Quarto telegramma da Venezia, con maledizioni famigliari, imprenditori pazzi e megalomani, film proteiformi, e architetti alle prese con la lotta di classe.
L'estranea (Concorso), voto 7. Una donna raggiunge la figlia a Roma, in una notte di tempesta, per raccontarle la vera storia degli eventi che hanno colpito la loro famiglia negli ultimi vent'anni. Strippoli realizza un thriller psicologico che flirta con il soprannaturale, in cui una narratrice non sappiamo quanto attendibile dissemina la quotidianità di misteriose figure e implacabili maledizioni. Il confine tra reale e follia si assottiglia, fino a un finale potente e catartico. Il film a volte si perde in lungaggini, ma ha momenti di grande impatto narrativo e visivo (tra questi spicca un intelligentissimo uso della vittoria dell'Italia ai Mondiali 2006), grazie anche alla prova di tutto il cast, in cui Jasmine Trinca è la ottima protagonista ma spiccano soprattutto Romana Maggiora Vergano, magnetica, e Valeria Bruni Tedeschi, in una parte perfetta per lei (a differenza della sua ultima apparizione veneziana).
Musk (Fuori Concorso), voto 7.5. Musk è un documentario ben costruito su una delle figure più influenti del nostro secolo, un coacervo di contraddizioni riconosciute da tutte le persone che gli stanno intorno: un uomo che, (a volte) in meglio e (molto più spesso) in peggio, ha cambiato e sta continuando a cambiare il mondo. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.
Company (Concorso), voto 7.5. Una sconosciuta si presenta a una festa di Natale e comincia a raccontare la storia di Tom, un anziano eremita che trova una ragazza, Evelyn, svenuta nella neve e la salva portandola in casa sua. Anche Evelyn, però, ha una storia da raccontare. Casey Affleck realizza un film proteiforme, molto originale per struttura narrativa e commistione di generi. Atmosfere da gotico sudista si intersecano al western e alla moltiplicazione dei punti di vista di Rashomon, più altre suggestioni che non si possono rivelare per non fare spoiler di un film che disvela i suoi segreti lentamente, seminando indizi che poi danno frutti nel finale. Affleck si muove tra con storie raccontate in epoche differenti che si inseguono, si incastrano, e risuonano tra loro. L'originalità strutturale si riflette anche in una pluralità tematica: il film parla del potere del racconto, ovviamente, ma anche dell'importanza dell'autocontrollo, del perdono, della memoria sia come base dell'identità che come trappola invisibile. La fotografia, tutta in luce naturale, è splendida ed evocativa. Il cast di attrici e attori poco conosciuti (Nick Nolte escluso) è semplicemente perfetto, e dona alla storia ulteriore freschezza. Company è un film strano e poco convenzionale, che ci trasporta all'interno di un "c'era una volta" pieno di oscurità ma anche di luce, in un labirinto di scoperta che ammalierà alcuni spettatori (chi scrive incluso) ma potrebbe respingerne altri.
Bunker (Concorso), voto 7. Sofia e Miguel sono una coppia di ricchi expat - editor di narrativa straniera lei, architetto lui - che vive a Londra con le due figlie. Sposati da tanti anni, il loro rapporto sembra entrare in crisi quando Miguel riceve una commissione strapagata ma molto particolare: costruire un bunker per un ricco magnate del tech. Zeller realizza un film imperfetto ma efficace, che avrebbe potuto colpire molto di più se si fosse affidato di più alla forza delle sue suggestioni simboliche anziché ostinarsi a spiegarle. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.
Pier
