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giovedì 28 ottobre 2021

Freaks Out

Circensi senza gloria


Roma, 1943: nella città occupata dai nazisti, quattro ragazzi speciali (Matilde, Cencio, Fulvio, e Mario) si esibiscono nel circo di Israel. Dopo la sua misteriosa scomparsa, i freaks saranno costretti a trovare la loro strada: cercano quindi rifugio al circo gestito dai nazisti , sperando di trovare una nuova famiglia per sfuggire a un mondo che li ha sempre trattati da fenomeni da baraccone.

Il neorealismo di Roma città aperta, l'amore per il circo di Fellini, i supereroi Marvel, e in particolare gli X-Men. Gabriele Mainetti, autore di Lo chiamavano Jeeg Robotuna delle più belle sorprese del cinema italiano degli ultimi anni, sembrava essersi imbarcato in un'impresa impossibile, folle: trovare l'amalgama tra questi ingredienti apparentemente incompatibili, evitando di far impazzire la maionese cinematografica.

Ma cosa sarebbe il cinema senza un pizzico di follia? Mainetti si rivela chef capace, e realizza un film che non solo funziona, ma entusiasma: un'esplosione di creatività visiva e narrativa, che trasporta lo spettatore indietro nel tempo, in bilico tra mondo reale (la Roma occupata dai nazisti) e fantastico.
La Roma occupata è ritratta con una fotografia cupa, tra toni di grigio e seppia: è una città fatta di fango e macerie, dove si muovono personaggi cenciosi e disperati. Il ritratto dei partigiani è ugualmente realistico, privo di ogni idealizzazione, tra ferite, amputazioni e i risultati di una vita in clandestinità. Il gruppo guidato dal Gobbo è una sporca dozzina agguerrita e disperata, pronta a sacrificarsi per i propri ideali e per salvare chi soffre. Gli stessi freaks sono dei portenti straccioni, segnati nell'aspetto (ma non nel cuore) dalla vita di strada.

Il circo tedesco, invece, sembra uscito da un film Disney o dai sogni di Fellini, ed è una meraviglia per gli occhi, un'esplosione di colori e invenzioni. Sulla pista del circo, anche i freaks si trasformano, diventando dei personaggi da fiaba: le loro esibizioni (sia in pista, sia durante le loro avventure) sono oniriche al punto giusto e lasciano costantemente a bocca aperta, soprattutto quelle del Cencio interpretato da Pietro Castellitto. Gli effetti speciali sono di altissimo livello e non hanno nulla da invidiare a quelli di un film hollywoodiano.

In generale, tutto il comparto visivo offre una prova abbacinante, che colma il cuore di gioia e meraviglia - ma anche di rabbia al pensiero di quanto spesso il cinema italiano si accontenti della mediocrità quando è capace di creazioni di tale livello. Mainetti gira con mano sicura, muovendosi con disinvoltura ammirevole tra azioni di guerra (splendidi, in particolare, l'assalto notturno al treno e il bombardamento di apertura) momenti fantastici e scene più intime.

Queste ultime, pur peccando ogni tanto di retorica, risultano comunque riuscitissime grazie alle ottime prove dei protagonisti: Tirabassi è un Zampanò dal cuore d'oro, Santamaria un intellettuale nascosto da un aspetto ferino, Castellitto uno stralunato e delizioso domatore di insetti, Martini un pagliaccio magnetico (letteralmente e metaforicamente), Mazzotta un memorabile capo partigiano. A brillare (anche qui, letteralmente e metaforicamente), tuttavia, è la semiesordiente Aurora Giovinazzo, splendida interprete di Matilde, che si muove sorprendentemente a suo agio tra una varietà di registri tale da far tremare le gambe a sue colleghe molto più quotate, tra omaggi ad Anna Magnani, scene d'azione, e commoventi confessioni.

Freaks Out è una gioia per gli occhi e per il cuore, un film corale che cattura, condensa e rielabora il meglio del nostro cinema, regalando uno spettacolo che conquista e facendoci affezionare a questi circensi senza gloria che diventano gli eroi di questa meravigliosa fiaba bellica.

**** 1/2

Pier

Nota: questa recensione è stata originariamente pubblicata su Nonsolocinema.

sabato 11 settembre 2021

Venezia 2021 - Il Totoleone

Anche quest'anno siamo giunti al termine della Mostra del Cinema: una Mostra ancora anomala, che però si è riavvicinata alla normalità dopo l'edizione 2020 segnata dall'epidemia di Covid-19, sia in termini di film che di presenza di pubblico e accreditati. L'organizzazione è stata ancora certosina in termini di sicurezza, mentre qualche problema (probabilmente inevitabile, viste le presenze tornate quasi a livelli pre-Covid ma le sale ancora dimezzate) si è avuto con il sistema di prenotazione. Il programma è stato ricchissimo, e ancora una volta non si possono che fare i complimenti ad Alberto Barbera.

È stata una Mostra ancora "al femminile" come quella dello scorso anno, con molti film dedicati alla maternità (Madres Parallelas, The Lost Daughter, L'événement). Molti film hanno affrontato il tema della memoria e del ricordo (È stata la mano di Dio; Captain Volkonogov Escaped; Il collezionista di carte) e molti altri hanno guardato al passato per parlare dell'attualità (Reflections; Illusioni perdute; Il buco). Da segnalare la presenza record di film di genere fantastico in concorso, con Freaks Out e Mona Lisa and the Blood Moon: due film che, pur con esiti diversi, hanno in comune il fatto di non aver usato il genere come pretesto per parlare di altro (o addirittura per parodizzarlo), ma ne hanno abbracciato in pieno stilemi e canoni espressivi, rielaborandoli.

Di seguito i pronostici, quasi sicuramente sbagliati, per il Leone d'Oro e gli altri premi, corredati come sempre dalle mie preferenze personali.


Premio Mastroianni per il miglior attore emergente
Molti protagonisti "giovani" nei film in Mostra, ma a spiccare sono due italiani: Filippo Scotti per È stata la mano di Dio e Aurora Giovinazzo per Freaks out. Sul primo ricade il mio pronostico, ma la mia preferenza personale va alla seconda, semplicemente perfetta nella parte di Matilde.
Pronostico: Filippo Scotti, È stata la mano di Dio
Scelta personale: Aurora Giovinazzo, Freaks Out

Coppa Volpi maschile
Un'edizione molto competitiva, con tante prove degne di nota, tra cui segnalo quelle di Oscar Isaac (Il collezionista di carte), Toni Servillo (Qui rido io). La mia scelta personale va su Vincent Lindon, splendido manager tormentato in Another world, ma il mio pronostico ricade sulla coppia Banderas-Martinez, splendidi attori litigiosi e capricciosi in Competencia Oficial. 
PronosticoAntonio Banderas e Oscar Martìnez, Competencia Oficial
Scelta personale: Vincent Lindon, Another World

Coppa Volpi femminile 
Sfida poco agguerrita in un premio che storicamente tende a non essere conferito ad attrici già affermate, ma a consacrare attrici "in crescita". Da escludere, quindi, Olivia Colman (già vincitrice del premio con La favorita) e Penelope Cruz. Restano Kristen Stewart per Spencer e Anamaria Vartolomei per L'événement. Puntiamo su quest'ultima, mentre sulla Colman, dolente e capricciosa donna di mezza età, ricade la mia scelta personale.
Pronostico: Anamaria Vartolomei, L'événement
Scelta personale: Olivia Colman, The Lost Daughter

Gran Premio della Giuria 
Il favorito per il secondo premio più importante sembra Power of the Dog di Jane Campion, sia per la bellezza delle immagini, sia per la tematica, una provocatoria indagine della mascolinità e delle sue fragilità usando un genere che incarna i tipici stereotipi del "maschile" - il western. La mia scelta ricade invece sulla splendida, esilarante, dolente madeleine di Sorrentino. 
PronosticoPower of the Dog
Scelta personaleÈ Stata la Mano di Dio

Leone d'Argento (Miglior Regia) 
Il film più "autoriale" della mostra è probabilmente quello di Paul Schrader: Il collezionista di carte riflette in pieno la poetica dello sceneggiatore-regista, la sua indagine sui lati oscuri e nascosti della società statunitense. Il mio pronostico ricade su di lui, mentre la mia scelta personale va alla visionarietà di Gabriele Mainetti, che con Freaks out realizza un film ambizioso e che fa sognare.
Pronostico: Paul Schrader, Il Collezionista di Carte
Scelta personale: Gabriele Mainetti, Freaks Out

Leone d'Oro 
Sfida davvero accesa e incerta: come l'anno scorso, manca un chiaro favorito, e ci sono almeno sei film che potrebbero aggiudicarsi il premio. Il film che sembra aver messo d'accordo tutti è È stata la mano di Dio, su cui quindi ricade il mio pronostico. A Captain Volkonogov escaped, splendida e dolente fuga dai peccati del passato, va invece la mia preferenza personale.
Pronostico: È stata la mano di Dio
Scelta personale: Captain Volkonogov Escaped

È tutto anche per quest'anno, ci risentiamo per l'edizione 2022, speriamo in condizioni sanitarie finalmente normali.

Pier

mercoledì 8 settembre 2021

Telegrammi da Venezia 2021 - #4

Quarto telegramma da Venezia: due dei film migliori del concorso (uno italiano), belle sorprese nelle sezioni collaterali, e qualche piccola delusione.
























Mother Lode (Settimana della Critica), voto 5. Il racconto di un minatore che promette misticismo (il diavolo nelle gallerie che promette una vena aurifera più ricca in cambio di sacrifici) ma offre solo un ritratto di miseria e condizioni lavorative degradanti. Sia la trama che il bianco e nero sanno di già visto, e offrono pochissimi spunti di interesse.

Mon Pére, le Diable (Biennale College), voto 8. Un esordio maturo, di impatto, che si incentra su temi complessi come vendetta e perdono e li elabora in maniera originale, personale, portando lo spettatore a interrogarsi sui demoni che ognuno si porta dentro.

La Caja (Concorso), voto 7. Un ragazzo attraversa il Messico per recuperare i resti del padre scomparso. Un incontro, però, lo convincerà che quei resti non sono quelli del genitore. Un curioso ed efficace mix tra un thriller e un film sullo sfruttamento dei lavoratori alla Ken Loach, girato con taglio documentaristico da Vigas, già Leone d'Oro nel 2015.

Django & Django (Fuori Concorso), voto 7.5. Peculiare ma stimolante documentario su Sergio Corbucci, narrato da un Quentin Tarantino enciclopedico e con gli interessanti contributi di Franco Nero e Ruggero Deodato, storico aiutoregista di Corbucci.

Captain Volkogonov Escaped (Concorso), voto 9. La fuga di un capitano dalle purghe staliniane diventa un percorso di pentimento dalle forti tinte dostoevskijane, sia per tematica sia per la presenza di elementi metafisici. Un racconto teso, ricco, con una fotografia sontuosa, che riesce a trattare temi complessi senza annoiare mai, alternando la tensione di un thriller a momenti di sublime lirismo.

Freaks Out (Concorso), voto 8.5. Un’esplosione di creatività visiva e narrativa, che unisce neoralismo, Fellini, e X Men per realizzare un film che emoziona e conquista, una gioia per gli occhi e per il cuore. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Pier