Magnifici senz'anima
Un villaggio subisce il ricatto del proprietario di una miniera, che offre loro una miseria in cambio delle loro terre e terrorizza coloro che non si piegano al suo volere. Gli abitanti recluteranno sette avventurieri per difenderli, dando vita a una battaglia all’ultimo sangue.
C’era davvero bisogno di un remake de I Magnifici Sette, il capolavoro di John Sturges e una delle pietre miliari del cinema western? Il cinefilo che è in noi risponde istintivamente di no: i capolavori non vanno toccati, tantomeno rivisitati. Eppure, a volte, un remake è l’unico modo di far riscoprire certi film, certe atmosfere, persino certi valori a quegli spettatori che, per vari motivi, non conoscono le opere originali.
Quello che si può chiedere a un buon remake è quindi di omaggiare l’originale senza stravolgerlo, magari adattandolo al gusto contemporaneo: questo I Magnifici 7 di Antoine Fuqua lo fa, con diligenza e un pizzico di creatività. Ritroviamo infatti le dinamiche da buddy movie dell’originale, in cui momenti leggeri di cameratismo si alternano a quelli di azione; ritroviamo i valori di solidarietà e sacrificio che sono il motore del film di Sturges, e dell’originale cui lui pure si ispirò, I Sette Samurai di Kurosawa.
l film ha un buon ritmo, reinventa bene i protagonisti, con un Denzel Washington convincente nel ruolo che fu di Yul Brinner e un Chris Pratt brillantissimo nella parte del guascone dal cuore d’oro che fu di Steve McQueen. Accanto a loro si muovono personaggi solo parzialmente riconducibili ai “Sette” originali, tra cui spiccano un Vincent d’Onofrio barbuto e massiccio che sembra più un omaggio alla possente fisicità di Bud Spencer che ai personaggi del western statunitense, e un Lee Byung-hun (che gli appassionati ricorderanno nel western coreano Il buono, il matto, il cattivo) che offre un'interessante variazione sul tema in termini di stile di combattimento.
Certo, l’originalità è limitata, con poche trovate veramente nuove e una scarsa capacità di emozionare; la fotografia è ipercinetica e piatta, senza la bellezza stordente delle immagini del western classico, né la sua composta epicità; la musica è ridondante, sospesa tra il tentativo di fare qualcosa di nuovo e la ripetizione pedissequa della colonna sonora del film di Sturges; la sceneggiatura è brillante nei dialoghi, ma poco incisiva nel descrivere motivazioni e carattere di alcuni personaggi.
Ciononostante, il film funziona e regala due ore di buon intrattenimento, che divertirà gli spettatori e, forse, li spingerà a riscoprire gli originali, indimenticabili Magnifici Sette.
***
Pier
NdR: recensione originalmente pubblicata su nonsolocinema.com
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giovedì 22 settembre 2016
lunedì 12 settembre 2016
Telegrammi da Venezia 2016 - #4
Ultimo telegramma, scritto già lontano dai lidi veneziani, ma reso attuale dalla vittoria del Leone d'Oro per uno dei film qui sotto descritti.
The Woman Who Left (Concorso), voto 7.5. Il film di Lav Diaz è uno sguardo sul reale, costruito attraverso un'alternanza di inquadrature fisse fotografate in un bianco nero meravigliosamente sporco, che raccontano la storia di una donna che cerca vendetta e redenzione. Il film è lento, ma emoziona, soprattutto nello splendido finale. Un Leone d'Oro tutto sommato meritato.
I Magnifici 7 (Fuori Concorso), voto 6. Senza infamia e senza lode, il nuovo film omaggia l'originale senza sconvolgerlo. Non emoziona, ma intrattiene, e di questi tempi è già abbastanza.
Los Nadie (Settimana della Critica), voto 7. Il vincitore della Settimana della Critica racconta con occhio da Jim Jarmush le giornate di un gruppo di ragazzini punk cileni, forografati nella loro quotidianità, tra sogni, fantasticherie e un istintivo rifiuto del sistema. Ottima caratterizzazione dei personaggi, con interessante risvolto sociale.
Boys in the Trees (Orizzonti), voto 9. La sorpresa più bella del festival, che racconta alla perfezione l'adolescenza con un tocco fantasy e dark davvero splendido. Il film è un'opera prima, che rende ancora più eclatante l'abilità con cui è costruito. Per i primi 45 minuti il film è pressocché impeccabile, in bilico tra Spielberg e Carpenter, per poi, dopo un breve calo nella parte centrale, sciogliersi in un finale emozionante e commovente, in cui realtà e sogno divengono tutt'uno. Da non perdere. Qui trovate il trailer.
E' tutto per quest'anno, alla prossima Mostra!
Pier
The Woman Who Left (Concorso), voto 7.5. Il film di Lav Diaz è uno sguardo sul reale, costruito attraverso un'alternanza di inquadrature fisse fotografate in un bianco nero meravigliosamente sporco, che raccontano la storia di una donna che cerca vendetta e redenzione. Il film è lento, ma emoziona, soprattutto nello splendido finale. Un Leone d'Oro tutto sommato meritato.
I Magnifici 7 (Fuori Concorso), voto 6. Senza infamia e senza lode, il nuovo film omaggia l'originale senza sconvolgerlo. Non emoziona, ma intrattiene, e di questi tempi è già abbastanza.
Los Nadie (Settimana della Critica), voto 7. Il vincitore della Settimana della Critica racconta con occhio da Jim Jarmush le giornate di un gruppo di ragazzini punk cileni, forografati nella loro quotidianità, tra sogni, fantasticherie e un istintivo rifiuto del sistema. Ottima caratterizzazione dei personaggi, con interessante risvolto sociale.
Boys in the Trees (Orizzonti), voto 9. La sorpresa più bella del festival, che racconta alla perfezione l'adolescenza con un tocco fantasy e dark davvero splendido. Il film è un'opera prima, che rende ancora più eclatante l'abilità con cui è costruito. Per i primi 45 minuti il film è pressocché impeccabile, in bilico tra Spielberg e Carpenter, per poi, dopo un breve calo nella parte centrale, sciogliersi in un finale emozionante e commovente, in cui realtà e sogno divengono tutt'uno. Da non perdere. Qui trovate il trailer.
E' tutto per quest'anno, alla prossima Mostra!
Pier
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