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lunedì 3 giugno 2024

Furiosa - A Mad Max Saga

Dall'ira funesta al multiforme ingegno


Da qualche parte nel deserto postatomico c'è un luogo verde. Una bambina viene strappata da questo piccolo Eden, e trascinata nelle Terre Desolate dagli uomini di Dementus, un signore della guerra dal fare teatrale dotato di quella crudeltà che deriva dal nichilismo. La bambina inizia così una lotta pluriennale per tornare a casa. Il suo nome: Furiosa.

Sono passati nove anni dall'uscita di Mad Max: Fury Road, eppure sembrano passati pochi mesi, tanto forte è stata la presa di quel film sull'immaginario collettivo. Miller tornava a girare un film della saga che lo aveva reso famoso con un film di puro Cinema, fatto di immagini  che raccontavano una storia senza bisogno delle parole: il sogno di Alfred Hitchcock, ma traslato in un futuro postapocalittico steampunk dai colori ipersaturati (ma anche la versione in bianco e nero era memorabile) e dal ritmo ipercinetico, un inno al movimento che avrebbe fatto la gioia dei futuristi. Il cinema d'autore che incontra il genere, lo stravolge, e ne ridefinisce canoni e immaginario, creando un'epica.

Ma di che epica parliamo? Miller con Mad Max: Fury Road realizzava la sua personale Iliade, la storia di una battaglia furiosa che si svolgeva sulla strada anziché intorno alle mura di una città. Fury Road raccontava una storia fatta di urla, strepidi, grida, ire funeste, e ratti di fanciulle; una storia fatta di sangue, forza, armi e morti nobili e meno nobili. Con Furiosa Miller cambia poema omerico, e passa all'Odissea, narrando una storia di sopravvivenza, resilienza, astuzia; la storia di un travagliato ritorno a casa, fatto di qualche passo avanti e tanti passi indietro, un ritorno che si concluderà solo nell'ultimo capitolo che costituisce una delle sottotrame di Fury Road.


Prima e dopo

Che Miller veda i suoi racconti come dei poemi epici del futuro è evidente non solo dalle sue parole (qui trovate una bella intervista), ma anche dalle scelte narrative: uno dei personaggi chiave di Furiosa è un aedo aborigeno, un cantastorie che conserva la memoria di ciò che fu e plasma quella di ciò che sarà. La sua Odisseo è Furiosa, che vediamo strappata alla sua casa e, attraverso gli anni e i capitoli, cercare più volte di ritornarci, i suoi tentativi ogni volta frustrati da mostri terribilmente umani. Alyla Browne prima e Anya Taylor-Joy la incarnano alla perfezione, ritratto dello stoicismo e dell'astuta determinazione a sopravvivere, guidate da un sogno e da una vendetta. 

Al posto di Scilla e Cariddi, Furiosa incontra tempeste di sabbia; al posto del mare, il deserto; al posto di Polifemo, il mostruoso figlio di Immortan Joe. Al posto di Poseidone, il villain principale dell'Odissea, troviamo Dementus, che ricompare regolarmente ogni volta che Furiosa sembra aver trovato un minimo di serenità. Dementus è uno specchio distorto della protagonista, segnato da traumi simili che però lo portano a scelte completamente diverse. È un agente del caos, un fool shakespeariano fattosi re, destinato a portare devastazione in terre già desolate a causa del suo fatale mix di crudeltà e incompetenza, perfettamente incarnate da un Chris Hemsworth gigione ma terrificante. Il contrasto tra Dementus e Immortan Joe è forse uno dei punti più interessanti di un film che, come Fury Road, ne contiene almeno altri cinque - storie che ci piacerebbe esplorare, conoscere, ma che vengono solo accennate, contribuendo alla profondità del mondo immaginato da Miller. Dementus e Immortan Joe, dicevamo: due tiranni crudeli, così simili nei metodi ma così diversi sotto una dimensione, quella della competenza. Laddove Dementus manda in malora tutto quello che tocca, Immortan Joe riesce a mantenere ordine nella Cittadella: un caveat su come l'incompetenza, oltre alla crudeltà, sia ciò che può causare guerre e la morte dell'umanità.


Il cambio di modello epico si riflette in un ritmo del racconto più riflessivo, per quanto nella seconda metà raggiunga i livelli cinetici del suo predecessore. Questo non vuol dire, tuttavia, che ci sia maggior spazio per le parole: Furiosa dice 35 battute in tutto il film. A parlare sono sempre le immagini, e ancora una volta, nonostante le fiamme in CGI, sono uno spettacolo per gli occhi. Ogni inquadratura offre una cornucopia di dettagli, tra bighe-motocicletta, alianti che sembrano enormi polipi volanti, e poveri coltivatori di vermi. Ogni combattimento e inseguimento è una masterclass di come si dovrebbe girare un film d'azione per immergere lo spettatore nella vicenda, senza fargli perdere nemmeno un dettaglio. 

Miller sa quello che vuole raccontare, e lo racconta con una sicurezza e un'inventiva incredibili, senza indulgere mai nel citazionismo (il film è pienamente godibile anche da chi non avesse mai visto un film della saga) ma arricchendo ulteriormente un universo che è già iconico ma continua a rinnovarsi e a espandersi, creando nuovi riferimenti e nuove icone. Quella di Miller, come quella di Omero, è di fatto un'unica storia, che dietro personaggi formidabili e avventure incredibili cela un messaggio ben chiaro su quanto gli uomini siano la causa della propria rovina con la loro sete di potere e incapacità di collaborare. Sopravvive solo chi riesce a sacrificarsi per gli altri, a trovare una causa in cui credere per diventare protagonista di una storia che le Muse canteranno per l'eternità, nel Valhalla e oltre.

Ancora una volta: ammiratelo.


**** 1/2

Pier

mercoledì 1 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 19

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi tiene compagnia durante la quarantena.


Il genere di oggi sono i film distopici/postapocalittici.

I film consigliati sono:

1) Mad Max: Fury Road (disponibile su Netflix e Prime Video). Il miglior film d'azione degli ultimi trent'anni. In originale (qui la recensione completa) o in bianco e nero è splendido comunque. Ammiratelo.

2) District 9. Un film quantomai attuale, un esordio riuscitissimo per Neill Blomkamp, che recepisce alla perfezione il messaggio "politico" degli zombie di Romero e lo ha applicato al genere distopico/fantascientifico, con gli alieni nei campi di concentramento che riecheggiano incubi reali del passato e del presente. Qui la recensione completa.

3) Nausicaa della valle del vento (disponibile su Netflix). L'ennesimo capolavoro di Hayao Miyazaki, forse il suo film più potente per messaggio ecologista e riflessione sulla condizione umana. Un classico per tutte le età, che parla di un futuro che sembrava impossibile ma è sempre più vicino a diventare realtà.

A domani per la ventesima (VENTESIMA? Il tempo vola quando ci si diverte) puntata.

Pier


martedì 31 dicembre 2019

I nostri dieci migliori film degli Anni Dieci

Siamo arrivati alla fine del decennio, e per molti è tempo di bilanci. Solitamente questo sito si sottrae a questi giochini con liste ed elenchi, ma il calembour scorre potente nell'autore, che non ha potuto farsi sfuggire l'occasione di fare una top 10 degli anni Dieci.

Esaurita questa triste nota personale, veniamo alla lista. La premessa di rigore è che non è stato facile. Per nulla. Sono partito da una prima lista di trenta film, poi ridotta a quindici, e infine ridotta a dieci.

Alcune scelte sono state molto dolorose, ma alla fine hanno prevalso i film che, oltre ad aver ottenuto un buon giudizio su questo sito, rispettavano uno o più dei criteri che avevo scelto in partenza, proprio per evitare di farmi guidare dal cuore. Quelli che troverete qui di seguito non sono necessariamente i miei film preferiti del decennio (alcuni lo sono), ma film che rispettano questi criteri. Quali? Vediamoli insieme.

I film inclusi nella lista dovevano aver segnato in modo deciso o addirittura rivoluzionato il genere cui appartengono; dovevano parlare in modo efficace, magari anticipandolo, di un fenomeno (sociale, storico, antropologico, filmico) che ha segnato il decennio che sta per finire; dovevano, infine, rappresentare una cinematografia il più possibile vasta, sia in termini di genere che di paese, fermo restando l'inevitabile bias verso i film anglofoni. Alcuni dei film della lista rispettano tutti questi criteri, altri solo alcuni.

Senza ulteriore indugio, ecco i magnifici dieci di FilmOra, presentati in ordine cronologico di uscita, e accompagnati da una breve nota, oltre che dal link alla recensione (basta cliccare sul titolo del film). Alla fine dell'elenco troverete anche i film che sono entrati nella selezione ristretta di quindici, le nostre "menzioni onorevoli."

I Magnifici Dieci

1. The social network, di David Fincher


Nel decennio appena finito, in cui i social media (e Facebook in particolare) sono diventati sempre più pervasivi nelle nostre vite, tra fake news, fughe di dati, e la semplice condivisione di informazioni personali, è impossibile non inserire il film che per primo ha lanciato l'allarme sul potere derivante dal controllo di questi media. The social network è il Quarto Potere del nostro millennio e, pur mancando dell'afflato creativo del capolavoro di Welles, è dotato della sua stessa forza nel metterci di fronte ai pericoli derivanti dalla glorificazione del self-made man e del capitalismo, ignorando i pericoli di un tale potere economico in mano a personaggi dalle dubbie qualità umane e morali.


2. Inception, di Christopher Nolan


Christopher Nolan: pochissimi registi hanno segnato come lui l'immaginario del decennio appena trascorso. Si può amarlo, si può odiarlo, ma non si può rimanere indifferenti di fronte al suo cinema. Inception provocò addirittura un dibattito nella redazione di FilmOra, che sfornò non una ma due recensioni (che trovate qui e qui - la mia, con scarsa sorpresa dei miei amabili detrattori, è quella positiva). La cosa non è sorprendente: Inception è forse la summa del cinema di Nolan, della sua diabolica capacità di fondere cinema d'autore e blockbuster, portando sullo schermo meccanismi narrativi fino a quel momento scarsamente utilizzati e che da allora vantano infiniti tentativi di imitazione. Inception ha segnato il modo indelebile il genere thriller e di spionaggio, raccogliendo l'eredità di Hitchcock e portandola nel nuovo millennio (al punto che anche un grande come Scorsese non poté ignorarne la lezione). Non può, dunque che suscitare reazioni forti, anche grazie a un finale meraviglioso che fa discutere ancora oggi.


3. Habemus Papam, di Nanni Moretti


Rileggendo la recensione da me scritta per Habemus Papam ai tempi della sua uscita non ho potuto fare a meno di sorridere: quel finale, che già allora avevo trovato potente, si è rivelato profetico in modo quasi inquietante. La crisi di coscienza in un Papa sembrava impossibile, e invece nel 2013 Benedetto XVI si è dimesso. Nessuno avrebbe potuto prevederlo: nessuno, tranne Moretti, che con questo film firma un'altra opera profetica (non si dimentichi Il Caimano), e quello che ritengo il miglior film italiano del decennio.


4. The Master, di Paul Thomas Anderson


In un decennio segnato dall'ascesa (o, meglio, dal ritorno) dell' "uomo forte", di leader carismatici e demagoghi in grado di smuovere le masse con la loro retorica incendiaria ma efficace, capaci di plasmare a loro vantaggio la verità, il film di Anderson risuona con la forza delle profezie di Cassandra: una voce inascoltata (scarso il successo di pubblico) che attraverso una storia di ieri racconta il potere nel mondo di oggi con efficacia insuperata, usando immagini, suoni, e attori con la sapienza di cui sono capaci solo i grandi maestri.


5. Solo gli Amanti Sopravvivono, di Jim Jarmush


Nel 2008, Twilight debuttava al cinema. I vampiri diventano un fenomeno commerciale, e l'estetica e la narrativa di Twilight diventano il modello per una serie di film e prodotti audiovisivi senz'anima, volti solo a cavalcare l'onda. L'ultimo film della saga di Twilight esce nel 2012, e solo due anni dopo Jim Jarmush, uno dei registi più eclettici in attività, realizza Solo gli amanti sopravvivono: un film lirico, visivamente sontuoso, in cui i vampiri diventano i difensori di un'estetica perduta, soffocata dalla macchina insaziabile del capitalismo. Il film di Jarmush è un testimone fondamentale in un'epoca in cui il dibattito sul tema infuria, coinvolgendo anche grandi nomi del calibro di Scorsese, e dimostra come l'autorialità e l'Arte siano sempre possibili, anche in quei generi dove sembrava non ci fosse più nulla di originale da dire.


6. Behemoth, di Liang Zhao


Purtroppo mai uscito in Italia, Behemoth è un documentario rivoluzionario, una vera e propria opera d'arte che mostra tutte le potenzialità poetiche ed espressive di un genere troppo spesso sottovalutato e considerato "minore". Non posso far altro che parafrasare le poche righe che scrissi dopo averlo visto a Venezia nel 2015: "La Divina Commedia di Dante per raccontare il dramma della modernizzazione in Cina, dalla devastazione del paesaggio al lavoro inumano in miniera, passando per le città fantasma costruite nel mezzo del nulla. Un documentario potente, poetico ed evocativo, che non esito a definire un capolavoro."


7. Mad Max: Fury Road, di George Miller


Esattamente trent'anni dopo aver abbandonato la saga, George Miller è tornato a dirigere Mad Max, dopo aver dedicato le sue attenzioni a prodotti diversissimi come Babe: maialino coraggioso, L'olio di Lorenzo, e Happy Feet. Il risultato è un film che distrugge le regole del cinema d'azione e le riscrive da capo, un capolavoro cinetico di energia futurista che mostra le infinite possibilità di un genere troppo spesso appiattito su stilemi e formule. La folle corsa di Max e Furiosa è uno spettacolo sontuoso ed epico, che funziona alla perfezione sia nella sgargiante versione a colori che nella cupa versione in bianco e nero. Ammiratelo.


8. La La Land, di Damien Chazelle


Il decennio passato è stato il decennio del lavoro sempre più incalzante, delle relazioni a distanza e della scelta, sempre più amara, tra amore e realizzazione professionale. È stato anche il decennio in cui abbiamo detto addio definitivamente al film hollywoodiano classico, ormai fuori dal tempo e fuori moda per un mondo che ha un altro impianto di valori. La La Land è il capolavoro che riesce a unire queste due anime: la splendida lettera d'addio a un'epoca, e al tempo stesso la perfetta descrizione dei nostri tempi, deprivati del romanticismo. Un film diventato iconico (come previsto), con le musiche e alcune scene che sono ormai patrimonio popolare, continuamente citate, usate, ricordate. Il Cantando sotto la pioggia dei nostri tempi, condito di un realismo amaro ma che arriva dritto al cuore.


9. SpiderMan: Un Nuovo Universo, di Bob Persichetti, Peter Ramsey, e Rodney Rothman


Chi mi conosce può immaginare quanto sia stato difficile per me non mettere un film Pixar come paladino dei film di animazione, ma l'obiettività rende impossibile non scegliere Spider-Man: Un nuovo universo come eccellenza nella categoria. In un'epoca in cui l'animazione in computer grafica sembrava aver trovato una cifra espressiva codificata, e le innovazioni apportate erano ormai solo incrementali, Spider-Man: Un nuovo universo ha sconvolto le regole del gioco, portando con sé un'innovazione visiva dirompente, seconda solo a quella portata dal primo Toy Story. La combinazione di diverse tecniche di animazione era già stata provata, ma mai su così vasta scala e con una così vasta commistione di stili, colori, linee, che risultano in un film degno di apparire in una mostra sulla pop art. Spider-Man segna un nuovo punto di partenza per l'animazione, e apre strade finora inesplorate che consentiranno la nascita di nuove forme espressive.


10. La Favorita, di Yorgos Lanthimos.


In un decennio segnato da una rinascita del movimento femminista, tra "Time's up" e #MeToo, il film di Lanthimos giunge come un amaro promemoria delle ragioni sistemiche e sociali che sono alla base della discriminazione di genere che ancora esiste nella società. Con il consueto mix di tragico, grottesco, e comico, e sorretto da una fotografia sontuosa, Lanthimos mette a nudo il sistema partriarcale che fa sì che nemmeno una regina possa dirsi veramente libera. Un film storico che parla al presente, e invoca un cambio sistemico epocale che nessuno sembra essere intenzionato a mettere in atto.


Menzioni onorevoli

I film che sono quasi entrati in top 10, presentati senza un ordine particolare.

1. Logan, di James Mangold. Il miglior esempio di film di superereoi autoriale, con un perfetto bilanciamento tra visione registica innovativa, spettacolarità, e rispetto del materiale di partenza.

2. Moonrise Kingdom, di Wes Anderson. Molte liste di questo genere riportano il più spettacolare Grand Budapest Hotel, ma a mio parere Moonrise Kingdom rappresenta al meglio non solo la poetica di Wes Anderson, ma anche i nostri tempi, in cui i più giovani si battono per cambiare una realtà devastata da adulti stolidi e assenti.

3. Inside Out, di Pete Docter. Un film che parla di e genera emozioni, portandoci a spasso per la nostra mente come solo la Pixar sa fare, con il giusto bilanciamento di risate e commozione, reale e fantastico. Docter riesce a far sembrare "semplice" una tematica super complessa, creando l'ennesimo mondo in cui immergersi ancora, e ancora, e ancora.

4. One More Time with Feeling, di Andrew Dominik. Un documentario atipico, girato quasi interamente in interni ma con il respiro visivo di un western di John Ford, che ci trascina in un viaggio al centro della musica, ma anche del lutto e del grande male del nostro tempo: la depressione.

5. C'era una volta a... Hollywood, di Quentin Tarantino. Un film che è la summa di Tarantino e del suo modo di intendere il cinema, e al tempo stesso il suo film più innovativo da decadi. Una favola moderna pervasa di nostalgia, in cui il sogno prende il sopravvento sulla realtà, e tutto appare dorato come non lo è mai stato.

Pier

martedì 16 maggio 2017

Mad Max: Fury Road - Black & Chrome Edition

Epica in movimento

Di Mad Max: Fury Road abbiamo già diffusamente parlato: è stato il film migliore del 2015, e probabilmente il miglior action movie della storia del cinema. Al momento della sua distribuzione, molti hanno lodato la saturazione della fotografia , con colori forti e intensi che contribuivano a conferire grande realismo al mondo post apocalittico così magistralmente creato da Miller.

Non tutti sanno, però, che Miller avrebbe voluto girare Mad Max in bianco e nero, senza quei colori che hanno contribuito al suo successo. 



Ora questa versione del film arriva nelle sale e in dvd. Quindi, chi aveva ragione? Miller, o gli studios che gli hanno imposto la versione a colori?

La risposta è, sorprendentemente, che aveva ragione Miller: non solo il film non perde forza visiva, ma anzi la accresce, con alcune scene che divengono ancora più memorabili in bianco e nero. L'eleganza delle riprese in bicromia, inoltre, rafforza la portata epica dell'opera, spogliandola di ogni spettacolarità "inutile" e fracassona e facendola divenire un ritratto ancora più crudo della bestialità umana quando le convenzioni sociali collassano.

Qui sotto potete vedere il trailer, che già lascia intuire la diversa atmosfera e l'accresciuto impatto della versione in B/N.


Recuperate la Black & Chrome edition: lo ammirerete ancora di più.

Pier

domenica 28 febbraio 2016

Oscar 2016 - I pronostici

Questa sera verranno proclamati i vincitori dell'edizione 2016 degli Academy Awards.
Come ogni anno, Filmora vi propone i suoi pronostici sui premi principali, corredati di quelle che sarebbero le mie scelte se venissi insignito del diritto di potere temporale di attribuire gli Oscar.

Le mie scelte si potrebbero riassumere con "Witness me!", ma andiamo con ordine.



Miglior montaggio
E' l'unica categoria importante dove è nominato Star Wars, ma non vincerà nemmeno questo. Troppo serrata la competizione, che vede un testa a testa tra Margaret Sixel, responsabile del ritmo serrato e adrenalinico di Mad Max: Fury Road, e Hank Corwin, autore di quello che è probabilmente il montaggio più originale dell'anno ne La grande scommessa. Penso vincerà il secondo, cui va, dopo lungo travaglio intetiore, anche la mia scelta personale
Pronostico: La grande scommessa
Scelta personale: La grande scommessa

Miglior fotografia
Qui la competizione non inizia nemmeno: Emmanuel Lubezki sbaraglia tutti soltanto con la scena iniziale di The Revenant, cui aggiunge altre cosucce come la lotta con l'orso e un uso della luce naturale semplicemente poetico. L'unico ad avvicinarsi vagamente, per innovatività e perfezione formale, è The Hateful Eight, ma è comunque molto distante.
Pronostico: The Revenant
Scelta personale: The Revenant

Miglior film d'animazione
Se non dovesse vincere Inside Out perderei ogni speranza nella giustizia, terrena o divina che sia. Anomalisa è un film notevole e molto, molto interessante, ma Pete Docter e la Pixar sono tornati alle vette dei loro capolavori, superandone alcuni. Non c'è storia.
Pronostico: Inside Out
Scelta personale: Inside Out

Miglior attore non protagonista
Qui la competizione è molto, molto serrata. Christian Bale è strepitoso ne La grande scommessa, Mark Ruffalo intenso e stropicciato al punto giusto in Spotlight, Tom Hardy è un grandioso, rozzo villain in The Revenant, e Mark Rylance con i suoi silenzi domina la scena ne Il ponte delle spie. Quest'ultimo sembra il favorito dei pronostici, ma come si fa a non tifare per il vecchio e stanco Sylvester Stallone visto in Creed?
Pronostico: Mark Rylance
Scelta personale: Sylvester Stallone

Miglior attrice non protagonista
Anche qui, competizione molto serrata (ci sarebbe, prima o poi, da interrogarsi su quanto sia diventata competitiva la sezione per i non-protagonisti, dove spesso vengono escluse prove migliori di quelle che vengono candidate per il premio maggiore). La Jennifer Jason-Leigh di The Hateful Eight è strepitosa, ma sembra avere poche speranze, così come Rachel McAdams per Spotlight. E' una lotta a tre, con Alica Vikander che ruba la scena alle moine di Redmayne in The Danish Girl, Kate Winslet strepitosa in una parte giocata in sottotono in Steve Jobs, e la favorita Rooney Mara intensa nei pregni silenzi di Carol. La mia preferenza va a Alicia Vikander.
Pronostico: Rooney Mara 
Scelta personale: Alicia Vikander

Miglior sceneggiatura originale
Spotlight sembra avere decisamente una marcia in più, grazie alla scrittura vibrante di Tom McCarthy. Il cuore direbbe Inside Out, ma Spotlight è un film più "facile" da premiare.
Pronostico: Spotlight
Scelta personale: Inside Out

Miglior sceneggiatura non originale
Qui la competizione non esiste: La grande scommessa è l'unico possibile vincitore, nonché il mio personale favorito.
Pronostico: La grande scommessa
Scelta personale: La grande scommessa

Miglior attore protagonista
Giurati dell'Academy: guardatevi negli occhi. Cosa deve fare di più questo pover'uomo per vincere? E' entrato dentro la carcassa di un cavallo. Ha combattuto con un orso in CGI in modo credibile. Non parla per quasi tutto il film. Si è imbruttito, una cosa che vi è sempre piaciuta e per la quale avete preferito altre, discutibili prove alle sue eccezionali performance del passato. E allora, vogliamo dare questo Oscar al povero Leonardo? Non è la sua miglior prova, d'accordo, ma è comunque meglio della competizione (Fassbender in Steve Jobs unico  ad avvicinarsi). Su, mettetevi una mano sul cuore.
Pronostico: Leonardo Di Caprio
Scelta personale: Leonardo Di Caprio

Miglior attrice protagonista
Qui la favorita sembra Brie Larson per Room (che non ho visto), ma la mia scelta personale cade sulla sublime Cate Blanchett per Carol.
Pronostico: Brie Larson

Scelta personale: Cate Blanchett


Miglior regia
Premesso che qualunque premio che non sia a George Miller per Mad Max: Fury Road andrebbe contro il comune senso filmico, qui temo che il favorito sia quel pallone gonfiato  regista talentuoso ma un po' pieno di sè che risponde al nome di Alejandro González Iñárritu. Però, Academy, mettetevi ancora una volta una mano sul cuore: sarebbe il primo regista a vincere due anni di fila, e uno dei pochi ad aver vinto due volte. Kubrick, per dire, non ha mai vinto. Vedete voi.
Pronostico: The Revenant
Scelta personale: Mad Max: Fury Road

Miglior film
Se The Revenant vincerà il miglior film, quale miglior modo di ripagare Mad Max: Fury Road che il premio per il miglior film? Premio che condividerei al 100%, anche se il mio personale favorito è Spotlight, per solidità narrativa e capacità di trasmettere emozioni.
Pronostico: Mad Max: Fury Road
Scelta personale: Spotlight

Bonus track: Morricone è talmente e giustamente favorito per la miglior colonna sonora che non mi sembrava nemmeno utile fare il pronostico.

A dopo la cerimonia per il bilancio!

Pier

lunedì 18 maggio 2015

Mad Max: Fury Road

The road to eternity



In un futuro prossimo venturo, la vita sulla terra è stata praticamente spazzata via. L'umanità vive in un deserto desolato, in cui vige la legge del più forte. Immortan Joe regna inconstrastato su The Citadel, in cui è riuscito a creare una piccola oasi con acqua, vegetazione e cibo. Chi lo serve lo venera, il suo volere è legge. Quando però una dei suoi schiavi combattenti, Furiosa, decide di ribellarsi, portando con sè anche l'harem che Joe usa per soddisfare i suoi piaceri, Joe scatena la forza delle sue armate per inseguirla. Sulla sua strada si parerà anche un vagabondo di nome Max, che si troverà coinvolto in uno scontro all'ultimo sangue sulla Fury Road.

Lo dico subito: questa non sarà una recensione come tutte le altre. Perché, in fondo, Mad Max: Fury Road non è un film come gli altri. Tanto per cominciare, è il primo sequel / reboot di film anni '80 che non solo è all'altezza degli originali, ma li supera e li rielabora, adattandoli al mondo moderno. E' un film sporco, duro, forsennato, in cui l'assurdo diventa plausibile grazie al coraggio del regista, George Miller, che anziché sedersi sugli allori della gloria passata (sua anche la trilogia originale), decide di osare e prova nuove strade, spinge al massimo sull'acceleratore verso il nuovo e l'ignoto.

Il risultato è un film adrenalinico, folle, senza un attimo di respiro, con trama e dialoghi risicatissimi che riescono però ad avere più significato di mille monologhi esistenziali, personaggi essenziali ma perfetti, scenografie ed effetti speciali realistici, con un uso della CGI ridotta al minimo (Peter Jackson, guarda e impara) e un realismo che trasuda da ogni scena, nonostante l'assurdità di ciò che accade. Insomma, Fury Road è, ribaltando la famosa frase fantozziana, una figata pazzesca. Tra auto modificate e bracci bionici, chitarristi sospesi in aria con chitarre lanciafiamme e personaggi grotteschi e deformi, lo sguardo dello spettatore non si stacca mai dallo schermo, dove i rari momenti di pausa sono solo pit-stop tra una corsa forsennata e l'altra, in cui si spiegano la filosofia e la storia di un mondo lontano e vicino, in cui l'eccesso la fa da padrone e la massima ricompensa per chi non comanda è morire in modo glorioso.

Tom Hardy è uno splendido Max, taciturno, distaccato, osservatore di una storia che non è la sua, ma in cui si trova coinvolto suo malgrado. La vera protagonista è Furiosa, una combattente energica e spietata ma con una sua psicologia, del tutto spogliata degli stereotipi di genere cui il cinema d'azione ci ha abituato, probabilmente la migliore eroina vista su schermo dai tempi di Alien. La interpreta una Charlize Theron sontuosa, carismatica e volitiva senza bisogno di urlare nè di scene madri (fatta salva la solita rivedibile scena con urlo al cielo che ormai sembra essere d'obbligo nei film made in USA).
Sceneggiatura (i dialoghi risicati e scarni sono una scelta ben precisa, meno facile da realizzare di quanto si pensi), fotografia e scenografia si compenetrano con insanità e realismo, con Miller a tirare le fila con una maestria tale da farci domandare dove fosse stato tutti questi anni (la risposta, che ci crediate o no, è "a girare Happy Feet"), mentre torme di registi senza coraggio umiliavano il genere.

Mad Max: Fury Road, non mi stancherò mai di ribadirlo, è una figata pazzesca, per cui Miller e soci meritano senza dubbio alcuno il Valhalla e la gloria eterna. Accorrete, guardatelo in massa, portate amici e parenti. In una parola: ammiratelo.

*****

Pier