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venerdì 24 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 42

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.


Il genere di oggi è il romantico dolce/amaro.

I film segnalati sono:

1) Via col vento (disponibile su Netflix). Un classico immortale, uno dei capolavori della storia del cinema. Trama, dialoghi, attori (Clark Gable su tutti), colonna sonora, regia: tutto si incastra alla perfezione per uno dei film più celebri di tutti i tempi.

2) Se mi lasci ti cancello (disponibile su Netflix). Azzoppato da un titolo italiano improbabile, il film di Michel Gondry è una straziante, romantica elegia sulla fine di un amore, e sull'importanza che i ricordi, anche quelli tristi hanno per definire chi siamo.

3) La sposa cadavere (disponibile su Infinity). Tim Burton non ha mai sbagliato un colpo nel campo dell'animazione, e questa sua seconda prova non fa eccezione: forse una delle sue opere più riuscite, in cui la malinconia e l'amore per i personaggi traspaiono da ogni inquadratura, e l'animazione in stop motion arricchisce il tutto di espressività e vita.

A domani per la quarantatreesima puntata!

Pier


venerdì 3 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 21

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere durante la quarantena.


Il genere di oggi è il documentario.

1) Man on wire (disponibile a noleggio su Chili). Vertiginoso: questa l'unica parola possibile per descrivere Man on wire, la storia di un'impresa eccezionale, il "crimine artistico del secolo" con cui Philippe Petit nel 1974 passeggiò su un cavo teso tra le due torri del World Trade Center di New York.

2) Jim and Andy (disponibile su Netflix). Splendido documentario su come Jim Carrey si è calato nei panni di Andy Kaufman per il film Man on The Moon, che offre una profonda riflessione su arte e identità - oltre che sulla pazienza di Milos Forman, regista del film. Qui la recensione completa.

3) Il risveglio della magia (disponibile su Disney+). La storia del cosiddetto "Rinascimento Disney", il periodo tra il 1988 e il 1996 in cui l'animazione disneyana tornò a recitare la parte del leone dopo anni di crisi sia artistica che commerciale. Attraverso il racconto dei protagonisti, il film ci porta all'interno della produzione di quelli che ormai sono grandi classici, da La sirenetta ad Aladdin, da La bella e la bestia a Il re leone.

A domani per la ventiduesima puntata!

Pier

venerdì 8 settembre 2017

Telegrammi da Venezia 2017 - #5

Ultimo telegramma da Venezia 2017, in attesa dei premi.


Mektoub, My love: Canto uno (Concorso), voto 6. Ho avuto molte difficoltà nel dare un voto a questo film. Il voto è la media tra il 9 che avrei dato al film per le intenzioni, e il 3 che merita per l'effettiva realizzazione. Attraverso gli occhi del giovane sceneggiatore Amid, Kechiche racconta l'estate di un gruppo di giovani che si ritrovano in una località balneare dell'Algeria, e riesce a cogliere appieno l'essenza infinita della gioventù: infinite possibilità, infinita energia, infinita sensualità, infinito desiderio di vita.
Peccato la gioventù che racconta sia quella di un mondo irreale e visto con occhio esclusivamente maschile, e in particolare quello di un uomo misogino e guardone: tutte le ragazze sono belle, bellissime, e sessualmente disinibite; il loro unico interesse è portarsi a letto il ragazzo e, perché no, la ragazza di turno; infine, nessun personaggio femminile ha una connotazione almeno vagamente positiva, laddove gli uomini brillano per solidarietà e supporto reciproco. Il 90% delle inquadrature è dedicato ai sederi delle giovani protagoniste, e a poco vale la scusa che quello sia lo sguardo del giovane Amid quando queste scene continuano anche quando lui non è presente. Il film, insomma, sembra una versione autoriale dei cinepanettoni vanziniani o dei film erotici di Tinto Brass. Questo finisce per privare il film della sua vera forza, ovvero la pretesa di realismo: laddove narrativamente il film convince e offre un ritratto splendido e vitale della gioventù, la sua misoginia nemmeno troppo celata fa cadere il velo della verità per regalarci quello che sembra il sogno erotico di un vecchio impotente, l'occhio invidioso di un anziano che modella la gioventù sulle sue fantasie sessuali.

Hannah (Concorso), voto 6. Pallaoro, ultimo italiano in concorso, racconta la solitudine di una donna in un film scarno di dialoghi ma ricco dal punto di vista visivo. Di Hannah non sappiamo quasi nulla, e forse in fondo la sua storia non è importante: ciò che importa è la sua solitudine, la sua quotidianità, la sua lotta per rifarsi una vita. Charlotte Rampling regge il film da sola grazie a un'interpretazione straordinaria per intensità, che compensa almeno in parte lo scarsissimo dinamismo e la non eccessiva originalità dell'opera.

Brutti e cattivi (Orizzonti), voto 5. La storia di come una banda di malviventi diversamente abili (uno non ha le gambe, una non ha le braccia, uno è un nano) tenta il colpo della vita parte benissimo, con un ritmo altissimo e una bella caratterizzazione dei personaggi che ricordano i primi lavori di Guy Ritchie. Tuttavia, giunti a metà il film si incaglia e, lentamente, affonda sotto il peso di una seconda parte lentissima e retorica, in cui accadono meno eventi che in 5 minuti della prima. Un vero peccato, sia per l'intelligente idea di partenza, sia per la buona prova degli attori, Claudio Santamaria su tutti.

Jim & Andy - The Great Beyond (Fuori Concorso), voto 9. Splendido documentario su come Jim Carrey si è calato nei panni di Andy Kaufman per il film Man on The Moon, che offre una profonda riflessione su arte e identità. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

The rape of Recy Taylor (Orizzonti), voto 7.5. Un bel documentario, sia a livello narrativo che realizzativo, che racconta un episodio poco noto ma decisivo nella lotta per l'emancipazione degli afroamericani. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema

A domani per il Totoleone!

Pier

giovedì 8 settembre 2016

Telegrammi da Venezia 2016 - #3



One More with Feeling (Fuori Concorso), voto 9.5. Fin qui il film migliore visto alla mostra, il sorprendente documentario di Andrew Dominik è un diario-confessione dell'ultimo album di Nick Cave, realizzato subito dopo la perdita del figlio adolescente. Domink fa scelte artistiche ardite, usando il 3D e il bianco e nero per un documentario, e realizza un piccolo capolavoro. One More with Feeling è il ritratto intimo di un lutto e di un cantante, che commuove senza indulgere nell'autocommiserazione o nella filosofia spicciola, e arriva dritto al cuore grazie a immagini potenti e alla poesia delle canzoni di Cave. Imperdibile.





The Bad Batch (Concorso), voto 5. Uno dei film più attesi della Mostra, e una delle più grandi delusioni, il film dell'arrogantissima Amirpour è un western postapocalittico sui toni di Mad Max. Il film parte da un'interessante questione etica (i cannibali sono davvero peggio della città nelle mani del predicatore?), ma rimane sempre in superficie, senza sviluppare davvero alcun tema, e risultando così un'occasione sprecata. Alle ottime prove di Jim Carrey e Keanu Reeves (che interpreta una versione deviata del Morpheus di Matrix) si affiancano due protagonisti rivedibili, una Suki Waterhouse che si limita a una funzione decorativa e un Jason Momoa tutto stupore e ferocia.

La Region Salvaje (Concorso), voto 4.5. Un alieno che incarna l'istinto primordiale del piacere sconvolge la vita di una cittadina messicana. Anche qui, un tema interessante sviluppato in modo molto banale e superficiale. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

The Voyage of Time (Concorso), voto 6. Malick torna alla Mostra con un documentario sulle origini della vita e del tempo. Il film è all'altezza delle sue ambizioni, tranne che quando si cimenta con i dinosauri in computer grafica, decisamente la parte meno convincente a livello sia narrativo che visivo. Resta però una sensazione di ripetitività e di già visto, con alcune immagini che sembrano uscite dritte dai primi 20 minuti di The Three of Life.

Jackie (Concorso), voto 8. Natalie Portman offre una prova superba nei panni di Jacqueline Kennedy, regalandoci il ritratto di una donna sensibile ma ferocemente determinata, fragile ma protettiva, parte fondante del mito del marito ucciso e al tempo stesso donna schiva e riservata. Il film è girato con grande delicatezza e sensibilità, volte sì a esaltare la prova della Portman, ma anche capaci di creare la giusta atmosfera, nonostante qualche evitabile lungaggine.

The Journey (Fuori Concorso), voto 7. Interessante ed esilarante racconto (immaginario) del viaggio (reale) da Glasgow a Dublino dei leader dei partiti indipendentista e unionista dell'Irlanda del Nord, che favorì la pace tra i due paesi. Splendida prova di Timothy Spall.

A sabato per l'ultimo telegramma e per i pronostici.

Pier