giovedì 23 ottobre 2025
After the Hunt
sabato 30 agosto 2025
Telegrammi da Venezia 2025 - #2
martedì 8 settembre 2020
Telegrammi da Venezia 2020 - #3
Terzo telegramma dalla Mostra del Cinema 2020. Molti film che si focalizzano sul tema del racconto e della narrazione - orale, visiva, scritta - altri che affrontano la quotidianità di persone comuni e uno, infine, che racconta una notte eccezionale nella vita di alcuni grandissimi personaggi.

Mainstream (Orizzonti), voto 6. La ricerca sfrenata della celebrità nel mondo dei social media e degli youtuber: il film intrattiene e offre una splendida prova di Andrew Garfield e alcune trovate visive interessanti, ma per il resto racconta temi e situazioni già visti e stravisti. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.
The World to Come (Concorso), voto 6.5. Due donne nel New England di fine Ottocento, una vita spartana in cui non sembra esserci spazio per amore, poesia e sogno, che invece trovano nella compagnia reciproca. Un film che racconta un incontro di solitudini, con una fotografia pittorica in luce naturale che viene troppo spesso soffocata da un'invadente voce fuori campo.
La Nuit des Rois (Orizzonti), voto 8.5. Costa d'Avorio: un carcere in mezzo al nulla è controllato dai detenuti, organizzati con un sistema di gerarchie da principato rinascimentale. Quando sorge una luna rossa, inizia la Notte del Romanzo, in cui un prigioniero - detto Romanzo - deve raccontare una storia. Durante la notte, si tessono intrighi per detronizzare l'attuale capo, mentre il racconto del Romanzo diventa un'esperienza catartica collettiva. Ispirato alla reale situazione di una prigione in Costa d'Avorio, il film è uno splendido inno alla potenza del racconto, alla sua natura condivisa e quasi magica, capace di esorcizzare paure ed evocare demoni, toccando le corde emotive più profonde e potenti dell'animo umano. Un'esperienza unica.
One Night in Miami (Fuori Concorso), voto 7. La notte in cui Cassius Clay ha appena conquistato il titolo dei pesi massimi contro Sonny Liston, in un hotel di Miami si svolge una riunione che cambierà il corso della storia dei diritti civili, e della vita di Clay in particolare: presenti, oltre al pugile, Malcolm X, Jim Brown, uno dei più grandi campioni della storia della NFL, e Sam Cooke, padre della musica soul. Si parla di diritti degli afroamericani, ma soprattutto di come ottenerli, con posizioni spesso conflittuali. Un film che, è triste dirlo, racconta una storia terribilmente attuale. Nonostante l'impianto forse eccessivamente statico e teatrale (il testo ha la sua origine come spettacolo teatrale, e si vede), il film risulta comunque efficace e di grande impatto, soprattutto grazie alla qualità della scrittura e alle ottime prove dei protagonisti, tra cui spicca Eli Goree, splendidamente gigione e perfetto interprete di Clay-Alì.
Haylaletler - Ghosts (Settimana della Critica), voto 5.5. Un blackout unisce temporaneamente i destini di cinque persone nella Istanbul di oggi. Una premessa interessante, ma sviluppata senza un'idea chiara, con scarso equilibrio tra i vari personaggi e un messaggio che, se c'era, non traspare affatto.
Notturno (Concorso), voto 8. Dopo il Leone d'oro ottenuto con Sacro GRA, Rosi torna alla Mostra con un ritratto delle zone di guerra in Medio Oriente, raccontate attraverso le vite dei cittadini comuni, catturati nella loro quotidianità. Teso, forte, quasi mai retorico, il film di Rosi cattura, avvince, e fa riflettere, sorretto anche dalla bellezza abbacinante di alcune immagini.
Pier e Simone
martedì 6 settembre 2016
Telegrammi da Venezia 2016 - #2
The Bleeder (Fuori Concorso), voto 6.5. Il film racconta con buona efficacia la storia del vero Rocky. Qui la recensione fatta per Nonsolocinema.
Prevenge (Settimana della Critica), voto 7. In bilico tra grottesco, satira e horror, il film racconta di una donna incinta comincia a sentire la voce della nascitura che porta in grembo che le ordina di uccidere i responsabili della morte del fidanzato/padre della bimba. Interessante metafora del cambiamento indotto dalla gravidanza, e dal rapporto, ancora sbilanciato, tra uomo e donna nella società di oggi.
Brimstone (Concorso), voto 6.5. Forse il film più criticato di Venezia prima della proiezione di Piuma (di cui parleremo), Brimstone è invece un interessante western dal sapore apocalittico che indaga la condizione femminile all'interno di un contesto iperreligioso e mascolino come quello del selvaggio West. Il film, nonostante alcune sbavature di stile, convince, trainato anche dalla forza ipnotica del villain Guy Pearce, un predicatore carismatico e luciferino.
Stalker (Venezia Classici), voto 10. Torna, in versione restaurata, uno dei più grandi film della storia del cinema. Tarkovskij costruisce un racconto di fantascienza puramente psicologico, in cui paesaggi e ambientazioni iperrealistiche e decadenti si trasformano nella Zona, un'area inaccessibile e piantonata dai militari, in continua evoluzione e in grado di portare alla follia. Tra filosofia e fantastico, Tarkovskij ci accompagna in un viaggio spiazzante e allucinato attraverso la Zona, lucida e folle metafora del viaggio di ogni uomo sulla Terra. Imprescindibile.
Il più Grande Sogno (Orizzonti), voto 7. Il film racconta la storia vera di Mirko, ex galeotto che "vive d'impicci" che cerca di rifarsi una vita nelle borgate romane. In piena tradizione neorealista, il protagonista e molti personaggi interpretano se stessi, dando vita a un racconto vero ed emozionante sull'esclusione sociale e la difficoltà di tornare a galla.
Hacksaw Ridge (Fuori Concorso), voto 7.5. Mel Gibson torna alla regia e lo fa con un film dei suoi, intriso di retorica ma anche di emozione e scene girate in modo clamoroso. D'altronde è la materia stessa a richiedere il trattamento Gibson: come raccontare, altrimenti, l'emozionate storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la Medaglia al Valore per aver salvato 75 (SETTANTACINQUE) commilitoni dall'inferno di Hacksaw Ridge, sull'isola di Okinawa?
In Dubious Battle (Fuori Concorso), voto 7. Franco, da regista, ha un grande merito: quando adatta un libro di un grande autore, cerca di attenersi il più possibile alla materia letteraria, valorizzandola senza pretese artistoidi. Questo film, tratto da un romanzo di Steinbeck, non fa eccezione, e racconta con grande efficacia la storia delle lotte sindacali negli Stati Uniti della Grande Depressione.
The Secret Life of Pets (Fuori Concorso), voto 6-. Personaggi ben caratterizzati e molti momenti divertenti, ma la trama è una scopiazzatura pedissequa di Toy Story. Qui la recensione completa fatta per Nonsolocinema.
Pier
sabato 30 agosto 2014
Telegrammi da Venezia 2014 - #2
Secondo telegramma da Venezia, con i film visti negli ultimi due giorni. Prima di iniziare, un'informazione: nche quest'anno collaboro con Nonsolocinema, e metterò qui i link alle recensioni estese che faccio per loro.
99 Homes (Concorso), voto 7.5. Il film racconta il dramma collettivo della crisi dei mutui negli USA attraverso la storia di una vittima che si trasforma in carnefice, passando dall'essere sfrattato a lavorare per un esecutore di sfratti. Morale e praticità non coincidono, il conflitto, interiore e famigliare, è inevitabile. Michael Shannon incarna alla perfezione il diavolo tentatore e Andrew Garfield lo spaesato e distrutto padre di famiglia che finisce per lavorare per lui. Intenso, solido, un film che fa riflettere sulla miseria umana e sulle illusioni costruite sul denaro e la ricchezza facile.
The Look of Silence (Concorso), voto 8.5. Oppenheimer torna sul luogo del delitto e, dopo aver raccontato la strage dei "comunisti" indonesiani dal punto di vista degli assassini con il documentario The Act of Killing, decide di raccontare quella tragedia dal punto di vista dei parenti delle vittime. Per farlo sceglie la via più difficile e coraggiosa: metterle a confronto con gli aguzzini dei loro cari, che ancora oggi detengono il potere nel paese. Crudo, forte, un pugno allo stomaco che ci ricorda ancora una volta la banalità del male, raccontandoci un crimine che tutti hanno perpetrato ma di cui nessuno sembra sentirsi responsabile.
Anime Nere (Concorso), voto 8. Francesco Munzi parla di ndrangheta in modo coraggioso e originale, mostrandoci sia il profondo radicamento nazionale e internazionale del fenomeno, sia le sue radici affondate saldamente nella terra e nei monti calabresi. Pastorizia e edilizia, omicidi e affari: nulla viene tralasciato, tutto finisce sotto la cupa lente di Munzi, supportato da un cast intenso e vero e da una fotografia crepuscolare che rende il film uno dei migliori degli ultimi anni nel panorama italiano. I fan della serie Gomorra non possono perderselo.
Heaven Knows What (Orizzonti), voto 7. Essere homeless a Manhattan, oggi, senza retorica né insegnamenti morali, seguendo due ragazzi tossicodipendenti attraverso il loro eterno peregrinare per la Grande Mela. A tratti confuso, il film convince per il realismo delle vicende narrate e l'ottima prova corale del cast, nonché per la regia dei fratelli Safdie che con una camera a mano ritrovano lo spirito di scoperta e ricerca del quotidiano tipico della Nouvelle Vague.
Manglehorn (Concorso), voto 8. Un uomo comune, con un brutto carattere e l'incapacità di relazionarsi con altre persone senza urtarne i sentimenti; la sua vita, tra appuntamenti fissi e fallimentari tentativi di renderla normale; i suoi sogni, infranti in un passato pieno di errori e perduti in un'amore che non riesce a dimenticare. David Gordon Green dirige un film emozionante, con una sceneggiatura sviluppata in modo innovativo, in cui un Al Pacino sottotono mostra a tutti cosa significhi essere un attore sublime, capace di uno spettro di emozioni immenso anche senza dover ricorrere a urla e scenate.
La rançon de la gloire (Concorso), voto 6.5. Leggero e simpatico omaggio a Chaplin, che però risulta fuori posto in concorso. Qui la recensione completa: http://nonsolocinema.com/La-rancon-de-la-gloire-di-Xavier_30370.html


