martedì 19 gennaio 2010

Avatar

Meravigliosa illusione


Per non passare per snob, dico subito che Avatar è un capolavoro visivo: mai le immagini generate al computer erano state così realistiche, così perfette, così vere. Cameron conferma la sua vocazione alla spettacolarizzazione creando un mondo così realistico che sembra quasi di poterlo toccare. Gli alieni hanno grande espressività, le sequenze di combattimento e di volo sono mozzafiato e l'ambiente del pianeta Pandora lascia a bocca aperta.

Però c'è un però. Forte, ineludibile, su cui non si può soprassedere. E questo però è la trama, già vista e abbastanza scontata: in poche parole, la replica in salsa aliena di Pocahontas.
C'è il giovane soldato dall'animo nobile che prende a cuore la causa degli indigeni; c'è la principessa sognatrice; ci sono il rigido padre-capotribù, il crudele generale nemico, il fiero guerriero che vede il nuovo arrivato come un nemico, salvo poi accettarlo come un fratello. Pensandoci bene, c'è persino Nonna Salice.

E non bastano certo ad arricchire la trama le chiare allusioni al Vietnam e alla storia politica più recente ("Combatteremo il terrore con il terrore"). E' vero, il messaggio pacifista ed ecologista c'è e arriva forte e chiaro allo spettatore, ma arrivava allo stesso modo in Pocahontas.
Difficile dire qualcosa sugli attori a causa della maschera digitale in cui sono racchiusi: certamente si tratta di una buona prova, dato che riescono a trasmettere emozioni anche trasfigurati in alieni dalle fattezze feline.

Avatar è sicuramente il migliore tra i kolossal di Cameron: come i precedenti, tuttavia, finisce per privilegiare la forma alla sostanza, trascurando di approfondire una storia che avrebbe senza dubbio potuto essere sviluppata meglio.
Resta tuttavia un'opera notevole e coinvolgente, che diverte, piace al pubblico e piacerà anche all'Academy: per il "film che cambierà la storia del cinema", però, si prega di ripassare.

**1/2

Pier

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