Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.
Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.
1. Sing street, voto 9.
Genere: commedia drammatica/musicale
Anno: 2016
Regista: John Carney
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video.
Commento: un film sul passaggio da infanzia e adolescenza nella povertà della Dublino degli anni Ottanta, con al centro una scalcagnata band di ragazzini che non può non conquistare il cuore dello spettatore. Una storia d'amore a tempo di musica, con una colonna sonora magnifica, capace di alternare risate ed emozioni, soprattutto nello splendido finale.
2. Safety not guaranteed, voto 8.
Genere: commedia, fantascienza
Anno: 2016
Regista: Colin Trevorrow
DVD: sì, edizione inglese
Streaming: no.
Commento: un film di fantascienza atipico, in cui una giornalista cerca di rintracciare l'autore di una stramba inserzione sul giornale rivolto a un potenziale compagno d'avventura per un viaggio nel tempo. Quando lo trova, il loro incontro/scontro dà vita a un confronto tra due solitudini, e le certezze della giornalista cominciano a vacillare: forse è davvero possibili viaggiare nel tempo? Esordio alla regia per Colin Trevorrow.
3. Scialla!, voto 7.5.
Genere: commedia
Anno: 2011
Regista: Francesco Bruni
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: RaiPlay
Commento: un rapporto tra studente e professore alla Scoprendo Forrester, con una spontaneità e una vitalità che conquistano. Qui la recensione estesa.
4. Bassa marea (Low Tide), voto 8.
Genere: drammatico
Anno: 2012
Regista: Roberto Minervini
DVD: no
Streaming: Prime Video
Commento: regista italiano, ma ambientazione USA per questo film semplice ma potente, che racconta con tocco delicato la vita senza affetto di un bambino della provincia texana, costretto a tirare avanti in un ambiente ostile e senza prospettive. Finale da applausi.
5. L'intervallo, voto 7.5.
Genere: drammatico
Anno: 2012
Regista: Leonardo Di Costanzo
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su vari servizi
Commento: la giornata particolare di due ragazzini di Napoli, in cui uno di loro si ritrova carceriere gentile dell'altra, sequestrata dal boss camorrista del quartiere. Abbandonati a se stessi all'interno di una villa abbandonata che diventa un mondo a parte e da esplorare, i due si confideranno sogni, segreti e speranze per un futuro migliore. Un piccolo gioiello, coadiuvato da una fotografia in luce naturale ai limiti della perfezione.
6. Spring Breakers, voto 9.
Genere: commedia drammatica
Anno: 2012
Regista: Harmony Korine
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Netflix
Commento: quello che sembra un college movie a base di sesso, alcool e droga si rivela ben presto essere una lucida e spietata analisi del lato più oscuro del sogno americano. Qui la recensione estesa.
7. We are the best!, voto 7
Genere: commedia drammatica
Anno: 2013
Regista: Lukas Moodysson
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: a noleggio su vari servizi
Commento: tre amiche unite dall'amore per il punk per uno di quei rari film che parlano dei primi anni dell'adolescenza con dolcezza e delicatezza. Qui la recensione estesa fatta per Nonsolocinema.
Pier
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domenica 29 dicembre 2019
martedì 6 settembre 2016
Telegrammi da Venezia 2016 - #2
Secondo telegramma da Venezia, tra Tarkovskij e Mel Gibson.
The Bleeder (Fuori Concorso), voto 6.5. Il film racconta con buona efficacia la storia del vero Rocky. Qui la recensione fatta per Nonsolocinema.
Prevenge (Settimana della Critica), voto 7. In bilico tra grottesco, satira e horror, il film racconta di una donna incinta comincia a sentire la voce della nascitura che porta in grembo che le ordina di uccidere i responsabili della morte del fidanzato/padre della bimba. Interessante metafora del cambiamento indotto dalla gravidanza, e dal rapporto, ancora sbilanciato, tra uomo e donna nella società di oggi.
Brimstone (Concorso), voto 6.5. Forse il film più criticato di Venezia prima della proiezione di Piuma (di cui parleremo), Brimstone è invece un interessante western dal sapore apocalittico che indaga la condizione femminile all'interno di un contesto iperreligioso e mascolino come quello del selvaggio West. Il film, nonostante alcune sbavature di stile, convince, trainato anche dalla forza ipnotica del villain Guy Pearce, un predicatore carismatico e luciferino.
Stalker (Venezia Classici), voto 10. Torna, in versione restaurata, uno dei più grandi film della storia del cinema. Tarkovskij costruisce un racconto di fantascienza puramente psicologico, in cui paesaggi e ambientazioni iperrealistiche e decadenti si trasformano nella Zona, un'area inaccessibile e piantonata dai militari, in continua evoluzione e in grado di portare alla follia. Tra filosofia e fantastico, Tarkovskij ci accompagna in un viaggio spiazzante e allucinato attraverso la Zona, lucida e folle metafora del viaggio di ogni uomo sulla Terra. Imprescindibile.
Il più Grande Sogno (Orizzonti), voto 7. Il film racconta la storia vera di Mirko, ex galeotto che "vive d'impicci" che cerca di rifarsi una vita nelle borgate romane. In piena tradizione neorealista, il protagonista e molti personaggi interpretano se stessi, dando vita a un racconto vero ed emozionante sull'esclusione sociale e la difficoltà di tornare a galla.
Hacksaw Ridge (Fuori Concorso), voto 7.5. Mel Gibson torna alla regia e lo fa con un film dei suoi, intriso di retorica ma anche di emozione e scene girate in modo clamoroso. D'altronde è la materia stessa a richiedere il trattamento Gibson: come raccontare, altrimenti, l'emozionate storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la Medaglia al Valore per aver salvato 75 (SETTANTACINQUE) commilitoni dall'inferno di Hacksaw Ridge, sull'isola di Okinawa?
In Dubious Battle (Fuori Concorso), voto 7. Franco, da regista, ha un grande merito: quando adatta un libro di un grande autore, cerca di attenersi il più possibile alla materia letteraria, valorizzandola senza pretese artistoidi. Questo film, tratto da un romanzo di Steinbeck, non fa eccezione, e racconta con grande efficacia la storia delle lotte sindacali negli Stati Uniti della Grande Depressione.
The Secret Life of Pets (Fuori Concorso), voto 6-. Personaggi ben caratterizzati e molti momenti divertenti, ma la trama è una scopiazzatura pedissequa di Toy Story. Qui la recensione completa fatta per Nonsolocinema.
Pier
The Bleeder (Fuori Concorso), voto 6.5. Il film racconta con buona efficacia la storia del vero Rocky. Qui la recensione fatta per Nonsolocinema.
Prevenge (Settimana della Critica), voto 7. In bilico tra grottesco, satira e horror, il film racconta di una donna incinta comincia a sentire la voce della nascitura che porta in grembo che le ordina di uccidere i responsabili della morte del fidanzato/padre della bimba. Interessante metafora del cambiamento indotto dalla gravidanza, e dal rapporto, ancora sbilanciato, tra uomo e donna nella società di oggi.
Brimstone (Concorso), voto 6.5. Forse il film più criticato di Venezia prima della proiezione di Piuma (di cui parleremo), Brimstone è invece un interessante western dal sapore apocalittico che indaga la condizione femminile all'interno di un contesto iperreligioso e mascolino come quello del selvaggio West. Il film, nonostante alcune sbavature di stile, convince, trainato anche dalla forza ipnotica del villain Guy Pearce, un predicatore carismatico e luciferino.
Stalker (Venezia Classici), voto 10. Torna, in versione restaurata, uno dei più grandi film della storia del cinema. Tarkovskij costruisce un racconto di fantascienza puramente psicologico, in cui paesaggi e ambientazioni iperrealistiche e decadenti si trasformano nella Zona, un'area inaccessibile e piantonata dai militari, in continua evoluzione e in grado di portare alla follia. Tra filosofia e fantastico, Tarkovskij ci accompagna in un viaggio spiazzante e allucinato attraverso la Zona, lucida e folle metafora del viaggio di ogni uomo sulla Terra. Imprescindibile.
Il più Grande Sogno (Orizzonti), voto 7. Il film racconta la storia vera di Mirko, ex galeotto che "vive d'impicci" che cerca di rifarsi una vita nelle borgate romane. In piena tradizione neorealista, il protagonista e molti personaggi interpretano se stessi, dando vita a un racconto vero ed emozionante sull'esclusione sociale e la difficoltà di tornare a galla.
Hacksaw Ridge (Fuori Concorso), voto 7.5. Mel Gibson torna alla regia e lo fa con un film dei suoi, intriso di retorica ma anche di emozione e scene girate in modo clamoroso. D'altronde è la materia stessa a richiedere il trattamento Gibson: come raccontare, altrimenti, l'emozionate storia di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la Medaglia al Valore per aver salvato 75 (SETTANTACINQUE) commilitoni dall'inferno di Hacksaw Ridge, sull'isola di Okinawa?
In Dubious Battle (Fuori Concorso), voto 7. Franco, da regista, ha un grande merito: quando adatta un libro di un grande autore, cerca di attenersi il più possibile alla materia letteraria, valorizzandola senza pretese artistoidi. Questo film, tratto da un romanzo di Steinbeck, non fa eccezione, e racconta con grande efficacia la storia delle lotte sindacali negli Stati Uniti della Grande Depressione.
The Secret Life of Pets (Fuori Concorso), voto 6-. Personaggi ben caratterizzati e molti momenti divertenti, ma la trama è una scopiazzatura pedissequa di Toy Story. Qui la recensione completa fatta per Nonsolocinema.
Pier
sabato 6 settembre 2014
Telegrammi da Venezia 2014 - #6
Ultimo telegramma veneziano, questo pomeriggio il Totoleone!
Nymphomaniac Vol. 2 - Long version (Fuori Concorso), voto 5.5. Un notevole passo indietro rispetto al primo, dove il mix tra carnalità e poesia creava un magnifico effetto straniante che conquistava e ammaliava. Qui la carne e la parola divengono predominanti, in un trionfo retorico che lascia poco spazio alla psicologia. Qui la recensione completa per Nonsolocinema.
The Sound and the Fury (Fuori Concorso), voto 7. Franco realizza un adattamento di Faulkner rispettoso, attento e intenso, in cui recitazione e parole del romanzo si fondono alla perfezione. Manca forse un po' di emozione, ma il rigore formale è encomiabile.
Burying the Ex (Fuori Concorso), voto 6/7. Joe Dante ritorna al genere horror comico con quella che definisce una "zomb-com", una romantic comedy con gli zombie. Il film diverte grazie alla sua capacità di non prendersi sul serio, tra citazioni horror, un po' di splatter e molte battute azzeccate. Da segnalare la presenza (che contribuisce al divertimento meta-filmico) di Alexandra Daddario e Ashley Greene, già vampira Alice Cullen nella saga Twilight.
No one's child (Settimana della Critica, Vincitore), voto 7.5. La storia di un bambino cresciuto dai lupi, che dopo essersi reintegrato nella società si ritrova in mezzo al conflitto jugoslavo. Il film è interessante e alterna abilmente divertimento ed emozione, con un finale che induce anche alla riflessione.
Arance e Martello (Settimana della Critica), voto 6.5. Diego Bianchi, detto Zoro, esordisce alla regia con un film divertente, che colpisce più per l'interessante lavoro di regia e fotografia che per l'originalità del messaggio politico di cui vorrebbe farsi portatore.
The Postman's White Nights (Concorso), voto 8.5. Koncaloskij racconta la storia vera di un postino in un paesino della Siberia, incapace di lasciare il suo lavoro e la sua vita, fatta di piccoli rituali quotidiani e incontri con gli altri abitanti dei villaggi in cui lavora. Un film toccante nella sua semplicità, in cui il conflitto tra ruralità e vita moderna rimane sullo sfondo (memorabile in questo senso la scena finale), ma segna profondamente le esistenze dei protagonisti.
domenica 1 settembre 2013
Telegrammi da Venezia 2013 - #2
Secondo telegramma da Venezia. Tre ottimi film in Concorso, più un bell'esordio italiano.
Child of God (Concorso), voto 9. James Franco realizza una trasposizione quasi perfetta del romanzo di McCarthy, seguendo l'odissea di un uomo che ha il solo difetto di non essere normale, e che la società finirà per trasformare in un mostro. Franco dirige con perizia, sorretto da una bella fotografia e da una colonna sonora folk eccezionale. Scott Haze, il protagonista, è ad oggi l'unico possibile candidato per la Coppa Volpi maschile: una prova eccezionale, profonda e toccante.
The wind rises (Concorso), voto 8. Miyazaki abbandona per una volta il fantasy, ma non il suo tocco onirico e poetico. La storia di un progettatore di aeroplani viene raccontata con dolcezza e delicatezza, seguendo il percorso che porta un giovane appassionato del volo a perseguire e realizzare il suo sogno. La sua vicenda professionale si intreccia con la struggente storia d'amore con la moglie, che regala momenti di pura estasi artistica ed emotiva.
Philomena (Concorso), voto 9. Il nuovo film di Stephen Frears è un orologio tarato alla perfezione, perfetto per tempi della storia, delle battute e per l'alternanza tra momenti comici e drammatici. La storia vera di Philomena, ragazza-madre irlandese costretta dalle suore del convento che la ospitava a dare in adozione suo figlio, viene raccontata con efficacia e misura, senza indulgere in facili pietismi nè rinunciare alla critica sociale. Judi Dench brilla come sempre per bravura, ma Steve Coogan non le è da meno, e forma con lei una coppia formidabile per affiatamento e tempi comici.
Il terzo tempo (Orizzonti), voto 7. Una bella storia di sport e redenzione che, pur attingendo a piene mani a tutti i topoi del genere, riesce comunque a essere originale nel suo modo di rielabolarli. Ottimo esordio alla regia per Enrico Maria Artale, supportato da un'eccellente prova di tutto il cast, su cui spicca il giovane protagonista, Lorenzo Richelmy.
Ecco poi il link per un film recensito per Nonsolocinema:
Vi är bäst! (Orizzonti), voto 8.
Per oggi è tutto, alla prossima!
Pier
venerdì 8 marzo 2013
Spring Breakers
La corruzione del sogno americano
Quattro amiche che frequentano il college nel Midwest decidono di recarsi a Miami per festeggiare lo spring break, la pausa universitaria di primavera. Dopo aver compiuto una rapina per procurarsi il denaro necessario, le ragazze si gettano in un turbinio di sesso, alcool e droga, e finiscono in manette. A pagare la cauzione per loro ci pensa Alien, dj-gangster dai denti dorati che inizia le tre di loro che accettano di restare alle gioie della vita da malviventi e avvia con loro una relazione a base di sesso e rapine.
Il maestro del cinema indipendente statunitense, Harmony Korine, torna alla regia con un film in apparenza superficiale, fatto di eccessi, esibizione di corpi femminili e droghe. Dietro l'apparente patinatura si cela però la desolazione degli Stati Uniti d'oggi, un paese ipocrita e fintamente perbenista, in cui la morale funziona a tempo e viene totalmente abbandonata durante delle settimane di puro delirio collettivo, sul modello del saturnale latino. La società dipinta da Korine è una società superficiale, fatta di convenzioni false e segretamente detestate, che tutti vorrebbero abbandonare senza però trovare il coraggio di farlo. Nel regno dell'apparenza diventa quindi fondamentale dimostrare a se stessi di essere vivi, di essere ancora in grado di trasgredire, di provare emozioni e pulsioni, fosse anche per una sola settimana.
Tutto è in vendita, droga, corpi, e persino le anime: ciò che conta sono il potere e il denaro, tutto il resto si può comprare. Korine usa la storia di quattro ragazze in cerca di trasgressione per raccontare la rovina e la corruzione del sogno americano, dove i nuovi imprenditori sono i malviventi, i boss del crimine. Alien, lo spacciatore magistralmente interpretato da James Franco, rappresenta per gli Stati Uniti d'oggi quello che Charles Kane rappresentava negli anni '40, il self-made man che gestisce i suoi affari con spietata decisione.
Korine realizza un film psichedelico ma terribilmente realistico e attuale. Sorretto da una fotografia e da un montaggio magistrali, il film corre a duecento all'ora verso la conclusione, in un'ispirata commistione di momenti comici, commoventi, drammatici e d'azione. Nulla è lasciato al caso, e tutto, dalla sceneggiatura alla colonna sonora (perfetta), concorre a trasmettere il ritratto di un'America disperata, in cui gli ideali sono corrotti e i nuovi idoli sono fatti di fango e macerie, corrotti e corruttori di una gioventù che non ha più alcuna prospettiva. I sogni sono finiti, degradati a illusioni effimere e temporanee, che durano il tempo di una notte, la durata di una dose di cocaina.
Il momento in cui le protagoniste si uniscono a James Franco nel cantare "Everytime" (non a caso, una canzone di Britney Spears) è un capolavoro assoluto, il momento più comico e allo stesso più drammatico del film, in cui si celebra la frenesia di vivere e la fine di ogni sogno e di ogni illusione.
Korine realizza magistralmente un film all'apparenza leggero, ma in realtà profondo e complesso, un pugno allo stomaco che schiferà i moralisti ma che non potrà non far riflettere chi si interroga sulla morale e sui costumi dei nostri giorni. Da vedere.
****1/2
Pier
Quattro amiche che frequentano il college nel Midwest decidono di recarsi a Miami per festeggiare lo spring break, la pausa universitaria di primavera. Dopo aver compiuto una rapina per procurarsi il denaro necessario, le ragazze si gettano in un turbinio di sesso, alcool e droga, e finiscono in manette. A pagare la cauzione per loro ci pensa Alien, dj-gangster dai denti dorati che inizia le tre di loro che accettano di restare alle gioie della vita da malviventi e avvia con loro una relazione a base di sesso e rapine.
Il maestro del cinema indipendente statunitense, Harmony Korine, torna alla regia con un film in apparenza superficiale, fatto di eccessi, esibizione di corpi femminili e droghe. Dietro l'apparente patinatura si cela però la desolazione degli Stati Uniti d'oggi, un paese ipocrita e fintamente perbenista, in cui la morale funziona a tempo e viene totalmente abbandonata durante delle settimane di puro delirio collettivo, sul modello del saturnale latino. La società dipinta da Korine è una società superficiale, fatta di convenzioni false e segretamente detestate, che tutti vorrebbero abbandonare senza però trovare il coraggio di farlo. Nel regno dell'apparenza diventa quindi fondamentale dimostrare a se stessi di essere vivi, di essere ancora in grado di trasgredire, di provare emozioni e pulsioni, fosse anche per una sola settimana.
Tutto è in vendita, droga, corpi, e persino le anime: ciò che conta sono il potere e il denaro, tutto il resto si può comprare. Korine usa la storia di quattro ragazze in cerca di trasgressione per raccontare la rovina e la corruzione del sogno americano, dove i nuovi imprenditori sono i malviventi, i boss del crimine. Alien, lo spacciatore magistralmente interpretato da James Franco, rappresenta per gli Stati Uniti d'oggi quello che Charles Kane rappresentava negli anni '40, il self-made man che gestisce i suoi affari con spietata decisione.
Korine realizza un film psichedelico ma terribilmente realistico e attuale. Sorretto da una fotografia e da un montaggio magistrali, il film corre a duecento all'ora verso la conclusione, in un'ispirata commistione di momenti comici, commoventi, drammatici e d'azione. Nulla è lasciato al caso, e tutto, dalla sceneggiatura alla colonna sonora (perfetta), concorre a trasmettere il ritratto di un'America disperata, in cui gli ideali sono corrotti e i nuovi idoli sono fatti di fango e macerie, corrotti e corruttori di una gioventù che non ha più alcuna prospettiva. I sogni sono finiti, degradati a illusioni effimere e temporanee, che durano il tempo di una notte, la durata di una dose di cocaina.
Il momento in cui le protagoniste si uniscono a James Franco nel cantare "Everytime" (non a caso, una canzone di Britney Spears) è un capolavoro assoluto, il momento più comico e allo stesso più drammatico del film, in cui si celebra la frenesia di vivere e la fine di ogni sogno e di ogni illusione.
Korine realizza magistralmente un film all'apparenza leggero, ma in realtà profondo e complesso, un pugno allo stomaco che schiferà i moralisti ma che non potrà non far riflettere chi si interroga sulla morale e sui costumi dei nostri giorni. Da vedere.
****1/2
Pier
mercoledì 5 settembre 2012
Telegrammi da Venezia 2012 - #3
Continuiamo con i telegrammi veneziani.
L'intervallo (Orizzonti), voto 7.5. Il film racconta la giornata particolare di due ragazzini di Napoli, in cui uno di loro si ritrova carceriere gentile dell'altra, sequestrata dal boss camorrista del quartiere per ragioni oscure. In quelle ore interminabili, all'interno di una villa abbandonata che diventa un mondo a parte e da esplorare, i due si confideranno sogni, segreti e speranze per un futuro migliore, salvo poi tornare bruscamente alla realtà. Il regista Di Costanzo confeziona un piccolo gioiello, coadiuvato da una fotografia ai limiti della perfezione e da due giovani attori che colpiscono per naturalezza e spontaneità.
Pieta (Concorso), voto 9. Il film di Kim Ki-duk colpisce dritto allo stomaco, con un film che alterna magistralmente scene di cieca crudeltà alla dolcezza di un amore materno redimente, salvifico e terribile. Finale da applausi, protagonista strepitosa.
Eat Sleep Die (Settimana della Critica), voto 7.5. Il film racconta le vicissitudini di una svedese di origini serbe che, licenziata dalla fabbrica in cui lavora, si ritrova discriminata a causa del suo nome e della sua religione. Riceverà solidarietà dagli ex colleghi e da altri disoccupati. Il film ricorda alcuni film di Ken Loach, con una classe operaia che non va in Paradiso ma si aiuta vicendevolmente, gettando luce e allegria in vite altrimenti destinate alla desolazione.
O Gebo e a Sombra (Fuori concorso), voto 7. Il nuovo film di de Oliveira,magnifico maestro di 103 anni, parla della vita, della povertà e dell'amore, con un tocco teatrale ma efficace. Pur peccando di eccessiva verbosità, il film arriva dritto al cuore grazie anche alle stupende prove dei protagonisti, tra cui figurano due grandi attrici come Claudia Cardinale e Jeanne Moreau.
Spring Breakers (Concorso), voto 9. Quello che sembra un college movie sulle vacanze a base di sesso, alcool e droga dei collegiali americani si rivela ben presto essere una lucida e spietata analisi del lato più oscuro del sogno americano, quello che promette soldi facili e che difende il conformismo a tutti i costi, da cui ci si può liberare solo durante settimane di puro delirio collettivo in cui, seppur per poco tempo, tutti credono di essere liberi di essere quello che vogliono. Il film di Harmony Korine è profondo, tagliente e allucinato, con una fotografia e un montaggio che ben rappresentano lo stordimento morale ed emotivo di un'America che sembra aver definitivamente perso se stessa. La bella prova di James Franco aggiunge valore a un film con la F maiuscola, fin qui la sorpresa più positiva del festival.
Pier
L'intervallo (Orizzonti), voto 7.5. Il film racconta la giornata particolare di due ragazzini di Napoli, in cui uno di loro si ritrova carceriere gentile dell'altra, sequestrata dal boss camorrista del quartiere per ragioni oscure. In quelle ore interminabili, all'interno di una villa abbandonata che diventa un mondo a parte e da esplorare, i due si confideranno sogni, segreti e speranze per un futuro migliore, salvo poi tornare bruscamente alla realtà. Il regista Di Costanzo confeziona un piccolo gioiello, coadiuvato da una fotografia ai limiti della perfezione e da due giovani attori che colpiscono per naturalezza e spontaneità.
Pieta (Concorso), voto 9. Il film di Kim Ki-duk colpisce dritto allo stomaco, con un film che alterna magistralmente scene di cieca crudeltà alla dolcezza di un amore materno redimente, salvifico e terribile. Finale da applausi, protagonista strepitosa.
Eat Sleep Die (Settimana della Critica), voto 7.5. Il film racconta le vicissitudini di una svedese di origini serbe che, licenziata dalla fabbrica in cui lavora, si ritrova discriminata a causa del suo nome e della sua religione. Riceverà solidarietà dagli ex colleghi e da altri disoccupati. Il film ricorda alcuni film di Ken Loach, con una classe operaia che non va in Paradiso ma si aiuta vicendevolmente, gettando luce e allegria in vite altrimenti destinate alla desolazione.
O Gebo e a Sombra (Fuori concorso), voto 7. Il nuovo film di de Oliveira,magnifico maestro di 103 anni, parla della vita, della povertà e dell'amore, con un tocco teatrale ma efficace. Pur peccando di eccessiva verbosità, il film arriva dritto al cuore grazie anche alle stupende prove dei protagonisti, tra cui figurano due grandi attrici come Claudia Cardinale e Jeanne Moreau.
Spring Breakers (Concorso), voto 9. Quello che sembra un college movie sulle vacanze a base di sesso, alcool e droga dei collegiali americani si rivela ben presto essere una lucida e spietata analisi del lato più oscuro del sogno americano, quello che promette soldi facili e che difende il conformismo a tutti i costi, da cui ci si può liberare solo durante settimane di puro delirio collettivo in cui, seppur per poco tempo, tutti credono di essere liberi di essere quello che vogliono. Il film di Harmony Korine è profondo, tagliente e allucinato, con una fotografia e un montaggio che ben rappresentano lo stordimento morale ed emotivo di un'America che sembra aver definitivamente perso se stessa. La bella prova di James Franco aggiunge valore a un film con la F maiuscola, fin qui la sorpresa più positiva del festival.
Pier
mercoledì 2 marzo 2011
127 ore
Un buon brodo allungato
Aron Ralston decide di concedersi alcuni giorni di trekking solitario tra le rocce di un canyon nello Utah. L'imprevisto è però in agguato, e Aron finisce in un crepaccio e si ritrova con un braccio immobilizzato da una rocca, con poco cibo e poca acqua. Sopravviverà per cinque giorni, ma per salvarsi dovrà compiere un gesto estremo: amputarsi un braccio con un coltellino.
Il film di Danny Boyle è un inganno ben confezionato: la regia sfrutta fino in fondo le tecnologie digitali, regalando immagini allucinate, ritmi e montaggio da videoclip e un generale senso di alienazione che dovrebbero servire a rappresentare lo stato d'animo del protagonista durante le lunghe ore di "prigionia". Peccato che si rivelino invece superflue di fronte alla straordinaria recitazione di James Franco, che non ha bisogno di artifici per esprimere al meglio le sue emozioni e sensazioni. L'attore lanciato da Freaks and Geeks si conferma uno dei migliori della sua generazione, e fa piacere che stia finalmente iniziando a raccogliere i frutti che merita nonostante non venga quasi mai selezionato per pellicole importanti.
Visioni, flashback e altre tecniche "furbette" si rivelano quindi per quello che in realtà sono, un espediente nemmeno troppo astuto per allungare una storia che, pur interessante, senza artifici retorici e filmici durerebbe al massimo trenta minuti.
La musica assordante e ritmata fa il resto, creando tensione laddove l'immagine riesce ad evocare al massimo curiosità.
Boyle è abile, e il gioco funziona anche se il bluff viene scoperto quasi subito, grazie soprattutto a Franco e al ritmo del montaggio. La storia è però quasi del tutto priva di pathos, e raggiunge il cuore dello spettatore solo in alcuni, sporadici passaggi. L'angoscia della prospettiva di morire di fame o sete traspare raramente, e lo spettatore assiste quasi da osservatore neutrale, senza l'empatia che una storia del genere dovrebbe generare.
127 ore è un film indubbiamente ben girato, ma con una trama troppo risicata e senza abbastanza momenti topici per mantenere l'attenzione alta per un'ora e mezza. Gli artifici elaborati da Boyle funzionano per larga parte del film, ma sono come una toppa malposta: alla lunga il danno torna alla luce.
**1/2
Pier
Aron Ralston decide di concedersi alcuni giorni di trekking solitario tra le rocce di un canyon nello Utah. L'imprevisto è però in agguato, e Aron finisce in un crepaccio e si ritrova con un braccio immobilizzato da una rocca, con poco cibo e poca acqua. Sopravviverà per cinque giorni, ma per salvarsi dovrà compiere un gesto estremo: amputarsi un braccio con un coltellino.
Il film di Danny Boyle è un inganno ben confezionato: la regia sfrutta fino in fondo le tecnologie digitali, regalando immagini allucinate, ritmi e montaggio da videoclip e un generale senso di alienazione che dovrebbero servire a rappresentare lo stato d'animo del protagonista durante le lunghe ore di "prigionia". Peccato che si rivelino invece superflue di fronte alla straordinaria recitazione di James Franco, che non ha bisogno di artifici per esprimere al meglio le sue emozioni e sensazioni. L'attore lanciato da Freaks and Geeks si conferma uno dei migliori della sua generazione, e fa piacere che stia finalmente iniziando a raccogliere i frutti che merita nonostante non venga quasi mai selezionato per pellicole importanti.
Visioni, flashback e altre tecniche "furbette" si rivelano quindi per quello che in realtà sono, un espediente nemmeno troppo astuto per allungare una storia che, pur interessante, senza artifici retorici e filmici durerebbe al massimo trenta minuti.
La musica assordante e ritmata fa il resto, creando tensione laddove l'immagine riesce ad evocare al massimo curiosità.
Boyle è abile, e il gioco funziona anche se il bluff viene scoperto quasi subito, grazie soprattutto a Franco e al ritmo del montaggio. La storia è però quasi del tutto priva di pathos, e raggiunge il cuore dello spettatore solo in alcuni, sporadici passaggi. L'angoscia della prospettiva di morire di fame o sete traspare raramente, e lo spettatore assiste quasi da osservatore neutrale, senza l'empatia che una storia del genere dovrebbe generare.
127 ore è un film indubbiamente ben girato, ma con una trama troppo risicata e senza abbastanza momenti topici per mantenere l'attenzione alta per un'ora e mezza. Gli artifici elaborati da Boyle funzionano per larga parte del film, ma sono come una toppa malposta: alla lunga il danno torna alla luce.
**1/2
Pier
venerdì 23 gennaio 2009
Milk
Biografia d'autore
Quando lessi che Gus Van Sant, uno dei miei registi prediletti, avrebbe diretto un film biografico sulla storia di Harvey Milk, attivista per i diritti degli omosessuali nell'America iperconservatrice degli anni '70, la mia prima reazione fu perplessa.
Non vedevo, sinceramente, come un film del genere potesse esaltare le capacità visive e registiche di Van Sant. Poi mi sono detto: si è meritato la mia fiducia, aspettiamo il risultato.
Il risultato è Milk, un film sincero, quasi del tutto privo di retorica e di quella tendenza all'agiografia che di solito caratterizza questi film.
La mano di Van Sant si vede, ma senza essere ingombrante: il film è interamente girato in digitale, e questo, insieme a un largo uso di filmati d'epoca, dà a Milk un taglio quasi documentaristico che lo rende vero ed immediato.
Alcune scene sono da antologia, in particolare l'ultimo incontro-scontro tra Penn e Brolin, dove appare più evidente il lavoro sul sonoro operato da Van Sant.
Sean Penn è bravo come sempre, ma sono i personaggi minori il vero valore aggiunto del film: Emile Hirsch è eccezionale, ma anche le interpretazioni di Josh Brolin e James Franco contribuiscono a rappresentare, in poche scene, le diverse facce di un movimento e di un periodo storico molto complessi.
Tutto bene? Non del tutto: nel finale, infatti, Milk scivola nel difetto che era fino a quel momento riuscito ad evitare, peccando inutilmente di retorica.
Una torta non del tutto perfetta, quindi, condita però dalla ciliegina di un'ottima colonna sonora.
***1/2 (*****)
Pier
Quando lessi che Gus Van Sant, uno dei miei registi prediletti, avrebbe diretto un film biografico sulla storia di Harvey Milk, attivista per i diritti degli omosessuali nell'America iperconservatrice degli anni '70, la mia prima reazione fu perplessa.
Non vedevo, sinceramente, come un film del genere potesse esaltare le capacità visive e registiche di Van Sant. Poi mi sono detto: si è meritato la mia fiducia, aspettiamo il risultato.
Il risultato è Milk, un film sincero, quasi del tutto privo di retorica e di quella tendenza all'agiografia che di solito caratterizza questi film.
La mano di Van Sant si vede, ma senza essere ingombrante: il film è interamente girato in digitale, e questo, insieme a un largo uso di filmati d'epoca, dà a Milk un taglio quasi documentaristico che lo rende vero ed immediato.
Alcune scene sono da antologia, in particolare l'ultimo incontro-scontro tra Penn e Brolin, dove appare più evidente il lavoro sul sonoro operato da Van Sant.
Sean Penn è bravo come sempre, ma sono i personaggi minori il vero valore aggiunto del film: Emile Hirsch è eccezionale, ma anche le interpretazioni di Josh Brolin e James Franco contribuiscono a rappresentare, in poche scene, le diverse facce di un movimento e di un periodo storico molto complessi.
Tutto bene? Non del tutto: nel finale, infatti, Milk scivola nel difetto che era fino a quel momento riuscito ad evitare, peccando inutilmente di retorica.
Una torta non del tutto perfetta, quindi, condita però dalla ciliegina di un'ottima colonna sonora.
***1/2 (*****)
Pier
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