Anche quest'anno Filmora è a Venezia, e anche quest'anno vi proporremo dei brevi telegrammi sui film presentati alla Mostra del Cinema. Pronti? Via!
Superstar (Concorso), voto 7. Interessante analisi del paradosso della celebrità, in cui un uomo qualunque diventa famoso senza volerlo e senza sapere il perchè. Dalla polvere andrà sull'altare, per poi tornare nella polvere, in un percorso che analizza efficacemente i meccanismi dei media e della fama senza però brillare per originalità.
The Iceman (Fuori concorso), voto 7. Film di genere che esplora le gesta e la mente di un serial killer insospettabile, autore di efferati omicidi ma per anni amorevole padre di famiglia. Grande prova di Michael Shannon, film ben girato ma non certo un capolavoro.
The Reluctant Fundamentalist (Fuori concorso), voto 7. Mira Nair cambia totalmente genere e racconta la storia di un pakistano emigrato negli Stati Uniti che, nonostante la sua brillante carriera, vede la sua vita crollare dopo l'11 Settembre a causa della xenofobia crescente. Un bel film, narrativamente solido e filmicamente interessante (buon uso del flashback), che eccede però in durata e moralismo.
At any price (Concorso), voto 5. Film che ha l'ambizione di raccontare l'epica dissoluzione del sogno americano, ma che finisce per affondare in una sceneggiatura un po' deficitaria e in un cast non proprio convincente. Il rimando a film come Il Gigante o La valle dell'Eden è evidente, ma finisce per restare soltanto su carta. Peccato, aveva buone premesse.
Fill the void (Concorso), voto 6. Il dilemma interiore di una ragazza israeliana, costretta a scegliere tra sentimento e bene familiare, non convince del tutto, penalizzato anche da un finale incoerente e da un ritmo non eccezionale.
The Master (Concorso), voto 8.5. A livello tecnico non è all'altezza del Petroliere, ma il nuovo film di Anderson colpisce per la forza e l'ampiezza del messaggio. Un film non facile, che però entra sottopelle e fa riflettere, usando la storia di una setta sinistramente simile a Scientology come pretesto e strumento per indagare il rapporto umano con la libertà e il potere, il bisogno di essere unici e la necessità di essere accettati e, in un certo senso, comandati. Sorretto da un cast semplicemente strepitoso il film convince e prenota almeno un premio di rilievo, forse non solo qui alla Mostra.
Questo è tutto per ora. Nel prossimo capitolo i film italiani, finora una delle migliori sorprese della Mostra.
Pier
domenica 2 settembre 2012
martedì 28 agosto 2012
Il cavaliere oscuro - Il ritorno
Una metafora dei nostri tempi
Sono passati molti anni dagli eventi narrati ne Il Cavaliere Oscuro. Batman è scomparso, accollandosi la colpa della morte di Harvey Dent, e regalando così a Gotham un periodo di pace e tranquillità grazie alla promulgazione del Dent Act contro la malavita organizzata. La calma, tuttavia, è solo apparente: sulla scena compare un mercenario di nome Bane, violento, spietato e dotato di una forza sovrumana. Bane è legato in modo oscuro alla Setta delle Ombre da cui anche Bruce Wayne è stato istruito, ed è pronto a gettare nel caos la città. Batman è costretto a tornare, ma questa volta persino lui potrebbe non bastare per fronteggiare un nemico tanto potente.
"Perchè cadiamo?", chiedeva il padre di Bruce nel primo episodio al giovane rampollo Wayne, caduto in un pozzo e impaurito dai pipistrelli. Nella risposta a questa domanda risiede l'unica possibilità di Batman per sconfiggere Bane. Con una ring composition degna dei grandi poemi epici, Nolan ci riporta dove tutto era iniziato, alla capacità dell'uomo di fronteggiare la paura senza eliminarla, di conviverci senza tuttavia sconfiggerla. Su questo sottile equilibrio si gioca la partita per la salvezza di Gotham e della sanità mentale di Bruce Wayne, interpretato da un intenso Christian Bale, che dovrà riscoprire le sue origini per sconfiggere la paura incarnata, la macchina per uccidere che risponde al nome di Bane.
Il film chiude degnamente la trilogia del Cavaliere Oscuro, ricucendo tutti i fili narrativi e chiudendo il cerchio con un passato che, anche quando sembra ormai sepolto, torna sempre fuori più prepotentemente che mai. Dopo la lucida spietatezza di Ra's Al Ghul e la geniale pazzia del Joker, questa volta il male viene incarnato da Bane, la violenza cieca, un nemico che diventa uno specchio dell'anima e del corpo di Batman, con cui condivide molti particolari. Bane domina la scena con la sua presenza fisica e con la crudeltà dei suoi occhi e della sua voce, frutto del meraviglioso lavoro sul corpo di Tom Hardy, che si conferma uno degli attori emergenti più interessanti.
Per sconfiggere Bane, Batman dovrà prima affrontare se stesso, in un percorso che lo porterà finalmente a risalire da quella caduta da cui non si è mai veramente ripreso.
Intorno alla storia del protagonista, Nolan disegna una città allo sbando, ritratta alla perfezione dalla splendida fotografia di Wally Pfister, scura e cupa, con colori desaturati e privi di vitalità. Ad accompagnare le immagini di Pfister è la musica di Hans Zimmer, splendida per intensità, epicità e capacità di delineare atmosfere cupe e la sensazione di disastro imminente. Gotham è quindi ritratta come una città solo apparentemente serena, liberata dai criminali ma schiava di se stessa, della sua avidità e della sua arroganza, divorata dall'interno dal cancro dell'indifferenza verso gli oppressi, i poveri e i diseredati. L'assalto armato alla borsa valori è una scena forte, che è impossibile non associare alla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo, ma in particolare i valori della civiltà occidentale.
Il film si dilunga un po' troppo nel finale, dove concede troppo al gusto hollywoodiano e, soprattutto, al tentativo di chiudere quei fili narrativi lasciati in sospeso. Resta tuttavia un'opera narrativa sontuosa, in grado di tenere incollato lo spettatore allo schermo per quasi tre ore senza un attimo di sosta.
Il cavaliere oscuro - Il ritorno è un film duro e intenso, una critica del potere e del dio denaro che ci impone di riflettere sul nostro oggi e su come, per usare le parole di Selina Kyle (una splendida Anne Hathaway), "abbiamo pensato di poter vivere così alla grande" senza curarci del domani. Nolan chiude degnamente la saga, realizzando un film che, attraverso la storia di un giustiziere incapace di trovare la pace, diventa una metafora di tempi oscuri, tormentati, senza più certezze. Una metafora dei nostri tempi.
****1/2
Pier
Sono passati molti anni dagli eventi narrati ne Il Cavaliere Oscuro. Batman è scomparso, accollandosi la colpa della morte di Harvey Dent, e regalando così a Gotham un periodo di pace e tranquillità grazie alla promulgazione del Dent Act contro la malavita organizzata. La calma, tuttavia, è solo apparente: sulla scena compare un mercenario di nome Bane, violento, spietato e dotato di una forza sovrumana. Bane è legato in modo oscuro alla Setta delle Ombre da cui anche Bruce Wayne è stato istruito, ed è pronto a gettare nel caos la città. Batman è costretto a tornare, ma questa volta persino lui potrebbe non bastare per fronteggiare un nemico tanto potente.
"Perchè cadiamo?", chiedeva il padre di Bruce nel primo episodio al giovane rampollo Wayne, caduto in un pozzo e impaurito dai pipistrelli. Nella risposta a questa domanda risiede l'unica possibilità di Batman per sconfiggere Bane. Con una ring composition degna dei grandi poemi epici, Nolan ci riporta dove tutto era iniziato, alla capacità dell'uomo di fronteggiare la paura senza eliminarla, di conviverci senza tuttavia sconfiggerla. Su questo sottile equilibrio si gioca la partita per la salvezza di Gotham e della sanità mentale di Bruce Wayne, interpretato da un intenso Christian Bale, che dovrà riscoprire le sue origini per sconfiggere la paura incarnata, la macchina per uccidere che risponde al nome di Bane.
Il film chiude degnamente la trilogia del Cavaliere Oscuro, ricucendo tutti i fili narrativi e chiudendo il cerchio con un passato che, anche quando sembra ormai sepolto, torna sempre fuori più prepotentemente che mai. Dopo la lucida spietatezza di Ra's Al Ghul e la geniale pazzia del Joker, questa volta il male viene incarnato da Bane, la violenza cieca, un nemico che diventa uno specchio dell'anima e del corpo di Batman, con cui condivide molti particolari. Bane domina la scena con la sua presenza fisica e con la crudeltà dei suoi occhi e della sua voce, frutto del meraviglioso lavoro sul corpo di Tom Hardy, che si conferma uno degli attori emergenti più interessanti.
Per sconfiggere Bane, Batman dovrà prima affrontare se stesso, in un percorso che lo porterà finalmente a risalire da quella caduta da cui non si è mai veramente ripreso.
Intorno alla storia del protagonista, Nolan disegna una città allo sbando, ritratta alla perfezione dalla splendida fotografia di Wally Pfister, scura e cupa, con colori desaturati e privi di vitalità. Ad accompagnare le immagini di Pfister è la musica di Hans Zimmer, splendida per intensità, epicità e capacità di delineare atmosfere cupe e la sensazione di disastro imminente. Gotham è quindi ritratta come una città solo apparentemente serena, liberata dai criminali ma schiava di se stessa, della sua avidità e della sua arroganza, divorata dall'interno dal cancro dell'indifferenza verso gli oppressi, i poveri e i diseredati. L'assalto armato alla borsa valori è una scena forte, che è impossibile non associare alla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo, ma in particolare i valori della civiltà occidentale.
Il film si dilunga un po' troppo nel finale, dove concede troppo al gusto hollywoodiano e, soprattutto, al tentativo di chiudere quei fili narrativi lasciati in sospeso. Resta tuttavia un'opera narrativa sontuosa, in grado di tenere incollato lo spettatore allo schermo per quasi tre ore senza un attimo di sosta.
Il cavaliere oscuro - Il ritorno è un film duro e intenso, una critica del potere e del dio denaro che ci impone di riflettere sul nostro oggi e su come, per usare le parole di Selina Kyle (una splendida Anne Hathaway), "abbiamo pensato di poter vivere così alla grande" senza curarci del domani. Nolan chiude degnamente la saga, realizzando un film che, attraverso la storia di un giustiziere incapace di trovare la pace, diventa una metafora di tempi oscuri, tormentati, senza più certezze. Una metafora dei nostri tempi.
****1/2
Pier
sabato 25 agosto 2012
Madagascar 3 - Ricercati in Europa
Divertimento e colore
Alex, Marty, Melman e Gloria sono stufi della vita in Africa e vogliono tornare a New York. Per farlo raggiungono i Pinguini a Montecarlo per convincerli a riportarli indietro con il loro aereo. Sulle loro tracce si mette però il Capitano Chantel DuBois, perfida acchiappa-animali che vuole aggiungere la testa di Alex alla sua collezione. Per sfuggirle, i quattro amici, accompagnati da Re Julien, si uniscono a un circo itinerante, che potrebbe dirigersi proprio a New York, ma a una condizione...
Il terzo capitolo della saga degli animali in fuga dallo zoo di Central Park abbandona i toni da commedia e vira decisamente al comico, creando una collezione di gag davvero memorabile. La trama si snoda tra fughe, spettacolari esibizioni circensi e scene che vanno ben al di là dei limiti della fisica, sfidando con successo la regola di Walt Disney sulla credibilità delle azioni dei personaggi animati.
La storia è molto semplice e senza fronzoli, ma passa decisamente in secondo piano di fronte alla qualità delle immagini, decisamente la più elevata di tutta la serie, in particolare nelle scene ambientate nel circo, in cui si arricchiscono di un tocco di psichedelia.
A differenza del secondo film, i protagonisti non subiscono alcuna evoluzione, mantenendo inalterate le loro caratteristiche, nevrosi e fissazioni. Il valore aggiunto del film sono quindi i nuovi personaggi, capitanati dalla tigre Vitali, burbero acrobata e lanciatore di coltelli con un doloroso passato, e dalla meravigliosa orsa su triciclo di cui si innamora Re Julien, protagonista di alcune delle scene più esilaranti del film. Una nota a parte meritano i Pinguini e le Scimmie, di gran lunga i personaggi più azzeccati di tutta la serie: quando sono in scena il film prende quota e guadagna in ritmo e risate.
Madagascar 3 ha una trama di qualità inferiore rispetto ai due capitoli precedenti, ma vince il confronto in termini di divertimento, colore e qualità dell'animazione, puntando sulla comicità di personaggi vecchi e nuovi e creando un riuscito capitolo conclusivo (?) per una delle saghe più esilaranti dell'animazione contemporanea.
***
Pier
Alex, Marty, Melman e Gloria sono stufi della vita in Africa e vogliono tornare a New York. Per farlo raggiungono i Pinguini a Montecarlo per convincerli a riportarli indietro con il loro aereo. Sulle loro tracce si mette però il Capitano Chantel DuBois, perfida acchiappa-animali che vuole aggiungere la testa di Alex alla sua collezione. Per sfuggirle, i quattro amici, accompagnati da Re Julien, si uniscono a un circo itinerante, che potrebbe dirigersi proprio a New York, ma a una condizione...
Il terzo capitolo della saga degli animali in fuga dallo zoo di Central Park abbandona i toni da commedia e vira decisamente al comico, creando una collezione di gag davvero memorabile. La trama si snoda tra fughe, spettacolari esibizioni circensi e scene che vanno ben al di là dei limiti della fisica, sfidando con successo la regola di Walt Disney sulla credibilità delle azioni dei personaggi animati.
La storia è molto semplice e senza fronzoli, ma passa decisamente in secondo piano di fronte alla qualità delle immagini, decisamente la più elevata di tutta la serie, in particolare nelle scene ambientate nel circo, in cui si arricchiscono di un tocco di psichedelia.
A differenza del secondo film, i protagonisti non subiscono alcuna evoluzione, mantenendo inalterate le loro caratteristiche, nevrosi e fissazioni. Il valore aggiunto del film sono quindi i nuovi personaggi, capitanati dalla tigre Vitali, burbero acrobata e lanciatore di coltelli con un doloroso passato, e dalla meravigliosa orsa su triciclo di cui si innamora Re Julien, protagonista di alcune delle scene più esilaranti del film. Una nota a parte meritano i Pinguini e le Scimmie, di gran lunga i personaggi più azzeccati di tutta la serie: quando sono in scena il film prende quota e guadagna in ritmo e risate.
Madagascar 3 ha una trama di qualità inferiore rispetto ai due capitoli precedenti, ma vince il confronto in termini di divertimento, colore e qualità dell'animazione, puntando sulla comicità di personaggi vecchi e nuovi e creando un riuscito capitolo conclusivo (?) per una delle saghe più esilaranti dell'animazione contemporanea.
***
Pier
sabato 18 agosto 2012
I Mercenari 2
Chi manca, Rambo?
Capolavoro.
Non esistono altre parole per descrivere I Mercenari 2, secondo capitolo della saga che raccoglie tutti i più grandi interpreti dei film d'azione.
Forse lo avrete già capito, questa non sarà una recensione obiettiva.
Il film è trash? Certo che sì. Ha una trama risicata? Ovvio, anche se meno del primo e meno di altri film costruiti con molte più pretese "artistiche".
Però... Però il cast annovera Stallone. Schwarzenegger. Statham. Bruce Willis. Jet Li. Ivan Drago. Van Damme. E chi più ne ha, più ne metta. Ma soprattutto, c'è lui, Chuck Norris, protagonista dei momenti più memorabili del film. Cosa volete di più?
Nel suo genere I Mercenari 2 è un capolavoro, fatto di sparatorie, combattimenti mirabolanti e continue esplosioni. Il tutto condito di risate, con attori che si divertono e fanno divertire, prendendo apertamente in giro se stessi, i propri acciacchi e i propri lavori precedenti.
Ripeto, capolavoro. E se non lo amate, ricordate che Chuck Norris vi guarda. Sempre.
*****
Capolavoro.
Non esistono altre parole per descrivere I Mercenari 2, secondo capitolo della saga che raccoglie tutti i più grandi interpreti dei film d'azione.
Forse lo avrete già capito, questa non sarà una recensione obiettiva.
Il film è trash? Certo che sì. Ha una trama risicata? Ovvio, anche se meno del primo e meno di altri film costruiti con molte più pretese "artistiche".
Però... Però il cast annovera Stallone. Schwarzenegger. Statham. Bruce Willis. Jet Li. Ivan Drago. Van Damme. E chi più ne ha, più ne metta. Ma soprattutto, c'è lui, Chuck Norris, protagonista dei momenti più memorabili del film. Cosa volete di più?
Nel suo genere I Mercenari 2 è un capolavoro, fatto di sparatorie, combattimenti mirabolanti e continue esplosioni. Il tutto condito di risate, con attori che si divertono e fanno divertire, prendendo apertamente in giro se stessi, i propri acciacchi e i propri lavori precedenti.
Ripeto, capolavoro. E se non lo amate, ricordate che Chuck Norris vi guarda. Sempre.
*****
Pier
mercoledì 25 luglio 2012
Lorax - Il guardiano della foresta
L'ambiente spiegato ai ragazzi
Ted è un adolescente nato e cresciuto in una cittadina fatta interamente di plastica, completamente priva di vegetazione e di qualunque elemento naturale. Per conquistare la ragazza di cui è perdutamente innamorato, Ted uscirà dalle mura della città per cercare un vero albero da donarle.
Lungo il suo cammino incontrerà un uomo misterioso che gli racconterà la storia della scomparsa degli alberi, e della battaglia combattuta da un misterioso essere burbero e baffuto, il Lorax, per cercare di salvarli.
Dopo aver conquistato le platee di tutto il mondo con lo humor politicamente scorretto di Cattivissimo me, la Illumination Entertainment cambia decisamente rotta, portando sullo schermo un classico dell'infanzia del Dr. Seuss. Lorax è una fiaba ambientalista indirizzata chiaramente a un pubblico infantile, con pochissime concessioni al pubblico adulto, un'assoluta rarità nel panorama dell'animazione moderna.
La storia è semplice e intuitiva, con un chiaro messaggio ecologista che traspare dalla storia di Ted e del suo misterioso interlocutore. I personaggi sono fortemente caratterizzati, con un'evoluzione narrativa minima e comunque funzionale ai fini della storia. Il film si snoda rapidamente tra orsetti golosi, pesci canterini e nonne combattive, regalando molti momenti di divertimento a bambini e qualche sincero sorriso agli adulti.
Ciò che colpisce in Lorax, tuttavia, è la tecnica realizzativa, di livello molto elevato, caratterizzata da una struttura narrativa complessa, fatta di flashback e di racconti a incastro. Anche l'animazione è molto curata, e presta particolare attenzione alla ricostruzione degli ambienti naturali, con un sapiente uso di luci e colori che riesce a trasmettere l'enorme differenza tra la cittadina in cui vive Ted e l'oasi selvaggia che esisteva prima della scomparsa degli alberi. Entrambi gli ambienti sono colorati, ma laddove la città è spenta e opaca, la foresta dove vivono il Lorax e i suoi amici e splendente e ricca di luci. Questo espressionismo cromatico caratterizza tutto il film, mostrando una padronanza del mezzo e della tecnica in netta evoluzione rispetto al precedente lavoro dello studio.
Lorax è una fiaba per bambini ben raccontata e disegnata con maestria, una gioia per gli occhi dei più piccoli che riesce anche a trasmettere un messaggio che, seppur banale, gli adulti sembrano ancora non aver recepito. Portate i bambini a vedere il Lorax: non ve ne pentirete.
***
Ted è un adolescente nato e cresciuto in una cittadina fatta interamente di plastica, completamente priva di vegetazione e di qualunque elemento naturale. Per conquistare la ragazza di cui è perdutamente innamorato, Ted uscirà dalle mura della città per cercare un vero albero da donarle.
Lungo il suo cammino incontrerà un uomo misterioso che gli racconterà la storia della scomparsa degli alberi, e della battaglia combattuta da un misterioso essere burbero e baffuto, il Lorax, per cercare di salvarli.
Dopo aver conquistato le platee di tutto il mondo con lo humor politicamente scorretto di Cattivissimo me, la Illumination Entertainment cambia decisamente rotta, portando sullo schermo un classico dell'infanzia del Dr. Seuss. Lorax è una fiaba ambientalista indirizzata chiaramente a un pubblico infantile, con pochissime concessioni al pubblico adulto, un'assoluta rarità nel panorama dell'animazione moderna.
La storia è semplice e intuitiva, con un chiaro messaggio ecologista che traspare dalla storia di Ted e del suo misterioso interlocutore. I personaggi sono fortemente caratterizzati, con un'evoluzione narrativa minima e comunque funzionale ai fini della storia. Il film si snoda rapidamente tra orsetti golosi, pesci canterini e nonne combattive, regalando molti momenti di divertimento a bambini e qualche sincero sorriso agli adulti.
Ciò che colpisce in Lorax, tuttavia, è la tecnica realizzativa, di livello molto elevato, caratterizzata da una struttura narrativa complessa, fatta di flashback e di racconti a incastro. Anche l'animazione è molto curata, e presta particolare attenzione alla ricostruzione degli ambienti naturali, con un sapiente uso di luci e colori che riesce a trasmettere l'enorme differenza tra la cittadina in cui vive Ted e l'oasi selvaggia che esisteva prima della scomparsa degli alberi. Entrambi gli ambienti sono colorati, ma laddove la città è spenta e opaca, la foresta dove vivono il Lorax e i suoi amici e splendente e ricca di luci. Questo espressionismo cromatico caratterizza tutto il film, mostrando una padronanza del mezzo e della tecnica in netta evoluzione rispetto al precedente lavoro dello studio.
Lorax è una fiaba per bambini ben raccontata e disegnata con maestria, una gioia per gli occhi dei più piccoli che riesce anche a trasmettere un messaggio che, seppur banale, gli adulti sembrano ancora non aver recepito. Portate i bambini a vedere il Lorax: non ve ne pentirete.
***
Pier
giovedì 28 giugno 2012
Rock of Ages
Il Mamma mia del Rock
Alla fine degli anni '80 Sherrie si trasferisce dall'Oklahoma a Los Angeles, in cerca di fortuna come cantante. Dopo un primo impatto difficoltoso con la città, la ragazza conosce Drew, aspirante rockstar che lavora come cameriere nel locale tempio della musica rock, il Bourbon Room. Drew convince il burbero proprietario del locale ad assumere Sherrie: i due ragazzi iniziano così una storia d'amore che si troverà in mezzo alla crisi finanziaria del locale, al concerto del più grande rocker maledetto vivente, e di un'oscura trama per cancellare il rock dalla città degli angeli.
Il film di Adam Shankman, già autore di un musical dai toni comici con Hairspray, è un divertissement leggero ma allo stesso tempo ricercato, che annovera sceneggiatori di livello come Justin Theroux, l'attore feticcio di David Lynch, e Michael Arndt, premio Oscar per Little Miss Sunshine.
Rock of ages è ricco di citazioni, sia colte che popolari, e presenta alcune scene eccellenti a livello di scrittura, fotografia e coreografia.
La trama d'altro canto è abbastanza piatta, e vive più degli exploit dei personaggi secondari che della storia dei protagonisti, che riprende senza variazioni significative la classica storia del percorso di maturazione della ragazza di provincia sbalzata nella grande città. La storia d'amore, banale e scontata, serve però come meccanismo di innesco per una serie di trame collaterali e di scene che costituiscono la vera forza del film.
Tanto quanto i personaggi principali sono piatti, tanto quelli secondari sono sfaccettati e ben costruiti, sorretti da prove d'attore di livello tra cui spiccano quella di Alec Baldwin, splendido nel ruolo del burbero gentile, e di Paul Giamatti, perfettamente a suo agio nella parte del manager viscido e truffaldino.
Un discorso a parte lo merita Tom Cruise, che riesce a fondere tutte le idiosincrasie dei grandi del rock nel suo Stacee Jaxx, dando vita a un divo maledetto impossibile da dimenticare per impatto, divertimento e credibilità.
La colonna sonora, rigorosamente rock, è un paradiso per gli amanti del genere, che verranno trasportati, in modo più o meno fedele, tra molti dei grandi classici degli anni '70 e '80.
Rock of Ages è una sorta di versione rock di Mamma mia, un film spensierato che vuole divertire e ci riesce alla perfezione, aggiungendo anche qualche piccola perla che mancava nel musical ispirato alle musiche degli ABBA. La commistione tra classici del rock e cinema vince e convince, regalando due ore di puro divertimento ispirate ai testi e alle atmosfere di un genere che ha segnato la storia della musica.
***1/2
Alla fine degli anni '80 Sherrie si trasferisce dall'Oklahoma a Los Angeles, in cerca di fortuna come cantante. Dopo un primo impatto difficoltoso con la città, la ragazza conosce Drew, aspirante rockstar che lavora come cameriere nel locale tempio della musica rock, il Bourbon Room. Drew convince il burbero proprietario del locale ad assumere Sherrie: i due ragazzi iniziano così una storia d'amore che si troverà in mezzo alla crisi finanziaria del locale, al concerto del più grande rocker maledetto vivente, e di un'oscura trama per cancellare il rock dalla città degli angeli.
Il film di Adam Shankman, già autore di un musical dai toni comici con Hairspray, è un divertissement leggero ma allo stesso tempo ricercato, che annovera sceneggiatori di livello come Justin Theroux, l'attore feticcio di David Lynch, e Michael Arndt, premio Oscar per Little Miss Sunshine.
Rock of ages è ricco di citazioni, sia colte che popolari, e presenta alcune scene eccellenti a livello di scrittura, fotografia e coreografia.
La trama d'altro canto è abbastanza piatta, e vive più degli exploit dei personaggi secondari che della storia dei protagonisti, che riprende senza variazioni significative la classica storia del percorso di maturazione della ragazza di provincia sbalzata nella grande città. La storia d'amore, banale e scontata, serve però come meccanismo di innesco per una serie di trame collaterali e di scene che costituiscono la vera forza del film.
Tanto quanto i personaggi principali sono piatti, tanto quelli secondari sono sfaccettati e ben costruiti, sorretti da prove d'attore di livello tra cui spiccano quella di Alec Baldwin, splendido nel ruolo del burbero gentile, e di Paul Giamatti, perfettamente a suo agio nella parte del manager viscido e truffaldino.
Un discorso a parte lo merita Tom Cruise, che riesce a fondere tutte le idiosincrasie dei grandi del rock nel suo Stacee Jaxx, dando vita a un divo maledetto impossibile da dimenticare per impatto, divertimento e credibilità.
La colonna sonora, rigorosamente rock, è un paradiso per gli amanti del genere, che verranno trasportati, in modo più o meno fedele, tra molti dei grandi classici degli anni '70 e '80.
Rock of Ages è una sorta di versione rock di Mamma mia, un film spensierato che vuole divertire e ci riesce alla perfezione, aggiungendo anche qualche piccola perla che mancava nel musical ispirato alle musiche degli ABBA. La commistione tra classici del rock e cinema vince e convince, regalando due ore di puro divertimento ispirate ai testi e alle atmosfere di un genere che ha segnato la storia della musica.
***1/2
Pier
lunedì 11 giugno 2012
Il 3D, o dell'inutilità crassa
Era da tempo che volevo scrivere questo post, ma non trovavo mai il tempo o la voglia per farlo.
Poi questa meravigliosa strip di Zerocalcare (se non sapete chi è informatevi, non sapete che cosa vi perdete) mi ha fatto capire che non sono solo in questa battaglia.
E allora lo dico: il 3D è una tecnologia nata già morta. Dico nata già morta perchè esisteva già negli anni '70, e se non ha funzionato allora non vedo perchè debba funzionare adesso. Ci sono numerosi argomenti a sostengo dell'inutilità crassa del 3D, ma qui mi limiterò a elencarne cinque:
1) Il 90% dei film in 3D non è in 3D. I film realizzati in real 3D (ovvero girati con questa tecnica) si contano sulle dita di una mano. Gli altri sono tutti fintamente tridimensionali, con il 3D applicato in post-produzione. A farlo così son capaci tutti, e soprattutto la tecnica perde completamente di significato.
2) Persino le case di produzione non credono nel 3D. Se i dirigenti delle major hollywoodiane potessero parlare liberamente e con la certezza di rimanere anonimi, vi rivelerebbero che il vero motivo per cui hanno rilanciato 'sta baracconata di tecnologia è constringere le sale a convertirsi al digitale. Più sale che proiettano in digitale significa meno costi di duplicazione, assicurazione e trasporto delle pellicole: con il digitale il file viene mandato direttamente via satellite. Dato peròche i contadini degli stati centroamericani sono testardi come Dinamite Bla quando si tratta di cambiare qualcosa, le major hanno dovuto trovare un modo per constringerli. E quale tecnica migliore che distribuire tutti i titoli più attesi solo in 3D? Senza contare poi la maggiorazione del prezzo, del tutto ingiustificata dal costo di quello che nel 90% dei casi è solo un effetto applicato in post-produzione (vedi punto 1).
3) Un film in 3D costa troppo. Vedere un film in 3D costa almeno 10 euro, come già detto del tutto ingiustificati. Se a questo si aggiungono il fastidio degli occhiali e il fatto che lo schermo sia scuro come l'elmo di Darth Vader si capisce come mai la gente preferisca fare altro. E in Italia ci va pure bene, un film in 3D a Londra può costare anche 18 sterline.
4) Il 3D è obsoleto. Alzi la mano chi preferisce un film in 3D a un film girato in IMAX. Difatti Nolan, che è sveglio e ne capisce, il prossimo Batman l'ha girato in IMAX, al grido di "io odio gli occhialetti".
5) Il 3D non è una rivoluzione. Il 3D non è riuscito a diventare per il cinema del XXI secolo quello che il sonoro prima e il colore poi sono stati per il cinema per XX.
Salvo rare eccezioni (lo Scorsese di Hugo e il Cameron di Avatar), il 3D non è mai stato sfruttato a fondo nelle sue potenzialità espressive, che rimangono pressochè inesplorate e sembrano destinate a rimanerlo.
PS: Stendiamo un velo pietoso sui film non americani in 3D, e in particolar modo su quelli italiani. Ora pare che Godard voglia cimentarsi con questa tecnica: ecco, se c'è qualcuno che può darle un senso, questo è sicuramente il maestro francese.
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