Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.
Il genere di oggi sono i film di evasione, i cosiddetti prison break movies.
I film segnalati sono:
1) Papillon (disponibile su RaiPlay e su Sky). Una delle storie vere più emozionanti mai portate sullo schermo, un pugno allo stomaco che racconta l'inferno dell'Isola del Diavolo, colonia penale francese dove i metodi efferati erano all'ordine del giorno.
2) Fratello dove sei? (disponibile a noleggio su vari servizi). Una rilettura moderna dell'Odissea, con un gruppo di simpatici cialtroni in fuga dalla prigione e dal destino, capitanato da un George Clooney adorabilmente gigione. Uno dei film più sottovalutati dei fratelli Coen, sorretto anche da un'irresistibile colonna sonora.
3) Galline in fuga (disponibile su Chili). Il primo capolavoro della Aardman, che consacrò l'animazione in stop-motion come forma d'arte presso il grande pubblico. Una storia ricca di azione, citazionismo, e colpi di scena, con la rocambolesca fuga delle galline dal pollaio-lager che non ha nulla da invidiare a grandi classici del genere.
A domani per la cinquantanovesima puntata!
Pier
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domenica 10 maggio 2020
domenica 22 marzo 2020
Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 9
Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere durante la quarantena.
Genere prescelto per oggi: film fantastici.
1) Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello (disponibile su Prime Video). Un classico senza tempo, che è invecchiato benissimo grazie all'uso sapiente di effetti visivi "pratici" anziché creati in computer grafica. Un film adatto a questi tempi difficili, che ci spinge a interrogarci su cosa si possa fare quando ci si trova a vivere in tempi oscuri.
2) Big Fish (disponibile su Sky). Uno dei film preferiti in assoluto di chi scrive: un rapporto padre-figlio dove fantastico e realtà si intrecciano, si inseguono, si confondono, in un'ode al potere salvifico e catartico delle storie. Il capolavoro di Tim Burton. Qui la recensione completa.
3) Hook - Capitan Uncino (disponibile su NowTV e Sky). Un altro film che sembra migliorare con l'età, la storia del Peter Pan cresciuto è un classico adatto a tutte le età. Un racconto forse a tratti sdolcinato, ma irresistibile nei suoi momenti di umorismo e azione, trascinato da set spettacolari, una colonna sonora magistrale di John Williams, e da un Robin Williams in forma smagliante e un Dustin Hoffman irriconoscibile nella parte di Giacomo Uncino.
A domani per la decima puntata!
Pier
Genere prescelto per oggi: film fantastici.
1) Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello (disponibile su Prime Video). Un classico senza tempo, che è invecchiato benissimo grazie all'uso sapiente di effetti visivi "pratici" anziché creati in computer grafica. Un film adatto a questi tempi difficili, che ci spinge a interrogarci su cosa si possa fare quando ci si trova a vivere in tempi oscuri.
2) Big Fish (disponibile su Sky). Uno dei film preferiti in assoluto di chi scrive: un rapporto padre-figlio dove fantastico e realtà si intrecciano, si inseguono, si confondono, in un'ode al potere salvifico e catartico delle storie. Il capolavoro di Tim Burton. Qui la recensione completa.
3) Hook - Capitan Uncino (disponibile su NowTV e Sky). Un altro film che sembra migliorare con l'età, la storia del Peter Pan cresciuto è un classico adatto a tutte le età. Un racconto forse a tratti sdolcinato, ma irresistibile nei suoi momenti di umorismo e azione, trascinato da set spettacolari, una colonna sonora magistrale di John Williams, e da un Robin Williams in forma smagliante e un Dustin Hoffman irriconoscibile nella parte di Giacomo Uncino.
A domani per la decima puntata!
Pier
lunedì 17 gennaio 2011
La versione di Barney
Per un pizzico di ironia
Barney Panofsky è un produttore televisivo canadese di origini ebraiche. Appassionato di hockey, whisky, fumo e belle donne, Barney ha avuto una vita avventurosa, vissuta tra Europa, Canada e Stati Uniti. Ha avuto tre mogli, la prima sposata perchè incinta, la seconda per convenienza e la terza per amore. La sua totale incapacità di controllarsi, tuttavia, gli ha fatto perdere l'amata Miriam, che però lui continua ad amare. La sua vecchiaia è inoltre tormentata dal detective O'Hearne, che lo considera responsabile dell'omicidio dell'amico Boogie Moscovitch, scoperto da Barney a letto con la seconda moglie e misteriosamente scomparso nei pressi della sua casa sul lago.
La versione cinematografica del libro di Mordecai Richler si distacca fin dall'inizio dall'originale in uno dei suoi tratti distintivi: la dissacrante voce dell'autore. Il regista Richard J. Lewis sceglie infatti di rinunciare alla narrazione in prima persona da parte del protagonista, facendo guadagnare alla trama in linearità ma perdendo l'incisività e lo spirito dell'umorismo yiddish che contraddistinguevano libro e personaggio.
Il risultato è un film in cui viene esaltata la componente drammatica e narrativa della storia, in cui ci si concentra più sulla trama d'insieme che sui personaggi e sui dialoghi.
Il film è dunque molto scorrevole, privo delle discontinuità del libro e più facile da seguire nelle sue varie fasi e nell'evoluzione del personaggio di Barney. Quello che manca è però proprio Barney, il Barney cinico, volgare e libidinoso che era la vera forza del libro. D'altro canto sono rafforzati alcuni dei personaggi di contorno, come la seconda moglie, Boogie ma soprattutto il padre, interpretato alla perfezione da Dustin Hoffman. Izzy Panofsky è l'unico vero tramite tra libro e film, e tradisce anche alcune caratteristiche che sarebbero proprie del protagonista.
Barney risulta comunque un personaggio interessante, ricco di sfumature e in grado di regalare momenti sia di pura ilarità che di grande commozione. Giamatti, inspiegabilmente ignorato a Venezia, è superbo nel rendere al meglio i due aspetti del personaggio, e l'accentuazione del lato drammatico è da imputare più alla trama che all'attore.
La versione di Barney è un film che conquista e attira: la struttura è forte, il protagonista comunque irresistibile, commozione e divertimento sono ben dosati. Un amante del romanzo, tuttavia, non può fare a meno di notare l'assenza di quella follia strutturale e di quell'ironia che pervadevano ogni pagina del libro, anche quelle più cupe. Un film riuscito dunque, ma da cui forse era lecito aspettarsi un pizzico di creatività in più.
***1/2
Pier
Barney Panofsky è un produttore televisivo canadese di origini ebraiche. Appassionato di hockey, whisky, fumo e belle donne, Barney ha avuto una vita avventurosa, vissuta tra Europa, Canada e Stati Uniti. Ha avuto tre mogli, la prima sposata perchè incinta, la seconda per convenienza e la terza per amore. La sua totale incapacità di controllarsi, tuttavia, gli ha fatto perdere l'amata Miriam, che però lui continua ad amare. La sua vecchiaia è inoltre tormentata dal detective O'Hearne, che lo considera responsabile dell'omicidio dell'amico Boogie Moscovitch, scoperto da Barney a letto con la seconda moglie e misteriosamente scomparso nei pressi della sua casa sul lago.
La versione cinematografica del libro di Mordecai Richler si distacca fin dall'inizio dall'originale in uno dei suoi tratti distintivi: la dissacrante voce dell'autore. Il regista Richard J. Lewis sceglie infatti di rinunciare alla narrazione in prima persona da parte del protagonista, facendo guadagnare alla trama in linearità ma perdendo l'incisività e lo spirito dell'umorismo yiddish che contraddistinguevano libro e personaggio.
Il risultato è un film in cui viene esaltata la componente drammatica e narrativa della storia, in cui ci si concentra più sulla trama d'insieme che sui personaggi e sui dialoghi.
Il film è dunque molto scorrevole, privo delle discontinuità del libro e più facile da seguire nelle sue varie fasi e nell'evoluzione del personaggio di Barney. Quello che manca è però proprio Barney, il Barney cinico, volgare e libidinoso che era la vera forza del libro. D'altro canto sono rafforzati alcuni dei personaggi di contorno, come la seconda moglie, Boogie ma soprattutto il padre, interpretato alla perfezione da Dustin Hoffman. Izzy Panofsky è l'unico vero tramite tra libro e film, e tradisce anche alcune caratteristiche che sarebbero proprie del protagonista.
Barney risulta comunque un personaggio interessante, ricco di sfumature e in grado di regalare momenti sia di pura ilarità che di grande commozione. Giamatti, inspiegabilmente ignorato a Venezia, è superbo nel rendere al meglio i due aspetti del personaggio, e l'accentuazione del lato drammatico è da imputare più alla trama che all'attore.
La versione di Barney è un film che conquista e attira: la struttura è forte, il protagonista comunque irresistibile, commozione e divertimento sono ben dosati. Un amante del romanzo, tuttavia, non può fare a meno di notare l'assenza di quella follia strutturale e di quell'ironia che pervadevano ogni pagina del libro, anche quelle più cupe. Un film riuscito dunque, ma da cui forse era lecito aspettarsi un pizzico di creatività in più.
***1/2
Pier
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