mercoledì 9 settembre 2009

Nota sulla critica cinematografica

In questi giorni a Venezia è in atto un grande dibattito sulla critica cinematografica. Su Ciak, molti registi italiani hanno espresso una forte insofferenza nei confronti dei critici.

E' evidente che questo settore così importante del giornalismo sta attraversando un momento di crisi, accusato com'è da ogni parte di essere autoreferenziale e superficiale.

Data la mia scarsa esperienza, non pretendo certo di offrire una soluzione.
Mi vorrei limitare a indicare quello che per me, e credo anche per Alessandro, è un punto fondamentale quando dò un giudizio su un'opera cinematografica.

E' evidente che se analizzassimo le pellicole in termini di valore assoluto, un film di supereroi non potrebbe mai ricevere lo stesso voto di un'opera di Scorsese, Coppola o Eastwood.

La mia idea è però che si debba valutare in termini relativi: è infatti altrettanto evidente che Spiderman non sia paragonabile, per storia produttiva, registica, stile e mezzi, a un film come Taxi Driver o Apocalypse Now.
Questo approccio non viene adottato da molti critici, vuoi per pigrizia, vuoi per scarsa conoscenza di alcuni generi, soprattutto di quelli più "moderni".

I voti che trovate in questo blog, quindi, tengono sempre conto del genere di cui si parla: se una commedia leggera risulta la migliore all'interno della sua categoria, è giusto che prenda quattro stelle così come l'ultimo lavoro di un grande regista. Questo perchè credo che un film vada analizzato e valutato anche in relazione al suo scopo, al suo potenziale in termini di budget e cast artistico e a quanto questo potenziale sia stato fatto fruttare.

Per intenderci, anni fa il compianto Tullio Kezich definì Mission Impossible: 3 un capolavoro, ritenendolo il miglior action movie degli ultimi anni. Non condivido il giudizio sul film, ma aderisco in pieno alla logica che ha portato il grande critico del Corriere ad elaborarlo.

Dopo questa piccola nota, vi lascio alle nostre recensioni!

Pier

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