sabato 30 agosto 2025

Telegrammi da Venezia 2025 - #2

Secondo telegramma da Venezia, tra thriller sociali maldestri, commedie nere attualissime, racconti della precarietà, e criminali che si trovano costretti a far riunire i Beatles.


After the Hunt (Fuori Concorso), voto 5. Guadagnino torna alla Mostra con un film pasticciato, soprattutto a causa della sceneggiatura di Nora Garrett, sfilacciata e inconcludente a livello sia tematico che narrativo. L'idea sarebbe di fare un thriller psicologico, il risultato è una riflessione su un tema etico importante e attuale (quello del consenso) che vorrebbe essere stratificata ma risulta ahinoi inconcludente, pur dando qualche spunto di riflessione. La tensione è quasi del tutto assente, e arriva solo grazie alla buona prova di Julia Roberts e alle musiche (bellissime, anche se spesso fuori posto) di Reznor e Ross. Guadagnino dona al film i suoi momenti più interessanti grazie a una regia claustrofobica e un'ottima direzione degli attori, ma a volte si perde in inquadrature inspiegabili (lunghi momenti fuori fuoco, la fissazione per le mani) che sembrano puro esercizio di stile, l'espressione di un desiderio hitchockiano di restituire lo sguardo dei personaggi che però non ha alcuna connessione con il tessuto narrativo. Il "ricciolo" di Vertigo era collegato alla trama, funzionale al racconto: Guadagnino pare esserselo dimenticato.

No Other Choice (Concorso), voto 9. Park Chan-wook torna tre anni dopo Decision to Leave con una commedia nera, nerissima su come il capitalismo corrompa anche l'animo più nobile, fagocitando i suoi fedeli servitori e spingendoli a una guerra tra poveri svilente e piena di disperazione. La storia di un uomo che perde il lavoro dopo 25 anni si innesta nella tradizione "politica" che sembra aver trovato forte linfa nel cinema coreano (si pensi a Parasite, ma anche a Squid Game), ma con un approccio disincantato e cinico che lo rende sia satira che critica sociale - un taglio che sarebbe piaciuto a Elio Petri. Park dipinge con la macchina da presa (pochi registi usano la luce come la usa lui), alternando momenti poetici ad altri grotteschi con una fluidità di ripresa e montaggio che fa sì che il film risulti omogeneo e coeso nonostante i continui cambi tonali. Due scene "musicali" sono da applausi a scena aperta.

À pied d'œuvre - At Work (Concorso), voto 6.5. Valérie Donzelli racconta il precariato artistico, mettendolo in relazione al fenomeno della gig economy, e a come abbia trasformato i lavoratori nei peggiori nemici di se stessi (e migliori amici delle grandi aziende). Il film non brilla per originalità ma funziona a livello sia "politico" che emotivo, e Donzelli firma una regia "invisibile", capace di virtuosismi ma senza esibiziosmi.

The Last Viking (Fuori Concorso), voto 7.5. Dalla Danimarca arriva una bella commedia drammatica con il gusto dell'assurdo, in cui un criminale appena uscito di prigione ha bisogno del fratello malato di mente per ritrovare il bottino nascosto anni prima. Il fratello, tuttavia, è ora convinto di essere John Lennon, e per aiutarlo a ricordare si troverà a dover riunire i Beatles. Questa traccia leggera si mescola a tematiche pesanti come l'esplorazione di drammi personali, la rimozione del trauma, il concetto di identità la malattia mentale, nonché alcune esplosioni di violenza ai limti del pulp. Si ride, ci si emoziona, e non ci si annoia mai in un film che unisce molteplici generi (ci sono anche dei begli spezzoni in animazione) e che viene esaltato dall'ottima prova del cast, capitanato da Mads Mikkelsen/John Lennon e Kardo Razzazi, uomo dalle multiple personalità, che si crede sia Paul McCartney che George Harrison.

Pier

Nessun commento:

Posta un commento