Settimo telegramma da Venezia, con una storia tra Scorsese e Herzog, un prete che fa John Wick, un bel documentario sul padre di Corto Maltese, e una storia di sorelle diverse.
Let Us Through, Dear Ancestors (Fuori Concorso), voto 8. Lav Diaz realizza un film insolitamente ricco di trama per i suoi standard, che racconta il colonialismo spagnolo nelle Filippine attraverso la figura di un prete schiavista, tirannico e libertino, di un ribelle deciso a non arrendersi, e di un gruppo di schiavi costretti a un'impresa titanica: portare dei blocchi di marmo da una parte all'altra dell'isola, con il solo ausilio delle proprie braccia. Il film unisce lo scontro tra cattolicesimo e tradizione di Silence di Scorsese ai folli viaggi nella giungla di Aguirre e Fitzcarraldo, offrendo un affresco incredibilmente vivo delle Filippine del 1600 e una critica affilata al colonialismo e alla sua distruzione di rituali e tradizioni locali. Diaz riprende il film con il suo solito approccio "a quadri", fatto di inquadrature statiche all'interno delle quali si svolge la scena, ma in questo caso convince meno del solito: le immagini sono bellissime, ma la macchina da presa si posiziona spesso molto lontano dall'azione, rendendo più difficile vedere le emozioni dei protagonisti e, dunque, empatizzare con le loro sofferenze.
Father Joe (Fuori Concorso), voto 7. Prendete John Wick e sostituite le varie sette di assassini con le maggiori religoni monoteiste, ciascuna con un braccio armato che combatte spaccio, violenze, e traffico di organi: questo è Father Joe, sceneggiatura pazza ma efficace di Luc Besson affidata alla regia Barthélémy Grossmann. Sembra folle? Lo è, al 100% e anche di più. Padre Joe (Kiefer Sutherland) è un veterano del Vietnam con un passato difficile che si è fatto prete. Ha addestrato sé stesso, un altro prete e dei chierichetti a combattere il crimine, con tanto di deposito di armi nascosto sotto la canonica. Lo scontro con un boss della mafia (Al Pacino, splendido anche quando recita con il pilota automatico) degenererà in guerra aperta, ma lo farà incontrare con Felicity, ragazza interrotta in cerca di redenzione. Gli ingredienti sono già visti, ma sono combinati in un piatto poco sano ma gustosissimo, di quelli che ti divori per poi vergognartene il giorno dopo. C'è qualche lungaggine (soprattuto verbale) di troppo, ma l'idea è talmente sopra le righe che non si può non apprezzare.
Il Desiderio di Essere Inutile - Hugo a Venezia (Fuori Concorso), voto 8. Stefano Knuchel realizza un bellissimo documentario sulla fase finale della vita di Hugo Pratt, tra Venezia e la Svizzera. Knuchel alterna interviste con suoi collaboratori alla viva voce di Pratt, immagini del suo lavoro, e suggestioni visive e sonore che ne ricostruiscono il mondo reale e immaginario. La creatività della costruzione drammaturgica lo eleva al di sopra del biopic medio, regalando un ritratto di Pratt sfaccettato ed evocativo.
Dear Ajayi (Giornate degli Autori), voto 7. Due sorelle molto diverse, una cicala (cantante, indipendente, lontana dalla famiglia), l'altra formica (lavoro stabile, devota, risparmiatrice) sono costrette a confrontarsi quando la madre si ammala. Sceneggiatura solida realizzata senza particolari guizzi, ma con cura (ottime le musiche) e pulizia. Il film racconta la lotta per la propria identità e la forza dei legami famigliari, e soprattutto l'incontro-scontro di due modi di concepire la vita opposti, ma non per questo incompatibili.
Simone

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