Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.
Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.
1. Carnage, voto 9.5 Genere: commedia nera Anno: 2011 Regista: Roman Polanski DVD: sì, edizione italiana Streaming: Infinity Commento: un gioco (delle coppie) al massacro, divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia. Qui la recensione estesa.
2. Cose dell'altro mondo, voto 7.5. Genere: commedia drammatica Anno: 2011 Regista: Francesco Patierno DVD: sì, edizione italiana Streaming: Prime Video Commento: un film che con gli anni è diventato se possibile più attuale, con uno spunto iniziale che ricorda Leftovers (in un paese del Nord scompaiono improvvisamente tutti gli immigrati) ma si fa critica sociale pungente e ben riuscita, tra imprenditori (un ottimo Abatantuono) che parafrasano discorsi di Prosperini e un poliziotto in crisi esistenziale e di nervi (Mastandrea). 3. A simple life, voto 9. Genere: commedia drammatica Anno: 2011 Regista: Ann Hui DVD: sì, edizione italiana Streaming: a noleggio su Chili Commento: Uno di quei film che entrano nel cuore già dopo pochi minuti grazie alla loro sincerità. Nessun artificio retorico, nessuna "caccia alla lacrima": la storia della vecchia tata e del suo pupillo che, cresciuto, deve prendersi cura di lei è raccontata con occhio disincantato, spesso divertito, facendo leva sull'evolversi della trama e del rapporto tra i due per generare emozioni. Qui la recensione estesa.
4. Superstar, voto 7. Genere: commedia drammatica Anno: 2012 Regista: Xavier Giannoli DVD: sì, edizione italiana Streaming: Prime Video Commento: Interessante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perché. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama pur senza brillare per originalità.
5. The iceman, voto7. Genere: thriller Anno: 2012 Regista: Ariel Vromen DVD: sì, edizione italiana Streaming: a noleggio su Google Play Commento: un film che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon. 6. Il terzo tempo, voto 7. Genere: commedia drammatica Anno: 2013 Regista: Enrico Maria Artale DVD: sì, edizione italiana Streaming: a noleggio su vari servizi Commento: Una bella storia di sport e redenzione che, pur attingendo a piene mani a tutti i topoi del genere, riesce comunque a essere originale nel suo modo di rielabolarli. Ottimo esordio alla regia per Artale, supportato da un'eccellente prova di tutto il cast, su cui spicca il giovane protagonista, Lorenzo Richelmy. 7. Tom à la ferme, voto 8. Genere: thriller Anno: 2013 Regista: Xavier Dolan DVD: sì, edizione italiana Streaming: Prime Video Commento: Thriller dalle atmosfere hitchcockiane e con forti eco freudiane, che convince, colpisce e fa discutere nonostante un ritmo a tratti non eccelso. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema. Simone
Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.
Il genere di oggi è il romantico dolce/amaro.
I film segnalati sono:
1) Via col vento (disponibile su Netflix). Un classico immortale, uno dei capolavori della storia del cinema. Trama, dialoghi, attori (Clark Gable su tutti), colonna sonora, regia: tutto si incastra alla perfezione per uno dei film più celebri di tutti i tempi.
2) Se mi lasci ti cancello (disponibile su Netflix). Azzoppato da un titolo italiano improbabile, il film di Michel Gondry è una straziante, romantica elegia sulla fine di un amore, e sull'importanza che i ricordi, anche quelli tristi hanno per definire chi siamo.
3) La sposa cadavere (disponibile su Infinity). Tim Burton non ha mai sbagliato un colpo nel campo dell'animazione, e questa sua seconda prova non fa eccezione: forse una delle sue opere più riuscite, in cui la malinconia e l'amore per i personaggi traspaiono da ogni inquadratura, e l'animazione in stop motion arricchisce il tutto di espressività e vita.
Il film analizza la figura di Steve Jobs raccontando i momenti prima del lancio di tre prodotti chiave della sua carriera: il primo Macintosh, il NeXT Computer, e l'i-Mac G3. Vediamo quindi l'evoluzione del rapporto tra Jobs e la figlia, il co-fondatore di Apple Steve Wozniak, e i colleghi, amici o nemici a seconda delle occasioni.
Genio? Tiranno? Uomo marketing senza contenuti? Forse Steve Jobs era tutto questo, forse era qualcos'altro ancora. Il film di Danny Boyle non dà risposte in questo senso, ma decide fin nella sua struttura di lasciare aperto il dibattito: chi era veramente Steve Jobs? La struttura in tre atti, quasi teatrale, permette di vedere Jobs in diversi momenti della sua vita umana e professionale, durante i quali balla pericolosamente sull'orlo che divide perfezionismo e tirannide, genio e sadismo. "It's not a binary: you can be a genius and a decent person", dice Wozniak a Steve. Ma è davvero possibile? Può l'ossessione non essere accompagnata da un estremo disprezzo per chi non mostra la stessa motivazione, lo stesso divorante anelito alla perfezione?
La sceneggiatura sviscera con sapienza questi e altri temi, usando il particolare per parlare dell'universale, il genio di Jobs per parlare del Genioe della sua natura. Chi è il Genio? E' colui che realizza materialmente un'idea, o colui che ne intuisce il potenziale? E' chi suona il violino, o chi dirige l'orchestra? Steve Jobs è il trionfo di Aaron Sorkin (scandalosamente ignorato agli Oscar), la sublimazione della sua scrittura fatta di walk and talk, di dialoghi fulminanti che affascinano, catturano, stordiscono, travolgono, e che riflettono appieno la complessa personalità del protagonista. La storia scorre veloce, a volte quasi troppo, senza un attimo di pausa, senza concessioni, senza momenti di relax e riflessione, forzando lo spettatore a seguire a bocca aperta un susseguirsi di confronti e battute memorabili. Alcuni eventi sono inventati, altri cronologicamente inesatti, ma il tutto passa in secondo piano di fronte alla superba magniloquenza dei dialoghi, assolutamente da sentire e gustare in originale. Il testo di Sorkin è magistralmente supportato da un'eccezionale prova corale del cast, in cui spicca Fassbender ma brillano anche le stelle di Kate Winslet, Jeff Daniels e Seth Rogen, un perfetto Wozniak.
Dunque, Steve Jobs è un capolavoro? Nemmeno lontanamente. A differenza di altri lavori di Sorkin, come The Social Network, il film manca di un elemento fondamentale: la regia. Boyle realizza un film scolastico, a tratti stucchevole, in cui si asservisce alla scrittura di Sorkin ma non la esalta, rivelando tutta la sua mediocrità nei rari momenti in cui la scrittura si assenta e lascia spazio alle immagini, come nell'inutilmente patinato e sdolcinato finale. Alcune indovinate scelte di fotografia (i tre atti sono fotografati con formati differenti per rendere al meglio le atmosfere d'epoca) non riescono a salvare una regia poco ispirata scarsamente creativa. Se si esce dal film pensando che funzionerebbe meglio a teatro, la colpa è solo ed esclusivamente di Boyle. Il confronto con il lavoro fatto da Fincher in The Social Network, dove alla sceneggiatura eccellente si affiancavano alcune sequenze registicamente mirabili, è impietoso.
Steve Jobs rimane un film interessante, soprattutto per chi non conosce tutti i dettagli privati della vita del fondatore di Apple e per chi ama le sceneggiature ben fatte. Fassbender sembra inoltre essere l'unico serio avversario per Di Caprio nella corsa all'Oscar e, anche solo per questo, vale la pena spendere i soldi del biglietto.
New York: due adolescenti litigano, e uno dei due spacca i denti all'altro. Le famiglie si incontrano in un appartamento di Brooklyn per decidere il da farsi, cercando una soluzione civile e pacifica. Le buone intenzioni vengono però presto messi da parte, e le due coppie di genitori iniziano una lotta verbale senza confini e senza quartiere che non risparmierà niente e nessuno.
Fare cinema partendo da un'opera teatrale è un'impresa ardua. Diversi i linguaggi, i tempi, le strutture. Polanski ci riesce, e va oltre, realizzando un piccolo capolavoro, 78 minuti di pura intensità, vivacità, dirompente forza filmica in azione. La regia è essenziale, perfetta, a orologeria, senza un tempo morto, un calo, un esitazione.
L'interazione tra le due famiglie è analizzata e vivisezionata con pungente ironia e con un'attenzione che rasenta la perfidia. Si ride a crepapelle dal primo all'ultimo minuto, nel vano tentativo di capire se l'ordine e le regole del vivere comune riusciranno a essere ristabilite. L'unica regola è però che non ci sono regole, e così il tessuto sociale si lede, si strappa, fino a stravolgersi completamente, in una guerra in cui le parole sono armi di distruzione di massa che colpiscono a turno l'uno o l'altro protagonista.
Polanski si avvale di quattro attori strepitosi, che offrono prove di rara bravura, completandosi alla perfezione l'un l'altro. Kate Winslet è una madre in carriera nevrotica, inizialmente accomodante, ma poi totalmente disinibita dall'alcool e dal precipitare degli eventi. John C. Reilly è un marito tranquillo, un po' succube della moglie-maniaca del controllo Jodie Foster, che troverà la forza di ribellarsi e far sentire la sua voce. Infine, Christoph Waltz, il migliore dei quattro: freddo, insensibile, distaccato ma sempre pronto a piazzare la frecciata giusta al momento giusto, il suo personaggio è uno di quelli che restano impressi.
Il finale, sospeso e brusco, è voluto e cercato, e lascia aperti numerosi interrogativi sui protagonisti, su di noi, e sulla vita. Carnage è uno di quei rari film in grado di accontentare critica e pubblico, coniugando il divertimento con un utilizzo magistrale del mezzo filmico e con una perfetta direzione degli attori.