Torna Nuovo Cinema Paravirus, la rubrica nata durante questa pandemia che sembra non voler andare più via (speriamo che, come per le feste, ci pensi l'Epifania), con uno speciale dedicato al cinema natalizio.
I tre film segnalati (un grande classico, un film da riscoprire, e un film per ragazzi) di oggi sono:
1) Love Actually (Netflix, Prime Video, Now TV, Sky). Un classico moderno, che ha fatto breccia nel cuore degli spettatori grazie al perfetto mix di commedia e dramma, risate e commozione. Cast e personaggi memorabili, tra cui spiccano il primo ministro di Hugh Grant, il marito fedifrago di Alan Rickman, e soprattutto il vecchio rocker di Bill Nighy alle prese con un'esilarante cover natalizia.
2) Una promessa è una promessa (disponibile a noleggio su vari servizi). Meno conosciuto di altri film di Schwarzenegger, questo film è in realtà una piccola perla natalizia, un film d'azione per ragazzi che racconta l'odissea di un padre per regalare al figlio il regalo che desidera e non perderne l'affetto. Da rivedere.
3) Mamma ho perso l'aereo (Disney+). Un classico immortale, che ha segnato l'infanzia di un'intera generazione e funziona benissimo ancora oggi, grazie a una sceneggiatura perfetta, a un'irresistibile coppia di ladri, e alla straordinaria naturalezza di Macaulay Culkin.
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In un futuro distopico, colpito da un olocausto atomico, le macchine, sotto il controllo del software Skynet, hanno preso il controllo, e gli uomini sono ridotti alla clandestinità. Guidati da John Connor, gli uomini riescono a fare breccia nel cuore di Skynet e a distruggerlo. Come ultimo tentativo, Skynet manda nel passato un Terminator T-800, robot con sembianze umane, per uccidere la madre di John Connor, Sarah. John invia allora nel passato il suo luogotenente più fedele, Kyle Reese, al fine di proteggere sua madre. Mentre sta per partire, però, Reese vede che John viene aggredito da un robot camuffato e, quando arriva nel passato, scopre che tutto è cambiato: Sarah Connor sa già cosa l'aspetta nel futuro, a proteggerla c'è un vecchio T-800, in tutto e per tutto simile a quello appena mandato per ucciderla, e a minacciarla c'è il ben più temibile T-1000. Reese ha inoltre dei ricordi che non dovrebbe avere, in cui un se stesso bambino continua a ripetergli: "Genisys è Skynet."
Il nuovo capitolo della saga di Terminator decide di ribaltare le carte in tavola, giocando ancora una volta sui viaggi nel tempo per cambiare tutto ciò che abbiamo sempre saputo sulla saga. L'esperimento, tuttavia, non riesce a causa di una trama troppo involuta e mal congegnata, che si fonda quasi interamente su viaggi temporali gestiti con eccessiva leggerezza e su un colpo di scena già visto in numerose serie TV e film (Doctor Who - The Sound of Drums e il recente Kingsmen, per dirne due) in cui ciò che dovrebbe cambiarci la vita si scopre essere uno strumento del nemico. La trama ha numerosi buchi, che non possono essere spiegati né risolti con la scusa del paradosso temporale, e che finiscono quindi per distruggere la sospensione dell'incredulità, con alcune scene al limite del ridicolo. La regia, inoltre, è scolastica, e non contribuisce certo ad arricchire il film, così come le recitazioni di Emilia Clarke e Jai Courtney, due stoccafissi monoespressivi.
La salvezza del film, che permette di seguire la trama con un barlume di interesse, è Arnold Scharzenegger, monoespressivo come il ruolo richiede, ma anche capace di inusitati momenti comici e di sfaccettature che conferiscono al suo robot senza sentimenti un maggiore spessore rispetto al passato. Il suo personaggio è ben scritto, tra tormentoni classici e nuovi ("Vecchio, non obsoleto"), un Terminator invecchiato e "nonno", ma sempre grintoso, incapace di sorridere in modo normale ma ancora efficace nella missione cui ha dedicato tutta una vita.
Terminator: Genisys è dunque un trionfo di cose già viste, in cui si salva solo il personaggio con cui tutto è iniziato e che ancora oggi, nonostante i trucchi digitali e le spericolate evoluzioni della trama, resta il motivo principale per vedere una saga che sembra avere ben poco di nuovo da dire.
Non esistono altre parole per descrivere I Mercenari 2, secondo capitolo della saga che raccoglie tutti i più grandi interpreti dei film d'azione.
Forse lo avrete già capito, questa non sarà una recensione obiettiva.
Il film è trash? Certo che sì. Ha una trama risicata? Ovvio, anche se meno del primo e meno di altri film costruiti con molte più pretese "artistiche".
Però... Però il cast annovera Stallone. Schwarzenegger. Statham. Bruce
Willis. Jet Li. Ivan Drago. Van Damme. E chi più ne ha, più ne metta. Ma soprattutto, c'è lui, Chuck
Norris, protagonista dei momenti più memorabili del film. Cosa volete di più?
Nel suo genere I Mercenari 2 è un capolavoro, fatto di sparatorie, combattimenti mirabolanti e continue esplosioni. Il tutto condito di risate, con attori che si divertono e fanno divertire, prendendo apertamente in giro se stessi, i propri acciacchi e i propri lavori precedenti.
Ripeto, capolavoro. E se non lo amate, ricordate che Chuck Norris vi guarda. Sempre.
Conan, giovane cimberio, assiste da bambino alla morte del valoroso padre per mano di un folle condottiero, determinato a ricomporre una maschera demoniaca dagli immensi poteri per riportare in vita la moglie strega. Una volta cresciuto, Conan avrà occasione di vendicarsi, ma per farlo dovrà salvare una giovane sacerdotessa, il cui sangue è fondamentale per riattivare i poteri della maschera.
Difficile aspettarsi molto da un remake di Conan il barbaro, film diventato di culto negli anni 80 per la spontaneità e l'originalità di una trama che oggi sembrerebbe vista e rivista.
Il nuovo film, privo di attori di rilievo, prometteva qualcosa sotto il punto di vista delle scene di azione, del trucco e degli effetti speciali, settori in cui si sono fatti passi da gigante dal 1982, anno di uscita del primo film.
Invece, forse per le basse aspettative, la trama risulta meno scontata del previsto, per quanto rimanga ovviamente ancorata ai clichè che il genere eroistico e fumettaro impone. Ci sono persino citazioni dotte (palese ed evidente quella di Fitzcarraldo), e la recitazione si attesta su un livello superiore rispetto all'originale. Jason Momoa, già ottimo interprete della serie-evento della stagione, Game of Thrones, offre infatti una performance convincente e non monoespressiva come quella dell'ormai ex governatore della California.
Il film affonda però inaspettatamente e fragorosamente laddove sembrava avere i suoi punti di forza: i trucchi sono grezzi e artigianali, gli effetti speciali indegni di un film degli anni '90, figuriamoci del 2011. Si salva qualche scena di azione, anche se in generale sono molto confuse e mancanti di pathos.
Una baracconata senza i pregi delle baracconate, quindi, che lascia lo spettatore con molti dubbi e la sensazione che avrebbe potuto spendere meglio serata e soldi.