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venerdì 20 dicembre 2024

Anora (In Pillole #29)

Volare troppo in alto


C'è una categoria di film cui Anora appartiene a pieno titolo: quello del film indipendente "di sceneggiatura", con bei dialoghi e ottimi attori, che solitamente esce dal Sundance Film Festival per poi strappare una candidatura all'Oscar per la miglior sceneggiatura, a volte anche vincendolo. 
Come questo tipo di film possa trionfare a Cannes, tuttavia, è domanda aperta e senza risposta, spiegabile solo in parte con il declino della kermesse francese. Al gusto dei giurati non si comanda, ma c'è più cinema nell'inquadratura più pasticciata di Megalopolis che in questo pur bel film di Sean Baker. 

In comune con il film di Coppola Anora ha il fatto di essere un prodotto quasi metacinematografico. Megalopolis racconta dell'ambizione folgorante ma autodistruttiva di un architetto, ed è il frutto dell'ambizione folgorante e autodistruttiva di Coppola.  Anora racconta la delusione che si prova quando si ritorna alla realtà dopo essersi illusi di aver realizzato i propri sogni (o il finale alternativo mai girato di Pretty Woman, film esplicitamente citato in vari punti) e il suo sogno realizzato (vincere la Palma d'Oro) finisce per alzare eccessivamente le aspettative e deludere chi lo guarda - una delusione immeritata, perché il film è comunque molto valido, ma inevitabile, perché le aspettative giocano comunque un ruolo importante nella visione.

Anora è infatti, come detto, un buon film di sceneggiatura che, pur soffrendo di un enorme buco di trama, trascina comunque grazie a dialoghi al fulmicotone, una regia cinetica che ricorda il primissimo Scorsese con punte aggiuntive di lirismo e, soprattutto, un giovane cast in stato di grazia. Mikey Madison è magnetica nel ruolo della protagonista, una stripper alla ricerca della felicità; Mark Eydelshteyn è una star in rampa di lancio, irresistibile nella sua cialtroneria e da schiaffi nel suo essere irrimediabilmente viziato; e Yura Borisov, già ammirato in due piccoli capolavori come Scompartimento 6 Captain Volkogonov escaped, è semplicemente un attore eccezionale, che speriamo riesca a proseguire la sua carriera negli USA.

Leggerete che il film ha un messaggio femminista, o quantomeno antipatriarcale: onestamente si fa fatica a trovarlo, perché è la stessa protagonista a rinunciare alla propria voce anche quando potrebbe usarla e perché il personaggio più negativo del film è un'altra donna. Se questa era davvero l'intenzione (e a tratti sembrerebbe esserlo), Baker pasticcia un po' con gli ingredienti, creando un film diseguale: le parti comiche, esilaranti, sono nettamente meglio di quelle drammatiche o "impegnate", con l'eccezione della breve ma potentissima scena finale, che avrebbe meritato una migliore costruzione per poter ribaltare davvero la prospettiva e dare al film quel valore aggiunto che lo avrebbe reso un capolavoro.

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Pier

mercoledì 8 settembre 2021

Telegrammi da Venezia 2021 - #4

Quarto telegramma da Venezia: due dei film migliori del concorso (uno italiano), belle sorprese nelle sezioni collaterali, e qualche piccola delusione.
























Mother Lode (Settimana della Critica), voto 5. Il racconto di un minatore che promette misticismo (il diavolo nelle gallerie che promette una vena aurifera più ricca in cambio di sacrifici) ma offre solo un ritratto di miseria e condizioni lavorative degradanti. Sia la trama che il bianco e nero sanno di già visto, e offrono pochissimi spunti di interesse.

Mon Pére, le Diable (Biennale College), voto 8. Un esordio maturo, di impatto, che si incentra su temi complessi come vendetta e perdono e li elabora in maniera originale, personale, portando lo spettatore a interrogarsi sui demoni che ognuno si porta dentro.

La Caja (Concorso), voto 7. Un ragazzo attraversa il Messico per recuperare i resti del padre scomparso. Un incontro, però, lo convincerà che quei resti non sono quelli del genitore. Un curioso ed efficace mix tra un thriller e un film sullo sfruttamento dei lavoratori alla Ken Loach, girato con taglio documentaristico da Vigas, già Leone d'Oro nel 2015.

Django & Django (Fuori Concorso), voto 7.5. Peculiare ma stimolante documentario su Sergio Corbucci, narrato da un Quentin Tarantino enciclopedico e con gli interessanti contributi di Franco Nero e Ruggero Deodato, storico aiutoregista di Corbucci.

Captain Volkogonov Escaped (Concorso), voto 9. La fuga di un capitano dalle purghe staliniane diventa un percorso di pentimento dalle forti tinte dostoevskijane, sia per tematica sia per la presenza di elementi metafisici. Un racconto teso, ricco, con una fotografia sontuosa, che riesce a trattare temi complessi senza annoiare mai, alternando la tensione di un thriller a momenti di sublime lirismo.

Freaks Out (Concorso), voto 8.5. Un’esplosione di creatività visiva e narrativa, che unisce neoralismo, Fellini, e X Men per realizzare un film che emoziona e conquista, una gioia per gli occhi e per il cuore. Qui la recensione estesa scritta per Nonsolocinema.

Pier