sabato 11 marzo 2023
The Whale
sabato 10 settembre 2022
Venezia 2022 - Il Totoleone
Anche quest'anno siamo giunti al termine della Mostra del Cinema: una Mostra finalmente tornata alla normalità, con sale piene, dibattiti in coda, feste, biciclette, e panama bianchi. Il programma è stato molto ricco e variegato, e ancora una volta non si possono che fare i complimenti ad Alberto Barbera.
È stata una Mostra pervasa di memorie e ricordi, tra il Bardo di Iñárritu e L'immensità di Crialese, passando anche per The Eternal Daugher e Un Couple; ma, soprattutto, è stata una Mostra sull'incomunicabilità che genera mostri (White Noise, The Banshees of Inisherin) e sull'emarginazione (Bones and All, Monica, Athena, The Whale). Come lo scorso anno, molti film hanno guardato al passato per parlare (con successi alterni) del presente: Argentina, 1985, Chiara, Il signore delle formiche, All the Beauty and the Bloodshed sono gli esempi più evidenti.Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Moltissimi protagonisti "giovani" nei film in Mostra. A spiccare sono due ragazze: Taylor Russell, protagonista del film di Luca Guadagnino, Bones and All, e Sadie Sink, già celebre per Stranger Things, e co-protagonista di The Whale. Sulla prima ricade il mio pronostico, anche per il ruolo più ampio rispetto a quello di Sink, ma su Sink ricade la mia scelta personale.
Pronostico: Taylor Russell, Bones and All
Scelta personale: Sadie Sink, The Whale
Coppa Volpi maschile
Qui sembra esserci un chiarissimo favorito, ovvero Brendan Fraser, semplicemente straordinario in The Whale. La sua storia personale, inoltre, è la classica comeback story che tende a essere premiata dai giurati. Sembra tutto apparecchiato per una Coppa Volpi, dunque. L'unico motivo per cui potrebbe perderla sarebbe se The Whale si aggiudicasse il Leone d'Oro (il regolamento impedisce che chi vince il Leone vinca altri premi), replicando quindi quanto successo a un altro interprete di un film di Aronofsky, Mickey Rourke per The Wrestler. Ma non penso accadrà. Su Fraser ricade anche la mia scelta personale.
Scelta personale: Brendan Fraser, The Whale
Coppa Volpi femminile
Anche qui sembra esserci una chiarissima favorita, Cate Blanchett per TAR, destinata quindi a bissare la sua vittoria per Io Non Sono Qui. Il film non è eccezionale, ma la sua interpretazione è un raggio di luce che ne pervade l'intera durata. La mia scelta personale ricade però sulla splendida Penelope Cruz (anch'essa vincitrice proprio lo scorso anno) per L'immensità, dove interpreta una madre solare, creativa e fragile, capace di trasformarsi in Mina e in Raffaella Carrà.
Scelta personale: Penelope Cruz, L'immensità
Questo è un premio che tende ad andare a film in cui l'impronta del regista è più evidente. Andrew Dominik per Blonde e Jafar Panahi per No Bears sembrano logiche scelte, ma anche Alice Diop per Saint Omer e Jahil Valilvand per Beyond the Wall hanno le carte in regola. Il mio pronostico ricade su Jafar Panahi, mentre su Valilvand ricade la mia scelta personale.
Scelta personale: Jahil Valilvand, Beyond the Wall
Gran Premio della Giuria
Il favorito per il secondo premio più importante sembra proprio Saint Omer, un film autoriale ma al tempo stesso ipnotico, primordiale nel suo affrontare il femminile e il lato oscuro della maternità con piglio documentaristico. Anche All the Beauty and the Bloodshed potrebbe giocarsela, ma alla fine penso la spunterà Saint Omer, che si aggiudica anche la mia preferenza personale.
Pronostico: Saint Omer
Scelta personale: Saint Omer
Leone d'Oro
Sfida davvero accesa e incerta, ma c'è un film chiaramente superiore agli altri in questa Mostra, ed è The Banshees of Inisherin. Un film scritto, diretto, interpretato, fotografato, musicato alla perfezione, che dovrebbe, se ci fosse giustizia, aggiudicarsi ogni premio. Tuttavia, la giustizia non è di questo mondo: ad aggiudicarsi il premio sarà l'ottimo (seppur inferiore) road movie cannibalesco di Guadagnino, Bones and All.
Scelta personale: The Banshees of Inisherin
È tutto anche per quest'anno. Correte in SNAI a scommettere sull'opposto dei miei pronostici, e noi risentiamo per l'edizione 2023.
Pier
sabato 3 settembre 2022
Telegrammi da Venezia 2022 - #3
Terzo telegramma da Venezia, con il (grande) ritorno di Aronofsky e tanti film delle sezioni collaterali, più o meno riusciti.
domenica 1 ottobre 2017
Madre!
Lui è uno scrittore di successo che sta attraversando un momento di crisi creativa; lei è sua moglie, completamente assorbita nella ristrutturazione della casa in cui lui è cresciuto, quasi del tutto distrutta da un incendio. La loro vita scorre tranquilla fino a quando uno sconosciuto non bussa alla loro porta, in cerca di un posto dove dormire: lei è scettica, ma lui lo accoglie e lo invita a restare. Da lì, tutto precipita.
sabato 9 settembre 2017
Venezia 2017 - Il Totoleone
È stata una Mostra decisamente interessante, con pochissimi picchi negativi nel Concorso, ma anche pochi amori a prima vista, che invece abbondavano lo scorso anno.
Di seguito i pronostici per il Leone d'Oro, corredati come sempre dalle mie preferenze personali.
Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Qui la competizione sembra davvero ridotta, con Charlie Plummer chiaramente favorito per la sua parte in Lean on Pete. Il ragazzo ha un innegabile talento e offre una splendida interpretazione; tuttavia, la mia preferenza ricade su un piccolo, grande attore: Noah Jupe, splendido protagonista di Suburbicon, la commedia nera di George Clooney.
Pronostico: Charlie Plummer, Lean on Pete
Scelta personale: Noah Jupe, Suburbicon
Coppa Volpi maschile
Sfida poco accesa che in campo femminile, causa la presenza di molti film corali, in cui è difficile identificare un protagonista univoco. Tra tutte, si staglia nettamente la commovente interpretazione di Donald Sutherland in The Leisure Seeker, cui va anche la mia preferenza personale.
Pronostico: Donald Sutherland, The Leisure Seeker
Scelta personale: Donald Sutherland, The Leisure Seeker
Coppa Volpi femminile
Come lo scorso anno, la sfida è agguerritissima, con Jennifer Lawrence (mother!), Helen Mirren (The Leisure Seeker), Charlotte Rampling (Hannah), Sally Hawkins (The Shape of Water) e Frances McDormand (Three Billboards) che possono legittimamente aspirare alla vittoria. La favorita sembra Sally Hawkins, ma personalmente sarei molto felice se la giuria decidesse di dare una coppa Volpi "di coppia", premiando sia Donald Sutherland che Helen Mirren, cuore pulsante del film più commovente visto alla Mostra.
Pronostico: Sally Hawkins, The Shape of Water
Scelta personale: Helen Mirren, The Leisure Seeker
Osella per la miglior sceneggiatura
Qui il netto favorito sembra essere Three Billboards, scritto alla perfezione da Martin McDonagh. A mio parere, tuttavia, il meriterebbe altri onori, e la mia scelta personale ricade quindi su Suburbicon, con la splendida sceneggiatura piena di humor nero dei fratelli Coen.
Pronostico: Three Billboards
Scelta personale: Suburbicon
Gran Premio della Giuria
Situazione quantomai fluida per i tre premi principali, per i quali è sempre difficile definire chi vincerà cosa. Il favorito per questo premio potrebbe essere il giapponese Kore-eda con The Third Murder, convincente legal drama che sfugge alla classificazione di genere grazie a una storia e a una fotografia quasi universali. La mia scelta personale cade invece su The Shape of Water di Guillermo del Toro, una favola moderna in grado di commuovere e far riflettere.
Pronostico: The Third Murder
Scelta personale: The Shape of Water
Leone d'Argento (Miglior Regia)
Qui il favorito rischia di essere Foxtrot, forse il film con la migliore idea di regia vista alla Mostra. Maoz riesce anche a tradurla in un film convincente, a mio parere uno dei due migliori visto in concorso, cui va quindi anche il mio voto personale.
Pronostico: Samuel Maoz, Foxtrot
Scelta personale: Samuel Maoz, Foxtrot
Leone d'Oro
Sfida davvero accesa, ma il favorito sembra a sorpresa essere mother! di Darren Aronofsky: stroncato da gran parte della critica, il film presenta però una forza visiva e una potenza nel messaggio che potrebbero conquistare i giurati, a dispetto delle sue evidenti e clamorose imperfezioni. La mia scelta personale ricade invece su Three Billboards, film solo apparentemente più classico, che coniuga alla perfezione ogni suo elemento, dalla recitazione al montaggio, al servizio del messaggio che il regista vuole comunicare, riuscendo a divertire, emozionare e far riflettere.
Pronostico: mother!
Scelta personale: Three Billboards
È tutto per quest'anno, ci risentiamo per l'edizione 2018.
Pier
mercoledì 6 settembre 2017
Telegrammi da Venezia 2017 - #4
mother! (Concorso), voto 6.5. Il film di Aronofsky è il primo vero "caso" della Mostra 2017: da un lato la maggior parte dei critici, che lo ha massacrato, accusandolo di essere sconclusionato e senza capo né coda; dall'altro un gruppo più sparuto, ma molto agguerrito, che lo considera un capolavoro visionario e accusa il mondo di non averlo capito, lanciandosi in interpretazioni quasi più visionarie del film stesso. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: Aronofsky vuole filmare un incubo, e per due terzi di film ci riesce, grazie a una fotografia claustrofobica, un sonoro di livello straordinario e alle interpretazioni superbe di tutti gli interpreti, Jennifer Lawrence e Michelle Pfeiffer in testa. In questa parte il film è ansiogeno, insensato a livello cognitivo ma perfettamente logico a livello emotivo e viscerale, terrorizzante nella sua normalità: tutto ciò che un incubo dovrebbe essere. Nel finale, però, Aronofsky perde decisamente il controllo della sua creatura, sia per il desiderio di mettere troppa carne al fuoco, sia per il maldestro tentativo di dare una spiegazione a qualcosa che non può e non deve averne: i sogni e l'inconscio non si spiegano, insegna il maestro del genere, David Lynch. Aronofsky dimentica questa importante lezione, condannando il suo film a sfiorare il ridicolo, dopo aver contemplato l'immenso.
Sweet Country (Concorso), voto 6.5. La storia di un paese raccontata attraverso la vicenda di un aborigeno che, per difendersi, deve uccidere un uomo bianco nel selvaggio West australiano di inizio Novecento. Pur braccato, l'uomo rivelerà una profonda connessione con la sua terra, che l'uomo bianco gli ha strappato a livello materiale ma non spirituale. Un film convincente , che si dilunga un po' troppo ma ha il pregio di una visione registica forte che si sostanzia soprattutto nelle immagini, splendide ed evocative.
Ammore e malavita (Concorso), voto 7. I Manetti Bros girano uno scanzonato divertissement che unisce film di mafia e musical. La prima ora è splendida: divertente, intelligente, ironica, con un ritmo forsennato. Poi il film si dilunga inutilmente per un'altra ora, con lungaggini e ripetizioni che lo appesantiscono e finiscono per sfiancarne la freschezza iniziale. Si arriva alla fine con fatica, ed è un peccato.
Caniba (Orizzonti), voto 1. Un documentario che butta al vento un tema interessantissimo come quello del cannibalismo per inseguire pretese autoriali. Qui la recensione completa scritta per Nonsolocinema.
Team Hurricane (Settimana della Critica), voto 8. Quanta freschezza in questo film di Annika Berg: di sguardo, di interpretazione, di concezione del cinema e dell'adolescenza. Il racconto delle giornate di otto adolescenti danesi passa attraverso i loro occhi, la loro visione del mondo, di se stesse, del proprio corpo, del diventare grandi: una visione colorata, piena di energia e immagini sgargianti e kitsch, ma anche di sofferenza, insicurezza e voglia di avere qualcuno che ti sta accanto. Un esordio splendido, toccante, divertente e originale.
giovedì 17 febbraio 2011
Il cigno nero
Nina è una ballerina del corpo di ballo del New York City Ballet. Sotto la spinta della madre si allena giorno e notte per migliorare, sognando il ruolo che le potrebbe cambiare la carriera. L'occasione arriva quando Thomas Leroy, celebre regista e coreografo, la preferisce all'attuale etoile per il ruolo di protagonista de Il lago dei cigni. Per prepararsi al ruolo Nina inizia un percorso di introspezione psicologica che la porterà a conoscere a fondo la propria sessualità e il proprio lato oscuro, creandosi al tempo stesso una nemica mortale.
Darren Aronofsky riparte dalle solide basi narrative di The Wrestler, aggiungendo però quel tocco visionario, alienato e alienante che lo aveva reso famoso con Pi Greco prima e con Requiem for a Dream poi. L'incontro tra le due anime del moderno cinema americano - narrazione e sperimentazione visiva, Eastwood e Lynch - funziona alla grande, e dà vita a un thriller psicologico di grande impatto, in cui l'approfondimento del personaggio non ruba spazio alla narrazione.
La storia dell'ossessione di Nina per la danza viene raccontata soprattutto attraverso il corpo della protagonista, che come era già accaduto con Mickey Rourke diventa un vero e proprio libro, in cui i caratteri e le parole sono sostituiti dai segni e dalle cicatrici lasciati dalle lunghe ore di allenamento. La fisicità è al centro del film, in una continua e violenta ricerca della perfezione, violenza che viene accentuata dal contrasto con la natura apparentemente aggraziata della danza.
La sceneggiatura è solida, scorrevole e senza quei punti morti che spesso caratterizzano i film di questo genere. Il vero punto forte è però la fotografia, sempre in bilico tra realtà e finzione, immagine e immaginazione.
Gli attori sono ottimi, a partire da una Natalie Portman in stato di grazia e giustamente favorita per l'Oscar, per finire con Vincent Cassel e Mila Kunis, il primo sempre perfetto nei ruoli di complemento, la seconda molto promettente e giustamente insignita del premio Mastroianni a Venezia.
Aronofsky opera una meravigliosa fusione tra il suo cinema degli esordi e il suo film (ad oggi) più premiato, trovando un perfetto equilibrio tra forza visiva e narrativa e dando vita a un thriller in grado di conquistare anche chi, come il sottoscritto, non è un patito della danza. Da vedere.
****1/2
Pier
giovedì 5 marzo 2009
The Wrestler
Quando un film arriva dritto al cuore
Può la storia, già vista e stravista, di un lottatore a fine carriera che cerca disperatamente di sparare gli ultimi colpi, diventare un film capace di emozionare e appassionare il pubblico? Può un attore, con una sua performance, arrivare diritto al cuore dello spettatore, senza passare dal via?
La risposta è sì. The Wrestler è questo, ma anche di più: perchè dietro alla storia di Randy “The Ram” Robinson ci sono tante piccole, grandi cose: c'è una splendida regia di Darren Arronofsky, che dopo il disastro di The Fountain torna sui suoi livelli con un film apparentemente non nelle sue corde; c'è una storia di diseredati dell'America d'oggi, raccontata in sordina, sommessamente, ma presente e ben viva, grazie anche al personaggio e all'interpretazione di Marisa Tomei; c'è una colonna sonora azzeccata, formata prevalentemente da pezzi dei Guns n' Roses e impreziosita da una splendida canzone di Bruce Springsteen, composta apposta per il film.
Ma soprattutto c'è la performance toccante e indimenticabile di Mickey Rourke: penso sia impossibile raccontare le sfumature e i cambi di tono che Rourke regala al suo personaggio.
Avete solo un modo per capire di cosa parlo: andare al cinema a vedere The Wresler.
Non ve ne pentirete.
***** (*****)
Pier



