Visualizzazione post con etichetta Casey Affleck. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Casey Affleck. Mostra tutti i post

mercoledì 9 settembre 2026

Telegrammi da Venezia 2026 - #4

Quarto telegramma da Venezia, con maledizioni famigliari, imprenditori pazzi e megalomani, film proteiformi, e architetti alle prese con la lotta di classe. 


L'estranea (Concorso), voto 7. Una donna raggiunge la figlia a Roma, in una notte di tempesta, per raccontarle la vera storia degli eventi che hanno colpito la loro famiglia negli ultimi vent'anni. Strippoli realizza un thriller psicologico che flirta con il soprannaturale, in cui una narratrice non sappiamo quanto attendibile dissemina la quotidianità di misteriose figure e implacabili maledizioni. Il confine tra reale e follia si assottiglia, fino a un finale potente e catartico. Il film a volte si perde in lungaggini, ma ha momenti di grande impatto narrativo e visivo (tra questi spicca un intelligentissimo uso della vittoria dell'Italia ai Mondiali 2006), grazie anche alla prova di tutto il cast, in cui Jasmine Trinca è la ottima protagonista ma spiccano soprattutto Romana Maggiora Vergano, magnetica, e Valeria Bruni Tedeschi, in una parte perfetta per lei (a differenza della sua ultima apparizione veneziana).

Musk (Fuori Concorso), voto 7.5. Musk è un documentario ben costruito su una delle figure più influenti del nostro secolo, un coacervo di contraddizioni riconosciute da tutte le persone che gli stanno intorno: un uomo che, (a volte) in meglio e (molto più spesso) in peggio, ha cambiato e sta continuando a cambiare il mondo. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Company (Concorso), voto 7.5. Una sconosciuta si presenta a una festa di Natale e comincia a raccontare la storia di Tom, un anziano eremita che trova una ragazza, Evelyn, svenuta nella neve e la salva portandola in casa sua. Anche Evelyn, però, ha una storia da raccontare. Casey Affleck realizza un film proteiforme, molto originale per struttura narrativa e commistione di generi. Atmosfere da gotico sudista si intersecano al western e alla moltiplicazione dei punti di vista di Rashomon, più altre suggestioni che non si possono rivelare per non fare spoiler di un film che disvela i suoi segreti lentamente, seminando indizi che poi danno frutti nel finale. Affleck si muove tra storie raccontate in epoche differenti che si inseguono, si incastrano, e risuonano tra loro. L'originalità strutturale si riflette anche in una pluralità tematica: il film parla del potere del racconto, ovviamente, ma anche dell'importanza dell'autocontrollo, del perdono, della memoria sia come base dell'identità che come trappola invisibile. La fotografia, tutta in luce naturale, è splendida ed evocativa. Il cast di attrici e attori poco conosciuti (Nick Nolte escluso) è semplicemente perfetto, e dona alla storia ulteriore freschezza. Company è un film strano e poco convenzionale, che ci trasporta all'interno di un "c'era una volta" pieno di oscurità ma anche di luce, in un labirinto di scoperta che ammalierà alcuni spettatori (chi scrive incluso) ma potrebbe respingerne altri.

Bunker (Concorso), voto 7. Sofia e Miguel sono una coppia di ricchi expat - editor di narrativa straniera lei, architetto lui - che vive a Londra con le due figlie. Sposati da tanti anni, il loro rapporto sembra entrare in crisi quando Miguel riceve una commissione strapagata ma molto particolare: costruire un bunker per un ricco magnate del tech. Zeller realizza un film imperfetto ma efficace, che avrebbe potuto colpire molto di più se si fosse affidato di più alla forza delle sue suggestioni simboliche anziché ostinarsi a spiegarle. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.

Pier

giovedì 8 settembre 2022

Telegrammi da Venezia 2022 - #6

Sesto telegramma da Venezia, con documentari su grandi maestri, splendidi esordi giudiziari, figli problematici, e riscoperte musicali.


Sergio Leone - L'italiano che inventò l'America (Venezia Classici), voto 8. Splendido documentario sulla carriera di Sergio Leone, che alterna testimonianze dei suoi storici collaboratori (dal rumorista a Morricone, dall'addetto al sonoro a Dario Argento) e di registi statunitensi influenzati dal suo lavoro, come Scorsese, Spielberg, e Tarantino. Ricostruzioni e commenti sono puntuali, un saggio di storia e analisi del cinema che farà felici gli appassionati ma costituisce anche un ottimo punto di partenza per un neofita.

The Son (Concorso), voto 6. Dopo The Father, Zeller torna alla regia con l'adattamento di un'altra sua pièce teatrale, questa volta incentrata sulla gestione di un figlio problematico e tormentato. Il ritratto delle difficoltà e dell'incapacità sociale di capire e gestire la depressione è efficace, ma manca di originalità espressiva e tematica. 

Dreamin' Wild (Fuori Concorso), voto 6. Il film racconta l'incredibile storia vera dei fratelli Emerson: da adolescenti, a fine anni Settanta, registrano un album casalingo, che dà il titolo al film. L'album non riceve alcuna attenzione, ma viene riscoperto quasi per caso alla fine degli anni Duemila, quando raggiunge un grande successo critico e persino commerciale. Ma è forse troppo tardi per resuscitare un sogno che i due fratelli, e in particolare Donnie, autore di tutte le canzoni, credevano morto e sepolto, e cui hanno già sacrificato tanto. Film molto classico nella struttura, ma ben scritto e recitato, con Noah Jupp che ruba la scena nel ruolo del giovane Donnie.

Saint Omer (Concorso), voto 8.5. Un esordio folgorante nel cinema di finzione per Alice Diop, finora documentarista, che racconta la storia di due donne che si incrocia attraverso il mito di Medea: una regista che vuole farne un film, e una donna accusata di aver ucciso il proprio figlio. Diop riprende il processo a quest'ultima, vero cuore del film, con un piglio documentarista, ed è una scelta vincente: le emozioni scorrono potenti senza bisogno di artifici retorici e pelosi pietismi (Gianni Amelio avrebbe potuto imparare qualcosa), la maternità viene analizzata nei suoi lati più oscuri e inconfessati, scoperchiando una tematica che la nostra società tende a seppellire. 

Pier

domenica 26 febbraio 2017

Oscar 2017 - I pronostici

Siamo arrivati ancora una volta a quel periodo dell'anno in cui improvvisamente l'attenzione di tutti si sposta sul Kodak Theatre di Los Angeles: questa sera verranno proclamati i vincitori dell'edizione 2017 degli Academy Awards. Come ogni anno Filmora vi propone i suoi pronostici, e come ogni anno li accompagna con quelle che sarebbero le scelte di chi scrive se all'Academy si decidessero finalmente a far decidere tutto al sottoscritto.

Pronti? Iniziamo!



Miglior montaggio
Il favorito sembra Tom Cross per La La Land, che è stato ampiamente (e giustamente) lodato anche per le sue performance nel comparto tecnico. Tuttavia, sarebbe secondo me delittuoso dimenticare il lavoro fatto da John Gilbert in Hacksaw Ridge, giudicato da alcuni il miglior film dell'anno proprio per l'efficacia del montaggio durante le scene d'azione.  
Pronostico: La La Land
Scelta personale: Hacksaw Ridge

Miglior fotografia
Il pronostico sembra anche qui a favore dell'asso pigliatutto La La Land, ma la fotografia migliore dell'anno è senza dubbio quella di Bradford Young in Arrival, cui va la mia scelta personale.
Pronostico: La La Land
Scelta personale: Arrival

Miglior film d'animazione
La mia scelta personale ricade su Zootopia, ma penso che i tempi siano maturi per una vittoria dell'animazione in stop motion: a essere premiato sarà quindi Kubo (che non ho visto).
Pronostico: Kubo
Scelta personale: Zootopia

Miglior attore non protagonista
Qui la competizione è molto, molto serrata. Il favorito sembra Mahershala Ali per Moonlight, con Lucas Hedges (Manchester by the Sea) molto distanziato. La mia scelta personale va però a Michael Shannon, unico alfiere dell'ingiustamente ignorato Animali Notturni.
Pronostico: Mahershala Ali
Scelta personale: Michael Shannon

Miglior attrice non protagonista
Qui la competizione non inizia nemmeno: Viola Davis in Barriere è semplicemente troppo brava per non vincere. Cervellotica, peraltro, la motivazione per cui è finita in questa categoria, anziché in quella per l'attrice protagonista.
Pronostico: Viola Davis
Scelta personale: Viola Davis

Miglior sceneggiatura originale
Il favorito sembra Hell or High Water, con La La Land appena dietro. Purtroppo ho visto solo due dei candidati, e quindi sono limitato nella mia scelta personale, che cade su Manchester by the Sea.
Pronostico: Hell or High Water
Scelta personale: Manchester by the Sea

Miglior sceneggiatura non originale
Il favorito è Moonlight, ma il film più interessante a livello di trama e sviluppo narrativo è Arrival, cui va la mia preferenza.
Pronostico: Moonlight
Scelta personale: Arrival

Miglior attore protagonista
Casey Affleck (Manchester by the Sea) e Denzel Washington (Barriere) sono i due favoriti, con il primo in leggero vantaggio. La mia scelta personale, però, va a quello che è uno dei tre migliori attori in attività, Viggo Mortensen, che meriterebbe questo premio sia per la sua prova in Captain Fantastic, sia per risarcirlo di una carriera eccezionale ma avara di riconoscimenti.
Pronostico: Casey Affleck
Scelta personale: Viggo Mortensen

Miglior attrice protagonista
Qui la netta favorita è Emma Stone per La La Land, già vincitrice di SAG, Golden Globe, e BAFTA. Nonostante abbia adorato la prova della Stone, la mia scelta personale cade però su Meryl Streep, deliziosa e sublime come sempre anche in un film non eccezionale come Florence.
Pronostico: Emma Stone
Scelta personale: Meryl Streep

Miglior regia
Damien Chazelle con la scena di apertura di La La Land dovrebbe vincere ogni premio di qui al 2024. È chiaramente il favorito del pronostico, il favorito di Film Ora, e ha pure il vento in poppa come candidato alla Presidenza degli Stati Uniti nel 2020.
Pronostico: La La Land
Scelta personale: La La Land

Miglior film
Sono ormai 4 anni che l'Academy divide il premio di miglior film da quello per la miglior regia. Nonostante la spinta di molta stampa eccessivamente politically correct per far vincere Moonlight, spesso anche con critiche pretestuose a La La Land, questo potrebbe essere l'anno buono per tornare a riunire le due statuette più prestigiose. A La La Land, caso mai non si fosse capito, va anche il mio voto personale.
Pronostico: La La Land
Scelta personale: La La Land

Bonus track: Come Morricone lo scorso anno, Justin Hurwitz è talmente (e giustamente) favorito per la miglior colonna sonora (La La Land) che non mi sembrava nemmeno utile fare il pronostico.

A dopo la cerimonia per il bilancio!

Pier

giovedì 16 febbraio 2017

Manchester by the Sea

Perdere e ritrovare


Lee Chandler lavora come tuttofare per tre condomini nella periferia di Boston. Vive da solo in un piccolo seminterrato, e conduce un'esistenza solitaria. Quando suo fratello Joe muore, Lee torna nella sua città natale, una piccola cittadina costiera, per occuparsi del funerale. Con sua sorpresa, scopre che il fratello l'ha nominato tutore di Patrick, suo nipote. La prolungata permanenza lo costringerà a tornare in contatto con la comunità da cui era fuggito tanto tempo prima, in seguito a una tragedia che non tarderà a tornare alla luce.

Kenneth Lonergan è uno di quegli autori di cui il pubblico non conosce il nome, nonostante abbia firmato le sceneggiature di film di grande successo come Gangs of New York e Terapia e pallottole. Lonergan ha anche intrapreso un'interessantissima carriera da regista, e Manchester by the Sea è il suo terzo film. Il suo è un cinema intimo, fatto di rapporti famigliari e dolori personali e collettivi, di comunità aperte e allo stesso tempo chiuse. Manchester by the Sea segna un punto di arrivo in questa fase della cinematografia di Lonergan, mostrando una maturazione artistica e registica davvero notevole, con le varie parti del film che si incastrano alla perfezione. 

La narrazione sincopata e irregolare, sia a livello di ritmo che di tono, si sposa con la fotografia, a volte contemplativa, a volte intimista, che segue spesso lo sguardo del silenzioso protagonista; con la musica, che alterna motivi classici e strumentali con il ritmo spensierato del rockabilly, spesso usati in scene che di spensierato hanno ben poco; e con l'ambientazione, una cittadina serena che si specchia sul mare, ma allo stesso tempo immobile, fredda, intrappolata in un ghiaccio che impedisce anche un rituale semplice come la sepoltura. Il film vive di contrasti, muovendosi con grazia tra momenti estremamente drammatici e altri esilaranti, tra presente e passato, tra silenzi ed esplosioni di dialogo, che aiutano lo spettatore a calarsi nel conflitto interiore del protagonista.

L'irregolarità del ritmo, tuttavia, costituisce anche il principale punto di debolezza del film, in quanto rallenta eccessivamente il ritmo e sembra a volte artefatta, studiata a tavolino, che danno la fastidiosa sensazione che Lonergan abbia deliberatamente sacrificato la spontaneità di altri suoi lavori per un'artisticità studiata a tavolino. Ciononostante, il film fa centro dal punto di vista emotivo, raccontando con grande efficacia il lutto e la perdita dalla prospettiva maschile, indagando a fondo il senso di inadeguatezza, l'istinto a sopprimere le emozioni che si traduce in esplosioni incontrollate, la vergogna per il pianto e la commozione.

Fin dal suo primo film, lo splendido You can count on me (avremo occasione di parlarne), i protagonisti delle storie di Lonergan sono personaggi fuori posto, a disagio nel proprio contesto sociale. Lee Chandler non fa eccezione, e porta questa idea alle estreme conseguenze: Lee è a disagio nel mondo, non solo in uno specifico luogo. La sua afasia è il riflesso esteriore di una totale indisponibilità a comunicare, della sua decisione di chiudersi nella bara della propria solitudine e lasciare gli altri fuori dalla sua vita. Il film segue il suo percorso, in cui una nuova perdita diventa un'occasione per ritrovare qualcosa che sembrava perduto per sempre, e che in parte è destinato a rimanere tale. Casey Affleck dà corpo e voce all'emotività repressa di lì, regalandoci una performance toccante per intensità e realismo. Al suo fianco brilla un eccezionale Lucas Hedges, perfetto nel ritrarre tutte le contraddizioni dell'adolescenza con grande naturalezza, senza scadere nello stereotipo. Buona anche la prova di Michelle Williams, anche se appare ingiustificato il coro di Osanna che l'hanno accompagnata, con pioggia di nomination e riconoscimenti per una parte relativamente breve e non particolarmente complessa per un'attrice del suo calibro.

Manchester by the Sea è un perfetto esempio di come il cinema narrativo sia ancora in grado di raccontare storie nuove ed emozionanti, mutuando strutture e linguaggi del romanzo e trasponendole con efficacia in forma visiva. Nonostante le evitabili lungaggini e la sensazione di ricercatezza, Lonergan si consacra come uno degli autori più interessanti del panorama indipendente, raccontando una storia difficile che riesce a divertire nonostante in alcuni momenti sia un vero e proprio pugno allo stomaco per la forza e la durezza delle vicende narrate.

*** 1/2

Pier