Tra equivoci e Scorsese
Vince Rizzo è una guardia carceraria con un amore segreto per la recitazione. Inizia quindi a seguire un corso per aspiranti attori, ma per la vergogna non lo rivela neppure alla moglie, Joyce, alla quale dice invece che va a giocare a poker. Vince non è però il solo ad avere dei segreti in famiglia: il figlio ha un'insana passione per le donne obese, mentre la figlia ha perso la borsa di studio e si mantiene al college lavorando in uno strip club. Le cose si complicano quando Vince scopre che uno dei nuovi detenuti del carcere dove lavora è il figlio che aveva abbandonato da giovane, e decide di accoglierlo in casa senza rivelare la sua identità.
City island è il ritratto di una famiglia comune divisa da piccoli rancori e segreti. La storia ruota attorno al figlio ritrovato di Vince, che per un motivo o per l'altro finirà per scoprire tutti gli scheletri nell'armadio dei suoi ospiti, dando vita a una reazione a catena che si risolverà solo nel finale: un finale esagerato e sopra le righe, molto diverso dal resto del film, quasi un momento di catarsi collettiva in cui tutti buttano le carte in tavola, ponendo fine al proprio bluff e dando finalmente inizio a un confronto.
Il film si muove in sottile e perfetto equilibrio tra melodramma e commedia degli equivoci, con la seconda privilegiata, e regala in egual misura momenti di divertimento e di riflessione.
I personaggi sono molto ben costruiti e caratterizzati, ciascuno con le sue nevrosi e fissazioni, in uno schema che ricorda quello di altre commedie indipendenti come Little Miss Sunshine e Me, you and everyone we know.
La sceneggiatura ha un buon ritmo e regala i momenti migliori nelle scene che hanno per protagonista il Vince attore, in particolare nella sua audizione per il film di Martin Scorsese.
Gli attori sono convicenti ed efficaci, con Andy Garcia in rilievo. Da segnalare anche la prova di Steven Strait, un giovane attore da tenere d'occhio, che interpreta il "nuovo" figlio di Vince.
La regia si limita a sostenere il lavoro di sceneggiatore e attori, aiutata da un montaggio semplice ma efficace, che contribuisce fortemente a costruire e sostenere il ritmo della storia, e da una colonna sonora molto azzeccata.
City Island è una commedia simpatica, con alcuni spunti originali e non banali, l'ideale per chi vuole vedere un piccolo film di buona qualità nel finora avvilente panorama cinematografico estivo italiano.
***
Pier
lunedì 28 giugno 2010
giovedì 24 giugno 2010
Tata Matilda e il grande botto
Divertimento per i più piccoli
Quando una famiglia è divisa o in difficoltà riceve la visita della magica Tata Matilda, una Mary Poppins vecchia, brutta e scorbutica, che ringiovanisce man mano che i piccini imparano le lezioni che lei impartisce.
Da un classico inglese per l'infanzia Emma Thompson ricava una deliziosa favola tagliata su misura per lei, perfetta nel ruolo dell'inflessibile Tata alle prese con torme di marmocchi indisciplinati.
La aiutano egregiamente altri eccellenti attori british, con Maggie Smith anziana svampita, Ralph Phiennes zio snaturato e Ewan McGregor padre e marito amorevole ma disperso in battaglia.
La storia diverte con trucchi, magie e animali parlanti. Non mancano i "cattivi" goffi e pasticcioni, parenti serpenti e tutti gli ingredienti che servono per creare una storia accattivante.
Il ritmo è incalzante e non scende mai di tono, regalando ad ogni momento portenti, prodigi e clamorosi cambiamenti.
Una bella favola per bambini, cresciuti e non, e in generale per chi ha ancora il gusto di farsi divertire e incantare da una storia semplice ma deliziosa, fatta di buoni sentimenti e di insegnamenti impartiti con il sorriso.
***1/2
Pier
Quando una famiglia è divisa o in difficoltà riceve la visita della magica Tata Matilda, una Mary Poppins vecchia, brutta e scorbutica, che ringiovanisce man mano che i piccini imparano le lezioni che lei impartisce.
Da un classico inglese per l'infanzia Emma Thompson ricava una deliziosa favola tagliata su misura per lei, perfetta nel ruolo dell'inflessibile Tata alle prese con torme di marmocchi indisciplinati.
La aiutano egregiamente altri eccellenti attori british, con Maggie Smith anziana svampita, Ralph Phiennes zio snaturato e Ewan McGregor padre e marito amorevole ma disperso in battaglia.
La storia diverte con trucchi, magie e animali parlanti. Non mancano i "cattivi" goffi e pasticcioni, parenti serpenti e tutti gli ingredienti che servono per creare una storia accattivante.
Il ritmo è incalzante e non scende mai di tono, regalando ad ogni momento portenti, prodigi e clamorosi cambiamenti.
Una bella favola per bambini, cresciuti e non, e in generale per chi ha ancora il gusto di farsi divertire e incantare da una storia semplice ma deliziosa, fatta di buoni sentimenti e di insegnamenti impartiti con il sorriso.
***1/2
Pier
Lo sconsiglio #3 - Inland Empire
sabato 12 giugno 2010
Bright Star
La vita di una farfalla
Jane Campion torna alle atmosfere di Lezioni di Piano per raccontare la vita di John Keats, uno dei più grandi poeti romantici, morto di tubercolosi a soli 25 anni.
Il film prende il titolo da uno dei componimenti più famosi di Keats, e narra la storia della sua relazione con Fanny Brawne, ragazza della media borghesia. Il loro amore sarà funestato dalle precarie condizioni di salute e dalla povertà di lui, che impediranno il loro matrimonio.
E' sempre difficile realizzare film sui poeti, in quanto il rischio è quello di cadere nella retorica e nello stucchevole. Jane Campion riesce quasi sempre a mantenere il film sui toni di un romanticismo vero e realistico, in cui i due protagonisti, dopo essersi a lungo mantenuti a distanza, cedono alla forza di un amore che nemmeno loro riescono a spiegarsi.
La fotografia è magnifica, e le atmosfere ottocentesche sono evocate con forza e suggestione. La poesia di Keats permea tutto il film, contagiandolo con la sua malinconia e la sua venerazione per la bellezza. Questo da un lato rallenta lo scorrere della trama, ma dall'altro conferisce a Bright Star quel carattere intimo e profondo che ne costituisce la caratteristica migliore.
Ben Whishaw, già poeta per Io non sono qui, è semplicemente perfetto nel ruolo del giovane poeta, mentre Abbie Cornish, pur apprezzabile, risulta a volte troppo affettata e artificiosa.
Bright Star affronta temi importanti come le differenze di classe, la malattia e l'amore con una grazia e una raffinatezza davvero unici e lascia il giusto spazio alla poesia di Keats, vera protagonista del film e fonte di emozioni continue, bella ed effimera, come una farfalla.
Per questo qui in alto non trovate il solito trailer, ma i titoli di coda, in cui Ben Whishaw recita Ode to a nightingale. Godetevela.
***1/2
Pier
Jane Campion torna alle atmosfere di Lezioni di Piano per raccontare la vita di John Keats, uno dei più grandi poeti romantici, morto di tubercolosi a soli 25 anni.
Il film prende il titolo da uno dei componimenti più famosi di Keats, e narra la storia della sua relazione con Fanny Brawne, ragazza della media borghesia. Il loro amore sarà funestato dalle precarie condizioni di salute e dalla povertà di lui, che impediranno il loro matrimonio.
E' sempre difficile realizzare film sui poeti, in quanto il rischio è quello di cadere nella retorica e nello stucchevole. Jane Campion riesce quasi sempre a mantenere il film sui toni di un romanticismo vero e realistico, in cui i due protagonisti, dopo essersi a lungo mantenuti a distanza, cedono alla forza di un amore che nemmeno loro riescono a spiegarsi.
La fotografia è magnifica, e le atmosfere ottocentesche sono evocate con forza e suggestione. La poesia di Keats permea tutto il film, contagiandolo con la sua malinconia e la sua venerazione per la bellezza. Questo da un lato rallenta lo scorrere della trama, ma dall'altro conferisce a Bright Star quel carattere intimo e profondo che ne costituisce la caratteristica migliore.
Ben Whishaw, già poeta per Io non sono qui, è semplicemente perfetto nel ruolo del giovane poeta, mentre Abbie Cornish, pur apprezzabile, risulta a volte troppo affettata e artificiosa.
Bright Star affronta temi importanti come le differenze di classe, la malattia e l'amore con una grazia e una raffinatezza davvero unici e lascia il giusto spazio alla poesia di Keats, vera protagonista del film e fonte di emozioni continue, bella ed effimera, come una farfalla.
Per questo qui in alto non trovate il solito trailer, ma i titoli di coda, in cui Ben Whishaw recita Ode to a nightingale. Godetevela.
***1/2
Pier
Humpday - Un mercoledì da sballo
Il trionfo del marketing
Spesso si sente dire che il marketing non serve a nulla, che usa strumenti antiquati, che non è più in grado di attirare il pubblico.
Poi però arrivano degli episodi, magari isolati, che dimostrano che non è vero. Prendete Humpday, la storia di due amici in crisi di mezza età che si reincontrano dopo molto tempo. Dopo essersi verbosamente raccontati le loro frustrazioni e ambizioni, decidono di girare un porno gay con loro come protagonisti. Nessuno dei due in realtà ha la minima intenzione di farlo, ma non lo ammettono per non dimostrarsi dei fifoni. Lunghi e catartici dialoghi ripresi con macchina a mano porteranno al gran finale.
Un film come questo dovrebbe rivelarsi un autentico disastro commerciale: lento, nessun attore famoso, zero attrattive per il pubblico. Ed ecco invece che spunta un geniale direttore marketing, che si inventa un sottotitolo (un mercoledì da sballo) che nulla ha a che fare con la trama e crea un poster e un trailer accattivanti che richiamano le atmosfere di un successo come Una notte da leoni.
Il risultato? Un film mediocre e banale riesce ad attirare degli spettatori.
Un autentico colpo di genio, considerando oltretutto che alla scontatezza della trama si aggiunge il doppiaggio peggiore dalla fondazione di Roma (citazione non casuale) ad oggi, roba al confronto Totti è Marlon Brando, e che riesce a rendere odiosi anche i pochi momenti interessanti del film.
Non mancano inoltre attori monoespressivi, clichè a profusione, un finale simpatico ma troppo poco vitale per risollevare un simile mortorio.
Resta un mistero come abbia fatto a vincere il premio speciale della Giuria al Sundance.
Alla larga, è meglio. O quantomeno guardatelo in originale.
*
Pier
Spesso si sente dire che il marketing non serve a nulla, che usa strumenti antiquati, che non è più in grado di attirare il pubblico.
Poi però arrivano degli episodi, magari isolati, che dimostrano che non è vero. Prendete Humpday, la storia di due amici in crisi di mezza età che si reincontrano dopo molto tempo. Dopo essersi verbosamente raccontati le loro frustrazioni e ambizioni, decidono di girare un porno gay con loro come protagonisti. Nessuno dei due in realtà ha la minima intenzione di farlo, ma non lo ammettono per non dimostrarsi dei fifoni. Lunghi e catartici dialoghi ripresi con macchina a mano porteranno al gran finale.
Un film come questo dovrebbe rivelarsi un autentico disastro commerciale: lento, nessun attore famoso, zero attrattive per il pubblico. Ed ecco invece che spunta un geniale direttore marketing, che si inventa un sottotitolo (un mercoledì da sballo) che nulla ha a che fare con la trama e crea un poster e un trailer accattivanti che richiamano le atmosfere di un successo come Una notte da leoni.
Il risultato? Un film mediocre e banale riesce ad attirare degli spettatori.
Un autentico colpo di genio, considerando oltretutto che alla scontatezza della trama si aggiunge il doppiaggio peggiore dalla fondazione di Roma (citazione non casuale) ad oggi, roba al confronto Totti è Marlon Brando, e che riesce a rendere odiosi anche i pochi momenti interessanti del film.
Non mancano inoltre attori monoespressivi, clichè a profusione, un finale simpatico ma troppo poco vitale per risollevare un simile mortorio.
Resta un mistero come abbia fatto a vincere il premio speciale della Giuria al Sundance.
Alla larga, è meglio. O quantomeno guardatelo in originale.
*
Pier
martedì 8 giugno 2010
Lo sconsiglio #2 - Una moglie
domenica 6 giugno 2010
Lo sconsiglio #1 - La mala educaciòn
Lo sconsiglio è dedicato a film già usciti da tempo, celebrati dal pubblico e/o dalla critica, che a nostro giudizio non meritano di essere visti.
La mala educaciòn
La cattiva educa
zione l'ha dimostrata Almodovar quando ha pensato di propinare ai suoi fan un tale concentrato di luoghi comuni.Livello di sconsiglio:
*****
Pier
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