Visualizzazione post con etichetta Oliver Stone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Oliver Stone. Mostra tutti i post

lunedì 1 novembre 2010

Maschi contro femmine

Una comicità tutta italiana


Il film ruota intorno alle storie sentimentali di 5 amici. Walter (De Luigi), allenatore di pallavolo, a causa di un'astinenza prolungata con la moglie, finirà per cedere alle avances di una sua giocatrice; Diego (Preziosi), scapolo di successo e playboy incallito, si innamorerà della vicina di casa, ambientalista e radical chic, con la quale si era creato un rapporto basato sull'insulto quotidiano; infine, Marta ed Andrea (Vaporidis) sono due studenti universitari, amici inseparabili che condividono la stessa ragazza, ma che finiranno per abbandonarla quando la loro amicizia comincia a risentirne.

Il film è impostato come la maggior parte delle commedie italiane, da Ex a Gli amici del bar Margherita, dove la conoscenza dei protagonisti e il loro punto di ritrovo rappresentano il collante del racconto a più storie che si dipanano coprendo diversi aspetti di uno stesso tema: nel caso di Maschi contro Femmine, la vita sentimentale.

Quand'è che il gioco funziona? Quando le storie raccontate non sono fini a se stesse ma diventano pezzi di un mosaico dal quale è possibile riconoscere e comprendere la figura nella sua completezza. Maschi contro Femmine è uno di questi casi, dove ciascuna vicenda è integrata all'altra non tanto per raggiungere l'ora e mezza di film, ma per coprire una tematica che, sebbene trita e ritrita, è impostata in modo non banale e con cognizione di causa.

Non boccerei nessuna delle storie raccontate, gli attori sono tutti convincenti (chi più e chi meno) e gli sketch, presi nella loro singolarità, sono francamente divertenti.

Un film consigliato per passare un pomeriggio divertente e senza troppo impegno.

***
Alessandro

venerdì 22 ottobre 2010

Wall Street - Il denaro non dorme mai

L'incapacita' di chiudere



Gordon Gekko e' tornato. Dopo anni spesi in prigione, ne esce proprio qualche giorno dopo l'11 Settembre 2001. Riesce a rimettersi in pista grazie a un libro di memorie, ma rimane comunque fuori da quell'ambiente finanziario che una volta controllava. Ora il suo posto e' occupato da Bretton James, spietato squalo della finanza che non esita a far sparire la storica banca gestita da Louis Zabel, che per difendere il suo onore si suicida. Sara' proprio questo suicidio a spingere Jake Moore, fidanzato della figlia di Gekko e protegee di Zabel, a offrire a Gordon l'occasione di rientrare, con l'obiettivo di "far fuori" James.

Oliver Stone riprende la storia la' dove era finito il primo Wall Street, ma la porta alle sue estreme conseguenze. Il Gekko del primo capitolo sembra un dilettante in confronto ai moderni squali della finanza, per cui l'insider trading e' all'ordine del giorno e il denaro dei propri clienti e' solo un mezzo per arricchirsi. Lo scenario dipinto da Stone e' inquietante, ma corrisponde perfettamente alle cronache cui la presente crisi finanziaria ci ha abituati. Le banche falliscono, alcune teste cadono, per scelta propria come Zabel (uno straordinario Langella) o altrui, ma i grandi squali (qui rappresentati nel personaggio interpretato alla perfezione da Eli Wallach) rimangono sempre in sella, pronti a cavalcare il prossimo cavallo vincente fino al suo esaurimento. Le bolle speculative si succedono l'una all'altra, e nemmeno la crisi piu' profonda sembra in grado di fermarle.

A questi contenuti crudi e realistici Stone accompagna un'eccezionale fotografia e, a tratti, dei toni da commedia. Questi ultimi stonano solo in parte, in quanto offrono comunque una prospettiva tagliente, ai limiti della satira, sull'odierna situazione del capitalismo. Quello che invece stona realmente sono alcune scene "oniriche", che hanno il solo effetto di togliere ritmo alla storia, e la scelta di alcuni elementi del cast. Se Michael Douglas e Josh Brolin sono perfetti nei rispettivi ruoli, infatti, lo stesso non si puo' dire delle loro giovani controparti. Shia LaBeouf e' bravo e intenso, ma e' troppo giovane per il suo personaggio, finendo per risultare poco credibile. Carey Mulligan, d'altra parte, e' l'Alba Rohrwacher d'oltre oceano (o meglio la Rohrwacher e' la Mulligan italiana), in quanto non ha qualita' recitative ne' tanto meno estetiche tali da giustificare il suo continuo inserimento in svariati progetti cinematografici.

La pecca piu' grande del secondo Wall Street e' tuttavia nel finale. La soluzione della vicenda e' tesa, rispetta il tono del film e soddisfa, ma c'e' un elemento che stona decisamente e che lascia l'amaro in bocca allo spettatore. L'incapacita' di chiudere con il passato e' un tema forte che attraversa tutto il film: nel finale va un po' perso, dando l'impressione che forse, questa volta, chi non sapeva come chiudere fosse proprio Stone.

***

Pier

mercoledì 21 gennaio 2009

W.

La vita del presidente peggiore della storia degli Stati Uniti


Era dai tempi di Nixon e la guerra nel Vietnam che un Presidente degli Stati Uniti avesse cosi' poco appoggio dal popolo americano. Oliver Stone ha cercato di spiegarlo mettendo in evidenza nel suo film "W." non gli errori, non le scelte politiche di Bush, quanto l'uomo, con il suo vizio del alcol, i suoi problemi, generazionali prima e di confronto poi, con il padre, fino ad arrivare alla superficialita' di una figura che a detta del regista "non ha combinato un cazzo nella vita fino ai 40 anni".

Dal punto di vista cinematografico il film e' divertente e veloce nonostante le oltre due ore. Fino alla riunione di Stato dove i magnifici 5 (Bush, Ramsfield, Powell, Rice e Cheney) decidono l'attacco all'Iraq per mere questioni economiche, si e' di fronte ad un film per molti versi "teen" (vedi ammissione confraternita di Yale); ma dopo quel momento lo spettatore, con orrore, capisce che quell'omino piccolo e insignificante, facile ai vizi di ogni genere, e incapace di prendersi responsabilita' di alcun tipo (Bush passa da un lavoro ad un altro), diventa il PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, ovvero l'uomo piu' potente del mondo.

Daquesta biografia si comoprendono con facilita' i motivi della cattiva gestione; ma non e' Bush il solo. C'e' Cheney, dipinto come un arrivista, un politico imperialista che vorrebbe tornare al 1600 quando l'Inghilterra con la sua Compagnia delle Indie aveva conquistato il mondo, la Rice, inetta e senza personalita' e' piu' che altro una figura passiva, Rumsfield, disonesto a tal punto da essere cacciato addiritura dal Presidente (e il che e' tutto dire) e infine Powell, angelo nero dentro quel gruppo fanatico scatenato che cerca di riportare razionalita' all'interno del gruppo senza essere pero' ascoltato.

Alla fine del film si capiscono tante cose, o meglio piu' che capirle, vengono confermate. Assolutamente da vedere, anche se dal punto di vista cinematografico non c'e' niente di particolarmente rilevante da sottolineare, e che ci si potrebbe aspettare dal regista di Platoon.

**1/2

Alessandro