Tra tedeschi e Bruni Tedeschi
Una donna raggiunge la figlia a Roma, in una notte di tempesta, per raccontarle la vera storia degli eventi che hanno colpito la loro famiglia negli ultimi vent'anni.
È curioso notare quanto Paolo Strippoli, pugliese, sia palesemente affascinato dalla cultura mitteleuropea: ne La valle dei sorrisi ambientava la vicenda nelle Alpi carniche e pescava a piene mani dal folklore locale. Qui la vicenda si svolge in Puglia e, in parte, a Roma, ma è impossibile non vedere l'influenza di due capisaldi della letteratura tedesca: il Faust di Goethe e I Buddenbrook di Thomas Mann, storia della lenta ma inesorabile caduta di una famiglia borghese.
Strippoli unisce l'immortale storia del patto col diavolo a quella di Mann e realizza un thriller psicologico che flirta con il soprannaturale, in cui la narratrice (non sappiamo quanto attendibile) dissemina la quotidianità di misteriose figure e implacabili maledizioni. Il confine tra reale e folle mania di controllo si assottiglia man mano che il film prosegue e quel che racconta il personaggio di Jasmine Trinca sembra sempre più assurdo, ma anche sempre più reale. Il dialogo madre-figlia è quello tra superstizione e ragione, un desiderio di perfezione e controllo esasperati fino al parossismo e il desiderio di libertà e autodeterminazione.
Il film a volte si perde in lungaggini e ripetizioni evitabili, e la storia non è, come detto, nulla di nuovo. Strippoli però costruisce magistralmente la tensione, fino a un finale potente e catartico in cui la verità, svelandosi, si complica ulteriormente. Il film ha inoltre momenti di grande impatto narrativo e visivo (tra questi spicca un intelligentissimo uso della vittoria dell'Italia ai Mondiali 2006), grazie anche alla prova di tutto il cast, in cui Jasmine Trinca è la ottima protagonista ma spiccano soprattutto Romana Maggiora Vergano, magnetica, e Valeria Bruni Tedeschi incredibilmente luciferina, in una parte che ne esalta le naturali idiosincrasie verbabi ed espressive.
L'estranea non è un film perfetto, ma è un film incredibilmente maturo e sicuro di sé per un regista ancora giovane e alla prima opera con un budget significativo. È un film che dimostra la vitalità del nostro cinema sotto la patina di commedie (spesso, ahimé, brutte) e drammi borghesi e che, pur con le sue imperfezioni, fa intravedere un futuro potenzialmente roseo per quel cinema di genere che, unici al mondo, ci ostiniamo ancora a ritenere un po' "di serie B", beatamente ignari di dove si sta muovendo il linguaggio cinematografico globale.
*** 1/2
Pier
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