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mercoledì 1 marzo 2023

Ant-Man and the Wasp - Quantumania

Un pesce fuor d'acqua


Un famoso proverbio recita che è meglio essere un grande pesce in un lago che un piccolo pesce in un oceano: una pillola di saggezza popolare che il nuovo Ant-Man sembra aver del tutto ignorato. Il successo dei precedenti film dell'Uomo Formica (qui e qui trovate le recension) stava proprio nella differenza di scala: laddove gli altri eroi si trovavano sempre ad affrontare minacce cosmiche e apocalittiche, le sue avventure erano più piccole, focalizzate sulla famiglia e su pericoli molto più concreti e immediati. Erano, insomma, le avventure di un amichevole Ant-Man di quartiere, che procedevano sui toni della commedia d'azione e avevano fatto sì che Ant-Man avesse una sua immagine distintiva all'interno del calderone supereroistico Marvel - uno dei pochi ad averla mantenuta, dopo un inizio in cui lo studio capitanato da Kevin Feige aveva invece spinto molto in questa direzione - e che questa immagine spiccasse anche nei film corali come gli ultimi due Avengers, e nell'ultimo in particolare.

Peyton Reed prova a mantenere il focus famigliare anche in questo film, mettendo al centro il passato sconosciuto di Janet van Dyne nel Regno Quantico e, soprattutto, il rapporto tra Scott e la figlia Kathryn, ormai adolescente. L'impresa, tuttavia, è improba e, nonostante il cuore emotivo del film riesca comunque a funzionare, nel complesso fallisce. La mancanza della consueta ambientazione urbana a favore del fantastico Regno Quantico alza in automatico le aspettative e la posta in gioco, oltre a spazzar via quella dimensione quotidiana che era invece il cuore dei film precedenti. 

Ciò che fagocita l'anima del film, tuttavia, è la scelta di introdurre il Thanos della Fase Cinque, ovvero Kang il Conquistatore: impossibile raccontare una storia intima quando il tuo nemico è uno dei villains più potenti dell'Universo Marvel e la nemesi attorno a cui ruoteranno tutti i prossimi film. La posta in gioco, giocoforza, si alza, lo scontro assume dimensioni apocalittiche, e il piccolo Ant-Man finisce per affogare in un oceano di computer grafica in cui sembra costantemente fuori posto, sballottato da una parte all'altra in un territorio troppo diverso da quello cui ci aveva abituato.

La scelta è doppiamente fallimentare perché finisce per sminuire lo stesso Kang, che risulta molto meno minaccioso di quel che dovrebbe: la sua forza è nelle parole più che nelle azioni, e parte della scarsa credibilità sta proprio nel fatto che il suo avversario non è esattamente l'eroe più potente che ci sia. Senza fare spoiler, se proprio serviva un'avventura nel Regno Quantico, il personaggio di Bill Murray sarebbe stato un antagonista molto più adatto.

Il film dimostra grande creatività visiva nella creazione degli alieni e degli ambienti, superando quella del tanto decantato Avatar 2. Tuttavia, quello che vediamo ricorda più una serie di pianeti alieni (palesi alcune citazioni/omaggi a Star Wars) che un regno subatomico, e rende ancora più grande la perplessità nell'aver scelto di ambientare qui la nuova avventura di Ant-Man e di situare proprio qui il regno di Kang il Conquistatore: se si voleva un'ambientazione spaziale, forse i Guardiani della Galassia potevano essere una scelta più consona come primi avversari del nuovo supervillain.

Se, come dicevamo, il cuore emotivo del film si salva lo si deve soprattutto agli attori, con in testa il sempre ottimo Paul Rudd e Michelle Pfeiffer, protagonista inattesa (la Wasp del titolo de facto è lei, con Evangeline Lily che fa esclamare "Ah, ma c'era anche lei?" ogni volta che ricompare dopo minuti e minuti di tappezzeria) ma efficace. Jonathan Majors sembra recitare in un film a parte, ed è un peccato: il suo Kang è shakespeariano, magnetico, soave nella voce e tonitruante nei modi, anche grazie a una fisicità poderosa evidente nelle scene di combattimento. Cosa c'entri in un film di Ant-Man andrebbe chiesto a Feige & co.

Ant-Man and the Wasp - Quantumania intrattiene per tutta la sua durata, ma lascia fortemente perplessi per la distonia tra il protagonista e la sua storia da una parte e minaccia e ambientazione dall'altra. Il risultato è un film insoddisfacente, che non arriva al cuore e spreca tante belle idee che avrebbero meritato miglior fortuna. La notizia è che, se tanti indizi fanno una prova, il MCU sembra aver perso la bussola, con i vari pezzi che non si incastrano più in modo armonioso come durante le prime tre fasi: per tornare al proverbio citato in apertura, la sensazione è che il Multiverso si stia rivelando un oceano troppo grande anche per un pesce abituato al mare aperto come la creatura di Kevin Feige.

** 1/2

Pier

lunedì 13 agosto 2018

Ant-Man and the Wasp

La grandezza delle piccole cose


Scott Lang è agli arresti domiciliari per aver indossato i panni di Ant-Man negli eventi raccontati in Captain America: Civil War. Una notte Scott sogna Janet, la moglie di Hank Pym rimasta intrappolata decenni prima nel regno quantico, e si rimette in contatto con Hank e la figlia Hope, dando vita a una cascata di eventi che lo constringeranno a reindossare i panni di Ant-Man e a fare i salti mortali per non essere scoperto dalla polizia e dalla sua famiglia. Questa volta, però, non sarà solo: Hope ha deciso di seguire le orme della madre, e di indossare i panni e le ali di The Wasp.

Il primo Ant-Man era stato una delle sorprese più gradite dell'Universo Marvel, forse quella più inaspettata dai tempi del primo Iron Man: storia solida, personaggi credibili e ben costruiti, tempi comici perfetti, ma soprattutto l’intuizione di realizzare un film più “domestico”, in cui il nemico più temibile non è un alieno venuto dallo spazio o un supercattivo quasi invincibile ma la quotidianità e la difficoltà. Ant-Man funzionava perché era un film umano, in cui ci si affezionava al protagonista (grazie anche all’ottima prova di Paul Rudd) e al suo tentativo di redimersi agli occhi della società e della figlia.

Il secondo capitolo segue le tracce del primo, espandendo la storia e aggiungendo nuovi personaggi, ma sempre cercando di mantenere elementi quotidiani come famiglia e lavoro al centro della vicenda. Il risultato è un sequel riuscitissimo che, pur riprendendo i punti di forza del primo capitolo, riesce a rielaborarli in modo originale. Ant-Man and the Wasp è infatti il perfetto esempio di ciò che un buon sequel dovrebbe essere: la trama viene costruita a partire da elementi introdotti nel primo film, e risulta quindi convincente sia in relazione al primo, sia indipendentemente da esso, evitando quel fastidioso senso di posticcio che caratterizza molti sequel, anche all’interno dell’Universo Marvel; i nuovi personaggi introdotti sono adeguatamente approfonditi e possiedono un proprio arco narrativo, che si interseca con quello dei protagonisti in modo convincente; e lo humor non deriva da un riciclo delle situazioni che avevano funzionato nel capitolo precedente, ma nuove idee e da ricontestualizzazioni che fanno funzionare la stessa gag in modo completamente diverso.

Al centro del film c’è sempre la famiglia, con il protagonista diviso tra il suo senso del dovere e la prospettiva di perdere nuovamente la figlia, e la protagonista divisa tra il desiderio di ritrovare la madre e quello di costruirsi una nuova vita. All’interno di questo schema viene inserito con successo lo pseudo-villain, dotato di poteri tanto fenomenali quanto terribili per il suo possessore. Il personaggio di Ghost incarna infatti tematiche niente affatto banali come quella del dolore cronico e della terapia del dolore, ovviamente declinate in salsa supereroistica. L’elemento di forza del film è però senza dubbio la comicità. La sceneggiatura è semplicemente perfetta in tal senso, e fa sapiente uso di diversi tipi di comicità, da quella fisica a quella verbale, passando per scene d'azione adrenaliniche ma giocate in tono minore (è il caso di dirlo), che replicano con maggiore successo la pur riuscitissima scena del treno del primo capitolo.

Evangeline Lily riesce finalmente a emergere in questo capitolo, rivelandosi una spalla efficace che sa però anche farsi capocomico. Rudd è però ancora il protagonista indiscusso, e ci regala una delle scene più esilaranti mai viste in un film Marvel; una scena che rischiava di essere una caduta di tono e stile, e che risulta invece riuscitissima grazie alla straordinaria mimica facciale e corporea del protagonista.

Ant-Man and the Wasp è, insomma, un film riuscitissimo, che coniuga comicità e azione come solo i migliori film del genere sanno fare, alternando diversi toni senza perdere coesione e coerenza narrativa. Assistiamo così a un heist movie che diventa commedia drammatica a sfondo famigliare, per poi farsi parodia del genere supereroistico stesso e trasportarci in un meraviglioso viaggio nel mondo dei quanti. Un film imperdibile per chi ama i film di supereroi, e altamente consigliato anche per chi volesse godersi due ore di puro e semplice divertimento, in cui il vero eroismo è sopravvivere alla vita di tutti i giorni.

****

Pier

giovedì 27 agosto 2015

Ant-Man

Piccolo, ma meglio di tanti "grandi"



Appena uscito di prigione, l'ex hacker Scott Lang si trova costretto ad accettare un colpo da scassinatore per avere i soldi necessari a mantenere la figlia. Penetra così dentro una villa protetta da allarmi ipertecnologici ma, una volta arrivato nella cassaforte, non trova denaro ma una strana tuta. Viene catturato, e finisce in prigione. Il proprietario della villa, lo scienziato Hank Pym gli fa visita e gli rivela che si tratta di una tita miniaturizzante, che lo trasforma in un soldato in miniatura. Gli fa anche un'offerta: indossare la tuta e diventare Ant-Man per sventare un grande pericolo per l'umanità, o rimanere in prigione. A Lang non resta che accettare.

Diciamoci la verità: di tutti i film basati sui supereroi di casa Marvel, Ant-Man era forse tra i meno attesi, un po' per la ridotta popolarità del personaggio, un po' per il fatto che il film fosse dichiaratamente scollegato (in realtà nemmeno poi troppo) dall' Avengers Universe. Aggiungeteci il fatto che Paul Rudd non è esattamente una superstar, ed ecco il motivo per le basse aspettative.
Eppure, come già successo con i Guardiani della Galassia (e, volendo, anche con il primo Iron Man), la Marvel dimostra ancora una volta maggiore creatività quando deve gestire personaggi meno iconici, concedendosi delle libertà a livello narrativo e stilistico che non riesce invece a concedersi con personaggi più affermati.

Ant-Man è quindi un film godibilissimo, con un giusto mix di humour e azione e un tasso di autoironia sul genere superoistico davvero apprezzabile. Non è il classico supereroe in grado di sconfiggere nemici imbattibili, ma un ladruncolo che si trova costretto a prendere parte a una missione che sembra più un regolamento di conti privato che l'ennesimo tentativo di salvare il mondo (anche se, in fondo, lo è). La storia scorre veloce e con ritmo, aiutata da personaggi secondari molto ben riusciti, tecniche narrative inusuali per un film del genere (il racconto con uso del punto di vista, la continua alternanza tra mondo micro e macro), una regia solida e visivamente stimolante, e attori bravi a mantenere la recitazione sul piano di un sano realismo senza eccessi né sbruffonaggini eccessive. Paul Rudd è un Ant-Man realistico e credibile, un supereroe con problemi da persona comune, ma non per questo meno importanti e pressanti. Accanto a lui, Michael Douglas interpreta alla perfezione Hank Pym, uno scienziato schivo e riservato, l'esatta antitesi di Tony Stark e di suo padre, con i quali ha infatti un passato non esattamente idilliaco.

Tra spiegazioni scientifiche ed esilaranti transizioni tra le titaniche lotte del mondo miniaturizzato e le loro conseguenze nel mondo a grandezza naturale, Ant-Man regala due ore di divertimento di buona qualità, dimostrando che si può realizzare un buon film di supereroi anche con una trama semplice e focalizzata sui rapporti umani, senza cattivi con fenomenali poteri cosmici e piani estremamente complessi. In sintesi, una piacevole sorpresa.

*** 1/2

Pier