martedì 17 novembre 2020

Tesori Nascosti - #6

Torna "Tesori nascosti", la rubrica che segnala film meritevoli di recupero passati inosservati o quasi in Italia.

Ogni film è corredato di voto, informazioni su dove reperire il film, e di un breve commento o un link alla nostra recensione.


1. Alice e il sindaco, voto 7.5
Generecommedia drammatica
Anno: 2019
RegistaNicolas Parisier
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: Un sindaco in crisi di idee assume una giovane laureata in filosofia per aiutarlo a pensare. L'assunzione della ragazza scatena una catena di invidie, incomprensioni, ed equivoci che hanno un impatto sulla carriera politica di lui e sulla vita personale e professionale di lei. La premessa un po' surreale è vincente e fa sì che il film, pur rimanendo leggero nei toni, offra un'interessante analisi della nostra politica e della nostra società.

2. The Old Man & The Gun, voto 8.
Generecommedia drammatica
Anno: 2018
RegistaDavid Lowery
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
Commento: Un testamento cinematografico e personale, un racconto divertito, elegante, e malinconico, che arriva dritto al cuore dello spettatore. Robert Redford fa i conti con il passato interpretando un anziano rapinatore gentiluomo, una versione invecchiata dei personaggi che lo hanno reso celebre, tra La stangata e di Butch Cassidy. Il film è anche il saluto, senza inutile retorica, a un sistema di valori, sia umani che produttivi, uno sguardo triste ma soddisfatto a un passato che non tornerà più.

3. Veloce come il vento, voto 7.5.
Genere: dramma sportivo
Anno: 2016
Regista: Matteo Rovere
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: Netflix, Timvision, RaiPlay
Commento: ispirato a una storia vera, un dramma sportivo ben scritto e ben recitato, che miscela efficacemente legami famigliari, adrenalina e dramma, con le scene delle corse fotografate con grande precisione e impatto emotivo. Il cast è guidato da un Accorsi raramente così convincente, ma soprattutto da un'ottima Matilda De Angelis, qui all'esordio.

4. Un re allo sbando, voto 7.
Genere: commedia drammatica, satira
Anno: 2016
Regista: Jessica Hope Woodworth , Peter Brosens
DVD: sì, edizione italiana
Streaming: NowTV, Sky
CommentoCreativo mockumentary che racconta con toni comici e grotteschi l'immaginario tentativo del re del Belgio di tornare al suo paese sull'orlo di una secessione. Impossibilitato a lasciare la Turchia in aereo per via dell'eruzione di un vulcano islandese, il re affronterà un'odissea attraverso i Balcani, usando i mezzi più improbabili nel tentativo di tornare a casa.

5. Brimstone, voto 7.
Genere: drammatico, western
Anno: 2016
Regista: Martin Koolhoven
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Prime Video, RaiPlay
CommentoUn western dal sapore apocalittico che indaga la condizione femminile all'interno di un contesto iperreligioso e mascolino come quello del selvaggio West. Il film, nonostante alcune sbavature di stile, convince e avvince, trainato anche dalla forza ipnotica del villain Guy Pearce, un predicatore carismatico e luciferino.

6. Il viaggio (The journey), voto 7.
Genere: commedia drammatica, politica
Anno: 2017
Regista: Nick Hamm
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Prime Video, Now TV, Sky
Commento: . Interessante ed esilarante racconto (immaginario) del viaggio (reale) da Glasgow a Dublino dei leader dei partiti indipendentista e unionista dell'Irlanda del Nord, che favorì la pace tra i due paesi. In un periodo in cui l'intesa raggiunta allora sembra a rischio per via di Brexit, uno spaccato storico importante per capire con quante difficoltà si raggiunse quel risultato. Splendida prova di Timothy Spall.

7. Funeral party, voto 8.5.
Genere: commedia dark
Anno: 2007
Regista: Frank Oz
DVDsì, edizione italiana
Streaming: Prime Video
CommentoUna delle commedie più esilaranti degli anni Duemila, passata abbastanza in sordina in Italia. Una famiglia si ritrova per il funerale del patriarca. Tra nani misteriosi, ambizioni letterarie represse, e allucinogeni, le loro frustrazioni e i loro segreti daranno vita a una girandola di rivelazioni, momenti comici e drammatici semplicemente irresistibili.

Pier


mercoledì 11 novembre 2020

Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani

Il matrimonio della marmotta


9 Novembre: Nyles si sveglia a fianco della fidanzata Misty. La giornata prevede il matrimonio della migliore amica di lei. Un momento speciale, che Nyles vive però in modo disinteressato, quasi annoiato. Sarah, sorella della sposa, viene salvata da Nyles da un discorso che non voleva fare e, suo malgrado, scoprirà la verità: Nyles è bloccato da tempo in un loop temporale che lo costringe a rivivere sempre quella giornata. E ora, in quel loop, ci è finita anche Sarah.

Groundhog Day, tradotto in Italia con Ricomincio da capo, è uno dei film culto degli Anni Novanta. Vanta numerosi tentativi di imitazione, quasi tutti di scarso successo e nessuno in grado di aggiungere qualcosa di originale. Coniugare commedia, romanticismo e loop temporali in modo innovativo sembrava un'impresa improba, ma Palm Springs ci riesce alla grande grazie a tre ingredienti fondamentali.

Il primo è una sceneggiatura a orologeria, sia nella trama che nei dialoghi, che dosa sapientemente ripetizioni e accelerazione e sfrutta la ripetitività data dal loop per cambiare continuamente ritmo, emozioni e angolazioni: scene che raccontano lo stesso momento cambiano di tono di continuo, offrendo diversi livelli di lettura; alcune giornate durano lo spazio di un secondo, altre vengono rallentate, per focalizzarsi su un momento importante.

Il secondo sono gli attori. Samberg e Milioti sono semplicemente perfetti nelle rispettive parti e riescono a conferire ai loro personaggi quel giusto mix di ironia e malinconia che non stupirà chi li ha già ammirati in Brooklyn 99 e How I met your mother. Accanto a loro si muove un ottimo cast di caratteristi, su cui domina un J.K. Simmons in forma smagliante, in grado di trasformare un personaggio a rischio macchietta in una personalità a tutto tondo, che regala alcune delle scene più riuscite del film.

Il terzo elemento è più intangibile, una "chimica" che fa sì che ogni elemento si incastri alla perfezione, dalla musica alla recitazione, dalle immagini al montaggio. Il regista, Max Barbakow, compie un lavoro certosino che fa sì che ogni elemento esalti l'altro, senza sbavature, e realizza un film che cattura lo spettatore e non lo lascia andare fino ai titoli di coda.

Palm Springs è uno di quei piccoli gioielli che ogni tanto emergono dal cinema indipendente statunitense, una dramedy che non ha paura di confrontarsi con la "scienza" di "fantascienza" e allo stesso tempo non si vergogna di mostrare la sua anima fantastica, romantica e sognatrice. Un film che intrattiene e arriva al cuore, riuscendo a replicare e a rinnovare la formula magica del suo illustre predecessore, portandoci dal Giorno della Marmotta a un matrimonio infinito, ripetuto, e proprio per questo speciale.

*** 1/2

Pier

giovedì 29 ottobre 2020

Cosa sarà

La forza della fragilità


Dopo il brillante esordio di Scialla! e il convincente e più maturo Tutto quello che vuoi, Bruni torna dietro la macchina da presa per il suo film più personale, sincero, e coinvolgente. Bruni racconta la storia di una malattia, ma lo fa con i toni che gli sono propri, esplorando le relazioni e le solitudini del protagonista e dei personaggi che gli gravitano attorno. La malattia è presente, mai nascosta o negata, con scene in ospedale di grande impatto e una grande attenzione all'aspetto clinico. 

Tuttavia, la malattia non è la protagonista del film, che evita ogni eccesso di spettacolarizzazione, rifuggendo la narrativa della "lotta" per abbracciare quella dei sentimenti, delle relazioni, delle emozioni, sia positive (si ride, tanto) che negative. La maestria di Bruni sta proprio qui, nella capacità di non cedere al facile pietismo ma al tempo stesso di non "censurare" la malattia, nascondendola o relegandola in secondo piano. Un atto di equilibrismo tanto più rimarchevole considerando che Bruni sta raccontando, seppur in versione romanzata, la storia della sua malattia, da cui lo ha salvato un trapianto di midollo donato dal fratello.

La malattia è presente, ma non dominante, e costringe Bruno e i suoi cari a fare i conti con il passato, sempre presente con flashback improvvisi e mai didascalici, con segreti, non detti, frustrazioni espresse ed inespresse. Il passato sembra essere la malattia più grande, una fonte di frustrazioni ma anche di ricordi ed emozioni che aiutano a guardare al futuro con speranza, nonostante le difficoltà. 

Il film è ben scritto e ottimamente interpretato, e trova il suo centro nella splendida prova di Kim Rossi Stuart, camaleontico e verista nella sua interpretazione, con isterismi un po' alla Nanni Moretti intervallati a bellissimi momenti intimi, privati con la moglie, i figli, medici e infermieri. Il suo Bruno è un uomo alla ricerca di se stesso, conscio della sua fragilità ma al tempo stesso restio ad accettarla, costretto dalla malattia a confrontarsi con se stesso e ciò che è ed è stato per chi gli sta intorno. Un personaggio difficile, sfaccettato, complesso, che Kim Rossi Stuart restituisce con grande efficacia e impatto emotivo. 

Cosa sarà è un film che non ha paura di parlare della fragilità umana, che rigetta la metafora del "guerriero" per offrirci un ritratto più realistico di come la malattia stravolge la vita del paziente e di chi gli sta intorno: un ritratto caleidoscopico, che adotta un registro emotivo ampio e diversificato anziché focalizzarsi su un solo tipo di emozione come spesso accade in opere sul tema. Bruni dimostra ancora una volta una grande sensibilità per raccontare vite, persone, relazioni: in una parola, l'umanità.

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Pier

sabato 17 ottobre 2020

La vita straordinaria di David Copperfield

Un classico per i nostri tempi


Inghilterra, età vittoriana. David Copperfield nasce orfano di padre. Allevato dalla madre e dalla governante, vedrà il suo nido idilliaco infranto dall'arrivo di Mur. Murdstone, nuovo marito della madre. Questi, per liberarsene, lo spedisce a Londra a lavorare nella sua fabbrica. Questo è l'inizio di una serie di avventure e disavventure che porteranno il giovane David a scoprire se stesso, passando spesso dalle stelle alle stalle e incontrando una galleria di personaggi memorabili sulla sua strada. 

Poco noto al pubblico italiano, Armando Iannucci (scozzese, anche se di origini italiane) è uno degli autori più geniali e innovativi in attività, specializzato in satira politica. Sue sono le meravigliose serie The thick of it e Veep, dove mette a nudo senza pietà e con un misto di crudeltà e ironia molto british le idiosincrasie di politici e politicanti. Laddove il suo primo film, Morto Stalin se ne fa un altro, proseguiva questo filone, La vita straordinaria di David Copperfield vira in direzione della commedia e della satira sociale. Iannucci riprende le tematiche di denuncia della storia di Dickens ma le spoglia quasi del tutto della loro componente patetico-emotiva per puntare su toni leggeri, ma ugualmente efficaci nel mettere a nudo le contraddizioni del sistema delle classi sociali inglesi. 

Iannucci mette in atto questa visione già nella scelta del cast, un ensemble multietnico dove un indiano ha genitori caucasici e un'afroamericana un padre asiatico, annullando così ogni differenza razziale. Questa scelta, originale, coraggiosa e mai vista al cinema (più frequente a teatro), ha l'effetto di far risaltare ancora di più le assurdità delle distinzioni per ceto: un sistema di classi rigido, ingessato, che Iannucci, da buon inglese, sa essere vivo e rampante ancora ogni giorno. 

Alla rigidità del sistema si oppone la vitalità contagiosa di David, mirabilmente interpretato da Dev Patel, che dà al personaggio un entusiasmo contagioso e fanciullesco, che fa vibrare di vita il film. Accanto a lui, un'indimenticabile galleria di eccentrici, tra cui spiccano Hugh Laurie nella parte dello svampito Mr. Dick, Tilda Swinton in quella dell'eccentrica zia Betsy, e Peter Capaldi nel ruolo del funambolico straccione squattrinato Mr. Micawber.

La sceneggiatura procede per quadri, con i vari episodi della vita di David congiunti solo dalla sua voce narrante. Questa sconnessione a volte rallenta il ritmo del racconto, che però non risulta mai noioso grazie alla brillantezza di dialoghi e personaggi. 
Il comparto visivo riflette la vitalità dei personaggi e della sceneggiatura, amplificandole, con una fotografia ariosa e luminosa, costumi pastello, e abitazioni eccentriche che sembrano uscite da un libro di avventure, piene di oggetti e di vita. Tutto sembra un parto della fantasia esuberante di David, un frutto del suo racconto allo spettatore, un'immagine della realtà trasfigurata dai suoi occhi da sognatore che non si arrende di fronte alle difficoltà.

Dietro questa patina spensierata, tuttavia, Iannucci mette in scena un passato di abusi e ingiustizie che ricorda sinistramente il presente, in cui pochi hanno tantissimo e molti devono arrangiarsi, tirare a campare, vivendo alla giornata e trascinandosi tra debiti e mancanza di cibo, con lo spettro della prigione che aleggia su di loro. La Londra vittoriana di Dickens diviene la Londra multietnica di oggi, e la somiglianza è sconcertante ma innegabile.

Iannucci si conferma un regista che ha sempre qualcosa da dire, ma dimostra anche una capacità di cambiare registro e tono senza rinunciare alla sua voce e alla sua visione del mondo. La vita straordinaria di David Copperfield è un film che diverte e dona gioia, ma che al tempo stesso fa riflettere. Alle risate sonore si mescolano i sorrisi amari, in una commistione tra commedia e satira che funziona e colpisce, e che dimostra che alcuni classici hanno ancora tantissimo da dire.

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Pier

martedì 6 ottobre 2020

Il processo ai Chicago 7

Tutto il mondo ci guarda


USA, 1969. Il Dipartimento della Giustizia del neoeletto presidente Nixon decide di istituire un processo contro vari esponenti della controcultura giovanile e del movimento per i diritti civili, scegliendoli come capri espiatori per le violenze nate in seguito alla repressione delle proteste avvenute durante la convention democratica di Chicago del 1968. Il processo si rivela ben presto una farsa, ma gli avvocati della difesa e gli imputati non intendono darsi per vinti.

Aaron Sorkin, dopo il convincente esordio dietro la macchina da presa con Molly's Game, si conferma regista talentuoso e con visione, capace di giocare con il ritmo, le immagini, i suoni. I tempi filmici si comprimono e si dilatano a piacere, grazie a un'alternanza tra lunghi piani sequenza che abbracciano una folla, l'aula, una stanza, e rapide sequenze di montaggio che mostrano la violenza o la quiete prima della tempesta, interpolati con filmati d'epoca che arrivano come tanti piccoli pugni allo stomaco. Il cambio di ritmo è al servizio del cambio di atmosfera tra i momenti concitati delle proteste e quelli (in apparenza) più compassati dell'aula.
La violenza è volutamente nascosta per larghi tratti del film, ma quando si vede esplode in una violenza sconvolgente, reale, non patinata né spettacolarizzata, che restituisce appieno l'inutile brutalità della polizia.

La sceneggiatura, se mai ci fossero dubbi, è un perfetto meccanismo a orologeria, senza una sbavatura o una battuta fuori posto. Sorkin è un maestro del dialogo e, come sempre, non delude, muovendosi a suo agio in un genere ben codificato come il courtroom drama e scardinandone gli impianti in modo creativo e innovativo. La scena d'apertura, con un'alternanza di walk and talk in pieno stile The West Wing, è un capolavoro di scrittura, recitazione, e montaggio. Sorkin costruisce dei personaggi memorabili e li mette all'interno di un teatro sociale e culturale meticolosamente ricostruito, in cui impariamo a scoprire le diverse anime di un paese in subbuglio, alla ricerca di un equilibrio tra interessi troppo diversi. 

Sorkin mette in scena il processo dapprima con toni farseschi, per sottolinearne le assurdità, ma poi vira decisamente verso il tragico, verso il pathos, in particolare grazie a due episodi reali che non possono non sconvolgere lo spettatore: episodi che si stenta a credere siano accaduti veramente in un'aula di tribunale, tradiscono un totale disprezzo per lo stato di diritto e per quell'ideale di Giustizia che dovrebbe animare ogni procedimento giudiziario.

Al centro di tutto ci sono i personaggi, protagonisti dimenticati di una storia che si fa Storia, di un processo che sembra essere in corso ancora oggi. Tutti gli attori offrono prove magistrali, ma su tutti spiccano Sacha Baron Cohen, meraviglioso hippie, e Yahya Abdul-Mateen II, già visto nella serie di Watchmen, protagonista dei momenti più drammatici del film.

Il processo ai Chicago 7 scava nei problemi della società statunitense, sia storici che contemporanei, restituendo un ritratto degli anni Sessanta che somiglia in modo inquietante ai nostri tempi. Sorkin realizza un film che guarda a ieri per parlare con enorme potenza all'oggi, raccontando una società dilaniata da conflitti razziali, politici, sociali, e generazionali, dove la verità non è più importante. Il processo ai Chicago 7 è un richiamo all'importanza dell'attenzione civile e sociale, perché solo gli occhi attenti del mondo possono evitare che il potere trionfi sulla giustizia. Da non perdere.

**** 1/2

Pier

mercoledì 23 settembre 2020

La candidata ideale

Politica e identità


Nell’Arabia Saudita che ha appena legalizzato il fatto che le donne lavorino insieme agli uomini, Maryam è una giovane dottoressa ambiziosa che lavora in una piccola clinica. La strada che porta alla clinica non è asfaltata, e questo genera grandi difficoltà nel tempestivo trasporto dei pazienti. Maryam cerca di sbloccare la situazione, ma per un fraintendimento finisce per candidarsi come consigliere municipale: inizialmente riluttante alla prospettiva di dover gestire una campagna elettorale, Maryam decide di sfruttare l’occasione per far asfaltare la strada, ma anche per sfidare il maschilismo ancora imperante nel paese. 

È difficile trovare una regista più adatta di Haifaa Al-Mansour per raccontare l’odissea elettorale di Maryam, donna decisa ad affermare la propria identità in un paese che ha appena (e con molte resistenze) iniziato ad accettarla: prima regista donna dell’Arabia Saudita, Al-Mansour ha guadagnato l’attenzione di critica e pubblico con il suo film di debutto, Wadjda, girato in un periodo in cui le sale cinematografiche nel paese erano ancora illegali. Al-Mansour ha vissuto sulla sua pelle tutto ciò che vive la sua protagonista, e lo traspone su schermo con grande efficacia. La regista riesce sia a evitare (con poche eccezioni) la trappola del retorico, sia a raccontare con tono leggero temi molto complessi, senza però sacrificare la profondità dell’analisi. 

La scelta di ambientare il racconto in un periodo successivo alle recenti aperture in termini di diritti femminili è vincente, in quanto permette di vedere come la parità di diritti sia ancora una chimera nonostante queste concessioni. Le barriere sono quasi più culturali che politiche, con un governo che viene ritratto come tutto sommato aperto a una maggiore integrazione, anche (soprattutto?) per ragioni di immagine, e una società che non sembra ancora pronta a superare stereotipi e strutture di genere stratificate da centinaia di anni.

Il film non è però solo il racconto della condizione femminile in Arabia Saudita, ma uno spaccato della società araba di cui Al-Mansour presenta le mille sfumature e contraddizioni, dall’amore/rigetto per la musica (co-protagonista occulta del film) al contrasto tra la modernità delle città e la povertà delle aree rurali. Pur senza alcuna pretesa di verismo o “documentarismo”, la regista restituisce un ritratto vivo e vibrante della sua società, anche se a volte sembra troppo ansiosa di risolverne i contrasti, con alcune scene all’insegna del volemose bene che appaiono poco realistiche. 

The Perfect Candidate pecca di scarsa originalità, e la messa in scena e l’uso delle immagini non sono particolarmente memorabili. Tuttavia, il film è senza dubbio efficace e convincente, e dimostra come sia possibile trattare temi complessi e vitali in modo accessibile a tutti, aiutando così la causa meglio di molti polpettoni pseudo-impegnati.

*** 1/2

Pier

Nota: questa recensione è stata originariamente pubblicata su Nonsolocinema.

sabato 12 settembre 2020

Venezia 2020 - Il Totoleone

Anche quest'anno siamo giunti al termine della Mostra del Cinema: una Mostra giocoforza anomala, nell'anno del Coronavirus, ma portata a compimento in sicurezza grazie a un'organizzazione certosina e perfetta, con norme di sicurezza rispettate grazie a controlli puntuali e un pubblico attento. Non si possono che fare i complimenti ad Alberto Barbera, che ha fortemente voluto questa Mostra in presenza, e alla Biennale tutta, dai dirigenti alle maschere di sala, per l'organizzazione.

È stata una Mostra diversa, meno hollywoodiana e più internazionale, con pochi picchi, sia in positivo che in negativo, con tre fils rouges che hanno attraversato tutto il Concorso: il primo è quello del guardare alla Storia, vera o presunta, e del suo impatto sul presente (Quo vadis, Aida?, Wife of a Spy, Dear Comrades, Nuevo Orden, Miss Marx); il secondo quello del vuoto e delle sperequazioni create dal sistema economico dominante (Nomadland, Never Gonna Snow Again, Notturno); e il terzo quello dell'emancipazione e dell'emergere delle voci femminili (The World to Come, Pieces of a Woman, Le Sorelle Macaluso). Una Mostra, dunque, che ha toccato molti temi che stanno segnando la nostra contemporaneità.

Di seguito i pronostici, quasi sicuramente sbagliati, per il Leone d'Oro e gli altri premi, corredati come sempre dalle mie preferenze personali.


Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Molti protagonisti "giovani" nei film in Mostra, da Padrenostro a Le Sorelle Macaluso. Tuttavia, nessuno di loro raggiunge la freschezza e l'energia del cast di Khorshid, tutto composto da attori non professionisti, ma dotati di un'espressività e di una vitalità che sono il cuore pulsante del film. Su di loro ricadono sia il mio pronostico e la mia scelta personale.
Pronostico: Il cast di Khorshid
Scelta personaleIl cast di Khorshid

Coppa Volpi maschile
Dopo un'edizione 2019 segnata dalla splendida prestazione di Joaquin Phoenix in Joker, un'edizione 2020 segnata da una sorprendente assenza di ruoli memorabili per gli attori di sesso maschile (ne contiamo appena quattro). Tra tutti, sembra spiccare Alec Utgoff, protagonista di Never Gonna Snow Again, che si aggiudica sia il mio pronostico che la mia scelta personale.
PronosticoAlec Utgoff, Never Gonna Snow Again
Scelta personaleAlec Utgoff, Never Gonna Snow Again

Coppa Volpi femminile 
Sfida molto agguerrita, con moltissime prestazioni memorabili. Tra queste ne spiccano tre: Jasna Đuričić per Quo Vadis, Aida?, Vanessa Kirby per Pieces of a Woman, e Frances McDormand per Nomadland. Tutte e tre meriterebbero, ma la Kirby sembra favorita. La mia scelta personale cade invece su Frances McDormand, semplicemente perfetta.
Pronostico: Vanessa Kirby, Pieces of a Woman
Scelta personale: Frances McDormand, Nomadland

Gran Premio della Giuria 
Qui il favorito sembra Notturno di Gianfranco Rosi, sia per la bellezza delle immagini e l'originalità del racconto, sia per il tema affrontato, capace di parlare ai cuori di giurati di tutto il mondo. La mia scelta ricade invece su Never Gonna Snow Again, bella favola surreale.
PronosticoNotturno
Scelta personaleNever Gonna Snow Again

Leone d'Argento (Miglior Regia) 
Da questo premio potrebbe arrivare la grande sorpresa della Mostra, ovvero un riconoscimento all'oscuro ma meritevole film azero In Between Dying, racconto esistenzialista di un killer in fuga da se stesso e inseguito dalla Morte. La mia scelta ricade invece su Pieces of a Woman per il meraviglioso primo atto.
Pronostico: Hilal Baydarov, In  Between Dying
Scelta personale: Kornél Mundruzcò, Pieces of a Woman

Leone d'Oro 
Sfida davvero accesa e incerta: come l'anno scorso, manca un chiaro favorito, e letteralmente qualunque film del concorso potrebbe aggiudicarsi l'ambito premio. La mia scelta personale ricade su Nomadland, il mio pronostico su quello splendido pugno allo stomaco che è Nuevo Orden, capace di accontentare sia i cinefili che gli amanti del cinema commerciale.
Pronostico: Nuevo Orden
Scelta personale: Nomadland

È tutto anche per quest'anno, ci risentiamo per l'edizione 2021, speriamo in condizioni sanitarie più tranquille.

Pier