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giovedì 14 maggio 2020

Tesori nascosti - #4

Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.

Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.




1. Carnage, voto 9.5
Generecommedia nera
Anno: 2011
Regista: Roman Polanski
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Infinity
Commentoun gioco (delle coppie) al massacro, divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia. Qui la recensione estesa.

2. Cose dell'altro mondo, voto 7.5.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2011
Regista: Francesco Patierno
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: un film che con gli anni è diventato se possibile più attuale, con uno spunto iniziale che ricorda Leftovers (in un paese del Nord scompaiono improvvisamente tutti gli immigrati) ma si fa critica sociale pungente e ben riuscita, tra imprenditori (un ottimo Abatantuono) che parafrasano discorsi di Prosperini e un poliziotto in crisi esistenziale e di nervi (Mastandrea).

3. A simple life, voto 9.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2011
Regista: Ann Hui
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su Chili
CommentoUno di quei film che entrano nel cuore già dopo pochi minuti grazie alla loro sincerità. Nessun artificio retorico, nessuna "caccia alla lacrima": la storia della vecchia tata e del suo pupillo che, cresciuto, deve prendersi cura di lei è raccontata con occhio disincantato, spesso divertito, facendo leva sull'evolversi della trama e del rapporto tra i due per generare emozioni. Qui la recensione estesa.

4. Superstar, voto 7.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2012
Regista: Xavier Giannoli
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
CommentoInteressante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perché. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama pur senza brillare per originalità.

5. The iceman, voto7.
Genere: thriller
Anno: 2012
Regista: Ariel Vromen
DVDsì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su Google Play
Commento: un film che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon.

6. Il terzo tempo, voto 7.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2013
Regista: Enrico Maria Artale
DVDsì, edizione italiana
Streamingnoleggio su vari servizi
CommentoUna bella storia di sport e redenzione che, pur attingendo a piene mani a tutti i topoi del genere, riesce comunque a essere originale nel suo modo di rielabolarli. Ottimo esordio alla regia per Artale, supportato da un'eccellente prova di tutto il cast, su cui spicca il giovane protagonista, Lorenzo Richelmy.

7. Tom à la ferme, voto 8.
Genere: thriller
Anno: 2013
Regista: Xavier Dolan
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: Thriller dalle atmosfere hitchcockiane e con forti eco freudiane, che convince, colpisce e fa discutere nonostante un ritmo a tratti non eccelso. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

Simone

giovedì 22 febbraio 2018

La forma dell'acqua - The shape of water

C'era una volta...



Baltimora, anni della Guerra Fredda. Elisa è una donna muta che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio scientifico dove si cercano di sviluppare nuove armi . Un giorno nel laboratorio viene portata a scopo di studio una creatura anfibia di forma umanoide. Laddove tutti vedono la creatura come una cavia priva di sentimenti che potrebbe essere sfruttata a scopo militare, Elisa scopre che è dotata di grande sensibilità e intelligenza e, lentamente, se ne innamora.

Dopo una parentesi molto riuscita nei film d'azione con Pacific Rim e una non troppo felice nell'horror con Crimson Peak, Del Toro torna al "suo" cinema per raccontarci una fiaba moderna. Come tutte le fiabe, la storia di Elisa e della creatura acquatica ha un carattere universale, e parla di assoluti: la natura di Bene e Male (il maiuscolo è d'obbligo), il concetto di diversità, la solidarietà tra gli ultimi, l'importanza del sogno e della fantasia. "Chi è il vero mostro a Notre Dame?", chiedeva Clopin nella meravigliosa intro musicale che apriva il (troppo sottovalutato) disneyano Gobbo di Notre Dame: Del Toro risponde fin dalle battute iniziali, senza paura di creare un film "manicheo",  in cui non esistono toni di grigio e buoni e cattivi sono perfettamente distinti come nel cinema hollywoodiano delle origini. Nulla di originale, dunque, eppure Del Toro riesce a prendere questi topoi narrativi e a trasformarli in qualcosa di originale e unico, che porta la sua impronta indelebile in ogni immagine, ogni dialogo, ogni scelta.

Ciò che nella fiaba è stereotipato e archetipizzato diviene qui realistico, sfaccettato, perennemente in equilibrio tra realtà e fantasia così come la storia si muove a metà tra terra e acqua. L'amore tra Elisa e la creatura viene raccontato con una sensualità sconosciuta al genere fantastico, senza però perdere di vista il romanticismo. Il film è una commistione tra Storia e fiaba, con la Guerra Fredda che fa da sfondo alla storia d'amore proibita di Elisa, ricreando quella fenomenale sovrapposizione tra reale e fantastico che caratterizza i film più riusciti di Del Toro come Il labirinto del fauno e La spina del diavolo. Il confine si fa sempre più labile man mano che il film procede, in un crescendo di poesia che culmina nel meraviglioso e ambiguo finale, che costringe a chiederci se venga prima la storia o il mito.

Muovendosi sul sottile confine tra realtà e fantasia, Del Toro finisce per fare anche una riflessione metatestuale sulla natura del cinema e della fiaba, sulla loro capacità di fornire un momento di evasione dalla realtà e al tempo stesso parlare delle questioni fondamentali della natura umana, in un escapismo che, per dirlo con le parole di J.R.R. Tolkien, non è da intendersi come la fuga del disertore ma come la liberazione di un prigioniero. E i personaggi di Del Toro sono prigionieri, prigionieri di una società che non offre loro alcun posto, alcuna accettazione, che li marginalizza e li colpevolizza per la loro diversità; una società perfettamente ritratta nel personaggio di Michael Shannon, formidabile villain di altri tempi in preda a una crescente corruzione morale e persino fisica, che domina la scena con la sua mostruosa normalità, la sua banale malvagità. Accanto a lui si muove un cast di grandi attori poco noti al grande pubblico, dalla protagonista Sally Hawkins a Octavia Spencer, passando per lo splendido Richard Jenkins, cui Del Toro offre dei ruoli che permettono loro di brillare come forse mai avevano fatto prima.

E proprio il cinema delle origini, con la sua aura di magia e mistero , è il punto di riferimento visivo e sonoro di Del Toro, che omaggia apertamente i classici hollywoodiani di vari generi, dal cinema di mostri ai comici del muto, passando per i musical con Fred Astaire. L'omaggio non è però fine a se stesso, ma concorre a creare quell'atmosfera onirica che pervade il film, e costituisce la base da cui Del Toro si muove per costruire le scene più innovative e originali del film, come quella che campeggia sui manifesti pubblicitari. A questo partecipa pure la colonna sonora, che alterna le musiche d'epoca alle dolcezza delle composizioni originali di Alexandre Desplat.
Del Toro amalgama ogni elemento alla perfezione e tutto, dall'incredibile trucco della creatura alla costruzione dei set, mostra il suo inconfondibile tocco e rappresenta un tassello della sua visione.

Se pensate che il cinema debba ritrarre l'umanità nelle sue varie sfaccettature e scale di grigio, probabilmente questo film vi lascerà indifferenti. Se, tuttavia, pensate che il cinema sia l'arte di parlare del reale sotto un manto di magia, poesia e sogno, allora non potrete non amare La forma dell'acqua.

****

Pier

sabato 2 settembre 2017

Telegrammi da Venezia 2017 - #1

Come ogni anno, Film Ora è a Venezia, e vi accompagnerà per tutta la Mostra del Cinema con i suoi telegrammi, recensioni brevi dei film visti nelle varie sezioni.


Downsizing (Concorso), voto 7. Il nuovo film di Alexander Payne parte bene, con un'idea geniale trattata in modo brillante e divertente, con toni da satira sociale. Regge anche nella parte centrale, nonostante un deciso calo di ritmo, grazie soprattutto alla splendide prove di Christoph Waltz e soprattutto di Hong Chau, bravissima a muoversi tra comico e drammatico. Il terzo atto è però eccessivamente lungo e melenso, e finisce per diluire la forza di una sceneggiatura potenzialmente dirompente.

The Insult (Concorso), voto 5. Un processo tra un cristiano e un palestinese viene trasformato dai media in una questione nazionale. Idea interessante, ma realizzata in modo troppo didascalico. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

The Shape of Water (Concorso), voto 8. Forse la summa del cinema di Del Toro, il film racconta l'emarginazione attraverso una fiaba non convenzionale che è al tempo stesso storia d'amore, dramma sociale e divertito e amorevole omaggio al cinema delle origini, tra mostri con il cuore d'oro e musical dove si balla il tip tap. Del Toro unisce questi elementi con un tocco delicato e poetico, realizzando un film semplice e al tempo stesso complesso, in cui i toni da fiaba si uniscono alla cruda durezza del reale, alla ricerca della definizione stessa di umanità.

First Reformed (Concorso), voto 7.5. Film difficilmente inquadrabile, questo di Paul Schrader, fotografato con sapienza e narrato in modo irregolare, disordinato, quasi onirico. Schrader segue il difficile percorso, in bilico tra dannazione e redenzione, di un prete che non ha perso la fede in Dio ma quella in se stesso, e i cui demoni sono talmente forti da rendergli quasi impossibile esorcizzare quelli altrui. Il film tocca vette di lirismo e crudo realismo di grande impatto, ma scivola pesantemente in alcuni momenti, soprattutto nella scena finale.

Human Flow (Concorso), voto 7. Ai Weiwei, eclettico artista cinese, realizza un documentario urgente e necessario sull'immigrazione e i rifugiati in ogni parte del mondo. Didascalico senza essere pesante, d'impatto senza essere retorico, il film lascia la parola alle immagini e alle voci di chi è dovuto fuggire dalle persecuzioni e dalla guerra. Non offre alcuna soluzione né un ragionamento complessivo sul fenomeno, ma forse non era necessario farlo.

Lean on Pete (Concorso), voto 6. Periferie polverose, violenza, cavalli e verdi praterie: gli ingredienti del grande romanzo americano, che qui racconta la storia di Charlie, adolescente che si trova a diventare adulto prima del tempo. Il film non brilla per originalità, ma funziona e Charlie Plummer, il giovane protagonista, è una rivelazione.

Under the Tree (Orizzonti), voto 7. Tragedia dell'assurdo in cui un albero che fa ombra sul giardino di un'altra casa scatena una serie di eventi sempre più drammatici, in un'escalation di violenza apparentemente incontrollabile. Efficace, in grado di muoversi bene sul sottile confine tra assurdo e thriller.

Invisible (Orizzonti), voto 4.5. Film già visto e rivisto su adolescente in crisi in famiglia con problemi. Il tema è trattato con delicatezza ma con scarsa originalità, e alla fine ci si chiede cosa rimanga di quanto visto: purtroppo, ben poco.

Pier

domenica 26 febbraio 2017

Oscar 2017 - I pronostici

Siamo arrivati ancora una volta a quel periodo dell'anno in cui improvvisamente l'attenzione di tutti si sposta sul Kodak Theatre di Los Angeles: questa sera verranno proclamati i vincitori dell'edizione 2017 degli Academy Awards. Come ogni anno Filmora vi propone i suoi pronostici, e come ogni anno li accompagna con quelle che sarebbero le scelte di chi scrive se all'Academy si decidessero finalmente a far decidere tutto al sottoscritto.

Pronti? Iniziamo!



Miglior montaggio
Il favorito sembra Tom Cross per La La Land, che è stato ampiamente (e giustamente) lodato anche per le sue performance nel comparto tecnico. Tuttavia, sarebbe secondo me delittuoso dimenticare il lavoro fatto da John Gilbert in Hacksaw Ridge, giudicato da alcuni il miglior film dell'anno proprio per l'efficacia del montaggio durante le scene d'azione.  
Pronostico: La La Land
Scelta personale: Hacksaw Ridge

Miglior fotografia
Il pronostico sembra anche qui a favore dell'asso pigliatutto La La Land, ma la fotografia migliore dell'anno è senza dubbio quella di Bradford Young in Arrival, cui va la mia scelta personale.
Pronostico: La La Land
Scelta personale: Arrival

Miglior film d'animazione
La mia scelta personale ricade su Zootopia, ma penso che i tempi siano maturi per una vittoria dell'animazione in stop motion: a essere premiato sarà quindi Kubo (che non ho visto).
Pronostico: Kubo
Scelta personale: Zootopia

Miglior attore non protagonista
Qui la competizione è molto, molto serrata. Il favorito sembra Mahershala Ali per Moonlight, con Lucas Hedges (Manchester by the Sea) molto distanziato. La mia scelta personale va però a Michael Shannon, unico alfiere dell'ingiustamente ignorato Animali Notturni.
Pronostico: Mahershala Ali
Scelta personale: Michael Shannon

Miglior attrice non protagonista
Qui la competizione non inizia nemmeno: Viola Davis in Barriere è semplicemente troppo brava per non vincere. Cervellotica, peraltro, la motivazione per cui è finita in questa categoria, anziché in quella per l'attrice protagonista.
Pronostico: Viola Davis
Scelta personale: Viola Davis

Miglior sceneggiatura originale
Il favorito sembra Hell or High Water, con La La Land appena dietro. Purtroppo ho visto solo due dei candidati, e quindi sono limitato nella mia scelta personale, che cade su Manchester by the Sea.
Pronostico: Hell or High Water
Scelta personale: Manchester by the Sea

Miglior sceneggiatura non originale
Il favorito è Moonlight, ma il film più interessante a livello di trama e sviluppo narrativo è Arrival, cui va la mia preferenza.
Pronostico: Moonlight
Scelta personale: Arrival

Miglior attore protagonista
Casey Affleck (Manchester by the Sea) e Denzel Washington (Barriere) sono i due favoriti, con il primo in leggero vantaggio. La mia scelta personale, però, va a quello che è uno dei tre migliori attori in attività, Viggo Mortensen, che meriterebbe questo premio sia per la sua prova in Captain Fantastic, sia per risarcirlo di una carriera eccezionale ma avara di riconoscimenti.
Pronostico: Casey Affleck
Scelta personale: Viggo Mortensen

Miglior attrice protagonista
Qui la netta favorita è Emma Stone per La La Land, già vincitrice di SAG, Golden Globe, e BAFTA. Nonostante abbia adorato la prova della Stone, la mia scelta personale cade però su Meryl Streep, deliziosa e sublime come sempre anche in un film non eccezionale come Florence.
Pronostico: Emma Stone
Scelta personale: Meryl Streep

Miglior regia
Damien Chazelle con la scena di apertura di La La Land dovrebbe vincere ogni premio di qui al 2024. È chiaramente il favorito del pronostico, il favorito di Film Ora, e ha pure il vento in poppa come candidato alla Presidenza degli Stati Uniti nel 2020.
Pronostico: La La Land
Scelta personale: La La Land

Miglior film
Sono ormai 4 anni che l'Academy divide il premio di miglior film da quello per la miglior regia. Nonostante la spinta di molta stampa eccessivamente politically correct per far vincere Moonlight, spesso anche con critiche pretestuose a La La Land, questo potrebbe essere l'anno buono per tornare a riunire le due statuette più prestigiose. A La La Land, caso mai non si fosse capito, va anche il mio voto personale.
Pronostico: La La Land
Scelta personale: La La Land

Bonus track: Come Morricone lo scorso anno, Justin Hurwitz è talmente (e giustamente) favorito per la miglior colonna sonora (La La Land) che non mi sembrava nemmeno utile fare il pronostico.

A dopo la cerimonia per il bilancio!

Pier

venerdì 18 novembre 2016

Animali Notturni

La donna che morì due volte



Susan Morrow è proprietaria di una prestigiosa galleria d'arte. La sua esistenza scorre, fredda e monotona, tra le sue opere e una vita coniugale infelice, con il marito fedifrago e perennemente in viaggio. Un giorno Susan riceve un manoscritto da Edward, il suo primo marito, che le chiede di leggerlo. Il libro è un thriller, ambientato in un Texas calato in una notte che sembra non finire mai. Così, pagina dopo pagina, l'insonne Susan si trova a vivere la realtà del romanzo, e allo stesso tempo a rivivere il dolore che ha inflitto a Edward quando lo ha abbandonato.

Che cos'è un mostro? Questo sembra chiedersi, fin dalla splendida lynchiana sequenza di apertura, Animali Notturni: è un corpo sfigurato che si esibisce all'interno di un'installazione artistica? E' un gruppo di teppisti che sequestra una famiglia in viaggio nel Texas, come nel romanzo di Edward? E' Susan, che ha distrutto il cuore e la vita di Edward, abbandonandolo solo per soldi? O è Edward stesso, che decide di torturare la sua ex moglie con un romanzo di autopsicoanalisi, in cui i demoni interiori sembrano prendere vita sulla pagina?

Se la sequenza d'apertura fa pensare al Lynch di Twin Peaks, il film prosegue su toni decisamente più hitchockiani, anche se mantiene il gusto di Lynch per il ballare al confine tra reale e irreale, materiale e immateriale: quello che in Mulholland Drive era il sogno, qui è la pagina del romanzo di Edward, ambientato in un mondo calato nel sonno della ragione, dove i mostri sono tanto realistici da sembrare tangibili e reali. Attraverso una storia cruda e priva di speranza, Edward racconta alla ex moglie il suo inferno personale, trascinandola nei suoi incubi e non lasciandola più andare. Il passato diventa presente, il racconto diventa più reale del reale, in un ribaltamento di prospettiva in cui Susan muore due volte: la prima (la seconda) sulla pagina, la seconda (la prima) quando lascia Edward e sceglie il denaro al posto della felicità.

Dopo l'ottimo esordio di A single man, Ford dirige la sua opera seconda con una visione d'insieme ammirevole, in cui nulla è fuori posto e tutto si incastra a perfezione: alla fredda crudeltà della scrittura si affianca una fotografia splendida, in cui le cupe atmosfere notturne del Texas si alternano alle fredde luci dell'appartamento di Susan, per poi sprofondare in un abbagliante solleone che sembra uscito dai western di Sergio Leone, in cui ti sembra di sentire la polvere che ti avvolge e ti soffoca lentamente. Ford dirige il film con maniacale perfezionismo, in un equilibrio tra introspezione psicologica e freddezza narrativa che non può non richiamare alla mente il capolavoro di Hitchcock La donna che visse due volte. Come all'inizio del film, tuttavia, proprio quando sembra aver individuato un archetipo Ford se ne discosta con eleganza, annullando ogni pretesa di suspence (centrale, invece, per il regista inglese) per concentrarsi sulle pulsioni più animali dell'uomo, che sembra essere veramente se stesso solo nell'ombra.

Animali notturni è un film realizzato in modo superbo, che sconta solo un eccesso di freddezza e perfezione formale che fanno sì che solo raramente riesca ad emozionare. Probabilmente, però, era esattamente questo lo scopo di Ford, che non vuole coinvolgere lo spettatore, ma costringerlo ad assistere a una parata di mostri, a una seduta di psicoanalisi che, forse, è anche la sua.

****

Pier

sabato 3 settembre 2016

Telegrammi da Venezia 2016 - #1

Come ogni anno, Film Ora è a Venezia per seguire il festival.
Cominciamo con le recensioni dei film visti nei primi due giorni:



La La Land (Concorso), voto 9. Non è più tempo di musical, o forse sì: dopo il successo di Whiplash, Damien Chazelle realizza un musical solo apparentemente classico, che in realtà usa in modo geniale il genere per esplorare il rapporto tra verità e finzione, tra realtà e sogno. Sequenza d'apertura da Oscar istantaneo.

Les Beaux Jours d'Aranjeuz (Concorso), voto 3. Wim Wenders torna alla Mostra con un film insulso, un non-film, sicuramente l'opera peggiore della sua cinematografia. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

The Light Between Oceans (Concorso), voto 5.Premessa: questo film è un melò, e chi scrive detesta i melò. Tuttavia, il film non brilla per originalità visiva né narrativa, e manca di ritmo. Riesce però, a tratti, a emozionare, grazie soprattutto alle ottime prove di Fassbender e della Vikander.

Arrival (Concorso), voto 8. Decenni dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo, finalmente un film di fantascienza torna a occuparsi del potere del linguaggio, dell'incontro-scontro con una civiltà aliena, anziché solo dello scontro. Villeneuve dirige con piglio autoriale un'opera dal buon potenziale commerciale, realizzando un film che intrattiene e fa riflettere.

El Cristo Ciego (Concorso), voto 6.5.Interessante opera prima del cileno Christopher Murray, il film esplora il ruolo della fede nel mondo di oggi, quello della morte di Dio e della crisi dei valori. Il viaggio di un ragazzo attraverso il deserto diventa catartico per lui e per altri, grazie non alla forza dei miracoli ma a quella delle parole. Il ritmo non è elevato, ma il film stimola alla riflessione.

Nocturnal Animals (Concorso), voto 7.5. Tom Ford ritorna al Lido dopo il suo film d'esordio, A single man, e lo fa con un thriller che si apre con una sequenza lynchiana per poi scivolare in atmosfere hitchcockiane, in cui il rapporto tra vicenda reale e vicenda romanzesca si compenetrano e sembrano quasi influenzarsi a vicenda. Meno stimolante a livello visivo del film d'esordio, ma con una solidità narrativa e una capacità di suspense sorprendenti.

King of the Belgians (Orizzonti), voto 7. Creativo mockumentary che racconta con toni comici e grotteschi l'immaginario tentativo del re del Belgio di tornare al suo paese sull'orlo di una secessione. Impossibilitato a lasciare la Turchia in aereo per via dell'eruzione di un vulcano islandese, il re affronterà un'odissea attraverso i Balcani, usando i mezzi più improbabili nel tentativo di tornare a casa.

Pier

sabato 30 agosto 2014

Telegrammi da Venezia 2014 - #2


Secondo telegramma da Venezia, con i film visti negli ultimi due giorni. Prima di iniziare, un'informazione: nche quest'anno collaboro con Nonsolocinema, e metterò qui i link alle recensioni estese che faccio per loro.


99 Homes (Concorso), voto 7.5. Il film racconta il dramma collettivo della crisi dei mutui negli USA attraverso la storia di una vittima che si trasforma in carnefice, passando dall'essere sfrattato a lavorare per un esecutore di sfratti. Morale e praticità non coincidono, il conflitto, interiore e famigliare, è inevitabile. Michael Shannon incarna alla perfezione il diavolo tentatore e Andrew Garfield lo spaesato e distrutto padre di famiglia che finisce per lavorare per lui. Intenso, solido, un film che fa riflettere sulla miseria umana e sulle illusioni costruite sul denaro e la ricchezza facile.

The Look of Silence (Concorso), voto 8.5. Oppenheimer torna sul luogo del delitto e, dopo aver raccontato la strage dei "comunisti" indonesiani dal punto di vista degli assassini con il documentario The Act of Killing, decide di raccontare quella tragedia dal punto di vista dei parenti delle vittime. Per farlo sceglie la via più difficile e coraggiosa: metterle a confronto con gli aguzzini dei loro cari, che ancora oggi detengono il potere nel paese. Crudo, forte, un pugno allo stomaco che ci ricorda ancora una volta la banalità del male, raccontandoci un crimine che tutti hanno perpetrato ma di cui nessuno sembra sentirsi responsabile.

Anime Nere (Concorso), voto 8. Francesco Munzi parla di ndrangheta in modo coraggioso e originale, mostrandoci sia il profondo radicamento nazionale e internazionale del fenomeno, sia le sue radici affondate saldamente nella terra e nei monti calabresi. Pastorizia e edilizia, omicidi e affari: nulla viene tralasciato, tutto finisce sotto la cupa lente di Munzi, supportato da un cast intenso e vero e da una fotografia crepuscolare che rende il film uno dei migliori degli ultimi anni nel panorama italiano. I fan della serie Gomorra non possono perderselo.

Heaven Knows What (Orizzonti), voto 7. Essere homeless a Manhattan, oggi, senza retorica né insegnamenti morali, seguendo due ragazzi tossicodipendenti attraverso il loro eterno peregrinare per la Grande Mela. A tratti confuso, il film convince per il realismo delle vicende narrate e l'ottima prova corale del cast, nonché per la regia dei fratelli Safdie che con una camera a mano ritrovano lo spirito di scoperta e ricerca del quotidiano tipico della Nouvelle Vague.

Manglehorn (Concorso), voto 8. Un uomo comune, con un brutto carattere e l'incapacità di relazionarsi con altre persone senza urtarne i sentimenti; la sua vita, tra appuntamenti fissi e fallimentari tentativi di renderla normale; i suoi sogni, infranti in un passato pieno di errori e perduti in un'amore che non riesce a dimenticare. David Gordon Green dirige un film emozionante, con una sceneggiatura sviluppata in modo innovativo, in cui un Al Pacino sottotono mostra a tutti cosa significhi essere un attore sublime, capace di uno spettro di emozioni immenso anche senza dover ricorrere a urla e scenate.

La rançon de la gloire (Concorso), voto 6.5. Leggero e simpatico omaggio a Chaplin, che però risulta fuori posto in concorso. Qui la recensione completa: http://nonsolocinema.com/La-rancon-de-la-gloire-di-Xavier_30370.html

domenica 2 settembre 2012

Telegrammi da Venezia 2012 - #1

Anche quest'anno Filmora è a Venezia, e anche quest'anno vi proporremo dei brevi telegrammi sui film presentati alla Mostra del Cinema. Pronti? Via!


Superstar (Concorso), voto 7. Interessante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perchè. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama senza però brillare per originalità.

The Iceman (Fuori concorso), voto 7. Film di genere che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon, film ben girato ma non certo un capolavoro.

The Reluctant Fundamentalist (Fuori concorso), voto 7. Mira Nair cambia totalmente genere e racconta la storia di un pakistano emigrato negli Stati Uniti che, nonostante la sua brillante carriera, vede la sua vita crollare dopo l'11 Settembre a causa della xenofobia crescente. Un bel film, narrativamente solido e filmicamente interessante (buon uso del flashback), che eccede però in durata e moralismo.

At any price (Concorso), voto 5. Film che ha l'ambizione di raccontare l'epica dissoluzione del sogno americano, ma che finisce per affondare in una sceneggiatura un po' deficitaria e in un cast non proprio convincente. Il rimando a film come Il Gigante o La valle dell'Eden è evidente, ma finisce per restare soltanto su carta. Peccato, aveva buone premesse.

Fill the void (Concorso), voto 6. Il dilemma interiore di una ragazza israeliana, costretta a scegliere tra sentimento e bene familiare, non convince del tutto, penalizzato anche da un finale incoerente e da un ritmo non eccezionale.

The Master (Concorso), voto 8.5. A livello tecnico non è all'altezza del Petroliere, ma il nuovo film di Anderson colpisce per la forza e l'ampiezza del messaggio. Un film non facile, che però entra sottopelle e fa riflettere, usando la storia di una setta sinistramente simile a Scientology come pretesto e strumento per indagare il rapporto umano con la libertà e il potere, il bisogno di essere unici e la necessità di essere accettati e, in un certo senso, comandati. Sorretto da un cast semplicemente strepitoso il film convince e prenota almeno un premio di rilievo, forse non solo qui alla Mostra.

Questo è tutto per ora. Nel prossimo capitolo i film italiani, finora una delle migliori sorprese della Mostra.

Pier