Inspiegabilmente incensato da alcuni critici nostrani, questo polpettone non può essere descritto meglio di quanto faccia la vignetta di Stefano Disegni che riporto qui sotto.
In attesa del verdetto finale, ecco l'ultimo telegramma. La versione di Barney, voto 8. Manca parte della vivacità del libro (niente voce narrante), ma il film è comunque godibile e si avvale di una prova eccellente di Giamatti (mia Coppa Volpi) e del cast di contorno, in cui spicca un perfetto Dustin Hoffman-Izzy Panofsky.
Essential killing, voto 7,5. Film duro e allucinato sulla fuga disperata di un talebano da un campo di prigionia statunitense. Sceneggiatura perfetta per un'ora, poi diventa un po' ripetitiva, ma resta comunque un ottimo lavoro. Grande prova d'attore di Vincent Gallo.
13 Assassins, voto 8,5. Miike, dopo l'omaggio-trash agli spaghetti western di due anni fa, torna alla mostra con un samurai-movie perfetto per tempi e atmosfere, richiamando Kurosawa ma mantenendo comunque originalità e tensione.
Silent Souls, voto 9,5. Storia delicata e toccante del funerale di una moglie che diventa il funerale di un'etnia, i Merja, legata a una vita semplice e rurale e assolutamente estranea alla modernità. Il mio personale Leone d'Oro.
La solitudine dei numeri primi, voto 4,5. Film pretenzioso e autoreferenziale (si vede il libro da cui è tratto), in cui una trama indubbiamente interessante viene rovinata da un'eccessiva ridondanza registica. Probabilmente un'occasione persa.
The Town, voto 7. La seconda fatica da regista di Ben Affleck non è all'altezza di Gone Baby Gone, ma risulta comunque incisivo nel raccontare l'ascesa e la caduta di una gang di Boston. Un po' retorico il finale.
Balada triste de trompeta, voto 8,5. Film che si ama o si odia, racconta con gusto tarantiniano la storia di due pagliacci innamorati della stessa donna sotto il regime franchista, in una rivisitazione in salsa grottesco-pulp di Cavalleria rusticana. Da applausi il prologo.
Post Mortem, voto 8. Film duro e senza fronzoli che racconta con efficacia il regime di Pinochet attraverso la storia di un funzionario statale addetto ai verbali delle autopsie e innamorato della sua vicina di casa.
Meek's Cutoff, voto 4. Atmosfere alla Ombre rosse, con una carovana che deve attraversare il deserto evitando gli attacchi degli indiani. Peccato che il film duri almeno 30 minuti di troppo e che la trama scorra con troppa fatica, penalizzata anche dalla presenza di figure femminili poco credibili.
Potiche, voto 9. Splendida commedia nera di Ozon, con un'atmosfera d'altri tempi e attori in stato di grazia, la Deneuve su tutti.
La passione, voto 7. Sostenuto da un Battiston come sempre eccellente e da una buona prova di Silvio Orlando, il film di Mazzacurati analizza il mondo del cinema e della provincia con sguardo divertito ma poco tagliente, senza la poesia che aveva caratterizzato i suoi precedenti lavori. Film comunque godibilissimo.
Into paradiso, voto 7,5. Originale commedia sugli incontri-scontri interculturali, con un ricercatore napoletano che si trova costretto a trasferirsi nel quartiere cingalese della città. Ottima prova del cast.
Promises written in water, voto 3. Pretenzioso e narcistico oltre ogni dire, il nuovo film di Vincent Gallo è un'autocelebrazione dell'autore, un film senza capo nè coda che ha come unico pregio un'eccellente fotografia.
Quest'anno anche Filmora ha il suo inviato a Venezia!
In breve vi racconterò i film visti in concorso e nelle sezioni collaterali, riservando eventuali recensioni complete ad articoli successivi.
Black Swan, voto 8. Unisce sapientemente la forza visiva dei primi film di Aronofsky (Pi greco teorema del delirio in particolare) alla solidità narrativa trovata in The Wrestler. Film che piace anche a chi non ama la danza.
Machete, voto 9. Delirante ma elettrizzante il film di Rodriguez, pulp senza prendersi sul serio che strizza l'occhio a una decina di sottogeneri, con una prova del cast semplicemente eccezionale. Nel suo genere, un piccolo capolavoro.
La pecora nera, voto 6,5. Buon film sul tema dei manicomi, ma Celestini viene dal teatro e si vede. Questo porta il film a rallentare molto spesso e genera alcune ripetizioni facilmente evitabili.
Se hai un mucchio di neve, mettilo all'ombra, voto 1. Arrogante e superflua indagine su cosa significhi cultura, in cui presunti intellettuali (si salvano in pochi, tra cui Eco), cercando di dar lezioni a contadini e braccianti, finendo per essere più ignoranti di loro.
Britannia, tanto tempo fa. Balthazar Blake e Maxim Horvath sono due discepoli di Merlino, il più grande mago bianco della storia. Inizialmente amici, diventano rivali per l'amore di Veronica, una bella maga, che sceglie Balthazar. Distrutto dalla gelosia Horvath tradisce Merlino per Morgana, la più potente maga malvagia, che uccide il maestro dei due e viene domata solo grazie al sacrificio di Veronica. Morgana però può essere uccisa solo dall'erede di Merlino, che Balthazar identificherà solo molti secoli più tardi a New York, nella persona di un goffo studente di fisica.
L'apprendista stregone trasporta uno dei più classici temi disneyani, la lotta tra bene e male, sul più classico dei teatri di questo scontro, la Grande Mela. La storia di Balthazar e del suo apprendista viene infarcita di magia, inseguimenti, momenti di humour e di riflessione, prendendo spunto dalla fisica, dal cinema e dai fumetti giapponesi (gli echi di Dragonball sono impossibili da non riconoscere).
La miscela funziona a metà, a causa di una trama molto labile e di alcuni passaggi decisamente forzati. I colpi di scena latitano, e l'unica soluzione originale compare solo nel finale. Divertono però i dialoghi e le citazioni, da quella memorabile di Guerre Stellari alla celebre scena di Fantasia (a sua volta ispirata a un poema di Goethe) che dà il titolo al film. Nicholas Cage è convincente nella parte dello stregone, ed è ben supportato da Alfred Molina, ormai abbonato alle parti da caratterista nei blockbuster, e dal giovane Jay Baruchel, perfetto adolescente imbranato con la passione per Tesla e i suoi esperimenti.
L'apprendista stregone non entusiasma, dunque, ma risulta comunque godibile in alcuni momenti, rivelando un potenziale che avrebbe potuto essere sfruttato molto meglio. Una nota a parte, infine, la merita Monica Bellucci, cui bisogna fare i complimenti: non è da tutti riuscire a rovinare un film in soli 10 minuti di apparizione. **1/2
Senza dubbio uno dei film più attesi di fine estate è il nuovo di Sofia Coppola Somewhere che debutterà al prossimo festival di Venezia. Dopo 4 anni di "astinenza" da macchina da presa, causa gravidanza e maternità, la Coppolina torna con questa nuova imperdibile pellicola che, da trailer, sembra rispecchiare il suo stile cinematografico.
Non sono d'accordo con gli endorsement prima della visione di un film, ma in questo caso, sinceramente, farei un'eccezione. E' sempre difficile, nel cinema moderno, trovare un/a regista quarantenne di talento e personalità ed è ancora più difficile quando questo/a ha in eredità un nome bollente, cinematograficamente parlando, come Coppola.
Tuttavia, da quando ha preso in mano la cinepresa non ha sbagliato un film. Dal dramma nero Il giardino delle vergine suicide alla commedia romantica ma allucinata Lost in translation ad infine l'irriverente e moderno ritratto di Marie Antoinette; tre film dove il tratto caratteristico della regista è palesato da una comicità a volte nera, stile Fargo dei fratelli Coen, a volte sofisticata, alla Fino all'ultimo respiro di Godard, il tutto incorniciato in una fotografia ruvida tipica dei film indipendenti americani stile Jason Reitman, Wes Anderson o Alexander Payne.
Somewhere potrebbe essere l'asso che le garantirebbe il poker consacrandola come la giovane regista più completa e promettente. E' il perfetto esempio di come non sempre un nome importante può essere vissuto come peso enorme.