Continuiamo con i telegrammi veneziani.
L'intervallo (Orizzonti), voto 7.5. Il film racconta la giornata particolare di due ragazzini di Napoli, in cui uno di loro si ritrova carceriere gentile dell'altra, sequestrata dal boss camorrista del quartiere per ragioni oscure. In quelle ore interminabili, all'interno di una villa abbandonata che diventa un mondo a parte e da esplorare, i due si confideranno sogni, segreti e speranze per un futuro migliore, salvo poi tornare bruscamente alla realtà. Il regista Di Costanzo confeziona un piccolo gioiello, coadiuvato da una fotografia ai limiti della perfezione e da due giovani attori che colpiscono per naturalezza e spontaneità.
Pieta (Concorso), voto 9. Il film di Kim Ki-duk colpisce dritto allo stomaco, con un film che alterna magistralmente scene di cieca crudeltà alla dolcezza di un amore materno redimente, salvifico e terribile. Finale da applausi, protagonista strepitosa.
Eat Sleep Die (Settimana della Critica), voto 7.5. Il film racconta le vicissitudini di una svedese di origini serbe che, licenziata dalla fabbrica in cui lavora, si ritrova discriminata a causa del suo nome e della sua religione. Riceverà solidarietà dagli ex colleghi e da altri disoccupati. Il film ricorda alcuni film di Ken Loach, con una classe operaia che non va in Paradiso ma si aiuta vicendevolmente, gettando luce e allegria in vite altrimenti destinate alla desolazione.
O Gebo e a Sombra (Fuori concorso), voto 7. Il nuovo film di de Oliveira,magnifico maestro di 103 anni, parla della vita, della povertà e dell'amore, con un tocco teatrale ma efficace. Pur peccando di eccessiva verbosità, il film arriva dritto al cuore grazie anche alle stupende prove dei protagonisti, tra cui figurano due grandi attrici come Claudia Cardinale e Jeanne Moreau.
Spring Breakers (Concorso), voto 9. Quello che sembra un college movie sulle vacanze a base di sesso, alcool e droga dei collegiali americani si rivela ben presto essere una lucida e spietata analisi del lato più oscuro del sogno americano, quello che promette soldi facili e che difende il conformismo a tutti i costi, da cui ci si può liberare solo durante settimane di puro delirio collettivo in cui, seppur per poco tempo, tutti credono di essere liberi di essere quello che vogliono. Il film di Harmony Korine è profondo, tagliente e allucinato, con una fotografia e un montaggio che ben rappresentano lo stordimento morale ed emotivo di un'America che sembra aver definitivamente perso se stessa. La bella prova di James Franco aggiunge valore a un film con la F maiuscola, fin qui la sorpresa più positiva del festival.
Pier
mercoledì 5 settembre 2012
martedì 4 settembre 2012
Telegrammi da Venezia 2012 - #2
Seconda parte dei telegrammi che inizia con una panoramica dei film italiani visti fin qui alla mostra.
Gli equilibristi (Orizzonti), voto 6. Il film racconta con efficacia il dramma del divorzio per un padre di ceto medio-basso ("Il divorzio è per i ricchi", recita una battuta del film), cui i soldi non bastano mai e che finisce per fare una vita da barbone nonostante un onesto impiego in comune. Il messaggio passa, ma il film ha dei grossi difetti di sceneggiatura, cui rimedia in parte grazie alle ottime prove di Mastandrea e della giovane attrice che interpreta la figlia. Regia di buon livello.
E' stato il figlio (Concorso), voto 8. Ciprì racconta con efficacia e una punta di grottesco il sogno della ricchezza facile di una famiglia di Palermo che rappresenta l'Italia. Il film mette a nudo l'avidità e la meschinità di un paese di eterni scontenti, in cui sopravvivere diventa più importante di vivere.
Low Tide (Orizzonti), voto 8. Roberto Minervini è un regista italiano, ma vive e lavora negli Stati Uniti. Il suo Low Tide è un capolavoro di naturalezza che racconta con tocco delicato la vita senza affetto di un bambino della provincia texana, costretto a tirare avanti in un ambiente ostile e senza prospettive. Finale da applausi per semplicità e capacità di generare emozioni.
To the wonder (Concorso), voto 5. Malick riprende il meccanismo di The Tree of Life , in cui il microcosmo di una famiglia diventava un'efficace e commovente metafora del macrocosmo dell'universo e della Vita. Qui però il meccanismo si inceppa clamorosamente, e il parallelismo tra amore tra persone e amore divino finisce per diventare un vuoto enunciato, affidato a un monologo finale di Bardem ai limiti della pubblicità dell'8 per mille. Fotografia e sensibilità come sempre eccezionali, ma la sensazione è che ci fosse ben poco di nuovo rispetto al film precedente, e che quel poco fosse di qualità inferiore. Buona prova della Kurilenko, che risulta a volte irritante ma per colpe non sue.
Outrage - Beyond (Concorso), voto 6.5. Kitano ritorna ai film sulla yakuza, in un complesso intreccio di delitti, tradimenti e colpi di scena. La trama sa di già visto, ma il film va e alcune scene, finale compreso, sono dei capolavori di tecnica cinematografica.
Pier
Gli equilibristi (Orizzonti), voto 6. Il film racconta con efficacia il dramma del divorzio per un padre di ceto medio-basso ("Il divorzio è per i ricchi", recita una battuta del film), cui i soldi non bastano mai e che finisce per fare una vita da barbone nonostante un onesto impiego in comune. Il messaggio passa, ma il film ha dei grossi difetti di sceneggiatura, cui rimedia in parte grazie alle ottime prove di Mastandrea e della giovane attrice che interpreta la figlia. Regia di buon livello.
E' stato il figlio (Concorso), voto 8. Ciprì racconta con efficacia e una punta di grottesco il sogno della ricchezza facile di una famiglia di Palermo che rappresenta l'Italia. Il film mette a nudo l'avidità e la meschinità di un paese di eterni scontenti, in cui sopravvivere diventa più importante di vivere.
Low Tide (Orizzonti), voto 8. Roberto Minervini è un regista italiano, ma vive e lavora negli Stati Uniti. Il suo Low Tide è un capolavoro di naturalezza che racconta con tocco delicato la vita senza affetto di un bambino della provincia texana, costretto a tirare avanti in un ambiente ostile e senza prospettive. Finale da applausi per semplicità e capacità di generare emozioni.
To the wonder (Concorso), voto 5. Malick riprende il meccanismo di The Tree of Life , in cui il microcosmo di una famiglia diventava un'efficace e commovente metafora del macrocosmo dell'universo e della Vita. Qui però il meccanismo si inceppa clamorosamente, e il parallelismo tra amore tra persone e amore divino finisce per diventare un vuoto enunciato, affidato a un monologo finale di Bardem ai limiti della pubblicità dell'8 per mille. Fotografia e sensibilità come sempre eccezionali, ma la sensazione è che ci fosse ben poco di nuovo rispetto al film precedente, e che quel poco fosse di qualità inferiore. Buona prova della Kurilenko, che risulta a volte irritante ma per colpe non sue.
Outrage - Beyond (Concorso), voto 6.5. Kitano ritorna ai film sulla yakuza, in un complesso intreccio di delitti, tradimenti e colpi di scena. La trama sa di già visto, ma il film va e alcune scene, finale compreso, sono dei capolavori di tecnica cinematografica.
Pier
domenica 2 settembre 2012
Telegrammi da Venezia 2012 - #1
Anche quest'anno Filmora è a Venezia, e anche quest'anno vi proporremo dei brevi telegrammi sui film presentati alla Mostra del Cinema. Pronti? Via!
Superstar (Concorso), voto 7. Interessante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perchè. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama senza però brillare per originalità.
The Iceman (Fuori concorso), voto 7. Film di genere che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon, film ben girato ma non certo un capolavoro.
The Reluctant Fundamentalist (Fuori concorso), voto 7. Mira Nair cambia totalmente genere e racconta la storia di un pakistano emigrato negli Stati Uniti che, nonostante la sua brillante carriera, vede la sua vita crollare dopo l'11 Settembre a causa della xenofobia crescente. Un bel film, narrativamente solido e filmicamente interessante (buon uso del flashback), che eccede però in durata e moralismo.
At any price (Concorso), voto 5. Film che ha l'ambizione di raccontare l'epica dissoluzione del sogno americano, ma che finisce per affondare in una sceneggiatura un po' deficitaria e in un cast non proprio convincente. Il rimando a film come Il Gigante o La valle dell'Eden è evidente, ma finisce per restare soltanto su carta. Peccato, aveva buone premesse.
Fill the void (Concorso), voto 6. Il dilemma interiore di una ragazza israeliana, costretta a scegliere tra sentimento e bene familiare, non convince del tutto, penalizzato anche da un finale incoerente e da un ritmo non eccezionale.
The Master (Concorso), voto 8.5. A livello tecnico non è all'altezza del Petroliere, ma il nuovo film di Anderson colpisce per la forza e l'ampiezza del messaggio. Un film non facile, che però entra sottopelle e fa riflettere, usando la storia di una setta sinistramente simile a Scientology come pretesto e strumento per indagare il rapporto umano con la libertà e il potere, il bisogno di essere unici e la necessità di essere accettati e, in un certo senso, comandati. Sorretto da un cast semplicemente strepitoso il film convince e prenota almeno un premio di rilievo, forse non solo qui alla Mostra.
Questo è tutto per ora. Nel prossimo capitolo i film italiani, finora una delle migliori sorprese della Mostra.
Pier
Superstar (Concorso), voto 7. Interessante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perchè. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama senza però brillare per originalità.
The Iceman (Fuori concorso), voto 7. Film di genere che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon, film ben girato ma non certo un capolavoro.
The Reluctant Fundamentalist (Fuori concorso), voto 7. Mira Nair cambia totalmente genere e racconta la storia di un pakistano emigrato negli Stati Uniti che, nonostante la sua brillante carriera, vede la sua vita crollare dopo l'11 Settembre a causa della xenofobia crescente. Un bel film, narrativamente solido e filmicamente interessante (buon uso del flashback), che eccede però in durata e moralismo.
At any price (Concorso), voto 5. Film che ha l'ambizione di raccontare l'epica dissoluzione del sogno americano, ma che finisce per affondare in una sceneggiatura un po' deficitaria e in un cast non proprio convincente. Il rimando a film come Il Gigante o La valle dell'Eden è evidente, ma finisce per restare soltanto su carta. Peccato, aveva buone premesse.
Fill the void (Concorso), voto 6. Il dilemma interiore di una ragazza israeliana, costretta a scegliere tra sentimento e bene familiare, non convince del tutto, penalizzato anche da un finale incoerente e da un ritmo non eccezionale.
The Master (Concorso), voto 8.5. A livello tecnico non è all'altezza del Petroliere, ma il nuovo film di Anderson colpisce per la forza e l'ampiezza del messaggio. Un film non facile, che però entra sottopelle e fa riflettere, usando la storia di una setta sinistramente simile a Scientology come pretesto e strumento per indagare il rapporto umano con la libertà e il potere, il bisogno di essere unici e la necessità di essere accettati e, in un certo senso, comandati. Sorretto da un cast semplicemente strepitoso il film convince e prenota almeno un premio di rilievo, forse non solo qui alla Mostra.
Questo è tutto per ora. Nel prossimo capitolo i film italiani, finora una delle migliori sorprese della Mostra.
Pier
martedì 28 agosto 2012
Il cavaliere oscuro - Il ritorno
Una metafora dei nostri tempi
Sono passati molti anni dagli eventi narrati ne Il Cavaliere Oscuro. Batman è scomparso, accollandosi la colpa della morte di Harvey Dent, e regalando così a Gotham un periodo di pace e tranquillità grazie alla promulgazione del Dent Act contro la malavita organizzata. La calma, tuttavia, è solo apparente: sulla scena compare un mercenario di nome Bane, violento, spietato e dotato di una forza sovrumana. Bane è legato in modo oscuro alla Setta delle Ombre da cui anche Bruce Wayne è stato istruito, ed è pronto a gettare nel caos la città. Batman è costretto a tornare, ma questa volta persino lui potrebbe non bastare per fronteggiare un nemico tanto potente.
"Perchè cadiamo?", chiedeva il padre di Bruce nel primo episodio al giovane rampollo Wayne, caduto in un pozzo e impaurito dai pipistrelli. Nella risposta a questa domanda risiede l'unica possibilità di Batman per sconfiggere Bane. Con una ring composition degna dei grandi poemi epici, Nolan ci riporta dove tutto era iniziato, alla capacità dell'uomo di fronteggiare la paura senza eliminarla, di conviverci senza tuttavia sconfiggerla. Su questo sottile equilibrio si gioca la partita per la salvezza di Gotham e della sanità mentale di Bruce Wayne, interpretato da un intenso Christian Bale, che dovrà riscoprire le sue origini per sconfiggere la paura incarnata, la macchina per uccidere che risponde al nome di Bane.
Il film chiude degnamente la trilogia del Cavaliere Oscuro, ricucendo tutti i fili narrativi e chiudendo il cerchio con un passato che, anche quando sembra ormai sepolto, torna sempre fuori più prepotentemente che mai. Dopo la lucida spietatezza di Ra's Al Ghul e la geniale pazzia del Joker, questa volta il male viene incarnato da Bane, la violenza cieca, un nemico che diventa uno specchio dell'anima e del corpo di Batman, con cui condivide molti particolari. Bane domina la scena con la sua presenza fisica e con la crudeltà dei suoi occhi e della sua voce, frutto del meraviglioso lavoro sul corpo di Tom Hardy, che si conferma uno degli attori emergenti più interessanti.
Per sconfiggere Bane, Batman dovrà prima affrontare se stesso, in un percorso che lo porterà finalmente a risalire da quella caduta da cui non si è mai veramente ripreso.
Intorno alla storia del protagonista, Nolan disegna una città allo sbando, ritratta alla perfezione dalla splendida fotografia di Wally Pfister, scura e cupa, con colori desaturati e privi di vitalità. Ad accompagnare le immagini di Pfister è la musica di Hans Zimmer, splendida per intensità, epicità e capacità di delineare atmosfere cupe e la sensazione di disastro imminente. Gotham è quindi ritratta come una città solo apparentemente serena, liberata dai criminali ma schiava di se stessa, della sua avidità e della sua arroganza, divorata dall'interno dal cancro dell'indifferenza verso gli oppressi, i poveri e i diseredati. L'assalto armato alla borsa valori è una scena forte, che è impossibile non associare alla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo, ma in particolare i valori della civiltà occidentale.
Il film si dilunga un po' troppo nel finale, dove concede troppo al gusto hollywoodiano e, soprattutto, al tentativo di chiudere quei fili narrativi lasciati in sospeso. Resta tuttavia un'opera narrativa sontuosa, in grado di tenere incollato lo spettatore allo schermo per quasi tre ore senza un attimo di sosta.
Il cavaliere oscuro - Il ritorno è un film duro e intenso, una critica del potere e del dio denaro che ci impone di riflettere sul nostro oggi e su come, per usare le parole di Selina Kyle (una splendida Anne Hathaway), "abbiamo pensato di poter vivere così alla grande" senza curarci del domani. Nolan chiude degnamente la saga, realizzando un film che, attraverso la storia di un giustiziere incapace di trovare la pace, diventa una metafora di tempi oscuri, tormentati, senza più certezze. Una metafora dei nostri tempi.
****1/2
Pier
Sono passati molti anni dagli eventi narrati ne Il Cavaliere Oscuro. Batman è scomparso, accollandosi la colpa della morte di Harvey Dent, e regalando così a Gotham un periodo di pace e tranquillità grazie alla promulgazione del Dent Act contro la malavita organizzata. La calma, tuttavia, è solo apparente: sulla scena compare un mercenario di nome Bane, violento, spietato e dotato di una forza sovrumana. Bane è legato in modo oscuro alla Setta delle Ombre da cui anche Bruce Wayne è stato istruito, ed è pronto a gettare nel caos la città. Batman è costretto a tornare, ma questa volta persino lui potrebbe non bastare per fronteggiare un nemico tanto potente.
"Perchè cadiamo?", chiedeva il padre di Bruce nel primo episodio al giovane rampollo Wayne, caduto in un pozzo e impaurito dai pipistrelli. Nella risposta a questa domanda risiede l'unica possibilità di Batman per sconfiggere Bane. Con una ring composition degna dei grandi poemi epici, Nolan ci riporta dove tutto era iniziato, alla capacità dell'uomo di fronteggiare la paura senza eliminarla, di conviverci senza tuttavia sconfiggerla. Su questo sottile equilibrio si gioca la partita per la salvezza di Gotham e della sanità mentale di Bruce Wayne, interpretato da un intenso Christian Bale, che dovrà riscoprire le sue origini per sconfiggere la paura incarnata, la macchina per uccidere che risponde al nome di Bane.
Il film chiude degnamente la trilogia del Cavaliere Oscuro, ricucendo tutti i fili narrativi e chiudendo il cerchio con un passato che, anche quando sembra ormai sepolto, torna sempre fuori più prepotentemente che mai. Dopo la lucida spietatezza di Ra's Al Ghul e la geniale pazzia del Joker, questa volta il male viene incarnato da Bane, la violenza cieca, un nemico che diventa uno specchio dell'anima e del corpo di Batman, con cui condivide molti particolari. Bane domina la scena con la sua presenza fisica e con la crudeltà dei suoi occhi e della sua voce, frutto del meraviglioso lavoro sul corpo di Tom Hardy, che si conferma uno degli attori emergenti più interessanti.
Per sconfiggere Bane, Batman dovrà prima affrontare se stesso, in un percorso che lo porterà finalmente a risalire da quella caduta da cui non si è mai veramente ripreso.
Intorno alla storia del protagonista, Nolan disegna una città allo sbando, ritratta alla perfezione dalla splendida fotografia di Wally Pfister, scura e cupa, con colori desaturati e privi di vitalità. Ad accompagnare le immagini di Pfister è la musica di Hans Zimmer, splendida per intensità, epicità e capacità di delineare atmosfere cupe e la sensazione di disastro imminente. Gotham è quindi ritratta come una città solo apparentemente serena, liberata dai criminali ma schiava di se stessa, della sua avidità e della sua arroganza, divorata dall'interno dal cancro dell'indifferenza verso gli oppressi, i poveri e i diseredati. L'assalto armato alla borsa valori è una scena forte, che è impossibile non associare alla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo, ma in particolare i valori della civiltà occidentale.
Il film si dilunga un po' troppo nel finale, dove concede troppo al gusto hollywoodiano e, soprattutto, al tentativo di chiudere quei fili narrativi lasciati in sospeso. Resta tuttavia un'opera narrativa sontuosa, in grado di tenere incollato lo spettatore allo schermo per quasi tre ore senza un attimo di sosta.
Il cavaliere oscuro - Il ritorno è un film duro e intenso, una critica del potere e del dio denaro che ci impone di riflettere sul nostro oggi e su come, per usare le parole di Selina Kyle (una splendida Anne Hathaway), "abbiamo pensato di poter vivere così alla grande" senza curarci del domani. Nolan chiude degnamente la saga, realizzando un film che, attraverso la storia di un giustiziere incapace di trovare la pace, diventa una metafora di tempi oscuri, tormentati, senza più certezze. Una metafora dei nostri tempi.
****1/2
Pier
sabato 25 agosto 2012
Madagascar 3 - Ricercati in Europa
Divertimento e colore
Alex, Marty, Melman e Gloria sono stufi della vita in Africa e vogliono tornare a New York. Per farlo raggiungono i Pinguini a Montecarlo per convincerli a riportarli indietro con il loro aereo. Sulle loro tracce si mette però il Capitano Chantel DuBois, perfida acchiappa-animali che vuole aggiungere la testa di Alex alla sua collezione. Per sfuggirle, i quattro amici, accompagnati da Re Julien, si uniscono a un circo itinerante, che potrebbe dirigersi proprio a New York, ma a una condizione...
Il terzo capitolo della saga degli animali in fuga dallo zoo di Central Park abbandona i toni da commedia e vira decisamente al comico, creando una collezione di gag davvero memorabile. La trama si snoda tra fughe, spettacolari esibizioni circensi e scene che vanno ben al di là dei limiti della fisica, sfidando con successo la regola di Walt Disney sulla credibilità delle azioni dei personaggi animati.
La storia è molto semplice e senza fronzoli, ma passa decisamente in secondo piano di fronte alla qualità delle immagini, decisamente la più elevata di tutta la serie, in particolare nelle scene ambientate nel circo, in cui si arricchiscono di un tocco di psichedelia.
A differenza del secondo film, i protagonisti non subiscono alcuna evoluzione, mantenendo inalterate le loro caratteristiche, nevrosi e fissazioni. Il valore aggiunto del film sono quindi i nuovi personaggi, capitanati dalla tigre Vitali, burbero acrobata e lanciatore di coltelli con un doloroso passato, e dalla meravigliosa orsa su triciclo di cui si innamora Re Julien, protagonista di alcune delle scene più esilaranti del film. Una nota a parte meritano i Pinguini e le Scimmie, di gran lunga i personaggi più azzeccati di tutta la serie: quando sono in scena il film prende quota e guadagna in ritmo e risate.
Madagascar 3 ha una trama di qualità inferiore rispetto ai due capitoli precedenti, ma vince il confronto in termini di divertimento, colore e qualità dell'animazione, puntando sulla comicità di personaggi vecchi e nuovi e creando un riuscito capitolo conclusivo (?) per una delle saghe più esilaranti dell'animazione contemporanea.
***
Pier
Alex, Marty, Melman e Gloria sono stufi della vita in Africa e vogliono tornare a New York. Per farlo raggiungono i Pinguini a Montecarlo per convincerli a riportarli indietro con il loro aereo. Sulle loro tracce si mette però il Capitano Chantel DuBois, perfida acchiappa-animali che vuole aggiungere la testa di Alex alla sua collezione. Per sfuggirle, i quattro amici, accompagnati da Re Julien, si uniscono a un circo itinerante, che potrebbe dirigersi proprio a New York, ma a una condizione...
Il terzo capitolo della saga degli animali in fuga dallo zoo di Central Park abbandona i toni da commedia e vira decisamente al comico, creando una collezione di gag davvero memorabile. La trama si snoda tra fughe, spettacolari esibizioni circensi e scene che vanno ben al di là dei limiti della fisica, sfidando con successo la regola di Walt Disney sulla credibilità delle azioni dei personaggi animati.
La storia è molto semplice e senza fronzoli, ma passa decisamente in secondo piano di fronte alla qualità delle immagini, decisamente la più elevata di tutta la serie, in particolare nelle scene ambientate nel circo, in cui si arricchiscono di un tocco di psichedelia.
A differenza del secondo film, i protagonisti non subiscono alcuna evoluzione, mantenendo inalterate le loro caratteristiche, nevrosi e fissazioni. Il valore aggiunto del film sono quindi i nuovi personaggi, capitanati dalla tigre Vitali, burbero acrobata e lanciatore di coltelli con un doloroso passato, e dalla meravigliosa orsa su triciclo di cui si innamora Re Julien, protagonista di alcune delle scene più esilaranti del film. Una nota a parte meritano i Pinguini e le Scimmie, di gran lunga i personaggi più azzeccati di tutta la serie: quando sono in scena il film prende quota e guadagna in ritmo e risate.
Madagascar 3 ha una trama di qualità inferiore rispetto ai due capitoli precedenti, ma vince il confronto in termini di divertimento, colore e qualità dell'animazione, puntando sulla comicità di personaggi vecchi e nuovi e creando un riuscito capitolo conclusivo (?) per una delle saghe più esilaranti dell'animazione contemporanea.
***
Pier
sabato 18 agosto 2012
I Mercenari 2
Chi manca, Rambo?
Capolavoro.
Non esistono altre parole per descrivere I Mercenari 2, secondo capitolo della saga che raccoglie tutti i più grandi interpreti dei film d'azione.
Forse lo avrete già capito, questa non sarà una recensione obiettiva.
Il film è trash? Certo che sì. Ha una trama risicata? Ovvio, anche se meno del primo e meno di altri film costruiti con molte più pretese "artistiche".
Però... Però il cast annovera Stallone. Schwarzenegger. Statham. Bruce Willis. Jet Li. Ivan Drago. Van Damme. E chi più ne ha, più ne metta. Ma soprattutto, c'è lui, Chuck Norris, protagonista dei momenti più memorabili del film. Cosa volete di più?
Nel suo genere I Mercenari 2 è un capolavoro, fatto di sparatorie, combattimenti mirabolanti e continue esplosioni. Il tutto condito di risate, con attori che si divertono e fanno divertire, prendendo apertamente in giro se stessi, i propri acciacchi e i propri lavori precedenti.
Ripeto, capolavoro. E se non lo amate, ricordate che Chuck Norris vi guarda. Sempre.
*****
Capolavoro.
Non esistono altre parole per descrivere I Mercenari 2, secondo capitolo della saga che raccoglie tutti i più grandi interpreti dei film d'azione.
Forse lo avrete già capito, questa non sarà una recensione obiettiva.
Il film è trash? Certo che sì. Ha una trama risicata? Ovvio, anche se meno del primo e meno di altri film costruiti con molte più pretese "artistiche".
Però... Però il cast annovera Stallone. Schwarzenegger. Statham. Bruce Willis. Jet Li. Ivan Drago. Van Damme. E chi più ne ha, più ne metta. Ma soprattutto, c'è lui, Chuck Norris, protagonista dei momenti più memorabili del film. Cosa volete di più?
Nel suo genere I Mercenari 2 è un capolavoro, fatto di sparatorie, combattimenti mirabolanti e continue esplosioni. Il tutto condito di risate, con attori che si divertono e fanno divertire, prendendo apertamente in giro se stessi, i propri acciacchi e i propri lavori precedenti.
Ripeto, capolavoro. E se non lo amate, ricordate che Chuck Norris vi guarda. Sempre.
*****
Pier
mercoledì 25 luglio 2012
Lorax - Il guardiano della foresta
L'ambiente spiegato ai ragazzi
Ted è un adolescente nato e cresciuto in una cittadina fatta interamente di plastica, completamente priva di vegetazione e di qualunque elemento naturale. Per conquistare la ragazza di cui è perdutamente innamorato, Ted uscirà dalle mura della città per cercare un vero albero da donarle.
Lungo il suo cammino incontrerà un uomo misterioso che gli racconterà la storia della scomparsa degli alberi, e della battaglia combattuta da un misterioso essere burbero e baffuto, il Lorax, per cercare di salvarli.
Dopo aver conquistato le platee di tutto il mondo con lo humor politicamente scorretto di Cattivissimo me, la Illumination Entertainment cambia decisamente rotta, portando sullo schermo un classico dell'infanzia del Dr. Seuss. Lorax è una fiaba ambientalista indirizzata chiaramente a un pubblico infantile, con pochissime concessioni al pubblico adulto, un'assoluta rarità nel panorama dell'animazione moderna.
La storia è semplice e intuitiva, con un chiaro messaggio ecologista che traspare dalla storia di Ted e del suo misterioso interlocutore. I personaggi sono fortemente caratterizzati, con un'evoluzione narrativa minima e comunque funzionale ai fini della storia. Il film si snoda rapidamente tra orsetti golosi, pesci canterini e nonne combattive, regalando molti momenti di divertimento a bambini e qualche sincero sorriso agli adulti.
Ciò che colpisce in Lorax, tuttavia, è la tecnica realizzativa, di livello molto elevato, caratterizzata da una struttura narrativa complessa, fatta di flashback e di racconti a incastro. Anche l'animazione è molto curata, e presta particolare attenzione alla ricostruzione degli ambienti naturali, con un sapiente uso di luci e colori che riesce a trasmettere l'enorme differenza tra la cittadina in cui vive Ted e l'oasi selvaggia che esisteva prima della scomparsa degli alberi. Entrambi gli ambienti sono colorati, ma laddove la città è spenta e opaca, la foresta dove vivono il Lorax e i suoi amici e splendente e ricca di luci. Questo espressionismo cromatico caratterizza tutto il film, mostrando una padronanza del mezzo e della tecnica in netta evoluzione rispetto al precedente lavoro dello studio.
Lorax è una fiaba per bambini ben raccontata e disegnata con maestria, una gioia per gli occhi dei più piccoli che riesce anche a trasmettere un messaggio che, seppur banale, gli adulti sembrano ancora non aver recepito. Portate i bambini a vedere il Lorax: non ve ne pentirete.
***
Ted è un adolescente nato e cresciuto in una cittadina fatta interamente di plastica, completamente priva di vegetazione e di qualunque elemento naturale. Per conquistare la ragazza di cui è perdutamente innamorato, Ted uscirà dalle mura della città per cercare un vero albero da donarle.
Lungo il suo cammino incontrerà un uomo misterioso che gli racconterà la storia della scomparsa degli alberi, e della battaglia combattuta da un misterioso essere burbero e baffuto, il Lorax, per cercare di salvarli.
Dopo aver conquistato le platee di tutto il mondo con lo humor politicamente scorretto di Cattivissimo me, la Illumination Entertainment cambia decisamente rotta, portando sullo schermo un classico dell'infanzia del Dr. Seuss. Lorax è una fiaba ambientalista indirizzata chiaramente a un pubblico infantile, con pochissime concessioni al pubblico adulto, un'assoluta rarità nel panorama dell'animazione moderna.
La storia è semplice e intuitiva, con un chiaro messaggio ecologista che traspare dalla storia di Ted e del suo misterioso interlocutore. I personaggi sono fortemente caratterizzati, con un'evoluzione narrativa minima e comunque funzionale ai fini della storia. Il film si snoda rapidamente tra orsetti golosi, pesci canterini e nonne combattive, regalando molti momenti di divertimento a bambini e qualche sincero sorriso agli adulti.
Ciò che colpisce in Lorax, tuttavia, è la tecnica realizzativa, di livello molto elevato, caratterizzata da una struttura narrativa complessa, fatta di flashback e di racconti a incastro. Anche l'animazione è molto curata, e presta particolare attenzione alla ricostruzione degli ambienti naturali, con un sapiente uso di luci e colori che riesce a trasmettere l'enorme differenza tra la cittadina in cui vive Ted e l'oasi selvaggia che esisteva prima della scomparsa degli alberi. Entrambi gli ambienti sono colorati, ma laddove la città è spenta e opaca, la foresta dove vivono il Lorax e i suoi amici e splendente e ricca di luci. Questo espressionismo cromatico caratterizza tutto il film, mostrando una padronanza del mezzo e della tecnica in netta evoluzione rispetto al precedente lavoro dello studio.
Lorax è una fiaba per bambini ben raccontata e disegnata con maestria, una gioia per gli occhi dei più piccoli che riesce anche a trasmettere un messaggio che, seppur banale, gli adulti sembrano ancora non aver recepito. Portate i bambini a vedere il Lorax: non ve ne pentirete.
***
Pier
Iscriviti a:
Post (Atom)