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mercoledì 18 marzo 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 5

Quinta puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica di cinema che consiglia film da recuperare durante la quarantena.

 

Il genere di oggi è "film italiani leggeri". Vediamo i prescelti:

1) Il ragazzo di campagna (disponibile su Infinity). Un grande classico della comicità all'italiana, con molte scene diventate ormai di culto e un messaggio sociale che si fa strada sotto le risate, e che mette in guardia sull'importanza di mantenere un equilibrio tra modernità e tradizione.

2) Metti la nonna in freezer (disponibile su Netflix). Una commedia degli equivoci ben riuscita, con Miriam Leone e Fabio De Luigi nella parte dei protagonisti, che parla di quella parte dell'Italia che, nonostante gli studi e gli sforzi, è costretta a tirare a campare con espedienti.

3) Io speriamo che me la cavo (disponibile su Amazon Prime Video). Un film divertente ma anche struggente sul meraviglioso rapporto tra un insegnante e i suoi scolari in un paesino nel napoletano. Una delle prove migliori di Paolo Villaggio, che mette in mostra la solita verve comica ma anche un inusuale talento drammatico.

 A domani per la sesta puntata!

 Pier

martedì 26 aprile 2011

Rio

Un trionfo di colori



Blu è un pappagallo tropicale strappato piccolissimo dalle foreste di Rio. Per caso finisce in mano a Linda, una bambina del Minnesota, che lo prende con sè. I due crescono insieme e sono inseparabili, fino a quando non si presenta alla porta della libreria gestita da Linda un ornitologo, Tullio, che le rivela che Blu è l'ultimo esemplare maschio della sua specie. La convince così a seguirlo in Brasile, dove Blu dovrebbe accoppiarsi con Gioiel, unica femmina rimasta. L'operazione non si rivelerà così semplice, e Blu e Linda dovranno affrontare molte peripezie in un mondo completamente diverso dal loro.

La Blue Sky abbandona le atmosfere ghiacciate della saga di Ice Age e si trasferisce in Brasile, per la precisione a Rio, per raccontare il viaggio di un pappagallo che, scoprendo un nuovo paese, finirà anche per scoprire molte cose su se stesso, sulla vita e sull'amore.
Il film ha un buon ritmo ed è disegnato in modo eccellente, con colori sgargianti e una grande attenzione per i dettagli delle diverse specie di uccelli. La storia non è particolarmente originale ma è comunque arricchita da alcune trovate di livello, su tutte il personaggio del pappagallo malvagio Miguel.
La vera forza del film sono però i panorami di Rio, riprodotta in ogni dettaglio, carnevale compreso, in uno sforzo creativo e di verosimiglianza secondo solo a quello intrapreso dalla Pixar per Ratatouille. Un altro elemento azzeccato sono i personaggi secondari, che creano numerosi momenti comici di contorno rispetto alla vicenda principale.

Le canzoni non sono memorabili, fatta eccezione per quella d'apertura, in cui sia la musica sia la coreografia che la supporta sono di ottimo livello.
Il doppiaggio italiano alterna scelte azzeccate (Mario Biondi nella parte del cattivo, una rivelazione) e decisamente fuori luogo (Victoria Cabello, a dir poco pessima), ma in generale si assesta su un buon livello grazie al contributo di De Luigi nel ruolo del protagonista e quello eccellente di Altafini nei panni del bulldog-meccanico.

Rio è un film divertente e colorato, realizzato con cura e perizia grafica. Manca di uno spunto veramente originale, ma è comunque gradevole e offre un'eccellente ritratto della città carioca di cui porta il titolo.

***

Pier

lunedì 1 novembre 2010

Maschi contro femmine

Una comicità tutta italiana


Il film ruota intorno alle storie sentimentali di 5 amici. Walter (De Luigi), allenatore di pallavolo, a causa di un'astinenza prolungata con la moglie, finirà per cedere alle avances di una sua giocatrice; Diego (Preziosi), scapolo di successo e playboy incallito, si innamorerà della vicina di casa, ambientalista e radical chic, con la quale si era creato un rapporto basato sull'insulto quotidiano; infine, Marta ed Andrea (Vaporidis) sono due studenti universitari, amici inseparabili che condividono la stessa ragazza, ma che finiranno per abbandonarla quando la loro amicizia comincia a risentirne.

Il film è impostato come la maggior parte delle commedie italiane, da Ex a Gli amici del bar Margherita, dove la conoscenza dei protagonisti e il loro punto di ritrovo rappresentano il collante del racconto a più storie che si dipanano coprendo diversi aspetti di uno stesso tema: nel caso di Maschi contro Femmine, la vita sentimentale.

Quand'è che il gioco funziona? Quando le storie raccontate non sono fini a se stesse ma diventano pezzi di un mosaico dal quale è possibile riconoscere e comprendere la figura nella sua completezza. Maschi contro Femmine è uno di questi casi, dove ciascuna vicenda è integrata all'altra non tanto per raggiungere l'ora e mezza di film, ma per coprire una tematica che, sebbene trita e ritrita, è impostata in modo non banale e con cognizione di causa.

Non boccerei nessuna delle storie raccontate, gli attori sono tutti convincenti (chi più e chi meno) e gli sketch, presi nella loro singolarità, sono francamente divertenti.

Un film consigliato per passare un pomeriggio divertente e senza troppo impegno.

***
Alessandro

giovedì 1 aprile 2010

Happy family

Due famiglie in cerca d'autore



Ezio è uno scrittore che ha paura di vivere. E' sempre chiuso in casa, e la sua arte e i suoi personaggi sono la sua unica compagnia. Sta lavorando alla storia di due famiglie molto complesse: sedicenni che vogliono sposarsi, mogli sull'orlo di una crisi di nervi, padri indolenti o con gravi problemi di salute. A causa di un (immaginario) incidente in bicicletta, alla cena che riunisce alla stessa tavola figli e genitori finisce anche Ezio, che inaspettatamente troverà l'amore.

Happy family si muove tra il mondo della realtà e quello della finzione: è una riflessione sul cinema, ma anche sulla scrittura, sul rapporto tra personaggi e autore, che riprende l'opera pirandelliana e la fa incontrare con l'immaginazione felliniana. Ezio cresce e matura insieme alle sue "creature", imparando ad affrontare le novità della vita e i sentimenti.
Salvatores utilizza gli spunti proposti dall'8 1/2 di Fellini e li applica alla realtà della famiglia, ritraendone alla perfezione nevrosi e dinamiche di interazione e citando apertamente Wes Anderson e i suoi Tenenbaum. Il risultato è un film divertente e originale, non tanto nei contenuti quanto nelle scelte registiche e nel rapporto tra i due piani della trama.

I personaggi parlano spesso in macchina, come in una sorta di psicoterapia di gruppo che permette di dare a ciascuno di loro spessore e una forte caratterizzazione. Come Anderson, Salvatores crea scene a prevalenza monocromatica, usando i coloro come forma espressiva dello stato d'animo e delle situazioni che in protagonisti si trovano ad affrontare. La sceneggiatura è ben scritta e vivace, ed è sostenuta da una prova corale degli attori semplicemente eccezionale, con Abatantuono e Bentivoglio che meritano una menzione particolare insieme ai due protagonisti, un Fabio de Luigi sempre più convincente e l'ottima sorpresa Valeria Bilello.

Salvatores dimostra ancora una volta di essere un regista eclettico, con il raro merito di realizzare film sempre diversi ma sempre interessanti. Happy family è bello, vitale e originale, una vera boccata fresca nel panorama sempre uguale del cinema italiano. Non perdetelo.

****

Pier

martedì 7 aprile 2009

Gli amici del bar Margherita

Cinismo e simpatia nella nuova commedia di Pupi Avati


L'ultimo film di Pupi Avati, Gli amici del bar Margherita, racconta le vicende di un gruppo di amici e del loro punto di ritrovo, il bar Margherita, visti attraverso gli occhi di un adolescente, "coso", che, a detta di Avati, dovrebbe rappresentare il suo alter ego. In un perfetto stile "amarcord" si rivivono degli stralci di vita quotidiana dell' anno 1954.

Come in perfetto stile monicelliano, Avati delinea magistralmente le personalità dei protagonisti tutti caratterizzati da diverse sfacettature, diversi sogni e diverse abitudini, ma condividendo l'abitudinaria vita che ruota intorno al Bar bolognese, centro nevralgico e punto di ritrovo. 

La nostalgia del regista è celata nelle rievocazioni delle abitudini passate, ascoltare le partite del Bologna alla radio, ritrovarsi ad un bar tra amici rigorosamente maschi, l'ascoltare il Festival di San Remo quando ancora rappresentava l'evento nazionale, le partite di biliardo. La Bologna dipinta nel film è una città a misura d'uomo dove tutti si conoscono e dove si sa tutto di tutti, dove i legami erano forti e il contatto umano massimo; non c'erano cellulari ne computer quindi il i bar, le strade e le piazze rappresentavano gli unici luoghi di socializzazione e comunicazione.

La nostalgia viene alternata costantemente con il cinismo con cui le diverse storie si intrecciano reciprocamente. "Coso" che nasconde la morte del nonno pur di continuare la sua festa, uno scherzo fatto ad un aspirante cantante (De Luigi) il cui sogno era di andare a San Remo, il matrimonio di un ingenuo semi-autistico (Marcorè) fatto saltare da un suo presunto amico (Abatantuono) con la complicità di una prostituta (Chiatti), la sadica presa in giro di Walter, vecchio proprierario del bar chiamato "Water".

Il film è bello e prezioso nel alternare situazioni comiche a pura cattiveria nel perfetto stile della commedia all' italiana. A differenza dei Mostri oggi (vedi precedente critica), non pretende di generalizzare il mal costume e il cinismo sociale, bensì lo circoscrive in un gruppo di amici aumentandone esponezialmente l'effetto in quanto velato e giustificato: Abantantuono fa saltare il matrimonio di Marcorè pensando di salvarlo, "Coso" nasconde la morte del nonno perchè deve conoscere una ragazza e lo scherzo a De Luigi viene accettato come disputa fra amici. E' in questa normalità che la cattiveria si rende più evidente e tragica, smorzata e insieme accentuata da varie situazioni tragicomiche.

***1/2

Alessandro

domenica 8 febbraio 2009

Ex

Il gioco delle coppie


Quanti di noi sono stati fidanzati? E quanti di questi/e fidanzati/e sono diventati poi ex? Ex rimpianti, pedanti, insistenti, dimenticati.


Proprio di loro parla il nuovo film di Fausto Brizzi, che, attraverso varie storie d'amore collegate tra di loro, costruisce un ritratto sentimentale dell'Italia di oggi.

Fatti i dovuti distinguo, Ex può essere visto come una sorta de I mostri dedicato all'amore, raccontato attraverso le storie di coppie scoppiate o sul punto di farlo.

C'è il cinquantenne in crisi di mezza età, ci sono i due giovani separati dal lavoro, i due genitori in lite per l'affidamento dei figli, il ragazzo perbene (uno splendido Fabio De Luigi) perseguitato dall'ex-fidanzato della sua attuale compagna.
Brizzi si conferma eccellente regista di commedie, anche se a volte eccede un po' troppo nell'uso del dialetto romanesco.

Insomma, un film a episodi piacevole, vivace, sorretto da ottimi attori, tra cui spiccano, oltre al già citato De Luigi, Silvio Orlando e Claudio Bisio.

Un consiglio: non guardate il trailer, vi brucereste alcune delle scene migliori.

*** (*****)

Pier