sta da tutte le parti, non solo tra quelli che consideriamo i "nemici".

Il film non è particolarmente originale, ma è solido, ben costruito e ben realizzato: il messaggio è forte e chiaro, e alcune scene sono talmente intense che mozzano il fiato. Quella della prova microfono è un piccolo capolavoro, il punto più alto della regia e dell'ottima prova di Ryan Gosling, favorito se ce ne è uno per gli Oscar di quest'anno con questo film e Drive. Lo supporta un cast di contorno d'eccellenza, con Philip Seymour Hoffman misurato ma perfetto, Giamatti ambiguo, viscido ma irresistibilmente simpatico, e Clooney freddo e imperturbabile. Completa il gruppo Evan Rachel Wood, una delle attrici più interessanti ed eclettiche della sua generazione, che ci regala una performance interessante e convincente.

Le Idi di Marzo non è solo un film sulla perdita dell'innocenza individuale: è un film da non perdere che racconta la perdita dell'innocenza di una nazione, di uno stato per cui è diventata più importante l'apparenza della sostanza, e per cui mentire, fare guerre inutili e dannose e trascinare il paese sull'orlo della bancarotta è meno grave che andare a letto con la stagista.

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Pier

domenica 4 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #1

Bentornati a Venezia!
Anche quest'anno brevi telegrammi sui film in concorso. Pronti? Andiamo a incominciare!
Mostra finora di altissimo livello, con qualche debole calo negli ultimi giorni.

Le Idi di Marzo, voto 9. Thriller politico di altissimo livello, con dialoghi memorabili, in stile The West Wing, e personaggi ben costruiti e interpretati. Ottimo Ryan Gosling.

Carnage, voto 9.5. Divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia.

A dangerous method, voto 8.5. Cronenberg torna a esplorare i meandri della psiche, e lo fa analizzando quella dei padri della psicanalisi. Profondo, introspettivo, recitato in modo eccellente, con un ottimo Fassbender che viene però eclissato nelle scene con Viggo Mortensen.

Alpis, voto 4. Da un'idea meravigliosa, un film pessimo, che regge solo i primi 10 minuti per poi naufragare miseramente.

Mildred Pierce, voto 8. Miniserie dell'HBO presentata in toto fuori concorso, offre un bellissimo spaccato degli Anni '30, portandoci lentamente a passeggio nei lati chiari ed oscuri del sogno americano.

Pier

domenica 24 gennaio 2010

Tra le nuvole

Per un pizzico di cattiveria



Ryan Bingham è un tagliatore di teste, professione alquanto richiesta vista la crisi economica. La sua vita si svolge felicemente tra aeroporti, aerei e camere di alberghi di lusso, di cui Ryan possiede tutte le carte fedeltà. A sconvolgere la sua adorata routine arriva Nathalie, una neolaureata che convince il capo di Ryan a installare un sistema per licenziare in videoconferenza: questo minaccia di riportare Ryan a terra e costingerlo a vivere una vita reale. Ma Ryan non ha la minima intenzione di rinunciare alla sua vita "aerea", e decide di dare battaglia alla nuova arrivata.

Tra le nuvole è una bella commedia, con ottime gag, una sceneggiatura brillante e personaggi ben costruiti. La regia di Reitman è di livello e colpisce per freschezza e vitalità: il figlio del padre dei due Ghostbusters si conferma un eccellente figlio d'arte, e uno dei talenti più interessanti della nuova generazione.
Clooney è eccezionale, e se non porterà a casa l'Oscar nemmeno questa volta potrà dire a buon diritto che l'Academy ce l'ha con lui: il suo personaggio diverte e commuove allo stesso tempo, in un perfetto mix di ironia e compassione.

Quello che manca è un pizzico di cattiveria e cinismo, soprattutto nella seconda parte del film, che risulta amara ma poco graffiante. Reitman cerca di replicare la formula di Thank you for smoking, ad oggi ancora il suo film migliore: fallisce proprio per il desiderio di cercare una morale e un insegnamento da una storia che non dovrebbe darne di preconfezionati, ma lasciare allo spettatore il compito di decidere da che parte stare. Il film finisce quindi più dalle parti di Juno, con il personaggio principale che accetta la sua condizione prendendola con filosofia.

Tra le nuvole resta comunque un ottimo film, divertente e simpatico, che perde però freschezza nel finale per l'incapacità di affondare il coltello nella piaga della crisi economica con la cattiveria necessaria.

***1/2

Pier

giovedì 5 novembre 2009

L'uomo che fissa le capre

Quando la realtà è più assurda della fantasia



Bob Wilton è un giornalista di provincia. Per dimostrare alla sua ex-moglie che ha fegato, si reca in Medio Oriente, dove conosce Lyn Cassidy, militare che gli confida di essere membro di un reparto segreto dell’esercito statunitense che utilizza facoltà paranormali in campo bellico. Lyn è alla ricerca del fondatore del reparto, Bill Django, scomparso misteriosamente nel nulla. Convinto di avere in mano uno scoop, Bob decide di accompagnarlo nella sua missione.

Se pensate che la trama sia assurda e che sia stata creata dalla mente di uno sceneggiatore molto fantasioso, vi sbagliate di grosso: è tutto vero. Vero il "Battaglione Terra" (questo il nome del reparto di cui fa parte Cassady), vero l'interesse dell'esercito (non solo statunitense) per il paranormale.

Basandosi sul libro Capre di Guerra, che racconta l'incontro tra militare e poteri mistici, il regista Grant Heslov firma un lavoro molto particolare, che unisce la critica anti-bellica ai toni brillanti di quella commedia dell'assurdo tanto cara ai fratelli Coen.

Il film rischia di non piacere a tutti, ma è sicuramente esilarante per i cultori del genere, con attori strepitosi a interpretare dei personaggi ben costruiti: Clooney è un meraviglioso sconclusionato, Spacey uno psicotico perfetto, e Jeff Bridges è sui livelli de Il grande Lebowski.

La sceneggiatura è ottima, la regia per nulla banale. A volte il film eccede nelle situazioni inverosimili, ma alla fine le risate la fanno da padrone. Non mancano tuttavia i momenti di riflessione, in quanto l'apparente assurdità del battaglione ideato da Django riflette in realtà un profondo messaggio pacifista e antibellico.

Se amate i complotti, i personaggi sopra le righe e Guerre Stellari, non perdete L'uomo che fissa le capre: vi farà morire dalle risate.

***

Pier