sabato 10 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #4 - Il Totoleone

Gli ultimi film, poi i miei premi personali.

Killer Joe, voto 9. Sceneggiatura magistrale, con momenti indimenticabili per forza visiva ed espressiva, degni di Pulp Fiction, e una scena destinata a diventare un cult. Ottimi anche fotografia e attori.

Life without principles
, voto 7.5 . Johnny To torna con un thriller finanziario molto lontano dalle sue corde, che però affronta con grande spirito critico e con un film a incastro molto ben fatto.

L'ultimo terrestre
, voto 6.5 . Film semplice con sprazzi di genio, che racconta l'arrivo degli alieni nel modo più quotidiano mai visto finora al cinema. Da un fumettista era forse lecito aspettarsi qualcosa di più sul piano visivo, ma il film è comunque piacevole.

Faust,
voto 6. Fotografia eccezionale, introspezione e scavo psicologico notevoli, ma del film alla fine resta ben poco se non un forte senso di oppressione. Piace molto ai critici, facile ottenga qualche premio.


I miei premi



Leone d'oro: Carnage, di Roman Polanski (appena dietro, Clooney e A simple life)

Regia:
Steve McQueen per Shame.

Coppa Volpi maschile:
Ryan Gosling, protagonista di Le idi di Marzo.

Coppa Volpi femminile:
Deanie Ip, protagonista di A simple life.

Sceneggiatura:
Killer Joe.

Fotografia: Cime tempestose oppure Faust

Premio della giuria: Killer Joe


giovedì 8 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #3

La mostra prosegue, e il livello, pur leggermente in calo rispetto ai primi giorni, resta comunque alto.

Shame, voto 8. Provocatorio, oltraggioso, di forte impatto, con una regia magistrale e una colonna sonora eccellente. Peccato per alcune lungaggini e per qualche eccesso di troppo. Ottimo Fassbender, insopportabile come sempre Carey Mulligan.

A simple life,
voto 9. Delicato, dolce, un film che ti entra dentro senza che ce ne si accorga e che rimane nel cuore. Semplice, senza fronzoli, commovente, un grande film sugli affetti, familiari e non.

Dark Horse,
voto 7.5. Meno provocatorio di altri film di Solondz, ma non per questo meno profondo. Il film ha un chiaro debito con il libro Una banda di idioti, e quella che sembra solo la storia di un bamboccione incapace di crescere diventa la storia di un paese intero.

Tinker, Taylor, Soldier, Spy,
voto 8. Una spy story eccezionale, con ottimi attori e una regia attenta e molto curata per il genere. Se si perde anche un solo minuto si fa fatica a riprendere il filo della trama, ma il finale è un momento di alto cinema.

Exchanges,
voto 6.5. Dal regista de La Banda, una commedia dell'assurdo che decolla solo dopo la prima mezz'ora. Quando lo fa è esilarante, ma l'inizio è decisamente troppo lento.

4.44 Last day on Earth,
voto 4.5. Un Melancholia mal girato, infarcito di immagini di repertorio e scene ripetute, che finiscono per soffocare un paio di momenti di alto livello.

Pier

domenica 4 settembre 2011

Telegrammi da Venezia 2011 - #2

Un piccolo speciale su quanto visto finora del cinema italiano:

Scialla, voto 8.5: divertente e non banale, la vera sorpresa (fin qui) della mostra. Un rapporto adulto-adolescente coinvolgente ed esilarante, con un Bentivoglio superlativo, e un ottimo protagonista esordiente.

L'arrivo di Wang, voto 5: il voto è alzato perchè apprezzo il coraggio di fare un film di fantascienza in Italia, ma il risultato è quantomeno rivedibile (eufemismo). Velo pietoso sulla protagonista, partecipazione (non) straordinaria di Ennio Fantastichini.

Cose dell'altro mondo, voto 7: il film diverte e fa riflettere, parafrasando discorsi di Prosperini e offrendoci un Mastandrea superlativo nei panni del poliziotto. Sceneggiatura con qualche buco, ma ci si può passar sopra.

Ruggine, voto 6.5. Un Mystic River all'italiana, che affronta con coraggio il tema della pedofilia su due piani temporali differenti. Se gli attori bambini risultano i migliori, però, c'è qualcosa che non va.

Terraferma, voto 7: un film forte ed evocativo, ma troppo di maniera nello stile. I temi sono tanti e tutti interessanti, ma poco approfonditi. Crialese ci aveva fatto sperare in qualcosa di meglio.

Cavalli, voto 6: una bella idea di partenza, un rapporto con la natura e gli animali che richiama Cormac McCarthy (citato apertamente), un ottimo Vinicio Marchioni (il Freddo della serie di Romanzo Criminale). Peccato per la scelta di fare il film in costume, che rende la storia più finta e distante, e per alcune pecche di regia, anche se sono perdonabili dato che è un'opera prima.

Pier

Telegrammi da Venezia 2011 - #1

Bentornati a Venezia!
Anche quest'anno brevi telegrammi sui film in concorso. Pronti? Andiamo a incominciare!
Mostra finora di altissimo livello, con qualche debole calo negli ultimi giorni.

Le Idi di Marzo, voto 9. Thriller politico di altissimo livello, con dialoghi memorabili, in stile The West Wing, e personaggi ben costruiti e interpretati. Ottimo Ryan Gosling.

Carnage, voto 9.5. Divertente, esilarante, con quattro attori magnifici e un ritmo incredibile. Un film sulle coppie, ma sulla vita in generale, trattato con perfida e meravigliosa ironia.

A dangerous method, voto 8.5. Cronenberg torna a esplorare i meandri della psiche, e lo fa analizzando quella dei padri della psicanalisi. Profondo, introspettivo, recitato in modo eccellente, con un ottimo Fassbender che viene però eclissato nelle scene con Viggo Mortensen.

Alpis, voto 4. Da un'idea meravigliosa, un film pessimo, che regge solo i primi 10 minuti per poi naufragare miseramente.

Mildred Pierce, voto 8. Miniserie dell'HBO presentata in toto fuori concorso, offre un bellissimo spaccato degli Anni '30, portandoci lentamente a passeggio nei lati chiari ed oscuri del sogno americano.

Pier

martedì 23 agosto 2011

Conan il barbaro

Aspettative disattese


Conan, giovane cimberio, assiste da bambino alla morte del valoroso padre per mano di un folle condottiero, determinato a ricomporre una maschera demoniaca dagli immensi poteri per riportare in vita la moglie strega. Una volta cresciuto, Conan avrà occasione di vendicarsi, ma per farlo dovrà salvare una giovane sacerdotessa, il cui sangue è fondamentale per riattivare i poteri della maschera. 

Difficile aspettarsi molto da un remake di Conan il barbaro, film diventato di culto negli anni 80 per la spontaneità e l'originalità di una trama che oggi sembrerebbe vista e rivista. Il nuovo film, privo di attori di rilievo, prometteva qualcosa sotto il punto di vista delle scene di azione, del trucco e degli effetti speciali, settori in cui si sono fatti passi da gigante dal 1982, anno di uscita del primo film. 

Invece, forse per le basse aspettative, la trama risulta meno scontata del previsto, per quanto rimanga ovviamente ancorata ai clichè che il genere eroistico e fumettaro impone. Ci sono persino citazioni dotte (palese ed evidente quella di Fitzcarraldo), e la recitazione si attesta su un livello superiore rispetto all'originale. Jason Momoa, già ottimo interprete della serie-evento della stagione, Game of Thrones, offre infatti una performance convincente e non monoespressiva come quella dell'ormai ex governatore della California. 

Il film affonda però inaspettatamente e fragorosamente laddove sembrava avere i suoi punti di forza: i trucchi sono grezzi e artigianali, gli effetti speciali indegni di un film degli anni '90, figuriamoci del 2011. Si salva qualche scena di azione, anche se in generale sono molto confuse e mancanti di pathos. 

Una baracconata senza i pregi delle baracconate, quindi, che lascia lo spettatore con molti dubbi e la sensazione che avrebbe potuto spendere meglio serata e soldi. 

* 1/2 
 
Pier

venerdì 22 luglio 2011

101 Frasi - #6

"E' inutile essere un artista se devi vivere come un impiegato"

Film: La stangata
Attore/attrice: Paul Newman


Livello di memorabilità: ****

Perchè è memorabile: perchè esprime tutto il desiderio di vivere fuori dagli schemi degli spiriti liberi di questo mondo. E chi non vorrebbe essere uno spirito libero?

Frase segnalata da: Fiero63

sabato 16 luglio 2011

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2

Esecuzione senza interpretazione



Harry Potter è quasi giunto alla resa dei conti: Voldemort è sempre più forte, e lo scontro finale è vicino. Prima però dovrà individuare e distruggere gli ultimi Horcrux, oltre che chiarire alcuni misteri sul suo passato, quello di Silente e di Voldemort stesso.

L'ultimo capitolo della saga riparte con gli stessi toni del penultimo: atmosfere cupe, colori quasi assenti, fotografia che esalta ed esaspera i toni di grigio. La speranza non sembra essere di casa, ma è anche l'ultima a morire. Il percorso di trasformazione di Harry da apprendista a mago, da ragazzo a uomo, sta per compiersi, e i temi sono quelli delle grandi tragedie: tradimenti, intrighi, scelte sofferte, sacrifici per il bene comune.
La trama si svolge esattamente come nel libro, con una fedeltà quasi assoluta a quanto scritto dalla Rowling. Anche i punti deboli del film, concentrati in particolare in due scene del finale, derivano per intero dal testo, e non si può certo farne una colpa al regista David Yates, che confeziona un blockbuster di buona fattura, che lascia il giusto spazio all'intrattenimento e all'azione.

Quello che gli si può invece rimproverare, a lui ma soprattutto alla produzione, è la totale incapacità di osare, di staccarsi dal modello originale non nei contenuti ma nelle atmosfere, creando un Harry Potter fedele ma allo stesso tempo nuovo e vitale.
Ci era riuscito alla perfezione Cuaròn nel terzo film, Il prigioniero di Azkaban, in questo senso il migliore della saga, ma lo avevano fatto in modo efficace anche Chris Columbus, il vero inventore dell'universo visivo del maghetto, e Mike Newell, che aveva conferito al quarto capitolo un tono da commedia brillante che lo aveva arricchito di una dimensione fino a quel momento pressoché inesplorata.

Yates invece si limita ad eseguire e, pur facendolo con un'ottima tecnica, non aggiunge nulla al testo originale, rinunciando a un'operazione fondamentale per qualunque regista che si approcci a un testo letterario per farne un film. Questa mancanza di interpretazione e questa rinuncia nel trovare nuove chiavi di lettura diventano particolarmente evidenti nell'ultimo capitolo, quello del gran finale, quello in cui vengono tirate le somme di una saga che ha segnato gli ultimi dieci anni. E il risultato è piatto, scarno, monodimensionale, in cui bene e male restano sempre distinti e contrapposti, e in cui le atmosfere e le opportunità offerte dal mondo magico della Rowling non vengono esplorate ma appena sfiorate in superficie.

Il film è avvincente e soddisfa i fan, ma resta il rammarico nel pensare cosa sarebbe potuto essere di questo ultimo capitolo se si fosse affidata la materia prima della Rowling a un artista anzichè a un onesto artigiano.

***

Pier