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giovedì 2 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 20

Ventesima puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi tiene compagnia durante la quarantena.



Il genere di oggi è il thriller psicologico.

I film segnalati sono:

1) Shutter Island (disponibile su Netflix, Infinity, e Sky). Un capolavoro sottovalutato di Martin Scorsese, con una sequenza onirica degna di quella firmata da Salvador Dalì per Io ti salverò di Hitchcock (altro film da recuperare, disponibile su YouTube). Qui la recensione completa

2) The prestige (disponibile su Prime Video). A parere di chi scrive, il vero grande capolavoro di Christopher Nolan, che riprende lo schema de I duellanti ma lo trasforma in un rompicapo narrativo perfettamente congegnato che, attraverso la storia della rivalità tra due prestigiatori, ci fa riflettere sulla natura della competizione e sul significato della nostra stessa esistenza.

3) Animali notturni (disponibile su Netflix). Dopo l'ottimo esordio di A single man, Ford dirige la sua opera seconda con una visione d'insieme ammirevole, in cui nulla è fuori posto e tutto si incastra a perfezione: alla fredda crudeltà della scrittura si affianca una fotografia splendida, tra notturni cupi, solleoni abbaglianti alla Sergio Leone, e freddi interni ipermoderni.

A domani per la ventunesima puntata!

Pier

lunedì 14 ottobre 2019

Tesori nascosti - #1

Una nuova rubrica

Con "Tesori nascosti", Film Ora prova ad aiutare i suoi lettori a recuperare film meritevoli ma che hanno avuto distribuzione scarsa o invisibile nelle sale italiane. Grazie a DVD e servizi streaming, recuperare questi film non è più (nella maggior parte dei casi) un'impresa impossibile.

Sette tesori per puntata, per (ri)scoprire film caduti troppo in fretta nel dimenticatoio collettivo.

Ecco un primo elenco, corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o di un link alla nostra recensione


1. Soul Kitchen, voto 8.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2010
Regista: Fatih Akin
Commento: una commedia malinconica che scalda il cuore, che racconta le peripezie personali e professionali di un ristoratore turco in Germania. Qui la recensione estesa


2. Into paradiso, voto 7.5.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2010
Regista: Paola Randi
Streaming: no.
Commento: Originale commedia che anticipa la riscoperta di Napoli da parte del nostro cinema, focalizzandosi sugli incontri-scontri interculturali attraverso la storia un ricercatore napoletano che si trova costretto a trasferirsi nel quartiere cingalese della città. Ottima prova del cast. Qui la recensione completa.


3. Post mortem, voto 8. 
Genere: drammatico, storico
Anno: 2010
Regista: Pablo Larrain
Streaming: no.
Commento: uno dei film meno conosciuti di Larrain, ma anche uno dei più incisivi, che racconta con grande crudezza ed efficacia il regime di Pinochet attraverso la storia di un funzionario statale addetto ai verbali delle autopsie e innamorato della sua vicina di casa. Qui la recensione completa.


4. Essential killing, voto 7.5.
Genere: drammatico, thriller
Anno: 2010
Regista: Jerzy Skolimowski
Streaming: a noleggio su Chili.
Commento: film duro e allucinato sulla fuga disperata di un talebano da un campo di prigionia statunitense. Sceneggiatura perfetta, tesa, coinvolgente nonostante la ripetitività delle situazioni. Grande prova d'attore (muta) di Vincent Gallo.


5. 13 Assassini, voto 8.5
Genere: azione, storico
Anno: 2010
Regista: Takashi Miike
Commento: Un samurai-movie perfetto per tempi e atmosfere, che richiama Kurosawa ma mantiene comunque originalità e tensione grazie al folle e geniale tocco di Miike. Per gli amanti del genere, un film imperdibile.

6. Silent souls, voto 9.5.
Genere: drammatico
Anno: 2010
Regista: Aleksey Fedorchenko
DVD: solo in lingua straniera (inglese, francese, originale russo).
Streaming: no.
Commento: Storia delicata e toccante del funerale di una moglie che diventa il funerale di un'etnia, i Merja, legata a una vita semplice e rurale e assolutamente estranea alla modernità. Un film con eco di Tarkovsky, che racconta l'anima della Russia con una poesia straziante che arriva dritto al cuore.


7. A single man, voto 8. 
Genere: drammatico
Anno: 2010
Regista: Tom Ford
Commento: Una struggente storia d'amore perduto, fatta di sguardi, ricordi, madeleines. Qui la recensione estesa


Pier


venerdì 18 novembre 2016

Animali Notturni

La donna che morì due volte



Susan Morrow è proprietaria di una prestigiosa galleria d'arte. La sua esistenza scorre, fredda e monotona, tra le sue opere e una vita coniugale infelice, con il marito fedifrago e perennemente in viaggio. Un giorno Susan riceve un manoscritto da Edward, il suo primo marito, che le chiede di leggerlo. Il libro è un thriller, ambientato in un Texas calato in una notte che sembra non finire mai. Così, pagina dopo pagina, l'insonne Susan si trova a vivere la realtà del romanzo, e allo stesso tempo a rivivere il dolore che ha inflitto a Edward quando lo ha abbandonato.

Che cos'è un mostro? Questo sembra chiedersi, fin dalla splendida lynchiana sequenza di apertura, Animali Notturni: è un corpo sfigurato che si esibisce all'interno di un'installazione artistica? E' un gruppo di teppisti che sequestra una famiglia in viaggio nel Texas, come nel romanzo di Edward? E' Susan, che ha distrutto il cuore e la vita di Edward, abbandonandolo solo per soldi? O è Edward stesso, che decide di torturare la sua ex moglie con un romanzo di autopsicoanalisi, in cui i demoni interiori sembrano prendere vita sulla pagina?

Se la sequenza d'apertura fa pensare al Lynch di Twin Peaks, il film prosegue su toni decisamente più hitchockiani, anche se mantiene il gusto di Lynch per il ballare al confine tra reale e irreale, materiale e immateriale: quello che in Mulholland Drive era il sogno, qui è la pagina del romanzo di Edward, ambientato in un mondo calato nel sonno della ragione, dove i mostri sono tanto realistici da sembrare tangibili e reali. Attraverso una storia cruda e priva di speranza, Edward racconta alla ex moglie il suo inferno personale, trascinandola nei suoi incubi e non lasciandola più andare. Il passato diventa presente, il racconto diventa più reale del reale, in un ribaltamento di prospettiva in cui Susan muore due volte: la prima (la seconda) sulla pagina, la seconda (la prima) quando lascia Edward e sceglie il denaro al posto della felicità.

Dopo l'ottimo esordio di A single man, Ford dirige la sua opera seconda con una visione d'insieme ammirevole, in cui nulla è fuori posto e tutto si incastra a perfezione: alla fredda crudeltà della scrittura si affianca una fotografia splendida, in cui le cupe atmosfere notturne del Texas si alternano alle fredde luci dell'appartamento di Susan, per poi sprofondare in un abbagliante solleone che sembra uscito dai western di Sergio Leone, in cui ti sembra di sentire la polvere che ti avvolge e ti soffoca lentamente. Ford dirige il film con maniacale perfezionismo, in un equilibrio tra introspezione psicologica e freddezza narrativa che non può non richiamare alla mente il capolavoro di Hitchcock La donna che visse due volte. Come all'inizio del film, tuttavia, proprio quando sembra aver individuato un archetipo Ford se ne discosta con eleganza, annullando ogni pretesa di suspence (centrale, invece, per il regista inglese) per concentrarsi sulle pulsioni più animali dell'uomo, che sembra essere veramente se stesso solo nell'ombra.

Animali notturni è un film realizzato in modo superbo, che sconta solo un eccesso di freddezza e perfezione formale che fanno sì che solo raramente riesca ad emozionare. Probabilmente, però, era esattamente questo lo scopo di Ford, che non vuole coinvolgere lo spettatore, ma costringerlo ad assistere a una parata di mostri, a una seduta di psicoanalisi che, forse, è anche la sua.

****

Pier

sabato 3 settembre 2016

Telegrammi da Venezia 2016 - #1

Come ogni anno, Film Ora è a Venezia per seguire il festival.
Cominciamo con le recensioni dei film visti nei primi due giorni:



La La Land (Concorso), voto 9. Non è più tempo di musical, o forse sì: dopo il successo di Whiplash, Damien Chazelle realizza un musical solo apparentemente classico, che in realtà usa in modo geniale il genere per esplorare il rapporto tra verità e finzione, tra realtà e sogno. Sequenza d'apertura da Oscar istantaneo.

Les Beaux Jours d'Aranjeuz (Concorso), voto 3. Wim Wenders torna alla Mostra con un film insulso, un non-film, sicuramente l'opera peggiore della sua cinematografia. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

The Light Between Oceans (Concorso), voto 5.Premessa: questo film è un melò, e chi scrive detesta i melò. Tuttavia, il film non brilla per originalità visiva né narrativa, e manca di ritmo. Riesce però, a tratti, a emozionare, grazie soprattutto alle ottime prove di Fassbender e della Vikander.

Arrival (Concorso), voto 8. Decenni dopo Incontri ravvicinati del terzo tipo, finalmente un film di fantascienza torna a occuparsi del potere del linguaggio, dell'incontro-scontro con una civiltà aliena, anziché solo dello scontro. Villeneuve dirige con piglio autoriale un'opera dal buon potenziale commerciale, realizzando un film che intrattiene e fa riflettere.

El Cristo Ciego (Concorso), voto 6.5.Interessante opera prima del cileno Christopher Murray, il film esplora il ruolo della fede nel mondo di oggi, quello della morte di Dio e della crisi dei valori. Il viaggio di un ragazzo attraverso il deserto diventa catartico per lui e per altri, grazie non alla forza dei miracoli ma a quella delle parole. Il ritmo non è elevato, ma il film stimola alla riflessione.

Nocturnal Animals (Concorso), voto 7.5. Tom Ford ritorna al Lido dopo il suo film d'esordio, A single man, e lo fa con un thriller che si apre con una sequenza lynchiana per poi scivolare in atmosfere hitchcockiane, in cui il rapporto tra vicenda reale e vicenda romanzesca si compenetrano e sembrano quasi influenzarsi a vicenda. Meno stimolante a livello visivo del film d'esordio, ma con una solidità narrativa e una capacità di suspense sorprendenti.

King of the Belgians (Orizzonti), voto 7. Creativo mockumentary che racconta con toni comici e grotteschi l'immaginario tentativo del re del Belgio di tornare al suo paese sull'orlo di una secessione. Impossibilitato a lasciare la Turchia in aereo per via dell'eruzione di un vulcano islandese, il re affronterà un'odissea attraverso i Balcani, usando i mezzi più improbabili nel tentativo di tornare a casa.

Pier

venerdì 15 gennaio 2010

A single man

Alla ricerca del tempo perduto



George, un professore universitario di letteratura, ha appena perso in un incidente il compagno di una vita. Incapace di reagire al lutto e di andare avanti passa il tempo a riordinare la casa, ritrovando oggetti e documenti che gli ricordano l'amato, spingendolo a meditare il suicidio.

L'esordio cinematografico di Tom Ford è un film "proustiano", fatto di memorie e di oggetti, piccole madeleines quotidiane che riportano alla mente i momenti passati. L'amore di George è raccontato in maniera intima, delicata, lontana dalla morbosità ricercata cui spesso ci hanno abituato altri film sull'amore omosessuale.

La regia sceglie spesso di adottare il punto di vista del protagonista, soffermandosi su dettagli e particolari: su tutti spicca quello degli occhi, vera e propria ossessione di George, richiamata anche in una splendida citazione di Hitchcock.
La fotografia è onirica e sfumata ed esprime lo stato d'animo di George, precipitato in una sorta di apatico limbo dalla morte dell'amato. Ogni frammento della sua vita gli ricorda i momenti passati insieme, generando uno strazio interiore che Ford racconta con partecipazione e compassione (nel senso letterale del termine).

La prova strepitosa di Colin Firth arricchisce ulteriormente un film già pregevole: il suo dolore è intimo, autentico, non affettato nè esagerato. La sua sofferenza diventa quella dello spettatore, che si trova coinvolto senza che per questo Firth debba eccedere in pianti e lacrime, che anzi sono molto misurati e contenuti. Il vero dolore è silenzioso, e Firth riesce a comunicare i sui sentimenti anche senza bisogno delle parole: uno sguardo, un'espressione pensierosa bastano a farci capire quanto gli manchi l'amore di una vita.

A single man è senza dubbio uno dei più brillanti esordi alla regia degli ultimi anni. A volte eccede nella ricerca della perfezione estetica, ma è un difetto marginale se rapportato alla potenza emotiva ed espressiva di un film che non può mancare di colpire al cuore lo spettatore con la forza di un sentimento che sopravvive alla morte.

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Pier