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venerdì 30 agosto 2024

Telegrammi da Venezia 2024 - #1

Come ogni anno, Film Ora è a Venezia, e vi accompagnerà per tutta la Mostra del Cinema con i suoi telegrammi, recensioni brevi dei film visti nelle varie sezioni. Una Mostra con tantissimi titoli interessanti, che promette belle sorprese e anche qualche inevitabile delusione.


Ecco i film visti nel primo giorno e mezzo di Mostra:

Beetlejuice, Beetlejuice (Fuori Concorso), voto 7. Burton torna all'universo (e al genere) che lo ha reso famoso e firma una dark comedy divertente e divertita, meno dissacrante dell'originale ma con una verve visiva finalmente ritrovata - per quanto in parte già vista -  dopo gli innumerevoli passi falsi disneyani. Tematicamente Beetlejuice, Beetlejuice dimostra un'attenzione maggiore al lato emotivo della narrazione: mentre Keaton gigioneggia adorabilmente, Burton trova il tempo di parlare del male nascosto dei sobborghi USA, di lutto, e di relazioni familiari.

Separated (Fuori Concorso), voto 7.5. Morris firma un efficace documentario sulla family separation policy dell'amministrazione Trump. Lo fa con un piglio di denuncia alla Michael Moore ma uno stile più sobrio, secco, espositivo, che colpisce dritto allo stomaco proprio per la pulizia della narrazione, e viene solo parzialmente sporcato dalla scelta di avere delle parti ricostruite che ondeggiano tra il ridondante e l'inutile. Qui la recensione completa fatta per Nonsolocinema.

Nonostante (Orizzonti), voto 5. Uno spunto potenzialmente geniale - un ospedale abitato dalle anime di chi è in coma - elaborato in maniera pasticciata, confusa, senza né capo né coda. Peccato, perché per ambizione e creatività visiva questa opera seconda da regista di Mastandrea poteva essere molto di più.

El Jockey (Concorso), voto 8.5. Si può parlare di identità (di genere, ma non solo) facendo un film sull’ippica? La risposta è sì. El Jockey è un film sulla necessità di rinnovarsi e sul potere catartico di questo atto di riscoperta, in grado di correggere la rotta di una vita lanciata come un cavallo in corsa, riuscendo a evitare che si schianti sulle balaustre e facendolo invece correre, finalmente, libero, verso un futuro non ancora scritto.Qui la recensione completa fatta per Nonsolocinema.

Maria (Concorso), voto 7. Larrain racconta la Callas in modo patinato, attraverso un melodramma perfettamente confezionato ma scontato, che si concentra sulle sue storie d'amore e sulla sua natura di diva tanto quanto sulla sua musica. Peccato, perché il dramma di una donna che non riesce più a fare ciò che l'ha resa immortale meritava più spazio, così come altri capitoli della sua vita artistica (il rapporto con Visconti e Di Stefano e la sua carriera cinematografica in primis) che potevano sostituire molti inutili siparietti domestici (soprattutto) e alcune delle interazioni con Onassis. Il film risulta comunque ben riuscito grazie a una prova strepitosa di Angelina Jolie, che dà corpo e voce alla fragile divinità della Callas.

Pooja, Sir (Orizzonti), voto 6.5. Il film racconta un indagine su un caso di rapimento in Nepal, sullo sfondo di tensioni etniche e discriminazione di genere. Il film funziona, pur senza guizzi significativi e con una lunghezza forse eccessiva: è teso il giusto e la tematica culturale è affrontata con un taglio umano che conquista.

Pier


martedì 28 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 46

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.


Il genere di oggi sono i film di vampiri.

I film segnalati sono:

1)  Intervista col vampiro (disponibile su Netflix). Un grandissimo classico del genere, uno dei prodotti audiovisivi che hanno segnato l'immaginario collettivo del vampiro, grazie sia alle atmosfere decadenti, splendidamente ritratte da Neil Jordan, sia alle interpretazioni del cast, Tom Cruise in testa.

2)  Solo gli amanti sopravvivono (disponibile su Prime Video). Jim Jarmush realizza uno dei migliori dieci film del decennio appena concluso (qui il nostro elenco), un film lirico, visivamente sontuoso, in cui i vampiri diventano i difensori di un'estetica perduta, soffocata dalla macchina insaziabile del capitalismo. Qui la recensione completa.

3)  Dark shadows (disponibile su Infinity). Una miscela irresistibile tra horror vampiresco e commedia brillante che, pur calando di ritmo nella seconda parte, crea un'atmosfera che avvince e diverte lo spettatore. Qui la recensione completa.

A domani per la quarantaseiesima puntata!

Pier


venerdì 24 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 42

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.


Il genere di oggi è il romantico dolce/amaro.

I film segnalati sono:

1) Via col vento (disponibile su Netflix). Un classico immortale, uno dei capolavori della storia del cinema. Trama, dialoghi, attori (Clark Gable su tutti), colonna sonora, regia: tutto si incastra alla perfezione per uno dei film più celebri di tutti i tempi.

2) Se mi lasci ti cancello (disponibile su Netflix). Azzoppato da un titolo italiano improbabile, il film di Michel Gondry è una straziante, romantica elegia sulla fine di un amore, e sull'importanza che i ricordi, anche quelli tristi hanno per definire chi siamo.

3) La sposa cadavere (disponibile su Infinity). Tim Burton non ha mai sbagliato un colpo nel campo dell'animazione, e questa sua seconda prova non fa eccezione: forse una delle sue opere più riuscite, in cui la malinconia e l'amore per i personaggi traspaiono da ogni inquadratura, e l'animazione in stop motion arricchisce il tutto di espressività e vita.

A domani per la quarantatreesima puntata!

Pier


martedì 24 marzo 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 11

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere durante la quarantena.

Il genere di questa sera è "B-movie d'autore", ovvero film che ai tempi sarebbero stato categorizzati come "di serie B" ma girati con visione e piglio autoriale.


I tre prescelti sono:

1) La notte dei morti viventi (disponibile su Prime Video). Il capostipite dei film di zombie, quello contro cui tutti vengono misurati - e, spesso, trovati mancanti. Un film che, sotto la patina della "casa sotto assedio, nasconde una critica sociale feroce e ancora attuale. Imprescindibile.

2) Quella casa nel bosco (disponibile su Netflix e su Infinity). Josh Whedon scrive e dirige un film che, partendo dal più classico dei tropoi narrativi dei B-movie horror (universitari trascorrono weekend in casa isolata), inventa un capolavoro di suspence e colpi di scena che non rinuncia all'umorismo.

3) Frankenweenie (disponibile su Disney+). Forse l'ultimo film veramente di buon livello di Tim Burton, non a caso tratto da un suo corto realizzato agli inizi della carriera. Un omaggio ai film dell'orrore degli albori del cinema, dolce, toccante, con quel mix di gotico, humor, e affetto per i personaggi "emarginati" che ha fatto di Burton uno dei più grandi registi degli anni Novanta e Duemila (prima di essere catturato e imprigionato dalla Disney e costretto a sfornare film di dubbio gusto). Qui trovate la recensione completa.

Oltre a questi film, segnaliamo quello scelto da un membro del pubblico estratto a sorte. Daniel ha scelto Dal tramonto all'alba (disponibile su Netflix e Prime Video), un cult assoluto di Robert Rodriguez, con una forte influenza di Quentin Tarantino, che qui compare come attore al fianco di George Clooney.

A domani per la dodicesima puntata!

Pier



domenica 22 marzo 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 9

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere durante la quarantena.


Genere prescelto per oggi: film fantastici.

1) Il signore degli anelli - La compagnia dell'anello (disponibile su Prime Video). Un classico senza tempo, che è invecchiato benissimo grazie all'uso sapiente di effetti visivi "pratici" anziché creati in computer grafica. Un film adatto a questi tempi difficili, che ci spinge a interrogarci su cosa si possa fare quando ci si trova a vivere in tempi oscuri.

2) Big Fish (disponibile su Sky). Uno dei film preferiti in assoluto di chi scrive: un rapporto padre-figlio dove fantastico e realtà si intrecciano, si inseguono, si confondono, in un'ode al potere salvifico e catartico delle storie. Il capolavoro di Tim Burton. Qui la recensione completa.

3) Hook - Capitan Uncino (disponibile su NowTV e Sky). Un altro film che sembra migliorare con l'età, la storia del Peter Pan cresciuto è un classico adatto a tutte le età. Un racconto forse a tratti sdolcinato, ma irresistibile nei suoi momenti di umorismo e azione, trascinato da set spettacolari, una colonna sonora magistrale di John Williams, e da un Robin Williams in forma smagliante e un Dustin Hoffman irriconoscibile nella parte di Giacomo Uncino.

A domani per la decima puntata!

Pier

mercoledì 17 aprile 2019

Dumbo - Lo sconsiglio: puntata 18

Il cimitero degli elefanti

Raramente capita di vedere un film ad alto budget realizzato con la sciatteria con cui è stato realizzato Dumbo. La mancanza di convinzione, voglia, energie, e di una qualunque idea creativa è evidente fin dalla prima scena: la sceneggiatura è sciatta e malscritta, con dialoghi stantii e un'evoluzione della trama farraginosa eppur comunque scontata; gli attori svogliati, con un Colin Farrell che nemmeno ci prova, un Danny DeVito che si limita al compitino, un'Eva Green tanto bella quanto annoiata, e i due attori bambini più inespressivi della storia del cinema; le immagini sono piatte, banali, persino quelle in cui sarebbe bastato copiare pedissequamente l'originale, come la sequenza degli elefanti rosa; persino i freaks, uno degli elementi centrali del cinema burtoniano, non sono tali, e presentano un character design pigro e mancante di inventiva.

Burton, appunto: Dumbo è probabilmente il punto più basso della sua carriera, che già di recente non era esattamente in formissima: un film talmente inutile da risultare insensato, a meno che non lo si legga come una richiesta di aiuto. Se Dreamland (che non a caso offre alcune delle pochissime sequenze ispirate del film) è chiaramente Disneyland, Dumbo può essere visto come Burton, il freak prigioniero del mondo delle major che lo obbligano a ripetere lo stesso stanco numero tutte le sere, condannandolo a una lenta e deprimente decadenza che strappa il cuore a chi lo ricorda libero e creativo.

Questa l'unica lettura che può salvare Dumbo: quel che resta, è noia. Tanta.

Livello di sconsiglio: Altissimo (*****)


venerdì 30 dicembre 2016

Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali - Lo sconsiglio: puntata 17

Perché? Questa è la domanda che martella incessantemente la testa del fan incrollabile di Tim Burton, quello che lo aveva difeso anche dopo Alice, che aveva trovato Dark Shadows un interessante divertissement, che si era rinfrancato di fronte a Frankenweenie; quello, insomma, che non voleva credere che il regista di tanti capolavori (su tutti: Big Fish, uno dei dieci film preferiti di chi scrive) avesse definitivamente perso lo smalto.

Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali distrugge tutte le speranze, calpestandole senza ritegno, sputazzandole come nemmeno Brancaleone con Teofilatto. Burton riesce infatti a rovinare un materiale che sembra fatto su misura per lui, sia a livello estetico (il libro alterna la narrazione all'uso di vere fotografie d'epoca (qui e qui) che sembrano uscite dalla fantasia di Burton) che narrativo (perché usare solo il primo libro della trilogia per poi doverlo chiudere in quattro e quattr'otto come se fosse un capitolo unico?), realizzando un film superficiale, che non emoziona, non spaventa e non fa sognare.

Si salvano Eva Green, come sempre eccellente, e qualche trovata, soprattutto sul finale, ma è davvero troppo poco.

Livello di sconsiglio: Medio-Alto (***1/2)

venerdì 22 febbraio 2013

Oscar 2013: I Pronostici - Parte Prima

Domenica c'è la notte degli Oscar, e come sempre Filmora non si esime dall'esporsi al pubblico ludibrio facendo pronostici sui vincitori. Come sempre, al pronostico è affiancata la scelta personale dell'autore, che poi sarei io. I film recensiti sul blog includono il link alla recensione, in caso ve la siate persa o vogliate rinfrescarvi la memoria.

Miglior fotografia
Nonostante il film non mi abbia entusiasmato, è impossibile non riconoscere la perfezione e la poesia della fotografia di La vita di Pi. Ottime anche le fotografie di Skyfall, molto curata per un film d'azione, e di Django, ma il film di Ang Lee sembra avere una marcia in più, e si aggiudica anche la mia preferenza personale.
Pronostico: La vita di Pi
Scelta personale: La vita di Pi

Miglior sceneggiatura originale
Django, sempre Django, fortissimamente Django. Impossibile non premiare Tarantino, che ancora una volta regala dialoghi e personaggi ai limiti della perfezione. Tuttavia, il mio cuore è stato conquistato da Moonrise Kingdom, che strappa, seppur di poco, la mia preferenza personale.Pronostico: Django Unchained
Scelta personale: Moonrise Kingdom

Miglior sceneggiatura non originale
I film indipendenti, si sa, sono sempre favoriti per i premi alla sceneggiatura. La sfida in questa categoria è quindi tra Il lato positivo e Re della terra selvaggia, e si preannuncia molto accesa. Pur essendo entrambi dei buoni film, tuttavia, la sceneggiatura del primo è meglio articolata e costruita, laddove la seconda risulta a volte confusionaria e poco coerente. Il mio personale voto va tuttavia ad Argo, che sembra uscito da un manuale di sceneggiatura.
Pronostico: Il lato positivo
Scelta personale: Argo

Miglior montaggio
Battaglia apertissima tra Argo e Zero Dark Thirty. Per quanto il primo mi sia piaciuto di gran lunga di più del secondo, il montaggio del film della Bigelow è oggettivamente di alto livello, e si conquista perciò sia il pronostico che la preferenza personale.
Pronostico: Operazione Zero Dark Thirty
Scelta personale: Operazione Zero Dark Thirty

Miglior film d'animazione
Sfida apertissima tra tutti i titoli in gara, con Pirati e Spaccatutto Ralph che forse partono leggermente più indietro. Credo che alla fine la spunterà Tim Burton, che avrebbe già meritato per Corpse Bride, ma anche Brave (anche se la Pixar dovrebbe essere già felice di aver riottenuto la nomination) e Paranorman (soprattutto il secondo) hanno buone possibilità. Il mio voto personale va a Frankenweenie, meravigliosa favola dark. Inspiegabile, a mio parere, l'assenza de Le 5 leggende.
Pronostico: Frankenweenie
Scelta personale: Frankenweenie

A domani per gli altri premi!

Pier

lunedì 28 gennaio 2013

Frankenweenie

Il cuore e la scienza



Victor è un bambino brillante ma poco socievole, il cui migliore amico è il cagnolino Sparky. Quando questi muore investito da un'auto, Victor sfrutta le sue conoscenze scientifiche sull'elettricità e riesce a riportarlo in vita. Victor cerca di tenere nascosta la notizia, e per qualche tempo ci riesce. Un giorno, tuttavia, la resurrezione di Sparky viene scoperta da alcuni compagni di classe del bambino, con conseguenze del tutto inattese.

Tratto da un corto girato dallo stesso Burton nel 1984, Frankenweenie rappresenta le radici cinematografiche del regista. Tutti i temi chiave della poetica burtoniana sono già presenti, dall'amore per gli animali al protagonista diverso e asociale, ma intimamente buono e sensibile. L'insegnante di scienze di Victor gli dice che gli esperimenti, per funzionare, devono essere fatti con il cuore: la stessa cosa sembra vera per i film di Burton, e questo film lo dimostra. L'amore del regista per questa fiaba gotica, riproposizione in chiave infantile del mito di Frankestein, fa sì che il film sia permeato da una dolcezza e da una poesia uniche, capace di coinvolgere lo spettatore e di rendere credibile l'incredibile. La storia di Victor ricorda da vicino quella di Edward Mani di Forbice, ed è caratterizzata dalla stessa dicotomia tra bellezza dell'anima e bellezza esteriore. Sparky, antenato dello Zero di Nightmare Before Christmas e del Briciolo de La sposa cadavere, è il simbolo dell'innocenza dell'infanzia, della nostalgia per un'età in cui si pensa che tutto sia possibile se lo si desidera veramente.

La nostalgia per l'infanzia si traduce in nostalgia per il cinema delle origini, cui il film rende chiaramente omaggio sia nella scelta del genere horror, sia nell'uso di un bianco e nero utilizzato con fare espressionista, attraverso giochi d'ombre e chiaroscuri. La fotografia e l'animazione sono di altissimo livello, e conferiscono al film quell'atmosfera d'altri tempi, un po' spettrale e un po' onirica, che ne costituisce il tratto distintivo. Burton torna a realizzare un film a cui tiene veramente, in cui si riconosce non solo per lo "stile", ma anche per le tematiche e per l'identificazione nel protagonista. Non è un caso che i suoi film meno riusciti, come Alice e Il pianeta delle scimmie, fossero storie non originali, più esercizi "visivi" di maniera che opere vicine alla sua poetica.

Frankenweenie ci insegna che a generare mostri non è il sonno della ragione, ma quello del cuore, che mira solo al conseguimento di un premio e di un obiettivo, senza curarsi degli affetti e dei sogni. Il messaggio è valido non solo per lo spettatore, ma anche per il regista, che torna finalmente a realizzare un film che fa sognare non solo per l'estetica, ma anche per i contenuti.

****

Pier


domenica 27 maggio 2012

Dark Shadows

Qual sapore (non abbastanza) retrò



Maine, Diciottesimo secolo. Barnabas Collins, ricco rampollo del magnate cittadino, è conteso tra mille donne. Commette però l'errore di sedurre la sua domestica, che si rivelerà essere una strega. Tradita dal giovane, la donna si vendica facendo morire la sua amata e condanna Barnabas alla dannazione eterna, trasformandolo in un vampiro e rinchiudendolo in una bara sottoterra. Nel 1972 degli scavi riportano alla luce la bara di Barnabas, che si libera e si reca quindi al castello di famiglia, dove farà conoscenza con i suoi bizzarri discendenti.

La prima metà del nuovo film di Burton ci riporta al 1988 e alle atmosfere di Beetlejuice, a quel gusto per il gotico e per il grottesco che avevano lanciato la carriera del regista. Ecco quindi gag geniali e ai limiti dell'assurdo - quella su McDonald's è di alto livello - mischiate ad atmosfere tenebrose ed inquietanti. Le citazioni del passato di Burton però non si fermano qui: Barnabas infatti ci terrorizza e ci fa ridere, creando una miscela irresistibile tra horror vampiresco e commedia brillante, ricorrendo a meccanismi e atmosfere già collaudate con successo ne Il mistero di Sleepy Hollow e in Mars Attacks. Ogni elemento fantastico viene esasperato e portato all'estremo, rendendo spaventoso e ridicolo al tempo stesso, e creando un'atmosfera che avvince lo spettatore.

La seconda metà cala decisamente di tono, un po' per la necessità di portare avanti la trama, che finisce per rubare spazio e tempo ai personaggi, un po' per una generale mancanza di ritmo cui solo qualche scena indovinata e grottesca riesce a sopperire. Dopo metà film Burton sembra perdere il suo spirito scanzonato e dissacrante e finisce per essere intrappolato da una trama che vuole raccontare molto e finisce per contenere troppo, sprecando colpi di scena che avrebbero potuto essere interessanti - quello sulla nipotina di Barnabas su tutti - e che finiscono invece per sembrare buttati a caso all'interno dell'interminabile sequenza di eventi che caratterizza gli ultimi 30 minuti.

La realizzazione è di alto livello, con costumi indovinati e un montaggio e una fotografia formalmente perfetti e che servono con devozione l'immaginazione di Burton. La sceneggiatura come detto zoppica, e sembra fortemente influenzata da un lato da produttori desiderosi di vendere il prodotto, dall'altra dalla volontà di rendere omaggio alla serie tv cui il film è ispirato, che però ovviamente non può essere adeguatamente riassunta nello spazio di una sola pellicola.

Dark Shadows è dunque un film brillante che ci riporta per un attimo alle atmosfere del Burton degli esordi, salvo poi perdere smalto con il passare dei minuti e farci nascere un pensiero un po' da vecchi brontoloni: forse di Beetlejuice non ne fanno proprio più.


***

Pier

domenica 7 marzo 2010

Alice in Wonderland

Le Meraviglie secondo Burton



L'Alice che tutti conosciamo è cresciuta, ha ormai diciotto anni ed è in procinto di sposarsi: proprio al momento di accettare la proposta del suo fidanzato, tuttavia, Alice fugge e cade nuovamente nel Paese delle Meraviglie. In sua assenza la Regina di Cuori è diventata la padrona assoluta del Paese, riducendolo in schiavitù. Solo Alice, secondo una profezia, potrà riportare la pace e la libertà nel Paese. Per farlo dovrà però affrontare numerose prove e rivedere vecchi amici e nemici.

Tim Burton reinventa l'universo creato da Lewis Carroll e lo trasforma dal sogno di una bambina nello specchio delle ansie e delle inquietudini di una diciottenne in procinto di fare un passo che, forse, è più grande di lei.
Le trovate di Burton sono come sempre visivamente eccezionali (Stregatto su tutti) e la trama è scorrevole ed accattivante: manca tuttavia lo spunto creativo che caratterizza molti altri suoi film, da Edward mani di forbice a Big Fish.

Come già accaduto ne La fabbrica di cioccolato, il fatto di confrontarsi con un romanzo celeberrimo limita la creatività del regista, che può dare libero sfogo alla sua fantasia solo nella realizzazione di ambienti e personaggi ma non nella loro caratterizzazione. L'unica eccezione è costituita dal Cappellaio Matto, magnificamente interpretato da Depp, che acquisisce uno spessore e un'importanza assai maggiori rispetto a quelli concessigli da libro e precedenti adattamenti cinematografici.

Il film è comunque piacevole, e ha la sua forza più nella qualità e nella bellezza delle immagini che nella trama, che non delude del tutto ma ha dei passaggi alquanto scontati, soprattutto nel finale.
Il fascino della storia di Carroll e la fantasia di Burton creano un mix affascinante e incantato, cui però mancano quella magia e quelle emozioni che le opere del regista solitamente dispensano a piene mani.

**1/2

Pier

giovedì 18 dicembre 2008

Big Fish - La favola come sogno eterno


Cinema come fantasia o cinema come realtà? Questo è un interrogativo che ha diviso i più grandi cineasti di tutti i tempi, a partire dagli albori, quando, nel 1900 esisteva già uno scontro di idee tra i fratelli Lumiere che volevano e seguivano un cinema documentaristico, e Melies il regista che, per primo, diede un volto favolistico alla settima arte.
Ebbene “ Big Fish” il nuovo film di Tim Burton, attualmente nelle sale, sembra seguire l’ interpretazione Meliesiana, ovvero cinema come evasione, cinema come favola e storia ben più piacevole della realtà nella quale tutto segue i canoni della razionalità. Con rigore onirico Burton sostituisce agli eroi mucciniani e ozpetekiani impregnati della stessa tristezza che caratterizza i nostri dubbi esistenziali , personaggi mitici, innocenti e ingenui ( Il gigante, il lupo mannaro, le gemelle siamesi) ,che per le loro particolarità in un certo senso mostruose sarebbero classificati come reietti della società nella realtà razionale ma che nella favola sono proprio le loro nefandezze a inserirli nei canoni della normalità, a farli protagonisti di un mondo fantasioso dove le loro diversità sono disegnate dal regista con tanta ingenuità da renderli amabili e non mostruosi.
Il film può riassumere, a mio parere, il significato di cinema: Il bisogno di evasione, l’importanza della fantasia, il credere ancora possibile sognare a occhi aperti un mondo dove morire è come nascere( Non a caso il vecchio Ed Bloom muore là dove era cominciata la sua fantasia) dove il male è come il bene ( Il poeta fallito che rapina una banca agisce con una ingenuità disarmante), e dove amare è come odiare( Ed Bloom e protagonista di tutte le azioni eroiche della città sotto gli occhi gelosi del suo migliore amico, a cui soffia sul finale anche la ragazza); dove insomma tutti i sentimenti opposti si fondono in uno unico che diventa l’elemento di una vita fantastica. Ed è questo che significa il cinema, proprio il sedersi sulla poltrona a luce spenta a guardare eroi e personaggi che non rispecchiano la nostra realtà ; dunque non deve essere una trasposizione di noi stessi sullo schermo, perché come va la nostra vita, com’ è la realtà non abbiamo bisogno di vederlo nelle sale perché il mondo e la vita sono il nostro schermo e noi i protagonisti. Davanti ad un film abbiamo bisogno di sentirci diversi, abbiamo bisogno di sentire cosa significa parlare con un gigante, lanciare un bastone a un uomo lupo, organizzare la fuga dal Vietnam con due ragazze vietnamite siamesi; insomma abbiamo bisogno di vedere tutto quello che nella realtà non potremmo o che in fin dei conti non vorremmo vedere perché ci spaventerebbe; ma se c’è una cosa che il cinema ci ha insegnato è che la finzione non fa e non deve far paura, ma può colpire dritto al cuore ricordandoci che un tuffo nella più fanciullesca delle favole è un punto necessario per una esistenza eterna, perché, com’è detto nel film, è raccontando storie che l’uomo ottiene l’immortalità.
**** (*****)

Alessandro