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sabato 2 settembre 2023

Telegrammi da Venezia 2023 - #2

Secondo telegramma da Venezia, tra donne resuscitate, coloni testardi, pessime ricostruzioni storiche, cinepanettoni inaspettati, e gangster crepuscolari.


Bastarden (Concorso), voto 8. Un uomo caparbio, un territorio dimenticato da Dio e apparentemente sterile, un signorotto locale tanto privilegiato quanto crudele, due servi in fuga: questi gli ingredienti del film di Nikolaj Arcel, girato splendidamente in luce naturale, scelta che regala alcuni immagini mozzafiato della natura matrigna contro cui si battono i protagonisti. Ottima prova, come sempre, del protagonista Mads Mikkelsen, soldato caparbio prigioniero dei suoi principi e della sua ambizione.

The Wonderful Story of Henry Sugar (Fuori Concorso), voto 7. Un bel divertissement in forma di mediometraggio, tratto da un'opera di Roald Dahl. Wes Anderson realizza un film delizioso che parla del potere redentivo delle storie e del racconto, e lo condisce con il suo impeccabile gusto per la messa in scena, sempre più esplicitamente teatrale.

Poor Things (Concorso), voto 9.5. Lanthimos racconta una donna che ri-scopre da zero le convizioni sociali, il suo ruolo nel mondo, e il sesso, in un mix tra horror, commedia (si ride tantissimo) e fantastico che unisce idealmente la poetica del primo Lanthimos (The Lobster, Alps, Il Sacrificio del Cervo Sacro) con La Favorita. Sceneggiatura da manuale, che miscela alla perfezione risate e riflessione, il tutto immerso in un'estetica che strizza l'occhio a Tim Burton e Wes Anderson, ma rielaborati in modo originale, creativo, vivo. Prova superba di Emma Stone nel ruolo di una novella Frankenstein che cerca, anzi, si prende un'emancipazione sociale e sessuale. Un film travolgente, impeccabile, imperdibile.

Adagio (Concorso), voto 7. Tre anziani gangster (il trio Servillo-Mastandrea-Favino) ormai in pensione, un carabiniere non di specchiata onestà, figli da mantenere e figli che si mettono nei guai. Sollima firma un gangster movie all'amatriciana dolente e crepuscolare, che parla di redenzione, espiazione, ed eredità morale. Il film è teso come una corda di violino, senza un minuto di troppo, con protagonisti da tragedia greca, inseguiti da un fato inesorabile mentre Roma, sullo sfondo, brucia. 

Finalmente l'alba (Concorso), voto 3.5 Un accrocco di cose già viste, ma fatte meglio, il nuovo film di Costanzo si distingue per inutilità e per il peccato mortale per eccellenza per un regista: non avere nulla da dire. Non basta a salvarlo (soprattutto a fronte dell'assurdo budget di 30 milioni) una buona fotografia.

The Palace (Fuori Concorso), voto 3. Quella che poteva (e, probabilmente, voleva) essere una satira sociale sui super-ricchi, leggera e incisiva, finisce per essere poco di più di un cinepanettone. Inaccettabile da un regista della caratura di Polanski. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Pier

giovedì 14 maggio 2020

Tesori nascosti - #4

Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.

Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.




1. Carnage, voto 9.5
Generecommedia nera
Anno: 2011
Regista: Roman Polanski
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Infinity
Commentoun gioco (delle coppie) al massacro, divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia. Qui la recensione estesa.

2. Cose dell'altro mondo, voto 7.5.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2011
Regista: Francesco Patierno
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: un film che con gli anni è diventato se possibile più attuale, con uno spunto iniziale che ricorda Leftovers (in un paese del Nord scompaiono improvvisamente tutti gli immigrati) ma si fa critica sociale pungente e ben riuscita, tra imprenditori (un ottimo Abatantuono) che parafrasano discorsi di Prosperini e un poliziotto in crisi esistenziale e di nervi (Mastandrea).

3. A simple life, voto 9.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2011
Regista: Ann Hui
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su Chili
CommentoUno di quei film che entrano nel cuore già dopo pochi minuti grazie alla loro sincerità. Nessun artificio retorico, nessuna "caccia alla lacrima": la storia della vecchia tata e del suo pupillo che, cresciuto, deve prendersi cura di lei è raccontata con occhio disincantato, spesso divertito, facendo leva sull'evolversi della trama e del rapporto tra i due per generare emozioni. Qui la recensione estesa.

4. Superstar, voto 7.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2012
Regista: Xavier Giannoli
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
CommentoInteressante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perché. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama pur senza brillare per originalità.

5. The iceman, voto7.
Genere: thriller
Anno: 2012
Regista: Ariel Vromen
DVDsì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su Google Play
Commento: un film che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon.

6. Il terzo tempo, voto 7.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2013
Regista: Enrico Maria Artale
DVDsì, edizione italiana
Streamingnoleggio su vari servizi
CommentoUna bella storia di sport e redenzione che, pur attingendo a piene mani a tutti i topoi del genere, riesce comunque a essere originale nel suo modo di rielabolarli. Ottimo esordio alla regia per Artale, supportato da un'eccellente prova di tutto il cast, su cui spicca il giovane protagonista, Lorenzo Richelmy.

7. Tom à la ferme, voto 8.
Genere: thriller
Anno: 2013
Regista: Xavier Dolan
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: Thriller dalle atmosfere hitchcockiane e con forti eco freudiane, che convince, colpisce e fa discutere nonostante un ritmo a tratti non eccelso. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

Simone

martedì 19 novembre 2019

L'ufficiale e la spia

La forza della Storia 



Parigi, 1895. Georges Picquart, un ufficiale dell'esercito francese, assiste alla pubblica condanna e all'umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato aver passato segreti militari ai nemici tedeschi. Il caso sembra archiviato, ma Picquart, promosso a capo del controspionaggio militare, si accorge che il passaggio di informazioni al nemico sta continuando. Questo lo porta a interrogarsi sulla reale colpevolezza di Dreyfus.

Il concetto della storia che si ripete non è certo nuovo, e non è un caso che in questi anni di tumulti e crisi sociali il genere storico sia tornato prepotentemente alla ribalta, affermandosi come un'utile lente attraverso cui guardare al presente e cercare soluzioni.
Raramente, tuttavia, questo tipo di operazione è stato affrontato con il rigore e la portata emotiva di J'accuse (titolo quantomai evocativo tradotto con lo scipito L'ufficiale e la spia in Italia). Polanski porta al cinema la storia del caso Dreyfus, pienamente conscio degli inquietanti richiami al presente, e in particolare al ruolo chiave di processi mediatici e macchine del fango nel modellare l'opinione pubblica. La scelta di focalizzarsi su Georges Picquart, l'ufficiale che fece emergere lo scandalo rivelando la montatura ai danni di Dreyfus, non è casuale: in un'epoca in cui chi si batte per la verità è messo a tacere, tenuto sotto sorveglianza, o costretto all'esilio, la storia di Picquart è quantomai attuale, il suo esempio quantomai fonte di ispirazione.

Polanski disseziona il caso con piglio chirurgico, senza concedere nulla né alla spettacolarizzazione della tragedia, né all'agiografia: Picquart era antisemita, e il regista racconta senza censure questo aspetto del suo "eroe", sottolineando anzi come la sua rettitudine sia proprio nell'aver ricercato la verità a dispetto delle sue convinzioni - un'altra attività per nulla scontata in un'epoca in cui il bias di conferma è sempre più esasperato, e anche le inchieste giornalistiche sembrano "colorate" dal credo politico. La storia si dipana con ritmo serrato, prendendosi i tempi necessari, accelerando quando gli eventi precitipano e rallentando durante i numerosi momenti di stasi di un caso e di un processo (anzi: di molteplici processi) che si dipanò per oltre dieci anni.

La clinicità dello sguardo del regista si riflette sia nella fotografia, desaturata e fredda, che ben restituisce l'occhio di un cronista che si trova a raccontare questi eventi, sia nell'interpretazione degli attori protagonisti. Jean Dujardin è perfetto nel ruolo del rigido ma carismatico Picquart, e un irriconoscibile Louis Garrel è magistrale nel rendere l'evoluzione di Dreyfus: dapprima orgoglioso al punto di essere sprezzante, quasi odioso, gli anni di prigionia, disonore e tortura psicologica arriveranno lentamente a piegarne il corpo e lo spirito, trasformandolo in un uomo sconfitto anche nel momento della redenzione.

Il film soffre solo per un'eccessiva lunghezza e una storia d'amore inutile e appiccicata a forza su una storia già complessa, e che risulta quindi un corpo estraneo che rallenta l'andamento del film anziché arricchirlo. Un vero peccato, dato il rigore compositivo di un'opera che ha proprio nel trionfo della ragione sul sentimento e sul pregiudizio uno dei suoi messaggi chiave.

Impossibile, infine, non vedere in questo film un parallelo con le vicende private del regista, vittima anche a Venezia delle polemiche legate alla violenza sessuale da lui commessa nel 1977, e per la quale è ancora ricercato dalla polizia statunitense. Attraverso la storia di Dreyfus, e soprattutto attraverso il primo scambio tra lui e Picquart, Polanski sembra chiedere al mondo di essere giudicato solo per la sua arte, separando l'uomo dalla sua opera. Una questione vecchia come il mondo, che riemerge periodicamente nella storia e nella critica artistica, e alla quale forse non riusciremo mai a dare una risposta univoca.

Al netto delle letture biografiche sul suo regista, L'ufficiale e la spia resta un film di rara potenza e rigore, che centra in pieno il suo bersaglio e costringe lo spettatore a una profonda riflessione sul valore dell'etica professionale e su come sia facile deformare la verità fino a seppellirla.

****

Pier

sabato 7 settembre 2019

Venezia 2019 - Il Totoleone

E anche quest'anno la Mostra del Cinema giunge al termine (qui trovate tutti i Telegrammi di questa edizione): la zona del Palazzo del Cinema comincia a somigliare a uno scenario post-atomico, i giornalisti bivaccano in spiaggia in attesa del fatale annuncio, e le maschere tirano un sospiro di sollievo, liete di potersi finalmente liberare di seccatori vari ed eventuali, tra i quali chi scrive.

È stata una Mostra con pochi picchi, sia in positivo che in negativo, con due fils rouges che hanno attraversato tutto il Concorso: il primo è quello del guardare alla Storia (J'accuse, Martin Eden, Il sindaco del rione sanità, No 7 Cherry Lane, A Herdade, The painted Bird) o al fantastico (JokerWelcome to the Barbarians) per capire le atrocità del mondo odierno; il secondo è quello della verità, della relatività e fragilità di memoria, ricordi, reputazioni, impressioni (La vérité, Ema, Guest of Honour, Marriage Story). Una Mostra, dunque, che si è nutrita dei temi che appassionano il dibattito contemporaneo e li ha arricchiti di nuove sensazioni, emozioni, e riflessioni.

Di seguito i pronostici, quasi sicuramente sbagliati, per il Leone d'Oro e gli altri premi, corredati come sempre dalle mie preferenze personali.


Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Molti gli attori e le attrici giovani o comunque poco conosciuti presenti in Concorso, in una Mostra che ha molto guardato ai giovani e ai loro tentativi di trovare un posto nel mondo. Tra tutti sembrano essersi distinti Petr Kotar (The Painted Bird) e Mariana Di Girolamo, carismatica protagonista di Ema. Vista la giovanissima età di Kotar, Di Girolamo sembra essere la favorita, e a lei va anche la nostra preferenza personale.
PronosticoMariana Di Girolamo, Ema
Scelta personaleMariana Di Girolamo, Ema

Coppa Volpi maschile
Joaquin Phoenix. Punto, e a capo. Qualunque altro verdetto, nonostante la bravura di Luca Marinelli (Martin Eden) e Jean Dujardin (J'accuse) sarebbe uno scandalo: troppo trascendente la sua interpretazione in Joker per non essere premiata. Ammetteremmo un'eccezione solo nel caso in cui Joker dovesse aggiudicarsi il Leone d'Oro, dato che il regolamento impedisce che il vincitore del Leone si aggiudichi anche altri premi.
PronosticoJoaquin Phoenix, Joker
Scelta personaleJoaquin Phoenix, Joker

Coppa Volpi femminile 
La sfida quest'anno è molto agguerrita, più per mancanza di candidate decisamente superiori che per la presenza di performance indimenticabili. L'unica a essere tale è quella di Catherine Deneuve, che in La Vérité si divora chiunque osi solo avvicinarsi con una prova sublime per bilanciamento di crudele ironia ed emozionate fragilità. Su di lei ricadono sia il nostro pronostico che la nostra scelta personale.

Pronostico: Catherine Deneuve, La Vérité
Scelta personale: Catherine Deneuve, La Vérité

Gran Premio della Giuria 
Pronostico quasi impossibile, data l'oggettiva vicinanza dei film in corsa. Marriage Story è piaciuto molto a pubblico e critica, ma è forse troppo "classico" per aggiudicarsi questo premio, così come J'accuse di Roman Polanski. La nostra scelta ricadrebbe su Martin Eden, per il coraggio dimostrato in un sistema incancrenito come quello italiano, ma potrebbe essere Ema, travolgente e visionaria opera di Larrain (che pur non rientra tra i nostri preferiti), a strappare la vittoria, forte della fotografia più ispirata del Concorso e di una visione artistica solida e ancorata in un tema molto attuale.
Pronostico: Ema
Scelta personale: Martin Eden

Leone d'Argento (Miglior Regia) 
Qui la scelta dovrebbe naturalmente ricadere su Roman Polanski: per quanto il suo film sia molto (forse troppo) classico, è indubbiamente quello visto alla Mostra in cui tutte le parti sono perfettamente coordinate e volte alla realizzazione di un unicum artistico di grande impatto e attualità. Le parole della presidentessa della giuria, Lucrecia Martel, sembrano rendere impossibile un premio per Polanski, ma noi vogliamo credere alla buona fede della presidentessa e, soprattutto, all'integrità della giuria, che non può rimanere indifferente. Diamo loro l'esempio facendo ricadere la nostra scelta personale su Marriage Story, firmata da quel Noah Baumbach di solito detestato da chi scrive, e che invece firma qui un'opera intima e commovente.
Pronostico: Roman Polanski, J'accuse
Scelta personale: Noah Baumbach, Marriage Story

Leone d'Oro 
Sfida davvero accesa e incerta: manca un chiaro favorito, e letteralmente qualunque film del concorso potrebbe aggiudicarsi l'ambito premio. La nostra scelta personale ricade sul Joker, letteralmente folgorante, ma dubitiamo che la giuria decida di premiarlo. La sensibilità multiculturale della giuria potrebbe essere toccata da film più universali , come la madeleine filmica di No 7 Cherry Lane, la fine del matrimonio di Marriage story, e la meditazione sull'esistenza di About endlessness; o più ancorati nel presente, come Ema, Waiting for the barbarians, The perfect candidate, e Babyteeth. Questi ultimi non sembrano aver riscosso particolare favore da parte della critica. Puntiamo su Barbarians, con Marriage story appena dietro.
PronosticoWelcome to the barbarians
Scelta personaleJoker

È tutto anche per quest'anno, ci risentiamo per l'edizione 2020.

Pier


sabato 31 agosto 2019

Telegrammi da Venezia 2019 - #2

Secondo telegramma da Venezia, con una ricca selezione di film dalle varie sezioni. Molti di questi parlano di eventi passati o di fantasia, ma con inquietanti richiami al presente.


The kingmaker (Fuori Concorso), voto 8. Splendido documentario che, partendo dalla figura di Imelda Marcos, vedova del defunto dittatore delle Filippine, racconta i perversi meccanismi del potere che hanno permesso che la famiglia Marcos riuscisse a tornare a tenere le redini del governo del paese a meno di 30 anni dal loro esilio. La regista Lauren Greenfield riesce nella difficile impresa di raccontare le nefandezze dei Marcos, ma al tempo stesso spiegare la fascinazione che la famiglia, e Imelda in particolare, esercita ancora sulla popolazione filippina.

Il sindaco del rione sanità (Concorso), voto 6.5. Martone porta al cinema la commedia amara di De Filippo, e lo fa adattando la sua regia per il Teatro Stabile di Torino. L'esperimento è interessante, con il linguaggio e le modalità espressive del teatro che vengono trasposte senza sconti su pellicola, costringendo il cinema ad adattarsi ad esse anziché il contrario. Tuttavia, nonostante un ottimo cast, l'operazione appare puramente intellettuale, e lascia ben poco allo spettatore.

Seberg (Fuori Concorso), voto 5. Il film racconta l'agghiacciante storia della persecuzione dell'FBI nei confronti di Jean Seberg, attrice icona della Nouvelle Vague, ma lo fa in modo superficiale. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

J'accuse (Concorso), voto 7.5. Polanski porta al cinema la storia del caso Dreyfus, e lo fa con eccezionale rigore e senza esimersi dal tracciare paralleli con il presente e, in secondo piano, con le sue vicende personali. Il film soffre solo per un'eccessiva lunghezza e un'inutile storia d'amore, ma per il resto colpisce in pieno il bersaglio, costringendo lo spettatore a una profonda riflessione sul valore dell'etica professionale e su come sia facile deformare la verità fino a seppellirla.

Rare Beasts (Settimana della Critica), voto 8.5. Billie Piper firma un esordio alla regia splendido per originalità di tematica e visione artistica: un esilarante, lisergico film dell'assurdo che riesce però a trattare con profondità e sensibilità temi seri come maternità, malattia, relazioni umane e professionali. Il film shakera Monty Python, Ken Loach, e Woody Allen per realizzare un'opera originale, proletaria, visionaria, commovente, vera. Una bellissima sorpresa.

Ema (Concorso), voto 6.5. Pablo Larrain si conferma come uno degli autori più ispirati ed eclettici del panorama mondiale raccontando la storia di Ema, ballerina alla ricerca della sua identità e del suo posto nel mondo, attraverso un flusso di coscienza fatto di corpi, neon, e martellante musica reggeaton. Tra guerre verbali tanto spietate da diventare assurde e amori fluidi e impossibili da incasellare, Larrain si muove tra le strade di Valparaiso con uno sguardo documentarista ma comunque empatico, capace di raccontare le contraddizioni delle convenzioni sociali e del concetto di famiglia attraverso lo sguardo deciso ma senza sicurezze della sua carismatica protagonista.

Joker (Concorso), voto 9.5. Un film che non è un cinecomic, ma un magistrale trattato sulla follia dei nostri tempi. Phillips realizza un capolavoro, al centro del quale si muove un Joaquin Phoenix trascendente e in preda a estasi dionisiaca: un'interpretazione da annali del cinema. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Pier

mercoledì 28 settembre 2011

Carnage

La perfezione nell'incompletezza



New York: due adolescenti litigano, e uno dei due spacca i denti all'altro. Le famiglie si incontrano in un appartamento di Brooklyn per decidere il da farsi, cercando una soluzione civile e pacifica. Le buone intenzioni vengono però presto messi da parte, e le due coppie di genitori iniziano una lotta verbale senza confini e senza quartiere che non risparmierà niente e nessuno.

Fare cinema partendo da un'opera teatrale è un'impresa ardua. Diversi i linguaggi, i tempi, le strutture. Polanski ci riesce, e va oltre, realizzando un piccolo capolavoro, 78 minuti di pura intensità, vivacità, dirompente forza filmica in azione. La regia è essenziale, perfetta, a orologeria, senza un tempo morto, un calo, un esitazione.
L'interazione tra le due famiglie è analizzata e vivisezionata con pungente ironia e con un'attenzione che rasenta la perfidia. Si ride a crepapelle dal primo all'ultimo minuto, nel vano tentativo di capire se l'ordine e le regole del vivere comune riusciranno a essere ristabilite. L'unica regola è però che non ci sono regole, e così il tessuto sociale si lede, si strappa, fino a stravolgersi completamente, in una guerra in cui le parole sono armi di distruzione di massa che colpiscono a turno l'uno o l'altro protagonista.

Polanski si avvale di quattro attori strepitosi, che offrono prove di rara bravura, completandosi alla perfezione l'un l'altro. Kate Winslet è una madre in carriera nevrotica, inizialmente accomodante, ma poi totalmente disinibita dall'alcool e dal precipitare degli eventi. John C. Reilly è un marito tranquillo, un po' succube della moglie-maniaca del controllo Jodie Foster, che troverà la forza di ribellarsi e far sentire la sua voce. Infine, Christoph Waltz, il migliore dei quattro: freddo, insensibile, distaccato ma sempre pronto a piazzare la frecciata giusta al momento giusto, il suo personaggio è uno di quelli che restano impressi.

Il finale, sospeso e brusco, è voluto e cercato, e lascia aperti numerosi interrogativi sui protagonisti, su di noi, e sulla vita.
Carnage è uno di quei rari film in grado di accontentare critica e pubblico, coniugando il divertimento con un utilizzo magistrale del mezzo filmico e con una perfetta direzione degli attori.

Non perdetelo.

*****

Pier

domenica 4 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #1

Bentornati a Venezia!
Anche quest'anno brevi telegrammi sui film in concorso. Pronti? Andiamo a incominciare!
Mostra finora di altissimo livello, con qualche debole calo negli ultimi giorni.

Le Idi di Marzo, voto 9. Thriller politico di altissimo livello, con dialoghi memorabili, in stile The West Wing, e personaggi ben costruiti e interpretati. Ottimo Ryan Gosling.

Carnage, voto 9.5. Divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia.

A dangerous method, voto 8.5. Cronenberg torna a esplorare i meandri della psiche, e lo fa analizzando quella dei padri della psicanalisi. Profondo, introspettivo, recitato in modo eccellente, con un ottimo Fassbender che viene però eclissato nelle scene con Viggo Mortensen.

Alpis, voto 4. Da un'idea meravigliosa, un film pessimo, che regge solo i primi 10 minuti per poi naufragare miseramente.

Mildred Pierce, voto 8. Miniserie dell'HBO presentata in toto fuori concorso, offre un bellissimo spaccato degli Anni '30, portandoci lentamente a passeggio nei lati chiari ed oscuri del sogno americano.

Pier

venerdì 16 aprile 2010

L'uomo nell'ombra

Cinema d'altri tempi



Uno scrittore di scarso successo viene assunto come ghost writer dell'autobiografia di Adam Lang, controverso ex premier britannico ritiratosi a vivere in un'isola al largo di Boston. Durante la stesura del libro Lang viene accusato di aver commesso crimini di guerra durante il suo mandato, e lo scrittore finisce suo malgrado coinvolto in intrighi politici e familiari. Decide comunque di restare, fino a quando non scopre che il suo predecessore nel ruolo di ghost writer è mosto in circostanze misteriose.

La prima cosa che colpisce nel nuovo film di Polanski sono le atmosfere: fredde, cupe, con una natura nemica e aggressiva, eppure dotate di una strana bellezza. Alla tempesta esterna corrisponde quella interna, con liti familiari, misteriose sparizioni, domestiche ambigue e donne indecifrabili. Il personaggio dello scrittore, ottimamente interpretato da Ewan McGregor, rimane suo malgrado invischiato in qualcosa di più grande di lui, in una situazione tipicamente hitchockiana dell' "uomo solo contro tutti". La regia e la fotografia sono il punto di forza del film, che sfrutta a fondo l'espressività del linguaggio filmico e dell'immagine: molte delle scene migliori sono prive di dialogo e creano nello spettatore tensione ed ansia per la sorte del protagonista.

L'abilità di Polanski e degli attori (ottimo anche Pierce Brosnan) coprono le pecche di una sceneggiatura che, pur presentando dei momenti di notevole vivacità, ha pochi colpi di scena e manca di intrecci secondari. I momenti migliori sono le escursioni di McGregor sull'isola e sulla terra ferma, in particolare l'incontro con il vecchietto (cameo di Eli Wallach, il Brutto di Sergio Leone) che comincia a gettare qualche ombra sulla sorte del primo ghost writer di Lang.

L'uomo nell'ombra è un film d'altri tempi, in cui atmosfere e immagini hanno un ruolo importante quanto e più di quello delle parole. Orso d'argento alla regia meritatissimo.

***

Pier