mercoledì 7 luglio 2021

A quiet place II

Il linguaggio del silenzio


La famiglia Abbott è costretta a lasciare il suo rifugio dopo gli eventi che hanno portato alla morte del padre. Sulla strada troveranno nuovi pericoli, ma anche quella che potrebbe essere una nuova speranza. La tensione tra il desiderio di inseguirla e la volontà di non correre rischi porteranno la famiglia a dividersi.

Dopo il successo inaspettato (ma meritato) del primo capitolo, era quasi inevitabile per John Krasinski realizzarne un sequel. Con un'ottima intuizione, Krasinski decide di ricominciare esattamente dove era finito il primo film, con la famiglia Abbott che si lecca le ferite prima di abbandonare definitivamente il luogo che, a lungo, ha chiamato casa. La sequenza d'apertura, tuttavia, è dedicata al vero inizio - l'arrivo delle creature aliene fonosensibili sulla Terra, mai mostrato nel primo film. Krasinski costruisce la scena con maestria, dimostrando ottime doti registiche anche con scene d'azione postapocalittiche più tradizionali, e rappresentando al meglio lo smarrimento degli Abbott e dei loro concittadini di fronte all'arrivo di quella minaccia sconosciuta.

Nel presente, lo smarrimento ha lasciato spazio a una cupa rassegnazione. Il passaggio è sottolineato dalla fotografia - più cupa e desaturata nel presente, più accesa e vitale nel passato - ma soprattutto dal sonoro: dopo le urla e le esplosioni si torna infatti a quel ferale, minaccioso silenzio che permeava il primo film, un silenzio salvifico nei confronti dei mostri ma fonte di continua tensione. Krasinski e il suo team di effetti sonori continuano a lavorare magnificamente, giocando anche con la sordità di Regan, e creando una tensione compatta ed efficace che si protrae per tutto il film.

La sceneggiatura è semplice, asciutta, minimalista. Da un lato questo è un pregio, perché consente alla storia di proseguire in modo snello (durata di 90 minuti, ormai una mosca bianca) ed efficace, mantenendo sempre alta la tensione, senza un momento di calo o di noia e senza quegli inutili momenti di dialogo espositivo che spesso affossano questo genere di film. Dall'altro, tuttavia, la storia tradisce la natura "di transizione" del film, il suo essere ponte necessario tra il primo capitolo e il terzo in arrivo. A quiet place II è, di fatto, il racconto di una (stra)ordinaria giornata di sopravvivenza, con una scoperta potenzialmente importante che però non sembra in grado di cambiare le sorti dell'umanità: ma, forse, a Krasinski interessa mantenere un focus più intimo e raccolto, e questo secondo capitolo ha in effetti il potenziale di cambiare le sorti degli Abbott. 

Il cast è sempre efficace, con la new entry Cillian Murphy che raccoglie egregiamente il testimone di Krasinski, offrendo un personaggio diverso, indurito dagli eventi, che ritrova una motivazione al di là della mera sopravvivenza grazie all'incontro (o, meglio, il ritrovamento) con gli Abbott. Emily Blunt risulta ancora più convincente come eroina, ma a brillare è la giovane Millicent Simmonds, perfetta personificazione dei punti di forza del film: poche parole, tanta azione, capacità di usare il suono a proprio vantaggio.

A quiet place II è un ottimo sequel sul piano dell'esecuzione, in quanto replica ed eleva gli elementi migliori del primo film, alzando ulteriormente l'asticella della tensione. Lascia però un po' di amaro in bocca, perché era forse lecito aspettarsi un po' più di creatività, qualche novità sostanziale rispetto alla formula efficace del primo anziché una ripetizione, ancorché notevolmente migliorata e implementata alla perfezione. Speriamo che Krasinski, ormai perfettamente in controllo della propria creatura, abbia riservato il meglio per il finale prossimo venturo.

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Pier


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