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mercoledì 19 giugno 2024

Inside Out 2

La complessità del Sé


La vita di Riley scorre tranquilla, fino a quando, un giorno, non diventa ufficialmente una teenager. Nuove emozioni affollano la sala di controllo, e il passaggio al liceo e un camp estivo di hockey mettono in crisi il concetto di Sé di Riley e, con essa, anche Gioia e la sua visione del mondo, travolta dalla forza dirompente di Ansia, decisa a far sì che Riley si integri nel suo nuovo ambiente - a qualunque costo.

Chi siamo? La domanda delle domande, che cominciamo a porci davvero durante l'adolescenza e cui, man mano che si cresce, diviene sempre più complesso rispondere. Dall'immagine chiara, bidimensionale, ben definita dell'infanzia passiamo gradualmente a un poligono a più facce, una miscela in continua evoluzione che può essere tutto e il contrario di tutto: l'essere umano, in fondo, è fatto di contraddizione.

Intorno a questa domanda e a questo passaggio ruota il seguito di Inside Out: se il primo capitolo si concentrava sull'importanza di accettare la complessità emotiva (anche la tristezza è importante per crescere e essere persone complete), il secondo punta sull'importanza di accettare la complessità del Sé, in tutte le sue sfaccettature. Riley cresce, e con la crescita arrivano le prime pressioni sociali, i primi traumi, e le prime ansie: ansia di essere inadeguata, ansia di deludere le persone care, ansia di rimanere sola. 

Non è un caso che Ansia sia la nuova emozione che domina la scena e che prende il controllo della "console" che guida le azioni e reazioni di Riley, strappandola a Gioia. Accanto a lei ci sono Imbarazzo, Invidia, ed Ennui/Noia: emozioni più complesse, adulte, e "sociali" rispetto a quelle basilari che caratterizzavano il primo film. Inside Out 2 è anche un film sulla socialità adolescenziale, e su come possa mettere in crisi ragazzi e ragazze ancora fragili e insicure: nessuna delle potenziali compagne di hockey di Riley ha atteggiamenti da bullo, eppure Riley va comunque in crisi, stretta com'è tra il desiderio di essere accettata e la paura paralizzante di non essere all'altezza. 

Kelsey Mann (che sostituisce Pete Docter alla regia), Meg LeFauve (già sceneggiatrice del primo capitolo) e Dave Holstein non tremano di fronte alla titanica impresa di dare un seguito a uno dei capolavori della Casa della Lampadina, anzi: danno sfogo a tutta la loro creatività per restituire a livello narrativo e visivo concetti complessi come l'attacco di panico, il sarcasmo (battuta eccezionale che si perde nella traduzione italiana), il concetto di sè, l'inconscio, la soppressione di emozioni e ricordi, dando vita a un caleidoscopio inventivo che non ha nulla da invidiare a quanto fatto nel primo film, cui però ovviamente resta debitore. 


La trama scorre che è un piacere, e il percorso di (ri)costruzione e accettazione del Sè di Riley tocca tutte le corde emotive giuste, commuovendo e facendo riflettere lo spettatore, culminando in una scena finale semplice ma tremendamente efficace. Il film ha anche un altissimo valore pedagogico, sia per i ragazzi che per i genitori, in quanto racconta efficacemente le pressioni sociali e l'ansia che attanagliano la nostra epoca, e i giovani (e ormai non più giovani, come direbbe Zerocalcare) in particolare, e insegnano l'importanza di accettare chi si è in modo completo, senza cercare forzatamente di nascondere i nostri lati meno nobili: un messaggio universale che, nell'era dell'apparire e del mito della performance esibita ed esaltata, risuona ancora più forte.

Le nuove emozioni si inseriscono alla perfezione senza sacrificare quelle che già conosciamo. Se Ansia fa la parte del leone e ha probabilmente la scena più potente e di impatto del film, Imbarazzo conquista per la sua dolcezza e spirito di iniziativa, ed Ennui è la perfetta rappresentazione del tedio adolescenziale, persino nel modo in cui interagisce con la console. Tra le vecchie conoscenze, a brillare questa volta è Gioia, finalmente liberata da quell'aspetto da "prima della classe" e costretta ad affrontare le sue insicurezze e a mettere in discussione la sua visione del mondo.

Il comparto tecnico supera ancora una volta se stesso: la fluidità di movimenti e inseguimenti è perfetta, e la resa delle emozioni come un insieme di particelle brillanti ed evanescenti, in continuo movimento, stupisce per pulizia e realismo della texture. Tuttavia, Inside Out 2 non si limita alla ormai abituale eccellenza visiva e cromatica nell'uso della computer grafica. Come nel primo film, ci sono scene realizzate con tecniche di animazioni differenti, dall'animazione tradizionale alla stop motion con la tecnica del paper cut, che si inseriscono perfettamente nella narrazione e restituiscono una diversità creativa che eleva valore artistico del film. 

Inside Out 2 conquista la palma di miglior secondo capitolo Pixar dai tempi di Toy Story 2, e lo fa grazie a una storia che segue naturalmente e fluidamente quella del primo capitolo, arricchendolo di complessità senza tradirne lo spirito. Non può, ovviamente, raggiungere la dirompente originalità dell'originale, ma non ci va lontano, e racconta una storia che intratterrà i più piccoli e lascerà i più grandi con gli occhi aperti e gonfi di emozioni: gioia, tristezza, ansia, e stupore e, perché no, nostalgia.

**** 1/2

Pier

sabato 24 aprile 2021

Oscar 2021 - I pronostici

Questa notte, come ogni anno, gli occhi del mondo cinematografico si sposteranno sul Dolby Theatre di Los Angeles per la cerimonia di premiazione della novantaduesima edizione degli Academy Awards. 

Ma quest'anno non sarà come tutti gli altri: la pandemia ha costretto molti film attesissimi a rimandare la loro uscita; i cinema sono ancora chiusi in molti paesi, con la conseguenza che molti dei film in concorso (tutti quelli non usciti su piattaforme di streaming) non sono stati visti da milioni di potenziali spettatori; la stessa cerimonia di premiazione si svolgerà con i candidati suddivisi tra più location per rispettare le norme sanitarie.

Insomma, è stato un anno molto anomalo, e anche i nostri pronostici e scelte personali ne risentiranno. Per la prima volta da tempo immemorabile, infatti, non ho visto molti dei film in concorso. Basterà questo a fermarmi? Ovviamente no. Ciarlare dello sconosciuto è la specialità di ogni critico concionatore e il sottoscritto non fa eccezione.

Pronti? Iniziamo!


Miglior montaggio
Cinque ottimi candidati, ma tutti dicono meraviglie del montaggio di Sound of metal, curato da Mikkel E. G. Nielsen, danese già montatore, tra gli altri, dell'ottimo Beasts of no nation. La mia scelta personale ricade su Alan Baumgarten per lo splendido lavoro di cucitura tra passato e presente, materiale filmato e d'archivio ne Il processo ai Chicago 7.

Pronostico: Mikkel E. G. Nielsen, Sound of metal

Scelta personale: Alan Baumgarten, Il processo ai Chicago 7


Miglior fotografia
La fotografia wellesiana di Mank, o il lirico realismo di Nomadland? La competizione sembra concentrarsi tra questi due titoli, e personalmente non ho dubbi su chi scegliere: il lavoro di Joshua James Richards è uno dei punti di forza del film di Chloé Zhao, il cuore pulsante di un piccolo, grande capolavoro. Su di lui ricade sia il mio pronostico che la mia scelta personale.

Pronostico: Joshua James Richards, Nomadland
Scelta personale: Joshua James Richards, Nomadland


Miglior film d'animazione
Impossibile non indicare Soul, sia come favorito che come film del cuore. E la concorrenza, quest'anno, è anche agguerrita: Onward, un po' snobbato perché uscito nel breve periodo di riapertura dei cinema durante la pandemia, è un degnissimo rivale "casalingo", una splendida storia familiare che diverte e commuove; Wolfwalkers ha raccolto consensi unanimi in tutto il mondo. Tuttavia, il nuovo film di Pete Docter (a parere di chi scrive il miglior regista Pixar, e non da oggi) è un'esplosione di creatività, innovazione e voglia di osare, un'improvvisazione jazz che avvolge, trascina, e commuove.

Pronostico: Soul
Scelta personale: Soul


Miglior attore non protagonista
I grandi protagonisti sembrano essere gli attori di Judas and the Black Messiah, inspiegabilmente candidati ambedue come non protagonisti. Tra i due spicca Daniel Kaluuya, già nominato per Get out!. Non avendo visto il film, devo giocoforza indicare qualcun altro per la mia scelta personale, che ricade su Sacha Baron Cohen, splendido hippie ne Il processo ai Chicago 7 .

Pronostico: Daniel Kaluuya, Judas and the Black Messiah

Scelta personale: Sacha Baron Cohen, Il processo ai Chicago 7


Miglior attrice non protagonista
Una delle categorie più incerte, con almeno tre contendenti che partono alla pari: Glenn Close per Elegia americana, Olivia Colman per The father, e Amanda Seyfried per Mank. Scommetto su Oliva Colman, sulla quale ricade anche la mia scelta personale: è sulla fiducia, non avendo visto il film, ma vi sfido a dirmi che sbaglio a fidarmi.

Pronostico: Olivia Colman, The father
Scelta personale: Olivia Colman, The father

"Ah, non ti fidi?"

Miglior sceneggiatura originale
Tra i candidati c'è Aaron Sorkin. Aaron Sorkin è il Dio della sceneggiatura, non avrai altro Dio all'infuori di lui. Il processo ai Chicago 7 è un'apoteosi della sua scrittura, tra dialoghi splendidi, monologhi appassionati, walk and talk da antologia. Mi pare evidente su chi ricadano sia pronostico che scelta personale. E se l'Academy sceglierà diversamente, peste li colga.

Pronostico: Aaron Sorkin, Il processo ai Chicago 7
Scelta personale: Aaron Sorkin, Il processo ai Chicago 7


Miglior sceneggiatura non originale
Competizione accesa in questa categoria, con un testa a testa tra Chloè Zhao per Nomadland e Kemp Powers per l'adattamento della sua piece teatrale in Quella notte a Miami... . Dico Kemp Powers, ma la mia scelta personale ricade sulla Zhao.

Pronostico: Kemp Powers, Quella notte a Miami...
Scelta personale: Chloè Zhao, Nomadland


Miglior attrice protagonista
Qui la favorita, nonostante la concorrenza serrata (da Frances McDormand per Nomadland a Carey Mulligan per Una donna promettente), sembra essere Viola Davis per Ma Rainey's Black Bottom. La Davis è come sempre strepitosa, e il film biografico paga sempre, quindi la vittoria sembra cosa certa. Tuttavia, la mia scelta personale ricade su Vanessa Kirby, semplicemente eccezionale nella parte di una madre in lutto in Pieces of a Woman - altro film passato ingiustamente inosservato ma da recuperare (è su Netflix).

Pronostico: Viola Davis, Ma Rainey's black bottom
Scelta personale: Vanessa Kirby, Pieces of a woman

One woman show

Miglior attore protagonista
Qui il favorito sembra essere Chadwick Boseman per Ma Rainey's Black Bottom, sia per l'ottima interpretazione sia per l' "effetto lutto" che inevitabilmente influenzerà le scelte dei giurati. La mia scelta personale ricade invece su Gary Oldman, una delle poche note liete di quel sublime pasticcio che è Mank. 
Pronostico: Chadwick Boseman, Ma Rainey's black bottom
Scelta personale: Gary Oldman, Mank

Miglior regia
Un solo nome al comando: Chloé Zhao. Nomadland è un film universale e personale, e porta l'impronta indelebile di una regista che farà molto parlare di sé, capace di unire sublime e triviale, assoluto e quotidianità, risate e commozione. 

Pronostico: Chloè Zhao, Nomadland
Scelta personale: Chloè Zhao, Nomadland

Schegge di meraviglia da Nomadland

Miglior film
In un anno difficile come questo, uno potrebbe aspettarsi una bassa qualità dei film in concorso. Invece, a sorpresa (o forse no), la mancanza di blockbuster ha aperto le porte a prodotti indipendenti che normalmente sarebbero magari passati inosservati: film personali, ma potenti, in grado di commuovere e far riflettere, ma che soprattutto riflettono in modo evidente la visione autoriale dei propri registi. Il favorito, manco a dirlo, è Nomadland , su cui ricade anche la mia scelta personale, ma occhio alle possibili sorprese: sia Minari sia Judas and the Black Messiah potrebbero aggiudicarsi la statuetta più ambita.

Pronostico: Nomadland
Scelta personale: Nomadland


Questo è tutto. Cosa aspettate? Correte in sala scommesse!

Pier

domenica 27 dicembre 2020

Soul

La scintilla della vita


Joe Gardner è un uomo di mezza età con il sogno di diventare un grande pianista jazz. Quando finalmente arriva quella che potrebbe essere la grande occasione, Joe cade in un tombino scoperchiato e la sua anima si ritrova nell'anticamera dell'Aldilà. Determinato a non morire proprio ora che il suo sogno è a portata di mano, Joe fugge e finisce nell'Ante Mondo, dove stringe un patto con una giovane anima, 22, che invece non ha la minima intenzione di andare sulla Terra. 

Perché siamo qui? Qual è il senso della vita? Due domande che attanagliano i filosofi da secoli, e che il cinema ha affrontato raramente, e quasi sempre in forma satirica (Amore e guerra di Woody Allen, Il senso della vita dei Monty Python) vista la loro natura immateriale, intangibile, antifilmica. Due domande che, dunque, sembrerebbero l'ultimo dei temi da scegliere per un film d'animazione destinato al grande pubblico: ma alla Pixar (e in particolare a Pete Docter, già regista di Monsters & Co, Up, e Inside Out) le sfide piacciono da sempre.

Soul parla di noi, di ciò che siamo, di ciò che ci spinge ad andare avanti. È un film che ha un tema, nessuno, e centomila, che si spinge in mille direzioni diverse e inaspettate, per poi tornare al punto di partenza e partire di nuovo in un territorio inesplorato. Soul inizia sulla terra, per poi portarci in un mondo fantastico, con eco di quello della "mente" di Inside Out (un tema familiare) per poi riportarci sulla Terra, nei mille quartieri di una città poliedrica come New York, e poi di nuovo in quel mondo, ma anche ai confini tra l'uno e l'altro (un tema sconosciuto), in spazi indefiniti ma non per questo privi di vita, di colore, di insegnamenti. 


È un film in cui i ruoli dei personaggi cambiano di continuo, in cui si fatica a riconoscere il vero protagonista, chi è l'insegnante e chi lo studente. È, insomma, una sceneggiatura a tempo di jazz, all'apparenza improvvisata ma in realtà dotata di una coerenza interna che non si può descrivere razionalmente, ma viene colta a livello intuitivo, emotivo. Forse questo è dovuto al fatto che l'anima di Soul (perdonate il pessimo gioco di parole), quel quid che pervade tutto il film e ne é bussola e Stella Polare, non è una tesi, ma una domanda - una domanda aperta a numerose interpretazioni e visioni perché, in fondo, non ha una risposta univoca.

Docter realizza un film che funziona come un dialogo platonico, spingendo lo spettatore a interrogarsi sulla domanda posta fin dai primi minuti, presentando numerosi punti di vista in continua evoluzione, per poi arrivare a un finale dove una risposta, forse, arriva, ma nel farlo apre la porta a un migliaio di altre domande. Questo non significa, tuttavia, che il film sia noioso o eccessivamente filosofico: Soul diverte, intrattiene e fa riflettere, offrendo, come quasi sempre nell'opus pixariano, molteplici livello di lettura e interpretazione, che a volte si notano solo a una seconda visione, in una continua scoperta che genera gioia e stupore.


L'animazione è una gioia per gli occhi, un perfetto mix tra lo stile Pixar e animazione tradizionale, in quello che è senza alcun dubbio il film Pixar più sperimentale da almeno dieci anni. Docter aveva già sperimentato l'unione delle due tecniche in Inside Out, nella sequenza del pensiero astratto, ma qui si spinge oltre, pescando a piene mani dalle suggestioni sia di passati lavori della Pixar (il corto Quando il giorno incontra la notte), sia dell'animazione europea (La Linea di Osvaldo Cavandoli) e giapponese (è evidente l'influenza della filosofia filmica di Miyazaki e dello Studio Ghibli), sia della storia dell'arte: i vari Jerry (e Terry) sono chiaramente debitrici di tutte queste tradizioni, e le rielaborano in modo creativo e originale, arricchendo il linguaggio espressivo del film e donandogli quella "diversità" necessaria per rappresentare concetti astratti e oltremondani. Docter cerca di rappresentare l'infinito, il sublime, e ci riesce grazie a un lavoro di sottrazione e semplificazione, che libera lo schermo di inutili fronzoli e lascia lo spettatore colmo di meraviglia di fronte alla perfetta semplicità delle immagini.

La musica, per la prima volta in un film Pixar, è elemento centrale del film, ne influenza la struttura, la trama, il ritmo, lo definisce e lo arricchisce, senza diventare un'ossessione militare come in Whiplash, ma accompagnando dolcemente le vicende, come l'eco di un sogno che non vuole spegnersi e continua a vivere in noi e intorno a noi.

Soul è un film maturo, innovativo, ambizioso; è un film che celebra la forza vitale della creatività e la forza creativa della vita, che ha il coraggio di spingersi in territori inesplorati dal punto di vista sia strutturale che visivo, e ne riemerge con una sicurezza e una certezza nuova, una ricchezza espressiva che rispecchia quella dei suoi protagonisti e la rilancia verso lo spettatore, spingendolo a interrogarsi, stupirsi, e a continuare a cercare. Non perdetelo.

*****

Pier

domenica 24 maggio 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Speciale "Vita d'ufficio"

Puntata speciale di Nuovo Cinema Paravirus, dedicata alla vita d'ufficio

Il genere di oggi sono i film ambientati sul posto di lavoro.


I tre film segnalati sono:

1) Il posto (disponibile a noleggio su vari servizi). Uno dei capolavori di Ermanno Olmi, un film rimasto per lungo tempo introvabile e ora finalmente accessibile al pubblico. Una storia semplice, con un ragazzo alle prese con il suo primo lavoro nella Milano del dopoguerra tra desiderio di rinascita, indipendenza, e primi amori.

2) Lo stagista inaspettato (disponibile su Netflix). Un De Niro inedito, comico ma in tono minore, malinconico, lontano dalla sguaiatezza di alcuni delle sue recenti prove nel genere. La storia di un pensionato che si reinventa stagista per un'azienda giovane e cool non brilla per originalità dell'intreccio ma funziona, diverte, e riesce persino a emozionare.

3) Monsters & Co. (disponibile su Disney+). Uno dei capolavori della Pixar, che traspone la vita in fabbrica in un mondo di fantasia in cui i mostri sopravvivono grazie alle paure dei bambini. Divertente ed emozionate, uno dei migliori esempi della Pixar di unire temi adulti e infantili, risate e lacrime, in un amalgama perfetto che arriva dritto al cuore.

Tenete gli occhi aperti per il prossimo speciale di Nuovo Cinema Paravirus. Coming soon!

Pier

venerdì 10 aprile 2020

Nuovo Cinema Paravirus - Puntata 28

Nuova puntata di Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica che vi suggerisce film da vedere in quarantena.



Il genere di oggi è la commedia drammatica.

I film segnalati sono:

1) Io e Annie (disponibile su Sky). Il capolavoro di Woody Allen, quello che unisce al suo solito, inconfondibile humor una creatività registica e visiva mai realmente raggiunta in altre sue opere. Un grande classico, da vedere e rivedere. Qui la recensione completa.

2) Il giovedì (disponibile su Prime Video). Opera minore e un po' dimenticata nella produzione del grande Dino Risi, ma che non ha nulla da invidiare ai suoi capolavori per risate, introspezione, e quella malinconia che Risi sapeva esprimere come pochi altri. Un grande Walter Chiari, a una delle sue migliori interpretazioni, interpreta un padre che cerca di riconnettersi con il figlio in un caldo giovedì estivo.

3) Inside Out (disponibile su Disney+). Un film geniale, toccante, in grado di trasportarci all'interno della mente di un'adolescente con una genialità visiva e narrativa senza precedenti, offrendoci una storia che diverte e commuove come solo la Pixar (e in particolare Pete Docter) sa fare. Qui la recensione completa.

A domani per la ventinovesima puntata!

Pier


giovedì 17 settembre 2015

Inside Out

Tu chiamale, se vuoi, emozioni



Riley è una bambina felice e spensierata, con genitori premurosi, amici fidati e una passione per l'hockey su ghiaccio. Le sue azioni sono regolate da cinque emozioni che vivono nella sua testa all'intero del Quartier Generale, guidate da Gioia, che ha molto a cuore la felicità della bambina. Insieme a lei ci sono Paura, Disgusto, Rabbia e Tristezza, goffa e pasticciona. Quando la famiglia deve trasferirsi a San Francisco, Riley e le sue emozioni saranno messe a dura prova, e dovranno affrontare un'odissea emotiva per ritrovare la serenità.

Geniale: questo è ciò che tutti abbiamo pensato dopo aver visto i primi trailer di Inside Out, e il film non delude le attese, portandoci davvero all'interno della mente della protagonista con una genialità visiva e narrativa senza precedenti. Docter, che si conferma come il miglior regista della casa di Emeryville, riesce a bilanciare perfettamente i momenti in cui vediamo Riley e quelli in cui assistiamo a ciò che accade nella sua testa, creando un meccanismo narrativo innovativo e avvincente che chiunque altro faticherebbe a sostenere per la durata di un lungometraggio.

E se è vero che, dopo un inizio scoppiettante, pieno di trovate tanto ingegnose quanto esilaranti, il film nella parte centrale diviene più "standard" a livello narrativo, con la classica odissea dell'eroe (in questo caso, gli "eroi" Gioia e Tristezza) nel tentativo di tornare a casa, è innegabile che il modo in cui questo viaggio viene raccontato è una vera gioia per gli occhi. Il mondo delle emozioni e della mente viene raccontato con dovizia di particolari, che riescono a essere sia visivamente stimolanti, sia scientificamente (quasi) accurati. La scena del pensiero astratto è allo stesso tempo divertente e rivoluzionaria per un film in computer grafica, e in generale tutta la mente di Riley viene raffigurata con una serie continua di trovate che ha pochissimi precedenti nella storia dell'animazione. Il finale, poi, torna al livello dell'inizio, toccando vette di commozione e coinvolgimento emotivo degne di quelle dei primi minuti di Up o del finale di Monsters & Co. (non a caso, sempre di Docter), e presenta un messaggio educativo non banale. Il personaggio di Bing Bong, fanciullesco ibrido tra delfino, gatto ed elefante con la goffa grazia di Charlot, è la perfetta metafora dell'infanzia che se ne va, del bambino che continua a vivere dentro di noi anche quando cresciamo.

Inside Out è un capolavoro, in grado di emozionare, divertire e far riflettere, con cui la Pixar torna finalmente ai livelli di creatività e innovatività che la hanno resa famosa, dopo alcuni passi falsi fatti di recente. Non perdetelo.

*****

Pier

venerdì 10 ottobre 2014

Dove nascono le emozioni


Dopo averci regalato quelli che sono senza dubbio i migliori film d'animazione degli ultimi decenni, la Pixar sembrava aver perso il suo tocco magico.

Film come Cars 2, Brave e, in minor misura, Monsters University facevano pensare che la vena creativa fosse esaurita, e l'annuncio dei seguiti di Alla ricerca di Nemo e Gli Incredibili sembravano confermarlo, soprattutto considerando la passata avversione per i sequel della casa di Luxo jr.

Come può una studio cinematografico dimostrare a tutti che non solo non ha esaurito la creatività, ma è anzi pronto a superare nuovi ostacoli e affrontare sfide all'apparenza impossibili? Semplice: realizzando un film come questo, che ci porta alle radici stesse delle emozioni e della creatività.



Il regista e sceneggiatore è Pete Docter, a mio parere il miglior creativo di casa Pixar, autore di Monsters & Co e Up. Le premesse per il capolavoro ci sono tutte: non ci resta che aspettare.

PS: quanto è bello Rabbia?

Pier

domenica 11 ottobre 2009

UP

La meraviglia della vecchiaia

 
  
Carl, anziano venditore di palloncini, è rimasto vedovo della sua amata Ellie. La perdita lo ha reso scorbutico e misantropo, ma un giorno decide di partire per l'avventura che Ellie avrebbe sempre voluto vivere. Per farlo, gonfia migliaia di palloncini e li attacca alla sua casa, facendole prendere il volo. Quello che Carl ancora non sa è che non sarà solo... 

Non ci sono parole sufficienti per descrivere la meraviglia e la poesia del nuovo lavoro targato Pixar: un film che parla ai bambini ma anche agli adulti, che stupisce, diverte, commuove e incanta allo stesso tempo; un film che ci regala il più bel ritratto della terza età visto al cinema da molti anni; un film, insomma, capace di far sognare lo spettatore, cui sembra di volare insieme alla casa di Carl, moderno Don Chisciotte. 

Pete Docter, già regista di Monsters, Inc., conferma ancora una volta di essere il regista di casa Pixar più dotato di talento comico: alcune scene sono davvero irresistibili e i dialoghi sono scoppiettanti. In questo film però Docter riesce anche a commuovere, e lo fa con la delicatezza e la sapienza artistica che caratterizzano tutti i film Pixar: i primi venti minuti sono da antologia del cinema. 

Questa volta l'animazione è meno realistica che in altri lavori della casa californiana, ma la scelta è vincente: la caricaturalità dei tratti dei protagonisti contribuisce ad evidenziarne le caratteristiche peculiari e aiuta lo spettatore a conoscerli meglio. Lo spettatore viene trascinato in un vortice di fantasia e sogno, tra case volanti, animali estinti e cani parlanti, in un film capace di ammaliare e incantare come solo le fiabe che ci raccontavano da bambini erano capaci di fare. 

Up è una meravigliosa fiaba moderna: non perdetelo. 

***** 

Pier