sabato 19 novembre 2011

Le avventure di Tin Tin - Il segreto dell'unicorno

Freddo ma vitale



Tin Tin, giovane e intraprendente reporter, acquista a un mercato delle pulci francese il modellino di un galeone. Il misterioso furto dell'oggetto e la leggenda che avvolge la barca che questo rappresenta, l'Unicorno, spingono Tin Tin e il suo fido cagnolino Milou a prendere parte alla caccia al tesoro più avventurosa della loro vita.

A più di ottant'anni dall'uscita del primo albo, Steven Spielberg riesce a finalmente a portare sul grande schermo la geniale creazione della matita di Hergè. Per farlo sceglie di affidarsi alla motion capture, la tecnica resa celebre da Zemeckis (Polar Express, A Christmas Carol) che permette di realizzare film di animazione partendo dalle movenze e dalla mimica di attori reali, tra cui non poteva ovviamente mancare Andy Serkis-Gollum. Il risultato è una via di mezzo tra film e cartone animato, un ibrido molto realistico che manca però del calore e dell'umanità che caratterizzano l'animazione.

Il film inizia con i migliori titoli di testa visti da dieci anni a questa parte, un omaggio al fumetto e ai disegni originali molto apprezzabile e ben fatto, con qualche similitudine con i titoli di un altro film di Spielberg, Prova a prendermi.
La storia ha grande ritmo, e si svolge in modo rocambolesco tra i quattro angoli del globo, in una caccia al tesoro che avrebbe fatto felice Jules Verne. Tin Tin, novello Indiana Jones, risolve mistero dopo mistero, segreto dopo segreto, fino ad arrivare a un gran finale ricco di spunti e citazioni. Il protagonista è ritratto in maniera fedele e convincente, e i personaggi di contorno, in particolare il capitano ubriacone Haddock, sono delle perfette spalle da cartoon, divertenti, comiche ma efficaci quando serve.

Il Tin Tin di Spielberg convince, ed è sicuramente il miglior film d'animazione ad oggi realizzato con il motion capture. Restano tuttavia delle perplessità sulla scelta di questa tecnologia, che sacrifica emozioni e simpatia dei personaggi in nome di un iperrealismo di cui non si sente realmente bisogno. Il film comunque divertente e stupisce, e per una volta il già annunciato sequel ha più di una ragione di esistere.

***

Pier

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