venerdì 3 settembre 2010

Telegrammi da Venezia - #1

Se il meglio è il trash

Quest'anno anche Filmora ha il suo inviato a Venezia!

In breve vi racconterò i film visti in concorso e nelle sezioni collaterali, riservando eventuali recensioni complete ad articoli successivi.

Black Swan, voto 8. Unisce sapientemente la forza visiva dei primi film di Aronofsky (Pi greco teorema del delirio in particolare) alla solidità narrativa trovata in The Wrestler. Film che piace anche a chi non ama la danza.

Machete, voto 9. Delirante ma elettrizzante il film di Rodriguez, pulp senza prendersi sul serio che strizza l'occhio a una decina di sottogeneri, con una prova del cast semplicemente eccezionale. Nel suo genere, un piccolo capolavoro.

La pecora nera, voto 6,5. Buon film sul tema dei manicomi, ma Celestini viene dal teatro e si vede. Questo porta il film a rallentare molto spesso e genera alcune ripetizioni facilmente evitabili.

Se hai un mucchio di neve, mettilo all'ombra, voto 1. Arrogante e superflua indagine su cosa significhi cultura, in cui presunti intellettuali (si salvano in pochi, tra cui Eco), cercando di dar lezioni a contadini e braccianti, finendo per essere più ignoranti di loro.

Pier

martedì 31 agosto 2010

L'apprendista stregone

La magia può (quasi) tutto



Britannia, tanto tempo fa. Balthazar Blake e Maxim Horvath sono due discepoli di Merlino, il più grande mago bianco della storia. Inizialmente amici, diventano rivali per l'amore di Veronica, una bella maga, che sceglie Balthazar. Distrutto dalla gelosia Horvath tradisce Merlino per Morgana, la più potente maga malvagia, che uccide il maestro dei due e viene domata solo grazie al sacrificio di Veronica. Morgana però può essere uccisa solo dall'erede di Merlino, che Balthazar identificherà solo molti secoli più tardi a New York, nella persona di un goffo studente di fisica.

L'apprendista stregone trasporta uno dei più classici temi disneyani, la lotta tra bene e male, sul più classico dei teatri di questo scontro, la Grande Mela. La storia di Balthazar e del suo apprendista viene infarcita di magia, inseguimenti, momenti di humour e di riflessione, prendendo spunto dalla fisica, dal cinema e dai fumetti giapponesi (gli echi di Dragonball sono impossibili da non riconoscere).

La miscela funziona a metà, a causa di una trama molto labile e di alcuni passaggi decisamente forzati. I colpi di scena latitano, e l'unica soluzione originale compare solo nel finale. Divertono però i dialoghi e le citazioni, da quella memorabile di Guerre Stellari alla celebre scena di Fantasia (a sua volta ispirata a un poema di Goethe) che dà il titolo al film.
Nicholas Cage è convincente nella parte dello stregone, ed è ben supportato da Alfred Molina, ormai abbonato alle parti da caratterista nei blockbuster, e dal giovane Jay Baruchel, perfetto adolescente imbranato con la passione per Tesla e i suoi esperimenti.

L'apprendista stregone non entusiasma, dunque, ma risulta comunque godibile in alcuni momenti, rivelando un potenziale che avrebbe potuto essere sfruttato molto meglio.
Una nota a parte, infine, la merita Monica Bellucci, cui bisogna fare i complimenti: non è da tutti riuscire a rovinare un film in soli 10 minuti di apparizione.

**1/2


Pier

martedì 24 agosto 2010

Waiting for "Somewhere"


Senza dubbio uno dei film più attesi di fine estate è il nuovo di Sofia Coppola Somewhere che debutterà al prossimo festival di Venezia. Dopo 4 anni di "astinenza" da macchina da presa, causa gravidanza e maternità, la Coppolina torna con questa nuova imperdibile pellicola che, da trailer, sembra rispecchiare il suo stile cinematografico.

Non sono d'accordo con gli endorsement prima della visione di un film, ma in questo caso, sinceramente, farei un'eccezione. E' sempre difficile, nel cinema moderno, trovare un/a regista quarantenne di talento e personalità ed è ancora più difficile quando questo/a ha in eredità un nome bollente, cinematograficamente parlando, come Coppola.

Tuttavia, da quando ha preso in mano la cinepresa non ha sbagliato un film. Dal dramma nero Il giardino delle vergine suicide alla commedia romantica ma allucinata Lost in translation ad infine l'irriverente e moderno ritratto di Marie Antoinette; tre film dove il tratto caratteristico della regista è palesato da una comicità a volte nera, stile Fargo dei fratelli Coen, a volte sofisticata, alla Fino all'ultimo respiro di Godard, il tutto incorniciato in una fotografia ruvida tipica dei film indipendenti americani stile Jason Reitman, Wes Anderson o Alexander Payne.

Somewhere potrebbe essere l'asso che le garantirebbe il poker consacrandola come la giovane regista più completa e promettente. E' il perfetto esempio di come non sempre un nome importante può essere vissuto come peso enorme.

Alessandro

sabato 31 luglio 2010

The box

Etica in scatola



Norma e Arthur Lewis vengono svegliati prima dell'alba dal suono del campanello di casa. Aperta la porta, Norma trova un pacchetto che contiene una strana scatola e un biglietto, che comunica che il signor Steward arriverà a trovarli alle cinque del pomeriggio. Allo scoccare dell'ora si presenta puntuale un uomo con il volto in parte sfigurato, che spiega a Norma che se premerà il pulsante che sovrasta la scatola provocherà la morte di uno sconosciuto e guadagnerà un milione di dollari. Se invece rinuncerà a premerlo, riceverà cento dollari per il disturbo. La decisione dovrà essere presa entro 24 ore, altrimenti il "gioco" passerà nelle mani di un'altra coppia.

Nonostante le apparenze (bella attrice in parabola discendente, titolo un po' così), The Box non è il classico horror estivo. E' un thriller con un forte messaggio morale, che flirta spesso e volentieri con la fantascienza, e lascia lo spettatore con numerosi interrogativi a cui forse non esiste risposta.
Tratto da un racconto di Richard Matheson, autore di fantascienza spesso ignorato dal grande pubblico, il film reca in evidenza il marchio del suo regista, quel Richard Kelly che conquistò e affascinò gli spettatori di mezzo mondo con il suo Donnie Darko.

Le atmosfere sono simili, così come i dilemmi etici che attanagliano i protagonisti. Le scene "casalinghe", più meditative, sono sapientemente alternate a momenti di tensione palpabile, su tutti quello della biblioteca. La trama diventa un po' pasticciata nella parte centrale, ma si riprende egregiamente nell'ottimo finale.
Gli attori danno una prova discreta, senza spunti particolari, con la notabile eccezione di Frank Langella, perfetto gentleman sfigurato che sembra uscito da un quadro di Magritte.

The Box offre numerosi spunti di riflessione e, anche se sconta la commistione di generi con alcuni passaggi a vuoto, rimane un film interessante, anche se certamente non memorabile e privo di quella scintilla che aveva fatto scattare l'amore per Donnie Darko.

**1/2

Pier

mercoledì 21 luglio 2010

Solomon Kane

Misticismo e violenza



Solomon Kane è un violento mercenario. In una delle sue spedizioni incontra la Morte, ma riesce miracolosamente a sfuggirle. Nel tentativo di salvare la sua anima decide allora di diventare un uomo di pace, devoto a Dio e alle sue leggi. Gli eventi lo constringeranno però a venire meno ai suoi voti, e a riprendere la via delle armi.

Tratto da una serie di romanzi di R.E. Howard, Solomon Kane è un frullato di film d'avventura, horror, fantasy e misticismo, adattissimo per i palinsesti estivi. Questa sovrapposizione di generi si risolve in un pasticcio ricco di uccisioni, incendi e stragi, in cui si fatica a trovare un motivo di interesse diverso dall'evoluzione del protagonista, eroe con molte macchie ma senza paura, ben interpretato da James Purfoy.

Il resto sono proclami religiosi incongruenti, incantatori improbabili, comparsate eccellenti (da notare quella di Von Sydow nel ruolo del padre) e fanciulle da salvare, in una trama un po' sconclusionata che non si nega momenti di puro splatter.
Il film si fa guardare a stento e solo se si accetta di stare al gioco, spegnendo il cervello e accettando quello che si vede sullo schermo senza cercare un senso a una storia che, forse, un senso non ce l'ha.

**

Pier

domenica 18 luglio 2010

Lo sconsiglio #4 - Still Life


Still Life


Un Fantozzi cinese vaga per la Cina alla ricerca della figlia, ma parla per tre minuti in due ore di film. Inspiegabilmente ritrovare la ragazza si rivelerà un'impresa.

Aridatece Mariangela!

Livello di sconsiglio:

*****

Pier

sabato 10 luglio 2010

Toy Story 3

Vecchi giocattoli, nuove emozioni



Andy è diventato grande: sta per andare al college, e per i suoi giocattoli le alternative sembrano essere solo la spazzatura o la soffitta. Quando si presenta l'opportunità di essere donati a un asilo, tutti, ad eccezione di Woody, la accolgono con entusiasmo. Scopriranno che non è tutto oro quello che luccica.

Generalmente i "numeri tre" delle saghe cinematografiche sono delle delusioni, soprattutto se il "numero due" aveva eguagliato o superato il primo.
Il terzo capitolo della saga di Toy Story è l'eccezione che conferma la regola.
La Pixar riprende i temi dei primi due film, ma li arricchisce di nuovi spunti e personaggi. La crescita del ragazzo, la paura dell'abbandono, la "sostituibilità" dei giocattoli e degli affetti sono solo alcuni dei temi affrontati dal film.
Le trovate si susseguono senza sosta, e sono tutte al limite dal geniale, dalla parodia dei kolossal hollywoodiani alle trasformazioni di Mr. Potato e Buzz, passando per le mille citazioni di altri film, e in particolare de La grande fuga.

L'integrazione tra vecchi e nuovi personaggi è perfetta. I primi vengono sviluppati e approfonditi, i secondi offrono una carica di novità e freschezza davvero eccezionali. Si distinguono Ken, vanitoso e farfallone, il riccio attore shakespeariano e il pagliaccio Chuckles, che offre uno dei momenti più divertenti del film.
La regia sfrutta appieno le potenzialità dell'animazione computerizzata, dimostrando un'ulteriore evoluzione nell'uso di questo mezzo filmico attraverso piani sequenza, carrellate e altre tecniche della cinematografia tradizionale.

Toy Story 3 riesce nell'impresa di superare l'originale. La storia diverte e appassiona, coinvolge e fa sognare, sfociando in un finale di assoluta bellezza e delicatezza, che segna la fine di un'avventura e l'inizio di un'altra. Stonano solo un paio di doppiaggi dell'edizione italiana, ma sono dettagli trascurabili.
Ancora una volta, quando si parla di Pixar, siamo dalle parti del capolavoro.

*****

Pier