sabato 6 ottobre 2012

Un giorno speciale

Il bue che dà del cornuto all'asino


Gina è una diciannovenne della periferia di Roma che vuole diventare attrice. Di fronte a sè ha un giorno speciale: la madre le ha procurato un incontro con un onorevole, suo lontano parente, che può aiutarla a sfondare nel mondo dello spettacolo. A portarla all'incontro sarà l'autista dell'onorevole, Marco, coetaneo di Gina al suo primo giorno di lavoro. I continui rinvii dell'appuntamento a causa degli impegni dell'onorevole porteranno i due ragazzi a conoscersi meglio, passando la giornata a zonzo tra le vie della capitale.

E' curioso che a fare un film di denuncia sul sistema di raccomandazioni che vige nel mondo dello spettacolo sia una regista che è diventata tale solo per il cognome che porta, data la sua mediocrità espressiva e la quasi totale incapacità di realizzare opere di ampio respiro, in cui siano ammesse le sfumature di grigio. Per Francesca Comencini, invece, tutto è bianco o nero: i politici (rigorosamente di centro-destra, ovviamente, perchè prima di e fuori dal Pdl nessun politico è mai andato a letto con un'attrice) sono il male, mentre la ragazza, giovane e ingenua, è attirata nelle spire del drago senza potersi difendere. Segue doccia catartica e purificatrice, che restituisce al mondo un'altra ragazza indurita dalla vita.

Peccato che il personaggio più negativo dovrebbe essere la madre, pronta a vendere la figlia senza pensarci troppo in cambio di uno scampolo di notorietà, e invece ne esce quasi bene; peccato che Gina non sia costretta ad andare a trovare l'onorevole, ma compia questa scelta in modo autonomo, scegliendo di usare il proprio corpo per farsi strada. La vittima non è lei, sono le migliaia di attori, attrici e operatori dello spettacolo che credono ancora che si possa fare questo mestiere in modo onesto e pulito, ma vengono regolarmente scartati per far posto all'amante dell'onorevole o alle Francesca Comencini-figlie di papà di questo mondo.

A salvare il film dal naufragio sono i due protagonisti, bravi e simpatici, tra cui spicca quel Filippo Scicchitano già apprezzato in Scialla! e che brilla ancora per la capacità di far ridere con semplicità e senza scadere nella volgarità. Grazie a loro, il film parte bene e prosegue in modo dignitoso fino ai 20 minuti finali, quando prende una deriva moralistica tanto insensata quanto posticcia e mancante di profondità. Nel mezzo, tanti errori di regia elementari (personaggi che scompaiono da un'inquadratura all'altra, sequenze montate in modo sgrammaticato) che, se fossero commessi da una Francesca Rossi qualunque, ne decreterebbero la fine professionale, ma dato che sono commessi dalla figlia del grande Luigi Comencini, nonchè sorella di Cristina, sono tollerati e portano addirittura il film a essere inspiegabilmente selezionato per il Concorso della Mostra del Cinema di Venezia.

Un giorno speciale è un film che avrebbe potuto essere una gradevole commedia se non fosse stato sepolto e distrutto dalle ambizioni di critica sociale di una regista non in grado di sostenerle. La regista predica bene, ma razzola (e gira) male, dato che, prima di essere sdegnata con il mondo dello spettacolo, dovrebbe ricordarsi che è grazie a una delle pratiche oscene di questo mondo - l'aiutino per i "figli di papà" - che ha potuto iniziare a fare questo mestiere. Troppo facile fare la morale agli altri: prima bisognerebbe farla a se stessi.

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Pier

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