venerdì 11 settembre 2026

Oasis: Don’t Look Back in Anger

 You're gonna be the one that saves me


Nel 2009, dopo l’ennesima lite, gli Oasis si sciolgono: i fratelli Liam e Noel Gallagher prendono strade diverse, formando ciascuno il proprio gruppo, e non si parleranno per quindici anni. Nel 2025, gli Oasis tornano insieme, ma le antiche tensioni non sono state ancora risolte: riusciranno i fratelli a mettere da parte i propri problemi e tornare a essere una delle più grandi rock band del pianeta? E come li accoglieranno i fan dopo tanti anni?

Chi si aspettava un documentario che spiegava per filo e per segno il processo decisionale che ha portato alla reunion rimarrà deluso: Steven Knight (l’autore di Peaky Blinders e già regista di Locke) non è interessato al gossip, ma alle emozioni. Quelle che scorrono impetuose tra i due fratelli, due caratteri difficili sempre in bilico tra odio e amore, certo, ma anche quelle tra gli Oasis e i fan e tra i fan stessi. Knight confeziona un documentario che parla dell’importanza di sentirsi parte di una comunità, di una tribù che condivide valori, e si ritrova dopo tanto tempo.

In un’epoca di sempre maggiore polarizzazione e alienazione, con la solitudine che ha assunto i contorni di un’epidemia sociale, band come gli Oasis contribuiscono a portare insieme (oltretutto fisicamente, non virtualmente) persone di ogni estrazione sociale e di diverse generazioni, creando un senso di collettività che sembra sempre più raro. Nel documentario vediamo adulti piangere, genitori che cantano con figlie e figli, paesi diversissimi che riversano sulla band un amore smisurato, sottolinenando quanto le canzoni sulla capacità di essere se stessi e di farcela a dispetto delle difficoltà siano state importanti per loro. Una fan riassume perfettamente il pensiero collettivo quando dice che le canzoni degli Oasis non servono semplicemente a tirarti su nei momenti difficili: cadono con te, e poi ti aiutano a rialzarti.

All’interno di questo rito pagano moderno, Knight non rinuncia a raccontare il grande tema di questa reunion, la ritrovata armonia tra i fratelli Gallagher dopo quindici anni di distacco e ostilità – talmente totali che i nipoti, ora molto amici, non si erano mai conosciuti fino al 2025. Knight non chiede mai esplicitamente come sia avvenuto questo riavvicinamento, ma lascia che siano le immagini a parlare. Liam e Noel non si chiedono mai esplicitamente scusa perché non hanno le parole per farlo, ennesime vittime dell’analfabetismo emotivo che attanaglia molti uomini. Knight intuisce questo problema, ed evita di fare domande esplicite, lasciando che siano loro ad arrivare, gradualmente, a dirgli quel che tutti vogliono sapere, e che la tematica centrale – quella del perdono – emerga indirettamente, attraverso le immagini o le parole di altri (splendida, in tal senso, l’omelia di un prete in occasione del loro primo concerto a Manchester).

La riconciliazione non passa dalle parole, ma dal lavoro: Liam e Noel riescono a perdonarsi davvero solo lavorando insieme, riconnettendosi attraverso la musica, in un’eco delle immagini di Get Back, il documentario sull'ultima sessione in studio dei Beatles, in cui Lennon e McCartney, ormai a un passo dalla separazione, sembrano trasformarsi nuovamente in migliori amici ogni volta che suonano insieme. La riconnessione dei due Gallagher avviene però anche attraverso la realizzazione di quanto siano ancora amati dai fan: il loro affetto diviene uno specchio in cui Noel riesce finalmente a vedere l’importanta dello straripante carisma e, al contempo, della fragilità di Liam nel successo degli Oasis, e Liam torna a capire la genialità musicale del fratello, esattamente come aveva fatto in gioventù quando gli aveva chiesto di unirsi alla sua neonata band.

Oasis: Don’t Look Back in Anger è un documentario che non brilla per creatività compositiva, ma centra in pieno il suo cuore emotivo, parlando di ciò che tutti vorrebbero sapere senza affrontarlo esplicitamente, ma lasciando che emerga per sottrazione, superando con la forza di immagini e musica le barriere e le sovrastrutture che i due Gallagher hanno costruito intorno a sé, e restituendoci un ritratto di una tribù e di due fratelli che si ritrovano dopo tanto tempo, e che capiscono che la vera forza sta nel perdonare e nel capire che, forse, la persona che li salverà è sempre stata di fronte a loro.

*** 1/2

Pier

Nota: questa recensione è stata originariamente pubblicata su Nonsolocinema.

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