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martedì 7 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 25

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.



Il genere di oggi è il gangster movie.

I film di oggi sono:

1) Il padrino (disponibile su Netflix e Prime Video). Un classico intramontabile, un trattato filmico magistrale sulla natura del potere e del cuore degli uomini.

2) La promessa dell'assassino (disponibile su Prime Video). Una storia di tradimenti, onore, scontro generazionale, immersa nel mondo oscuramente affascinante della mafia russa. Viggo Mortensen è un faccendiere imperturbabile, e offre anima e corpo a un film crudo, viscerale, girato con piglio quasi clinico da un Cronenberg in formissima.

3) Il profeta (disponibile su Prime Video). Un film quasi neorealista nell'approccio al mondo delle prigioni, che però ha il piglio del grande thriller nel raccontare l'ascesa di una giovane recluta nei ranghi della mafia corsa.

A domani per la ventiseiesima puntata!

Pier


martedì 31 marzo 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 18

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che suggerisce film da vedere durante la quarantena.


Il genere di oggi è il western.

1) Ombre rosse (disponibile su Prime Video). Un classico immortale, che mantiene immutato il suo fascino più di ottant'anni dopo. La quintessenza del western, con la mirabile regia di John Ford e la presenza carismatica di John Wayne.

2a) Bone Tomahawk (disponibile su Prime Video). Un connubio singolare ma riuscitissimo tra western e horror, che risulta tradizionale e innovativo al tempo stesso. Un grande esordio per S. Craig Zahler alla regia.

2b) Appaloosa (disponibile su Prime Video). Un western d'altri tempi, fuori tempo massimo, ma capace comunque di ricreare la formula magica e riportarci a cavalcare nella prateria. Gli ingredienti sono quelli giusti, e Ed Harris, qui anche regista, li miscela alla perfezione. Qui la recensione completa.

3) Rango (disponibile su Netflix). Qui la recensione completa.

A domani per la diciannovesima puntata!

Pier

venerdì 22 febbraio 2019

Green Book

La forza della semplicità


New York City, anni Sessanta. Tony 'Lip' Vallelonga è un italoamericano che fa il buttafuori al Copacabana. A causa della temporanea chiusura del locale, Tony si ritrova senza lavoro. Per mantenere la moglie e i due figli accetta un'offerta di lavoro singolare: accompagnare il dottor Donald Shirley, un musicista afroamericano, nel suo tour di concerti attraverso gli Stati del Sud, dall'Iowa al Mississipi. Tony dovrà fargli da autista e guardia del corpo, superando allo stesso tempo i suoi stessi stereotipi razziali.

Il tema del razzismo è un nervo scoperto nella società statunitense, una parte di passato (e presente) non ancora del tutto risolta, e che forse non lo sarà mai; un problema che sembra superato, e che invece periodicamente torna a riemergere, come un coccodrillo rimasto nascosto sotto la superficie dell’acqua, in attesa. È un tema, dunque, molto difficile da affrontare in modo adeguato, da un lato per il rischio di incorrere nel politically incorrect, dall’altro per quello di scivolare nel pietistico, finendo per sminuire, anziché esaltare, la portata storica del problema.

Potrebbe sorprendere, dunque, che uno dei film migliori sul tema sia una storia scritta (con Nick Vallelonga, figlio di Tony, e Brian Currie) e diretta da Peter Farrelly, celebre presso il grande pubblico per commedie demenziali come Tutti pazzi per Mary e Io, me, e Irene. Tuttavia, forse è proprio la conoscenza dei meccanismi e dei tempi comici che permette a Farrelly di raccontare con efficacia la storia (vera) dell’incontro-scontro tra Tony e Shirley, realizzando un film on the road che bilancia sapientemente gli elementi comici e drammatici. Il film ha infatti la sua forza principale nella sceneggiatura, semplicemente perfetta per ritmo, struttura e scrittura dei personaggi. Sia Tony che Shirley sono personaggi che scopriamo gradualmente, più attraverso le loro azioni che per mezzo di inutili descrizioni, e che rivelano una complessità insospettabile al primo incontro.

Gran parte del merito va alle interpretazioni di Mahershala Alì e, soprattutto, di Viggo Mortensen, all’ennesima prova sontuosa che non verrà premiata con l’Oscar. Prima poi occorrerà fare un discorso sulla carriera di Mortensen, forse l’attore migliore della sua generazione ma costantemente snobbato nella stagione dei premi, probabilmente a causa della sua recitazione sempre misurata e mai sopra le righe. In Green Book dà vita a un Tony eccezionale per simpatia e naturalezza, vero e proprio mattatore che riesce però anche a dare vita ad alcuni dei momenti più profondi e commoventi del film. Accanto a lui, Alì dà vita a un personaggio costruito per sottrazione, in cui il non detto è più importante di ciò che dice.

La coppia ha una chimica innegabile, dovuta anche alla perfetta complementarità dei loro personaggi: laddove Tony è ciarliero fino ad autodefinirsi un artista della parola, Shirley è taciturno e introverso, e parla solo con la sua musica; laddove Tony è definito dalla sua appartenenza a una famiglia onnipresente e affettuosa, Shirley è invece solo, rifiutato sia dai bianchi che dai neri, e costretto a suonare una musica più “vendibile” per uno con il suo colore della pelle, ma lontana dal suo cuore.

Green Book non brilla certo per originalità, ma costruisce una storia semplice ed efficace, che spinge lo spettatore a una riflessione che non viene invece sollecitata da altri film teoricamente più profondi e di supposta maggiore dignità filmica e drammaturgica. La storia del cinema indipendente statunitense ci insegna però che è con la semplicità che si riescono a trasmettere messaggi “forti”, e gli autori di Green Book dimostrano di aver capito perfettamente la lezione, realizzando un film non indimenticabile ma che arriva dritta al cuore.

*** 1/2

Pier

lunedì 1 settembre 2014

Telegrammi da Venezia 2014 - #3

Terzo telegramma da Venezia, con molti film, del concorso e non.


She's Funny That Way (Fuori Concorso), voto 9.5. Il ritorno di Peter Bogdanovich, uno dei geni della commedia sofisticata made in USA (L'ultimo spettacolo, Paper Moon, Ma papà ti manda sola, e tant altri), è semplicemente strepitoso. Elegante, esilarante, ben recitato, il film non concede una pausa, e diverte facendoci riscoprire il piacere del racconto e dell'arte di raccontare. Una bella storia è migliore della verità, dice la protagonista (la rivelazione Imogen Poots), e noi concordiamo. Il finale è una perla assoluta.

The Humbling (Fuori Concorso), voto 6.5. Adattare i romanzi di Roth non è mai semplice, dato che significa trovare un espediente efficace per tradurre in immagini i suoi flussi di coscienza. Levinson riesce nell'impresa consegnando il film nelle mani di Al Pacino, che gigioneggia in modo irresistibile nei panni di un grande attore che ha perso il suo talento. Oltre a Pacino, però, c'è poco altro, e il film risulta interessante ma abbastanza superficiale.

Hungry Hearts (Concorso), voto 3/4. Costanzo dimostra ancora una volta di essere un ottimo creatore di immagini (anche se questo è forse il suo film più debole, in questo senso) ma uno sceneggiatore scadente, soprattutto nella costruzione dei personaggi. Il film inizia con una scena a tema scatologico che starebbe bene in un cinepanettone, e prosegue con il racconto della crescente pazzia di una madre che, per mantenere puro il figlio neonato, finisce per non nutrirlo. La parte della madre è affidata ad Alba Rohrwacher, come tutti i ruoli di donne disturbate negli ultimi cinque anni di cinema italiano, che offre una prova monocorde, con un viso sempre in bilico tra pianto ed espressione di disprezzo, anche quando il copione non lo richiede. Il film si regge quindi sulle spalle di Adam Driver, per cui passare dal set di Scorsese o del nuovo Star Wars a lavorare con la Rohrwacher deve essere stato un trauma non da poco.

The Cut (Concorso), voto 7. Film di forte impatto emotivo nella prima parte, The Cut si perde in lungaggini nella seconda, risultando comunque interessante nel suo racconto dell'odissea di un padre armeno alla ricerca delle figlie dopo la dissoluzione dell'Impero Ottomano. Akin dirige con il consueto rigore, tratteggiando un protagonista che tocca il cuore dello spettatore.

The Boxtrolls (Fuori Concorso), voto 7.5. Terzo film d'animazione per gli studios Laika, che racconta una storia di emarginazione e persecuzione razziale travestendola da favola per bambini, in cui dei troll dal cuore d'oro vengono cacciati dagli abitanti di un paesino sonnacchioso. Il film funziona, tra momenti comici e drammatici, e gli adulti non mancheranno di notare gli inquietanti e ben costruiti richiami ai regimi totalitari del XX secolo.

Senza nessuna pietà (Orizzonti), voto 4.5. Noir italiano ben girato, ma con una trama molto banale. Qui la recensione completa.

Loin des hommes (Concorso), voto 7.5. Tratto da un racconto di Camus, questo western atipico è sorretto da una fotografia eccellente e da un ottimo Viggo Mortensen, che recita in francese e in arabo. Manca però il coinvolgimento emotivo. Qui la recensione completa.

domenica 4 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #1

Bentornati a Venezia!
Anche quest'anno brevi telegrammi sui film in concorso. Pronti? Andiamo a incominciare!
Mostra finora di altissimo livello, con qualche debole calo negli ultimi giorni.

Le Idi di Marzo, voto 9. Thriller politico di altissimo livello, con dialoghi memorabili, in stile The West Wing, e personaggi ben costruiti e interpretati. Ottimo Ryan Gosling.

Carnage, voto 9.5. Divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia.

A dangerous method, voto 8.5. Cronenberg torna a esplorare i meandri della psiche, e lo fa analizzando quella dei padri della psicanalisi. Profondo, introspettivo, recitato in modo eccellente, con un ottimo Fassbender che viene però eclissato nelle scene con Viggo Mortensen.

Alpis, voto 4. Da un'idea meravigliosa, un film pessimo, che regge solo i primi 10 minuti per poi naufragare miseramente.

Mildred Pierce, voto 8. Miniserie dell'HBO presentata in toto fuori concorso, offre un bellissimo spaccato degli Anni '30, portandoci lentamente a passeggio nei lati chiari ed oscuri del sogno americano.

Pier

sabato 14 maggio 2011

Kreativ Blogger Award


Con colpevole ritardo comunichiamo ai nostri lettori di aver ricevuto un premio, dato che ogni tanto farsi belli in pubblico non guasta.

Walter Fano ci ha infatti giudicato meritevoli di ottenere il Kreativ Blogger Award, un'iniziativa simpatica che permette ai lettori di un blog di scoprire qualcosa di più sugli autori e, perchè no, di trovare altri blog interessanti.

Le regole sono semplici. Una volta ricevuto il premio, occorre:

1) trovare 10 blog meritevoli del premio
2) avvisare i blogger premiati
3) raccontare 10 cose di se stessi

Dato che siamo un po' pigri i blog premiati saranno meno, ma ecco quelli che ci sentiamo di segnalare:

1. Scacciafiga, un must per chi vuole imparare cosa NON fare per conquistare le ragazze.
2. Suspiria nel paese delle meraviglie, un altro ottimo blog di cinema
3. Letizia Ovunque, raccolta di divertenti cartelloni elettorali sulla falsariga di quelli della Moratti.
4. La realtà aumentata, sito un po' per specialisti ma che regala informazioni interessanti anche ai "profani".
5. Movies in frames, un blog che racconta il cinema per immagini.
6. Amici di Giggi, un capolavoro e una droga vera.

E ora 10 cose su di noi!! Dato che siamo in due, alcune valgono doppio!

1. Ci siamo conosciuti all'università, facoltà di Economia.
2. Film preferito Ale: L'ultimo dei Mohicani
3. Film preferito Pier: Big Fish
4. Colore preferito Ale: Blu
5. Colore preferito Pier: Blu
6. Attore preferito Ale: Daniel Day Lewis
7. Attore preferito Pier: Viggo Mortensen, Marlon Brando
8. Regista preferito Ale: Stanley Kubrick
9. Regista preferito Pier: Alfred Hitchcock
10. Ale è milanista, Pier è interista

giovedì 3 giugno 2010

The Road - La strada

Un film senza una chiara direzione


Che lo scrittore Cormac McCarthy, Pulitzer nel 2007, non fosse tra i miei scrittori preferiti, lo sapevo già; ma la sua scrittura è talmente narrativa e visiva che un film non glielo si nega mai. Dopo Non è un paese per vecchi, The Road - la Strada racconta dell'avventura di un padre ed un figlio per le strade deserte degli Stati Uniti dopo un evento catastrofico che ha spinto il mondo nel caos più totale. Tra cannibali, mancanza di cibo e piante, paesaggi lugubri e spettrali, i due protagonisti si spingono fino alla costa atlantica sperando di trovare una non ben specificata salvezza.

Il film è fedelissimo al libro così come era successo per il film dei Coen. Se pur con un impressionante Viggo Mortensen, che non è più una novità, il film (come il libro) manca di senso logico e di direzione. L'azione è poca e manca quasi del tutto il fascino degli incontri che caratterizzano questo genere di film, i flash back sono tanti, inseriti a caso e inutili allo sviluppo della storia, il finale è un grandissimo punto debole (ancora come nel libro), scollegato dallo scenario dipinto e assolutamente illogico rispetto alla totalità della trama.

Il film rimane in sospeso tra un classico film on the road e un horror apocalittico finendo per mischiare caratteristiche di genere assolutamente fuori luogo, annoiando e non prendendo una direzione precisa. Lo dico davvero a malincuore visto che ritengo Viggo Mortensen, senza dubbio, uno dei migliori attori di Hollywood, dimostrandolo per altro ancora una volta in questo film.

**
Alessandro

mercoledì 28 gennaio 2009

Appaloosa

Il western non è morto, viva il western!



Appaloosa è un film d'altri tempi, un western classico, fatto di paesaggi e lunghe cavalcate, in cui lo scontro verbale è preferito a quello con le armi, che pure arriva nel più classico dei mezzogiorni di fuoco.

Ed Harris racconta la storia di due avventurieri, Virgil Cole e Everett Hitch, che si guadagnano da vivere riportando l'ordine nelle città oppresse dai fuorilegge. Sono diretti ad Appaloosa, una piccola cittadina nel New Mexico tenuta sotto scacco da Randall Bragg, ranchero col grilletto e la parlantina facile. Cole e Hitch vengono ingaggiati per difendere la città e assicurare Bragg alla giustizia. Tutto sembra procedere per il meglio, ma l'arrivo della maliziosa signorina French sconvolgerà le regole del gioco.

La regia è quanto di meglio si possa desiderare se amate i western di John Ford: grande cura nella composizione dell'inquadratura, molti primi piani che si alternano con paesaggi sconfinati e selvaggi.

Ottima anche la composizione del cast: Jeremy Irons è un perfetto villain, Ed Harris con un solo sguardo riesce a comunicare tutto quello che l'orgoglio gli impedisce di dire.
Un discorso a parte va fatto per Viggo Mortensen, che conferma di essere uno dei migliori attori emersi negli ultimi anni. La sua interpretazione dell'eroe classico, pronto a sacrificarsi per l'amico, è esemplare per espressività e intensità.

Unico neo, ma ammetto di essere prevenuto, la presenza di Renee Zellweger, con la solita interpretazione tutta smorfie e moine che proprio non riesco a sopportare.

Ed Harris riporta in vita personaggi e mondi che sembravano perduti per sempre, regalandoci, ancora una volta, un eroe solitario che cavalca lentamente verso il tramonto.


****

Pier