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giovedì 14 maggio 2020

Tesori nascosti - #4

Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.

Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.




1. Carnage, voto 9.5
Generecommedia nera
Anno: 2011
Regista: Roman Polanski
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Infinity
Commentoun gioco (delle coppie) al massacro, divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia. Qui la recensione estesa.

2. Cose dell'altro mondo, voto 7.5.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2011
Regista: Francesco Patierno
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: un film che con gli anni è diventato se possibile più attuale, con uno spunto iniziale che ricorda Leftovers (in un paese del Nord scompaiono improvvisamente tutti gli immigrati) ma si fa critica sociale pungente e ben riuscita, tra imprenditori (un ottimo Abatantuono) che parafrasano discorsi di Prosperini e un poliziotto in crisi esistenziale e di nervi (Mastandrea).

3. A simple life, voto 9.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2011
Regista: Ann Hui
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su Chili
CommentoUno di quei film che entrano nel cuore già dopo pochi minuti grazie alla loro sincerità. Nessun artificio retorico, nessuna "caccia alla lacrima": la storia della vecchia tata e del suo pupillo che, cresciuto, deve prendersi cura di lei è raccontata con occhio disincantato, spesso divertito, facendo leva sull'evolversi della trama e del rapporto tra i due per generare emozioni. Qui la recensione estesa.

4. Superstar, voto 7.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2012
Regista: Xavier Giannoli
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
CommentoInteressante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perché. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama pur senza brillare per originalità.

5. The iceman, voto7.
Genere: thriller
Anno: 2012
Regista: Ariel Vromen
DVDsì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su Google Play
Commento: un film che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon.

6. Il terzo tempo, voto 7.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2013
Regista: Enrico Maria Artale
DVDsì, edizione italiana
Streamingnoleggio su vari servizi
CommentoUna bella storia di sport e redenzione che, pur attingendo a piene mani a tutti i topoi del genere, riesce comunque a essere originale nel suo modo di rielabolarli. Ottimo esordio alla regia per Artale, supportato da un'eccellente prova di tutto il cast, su cui spicca il giovane protagonista, Lorenzo Richelmy.

7. Tom à la ferme, voto 8.
Genere: thriller
Anno: 2013
Regista: Xavier Dolan
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: Thriller dalle atmosfere hitchcockiane e con forti eco freudiane, che convince, colpisce e fa discutere nonostante un ritmo a tratti non eccelso. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.

Simone

mercoledì 15 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 33

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.


Il genere di oggi è il cinema italiani anni Ottanta.

I film segnalati sono:

1) Attila flagello di Dio (disponibile su Prime Video e Mediaset Play). Un cult assoluto, con un Diego Abatantuono al suo meglio nella parte del re degli Unni, pronto a mettere a saccheggio Roma e tutta la cristianità.

2) Asso (disponibile su Infinity). Un cult "minore", ma esilarante quanto alcuni fratelli più famosi, con la memorabile partita a poker tra Celentano e il Marsigliese e una geniale scena onirica in Paradiso.

3) Due strani papà (disponibile su Prime Video). Film soprendentemente attuale, con Pippo Franco e Califano che interpretano due amici che vivono di espedienti e si ritrovano a dover accudire un bambino di colore abbandonato alla loro porta. Il film fu ben ricevuto da pubblico e critica, ma fu ritirato quasi subito dalle sale a causa dell'arresto per droga di Califano.

A domani per la trentatreesima puntata!

Pier


venerdì 6 settembre 2019

Telegrammi da Venezia 2019 - #4

Ultimo telegramma da Venezia, con gli ultimi film del Concorso, alcune belle sorprese nelle sezioni collaterali, e qualche inevitabile delusione.

A più tardi per il Totoleone!


Guest of honour (Concorso), voto 6.5. Dopo l'ispirato Remember, Egoyan torna a Venezia con un'altra storia sulla relatività della verità e della memoria, concentrandosi questa volta sul concetto di reputazione. Un impiegato dell'ufficio di igiene, che ha il potere di togliere la reputazione ai ristoranti con il suo giudizio, si trova a dover indagare per difendere la reputazione della figlia. L'indagine si trasforma in un viaggio della memoria. Egoyan rivela la verità a poco a poco, come i pezzi di un puzzle: il gioco funziona e intrattiene, grazie anche all'ottima prova degli attori, ma sa di già visto, e finisce per attutire la portata emotiva degli eventi narrata.

About endlessness (Concorso), voto 6.5. Dopo il Leone d'Oro vinto nel 2014, Andersson torna a Venezia con una storia simile nella struttura e nella composizione visiva, ma non nei contenuti. Laddove Un piccione alternava momenti di sublime ironia a momenti di riflessione, About endlessness è pervaso di pessimismo cosmico, con pochissime situazioni brillanti che sono anch'esse pervase da un'angoscia strisciante. Il film è una riflessione sulla solitudine e l'alienazione che caratterizzano le nostre esistenze, raccontate attraverso diversi quadri narrativi. Nel complesso il film è meno riuscito del precedente sia per una sensazione di già visto, sia per una minore coesione narrativa, che rende difficile vedere un filo logico a connettere le storie. Rimangono, però, la profondità della riflessione suscitata, ma soprattutto la sublime perfezione visiva di questi quadri dal sapore hopperiano e vermeeriano, in cui ogni oggetto, ogni dettaglio racconta una sua storia

Tony Driver (Settimana della Critica), voto 4. Una storia potenzialmente interessante trattata in modo banale e monodimensionale, ignorandone le molteplici e feconde sfaccettature. La commistione tra documentario e finzione è artificiale e non convince. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Psykosia (Settimana della Critica), voto 5. Un film visivamente curatissimo e suggestivo, che racconta però un tema abusato (quello del doppio) all'interno di un contesto abusatissimo (una clinica psichiatrica). Il rapporto tra medico e paziente potrebbe anche essere interessante, se non fosse che il colpo di scena si intuisce già nei primi minuti, lasciando quindi lo spettatore con una fastidiosa sensazione di già visto per le successive due ore.

Nevia (Orizzonti), voto 7.5. Uno splendido esordio, capace di scovare la bellezza nel mezzo dello squallore, raccontando con sguardo dolce e partecipe una bella fiaba contemporanea. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Tutto il mio folle amore (Fuori Concorso), voto 5.5. Un ritorno in tono decisamente minore per Gabriele Salvatores: il film è sconnesso, con le varie parti che si incastrano a fatica, e patisce anche una trattazione superficiale del tema dell'autismo. Il film è ai limiti del disastroso nelle parti con Valeria Golino, talmente svogliata da sembrare una cattiva attrice, e Diego Abatantuono, che pur non recitando riesce a strappare qualche sorriso. Lo salvano le scene di viaggio attraverso Slovenia e Croazia, che riportano alla mente i lavori giovanili di Salvatores, con personaggi sconclusionati persi in mezzo del nulla, alla perenne ricerca di se stessi. In quei momenti si ride e ci si commuove, grazie anche a un Claudio Santamaria perfetto nella parte del "Modugno dei Balcani".

Waiting for the barbarians (Concorso), voto 7.5. In uno scenario da deserto dei Tartari, il nemico sembra sempre alle porte e, quando non c'è, occorre inventarsene uno al fine di far stringere i sudditi intorno all'imperatore. Se sembra sinistramente familiare è perché lo è: Waiting for the barbarians racconta la contemporaneità attraverso un dramma pseudostorico ben scritto, diretto e interpretato, con echi di Lawrence d'Arabia e un Mark Rylance che ne è il cuore emotivo ed etico, novello scrivano Bartleby che rifiuta di sottostare a ordini che violentano la sua natura..

La mafia non è più quella di una volta (Concorso), voto 7.5. Franco Maresco realizza un documentario agghiacciante ed esilarante al tempo stesso, in cui trascina lo spettatore per le strade di una Palermo dove Borsellino e Falcone non solo non sono celebrati, ma sono nel migliore dei casi dimenticati e nel peggiore insultati o vilipesi. Un ritratto amaro di una Sicilia, di un'Italia senza memoria, e destinate quindi a ripetere gli errori del passato. A volte la voce fuori campo risulta un po' forzata, ma è un difetto veniale in un film che vuole risvegliare le coscienze, ma senza nutrire troppe speranze di riuscirci.

They say nothing stays the same (Aru sendo no hanashi) (Giornate degli Autori), voto 8.5. Che cos'è la poesia, se non la capacità di trovare lo straordinario nell'ordinario? La storia di un barcaiolo fluviale che trasporta passeggeri da una riva all'altra del fiume sembrerebbe banale, ma si trasforma invece in un'opera dolce e commovente, con la fotografia più ispirata e ispirante vista finora alla Mostra, fatta di colori forti, luminosi, vitali. Sulla vita bucolica e tradizionale del barcaiolo incombono la costruzione di un ponte che rischia di lasciarlo senza lavoro, e la vendetta di uno spirito della morte, in un meraviglioso connubio tra tradizione e modernità degna dei capolavori di Hayao Miyazaki. Un piccolo gioiello.

Un monde plus grand (Giornate degli Autori), voto 6.5. Il film racconta la storia vera di Corine Sombrun, tecnica del suono e documentarista che, in seguito alla morte del marito, accetta di recarsi in Mongolia per documentare le pratiche sciamaniche delle tribù locali. Il suo coinvolgimento con queste pratiche sarà più profondo del previsto, e grazie a esseCorine riscoprirà lentamente se stessa. L'incontro-scontro tra cultura francese e mongola è raccontato in modo classico ma efficace, ed è sorretto da una fotografia che, una volta liberata dalle costrizioni urbane, si libra in volo per raccontare la vita nella steppa con occhi spalancati di stupore, donando agli spettatori lo sguardo di Corine. Un film semplice ma efficace sul ritrovarsi, e un utile memento del fatto che ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sappia la nostra filosofia (e la nostra scienza).

Pier e Simone

domenica 4 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #2

Un piccolo speciale su quanto visto finora del cinema italiano:

Scialla, voto 8.5: divertente e non banale, la vera sorpresa (fin qui) della mostra. Un rapporto adulto-adolescente coinvolgente ed esilarante, con un Bentivoglio superlativo, e un ottimo protagonista esordiente.

L'arrivo di Wang, voto 5: il voto è alzato perchè apprezzo il coraggio di fare un film di fantascienza in Italia, ma il risultato è quantomeno rivedibile (eufemismo). Velo pietoso sulla protagonista, partecipazione (non) straordinaria di Ennio Fantastichini.

Cose dell'altro mondo, voto 7: il film diverte e fa riflettere, parafrasando discorsi di Prosperini e offrendoci un Mastandrea superlativo nei panni del poliziotto. Sceneggiatura con qualche buco, ma ci si può passar sopra.

Ruggine, voto 6.5. Un Mystic River all'italiana, che affronta con coraggio il tema della pedofilia su due piani temporali differenti. Se gli attori bambini risultano i migliori, però, c'è qualcosa che non va.

Terraferma, voto 7: un film forte ed evocativo, ma troppo di maniera nello stile. I temi sono tanti e tutti interessanti, ma poco approfonditi. Crialese ci aveva fatto sperare in qualcosa di meglio.

Cavalli, voto 6: una bella idea di partenza, un rapporto con la natura e gli animali che richiama Cormac McCarthy (citato apertamente), un ottimo Vinicio Marchioni (il Freddo della serie di Romanzo Criminale). Peccato per la scelta di fare il film in costume, che rende la storia più finta e distante, e per alcune pecche di regia, anche se sono perdonabili dato che è un'opera prima.

Pier

giovedì 1 aprile 2010

Happy family

Due famiglie in cerca d'autore



Ezio è uno scrittore che ha paura di vivere. E' sempre chiuso in casa, e la sua arte e i suoi personaggi sono la sua unica compagnia. Sta lavorando alla storia di due famiglie molto complesse: sedicenni che vogliono sposarsi, mogli sull'orlo di una crisi di nervi, padri indolenti o con gravi problemi di salute. A causa di un (immaginario) incidente in bicicletta, alla cena che riunisce alla stessa tavola figli e genitori finisce anche Ezio, che inaspettatamente troverà l'amore.

Happy family si muove tra il mondo della realtà e quello della finzione: è una riflessione sul cinema, ma anche sulla scrittura, sul rapporto tra personaggi e autore, che riprende l'opera pirandelliana e la fa incontrare con l'immaginazione felliniana. Ezio cresce e matura insieme alle sue "creature", imparando ad affrontare le novità della vita e i sentimenti.
Salvatores utilizza gli spunti proposti dall'8 1/2 di Fellini e li applica alla realtà della famiglia, ritraendone alla perfezione nevrosi e dinamiche di interazione e citando apertamente Wes Anderson e i suoi Tenenbaum. Il risultato è un film divertente e originale, non tanto nei contenuti quanto nelle scelte registiche e nel rapporto tra i due piani della trama.

I personaggi parlano spesso in macchina, come in una sorta di psicoterapia di gruppo che permette di dare a ciascuno di loro spessore e una forte caratterizzazione. Come Anderson, Salvatores crea scene a prevalenza monocromatica, usando i coloro come forma espressiva dello stato d'animo e delle situazioni che in protagonisti si trovano ad affrontare. La sceneggiatura è ben scritta e vivace, ed è sostenuta da una prova corale degli attori semplicemente eccezionale, con Abatantuono e Bentivoglio che meritano una menzione particolare insieme ai due protagonisti, un Fabio de Luigi sempre più convincente e l'ottima sorpresa Valeria Bilello.

Salvatores dimostra ancora una volta di essere un regista eclettico, con il raro merito di realizzare film sempre diversi ma sempre interessanti. Happy family è bello, vitale e originale, una vera boccata fresca nel panorama sempre uguale del cinema italiano. Non perdetelo.

****

Pier

martedì 7 aprile 2009

Gli amici del bar Margherita

Cinismo e simpatia nella nuova commedia di Pupi Avati


L'ultimo film di Pupi Avati, Gli amici del bar Margherita, racconta le vicende di un gruppo di amici e del loro punto di ritrovo, il bar Margherita, visti attraverso gli occhi di un adolescente, "coso", che, a detta di Avati, dovrebbe rappresentare il suo alter ego. In un perfetto stile "amarcord" si rivivono degli stralci di vita quotidiana dell' anno 1954.

Come in perfetto stile monicelliano, Avati delinea magistralmente le personalità dei protagonisti tutti caratterizzati da diverse sfacettature, diversi sogni e diverse abitudini, ma condividendo l'abitudinaria vita che ruota intorno al Bar bolognese, centro nevralgico e punto di ritrovo. 

La nostalgia del regista è celata nelle rievocazioni delle abitudini passate, ascoltare le partite del Bologna alla radio, ritrovarsi ad un bar tra amici rigorosamente maschi, l'ascoltare il Festival di San Remo quando ancora rappresentava l'evento nazionale, le partite di biliardo. La Bologna dipinta nel film è una città a misura d'uomo dove tutti si conoscono e dove si sa tutto di tutti, dove i legami erano forti e il contatto umano massimo; non c'erano cellulari ne computer quindi il i bar, le strade e le piazze rappresentavano gli unici luoghi di socializzazione e comunicazione.

La nostalgia viene alternata costantemente con il cinismo con cui le diverse storie si intrecciano reciprocamente. "Coso" che nasconde la morte del nonno pur di continuare la sua festa, uno scherzo fatto ad un aspirante cantante (De Luigi) il cui sogno era di andare a San Remo, il matrimonio di un ingenuo semi-autistico (Marcorè) fatto saltare da un suo presunto amico (Abatantuono) con la complicità di una prostituta (Chiatti), la sadica presa in giro di Walter, vecchio proprierario del bar chiamato "Water".

Il film è bello e prezioso nel alternare situazioni comiche a pura cattiveria nel perfetto stile della commedia all' italiana. A differenza dei Mostri oggi (vedi precedente critica), non pretende di generalizzare il mal costume e il cinismo sociale, bensì lo circoscrive in un gruppo di amici aumentandone esponezialmente l'effetto in quanto velato e giustificato: Abantantuono fa saltare il matrimonio di Marcorè pensando di salvarlo, "Coso" nasconde la morte del nonno perchè deve conoscere una ragazza e lo scherzo a De Luigi viene accettato come disputa fra amici. E' in questa normalità che la cattiveria si rende più evidente e tragica, smorzata e insieme accentuata da varie situazioni tragicomiche.

***1/2

Alessandro

mercoledì 1 aprile 2009

I mostri oggi

Un puro esercizio di cattiveria


Giunto al terzo episodio, l'ultimo film del ciclo "I mostri" si trova ad affrontare nuove categorie di immorali che popolano la società nel nuovo millennio. La pellicola è spezzettata in otto episodi che durano in media 10 minuti ciascuno.

La cosa che più mi ha colpito di questo film è la totale incapicità di far sorridere in situazione tragicomiche. Il riso amaro è da decenni tipico della commedia all'italiana, il punto nevralgico delle produzioni teatrali di De Filippo, dei film di registi come Zampa, Risi, Monicelli, De Sica, di attori come Tognazzi, Gassman, Sordi, Totò, e obiettivo primario dei film moderni di Verdone, unico grande erede di un patrimonio culturale e artistico tipico del Bel Paese. "I mostri oggi" fallisce completamente in ciò per cui era nato e aveva affrontato nei suoi precedenti capitoli, non strappa una risata in tutta la sala, e diventa un semplice esercizio di cattiveria.

Le storie raccontate sono amare, politicamente scorrette, ma irreali e distaccate; questi mini racconti non appassionano nè compassionano perchè mal costruiti sia logicamente che narrativamente. E' vero che per i corti di valore è necessario la mano di un maestro, ma le storie sono assurde, esagerate e sopratutto distaccate da una società che è si malata e priva di morale, ma raccontata troppo superficialmente nel film.

C'è poco da aggiungere, il film è brutto, non salvo nessuna storia e nessun attore. Vivamente sconsigliato.

*

Alessandro