venerdì 11 settembre 2026

Telegrammi da Venezia 2026 - #6

Sesto telegramma da Venezia, con il film più inutile della Mostra, un documentario che racconta la cronaca ma anche la Storia, una storia di fantasmi, un viaggio doloroso e dolcissimo per Teheran, e un processo al passato e a se stessi.

Un Peu Avant Minuit (Concorso), voto 2. Il film racconta la crisi esistenziale di un cinquantenne abbiente che non ha alcun motivo di essere in crisi, ma decide di mettersi alla ricerca delle donne della sua vita per provare a capire cosa c'è che non va in lui. Un film nato vecchio, verboso e retorico, la perfetta incarnazione dello stereotipo di un film francese che ha in testa chi odia i film francesi. Annoia, non fa riflettere, e spreca l'unico spunto interessante (un futuro politico prossimo e oscuro) relegandolo sullo sfondo. 

NAZA (Concorso), voto 8. Il voto è al contenuto, perché il documentario di per sé ha scarso valore filmico. Tuttavia, ciò che racconta è una fondamentale testimonianza per bocca di membri delle forze armate isralieane di come ciò che è accaduto e sta continuando ad accadere a Gaza sia stato pianificato scientificamente. La banalità del male è di fronte a noi, e si fa intervistare sui tetti di Tel Aviv. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Scherzetto (Fuori Concorso), voto 7.5. Un nonno illustratore, un nipote in cerca di affetto, una casa piena di ricordi - e di fantasmi. Da queste semplici ma intriganti premesse Martone costruisce un film divertente ed emotivamente coinvolgente, una commedia malinconica che flirta con il soprannaturale e ci restituisce il peso di passati mai realizzati ma anche il profumo di futuri ancora da scrivere.

A Bit of Light (Concorso), voto 8. Arash, un medico iraniano il cui studio è stato chiuso perché ha curato dei manifestanti feriti durante le proteste contro il regime, decide di suicidarsi, e lo comunica alla famiglia. Un film semplice nella premessa drammaturgica, ma estremamente stratificato a livello tematico ed emotivo. Il regista Ali Asgari parla di libertà, di depressione, di morte, ma anche di famiglia, legami, vita. Il film è amaro e sofferto, ma non spettacolarizza il dramma, lascia che traspaia dai piccoli gesti e dai silenzi, che restituiscono il freddo nel cuore di Arash. Asgari però circonda questo freddo di calore e dolcezza, costellando il film momenti di malinconia, connessione umana, e addirittura comicità. Il regista tesse uno splendido arazzo che racconta la disperazione e l'oscurità, ma brilla anche di vita e speranza.

Ritorno a Buenos Aires (Concorso), voto 6.5. Bechis torna a parlare di desaparecidos sotto il regime di Videla in Argentina. Lo fa con un film dove uno di loro, sopravvissuto perché costretto a collaborare con i suoi aguzzini, testimonia al processo che dovrebbe condannarli all'ergastolo: nel farlo, mette sotto accusa anche sé stesso, facendo finalmente i conti con il suo passato. Il film ha degli ottimi momenti, soprattutto nel finale, ma è inutilmente lungo a causa di tantissimi "silenzi eloquenti", una delle piaghe del cinema italiano, e di alcune scene esageratamente urlate. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Pier

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