Il potere della Natura
Mabel Tanaka è una bambina ribelle e arrabbiata che vuole salvare tutti gli animali dalla prigionia. La ritroviamo cresciuta, studentessa universitaria, che ancora si batte in difesa dell'ambiente. Quando il sindaco della città decide di distruggere lo stagno dove Mabel andava sempre con l'amata nonna, la ragazza decide di impedirglielo. Per farlo decide di servirsi di un'innovativa tecnologia creata dalla Dottoressa Sam, sua docente in università: un processo con cui la coscienza umana viene trasferita dentro robot con le sembianze di animali, permettendo all'uomo di comunicare con loro.
Jumpers - ennesimo capitolo dei "misteri della traduzione italiana", che qui addirittura lascia in inglese il titolo ma lo modifica rispetto all'originale, ovvero Hoppers - è un film che sembra unire le diverse tradizioni che si sono succedute nella storia della Pixar - un punto di incontro che, forse, può diventare anche punto di partenza per il futuro della casa della lampadina.
Da un lato abbiamo un ritorno alle origini, una storia privata che assume però un significato universale, esplorando il rapporto uomo-natura, l'ecologismo, e più in generale il nostro ruolo su questo pianeta. Dall'altro abbiamo la maturazione emotiva come tema principale, in modo non dissimile da Inside Out (sia originale che sequel). Mabel ha un problema nel gestire le emozioni negative - rabbia e tristezza in primis - e questa incapacità è il vero motore della vicenda. Nel rapporto tra Mabel e la nonna, che cerca di insegnarle a gestire queste emozioni attraverso l'immersione nella natura, c'è anche molto di Up, omaggiato esplicitamente da una sequenza di montaggio che ricorda quella che raccontava la storia d'amore tra Carl e Ellie.
Jumpers, in sintesi, unisce la Pixar più intimista a quella più ambiziosa e universale, trovando una sintesi difficilissima grazie alla quale riesce a differenziarsi, prendendo una strada rischiosa, ma nuova e originale. Il tema del rispetto e dell'equilibrio tra esseri umani e natura, già visto e rivisto negli ultimi anni, viene trattato andando al di là del trito concetto di "mondi che devono imparare a conoscersi" o della semplice esposizione dell'inesorabile malvagità umana. Il regista Daniel Chong non racconta solo una cautionary tale su cosa potrebbe succedere al pianeta se si lasciasse piede libero agli umani: ci parla anche di cosa succederebbe se gli animali si ribellassero, e soprattutto del pericolo (spesso evidenziato dai naturalisti ma ignorato da attivisti bene intenzionati) di interferire eccessivamente con le loro abitudini, anche se fatto con l'intenzione di aiutarli. Chong evidenzia come il tema della convivenza non vada trattato come una competizione per le risorse o un aiuto monodirezionale, ma come un gioco cooperativo in cui la collaborazione può portare a un aumento delle risorse condivise.
In questo approccio, narrativamente sfaccettato e non esente da potenziali scivoloni interpretativi, sta la grande differenza tra Jumpers e due suoi recenti predecessori. Da un lato c'è, ovviamente, Avatar, una chiara fonte di ispirazione per la meccanica con cui Mabel riesce a comunicare con gli animali: laddove il secondo rimane intrappolato nel sensazionalismo della sua tecnologia e in una storia buonista e già vista, Jumpers scarta di lato, mostrando il lato oscuro dell'uomo ma anche quello della natura. Dall'altro c'è il celebratissimo (giustamente, dal punto di vista visivo; meno da quello narrativo) Il robot selvaggio), di cui Jumpers condivide il messaggio, ma comunicandolo con una maturità narrativa infinitamente maggiore: laddove lì si aveva la sensazione di vedere un film esclusivamente per bambini, qui siamo di fronte a un film per bambini ma in grado di parlare a tutte le età.
Parte del merito risiede nella sua protagonista, una delle più interessanti partorite dalla Pixar negli ultimi tempi. Mabel è, infatti, una combina-disastri cronica, una ragazza impulsiva che non impara la lezione al primo errore, ma continua a sbagliare e imparare, sbagliare e imparare. Non è un'eroina classica, ma un personaggio profondamente insicuro e imperfetto che trova la strada giusta solo dopo aver commesso mille errori, in un processo per tentativi che ricorda quello del metodo scientifico che, non a caso, è centrale per lo sviluppo della trama.
Non è un caso che in Jumpers non ci sia un singolo "momento da lacrime" come in altri film Pixar, ma tante scene cariche di emotività quando Mabel si rende conto di aver commesso uno dei suoi innumerevoli errori. Questa distribuzione dell'emotività rende Jumpers un film narrativamente equilibrato, in grado di regalare commozione anche nei momenti di azione anziché separarli nettamente come a volte capita nei film Pixar.
L'animazione è di altissimo livello, in grado di unire un fotorealismo che lascia a bocca aperta nella resa di pellicce, acqua, e alberi e una grande espressività dei personaggi. Tutti i coprotagonisti animali sono memorabili già al primo impatto, e diventino sempre più interessanti con il passare dei minuti. A questo si aggiunge un gusto per la spettacolarità che si manifesta non solo nelle scene di combattimento e inseguimento (spettacolari e degne di un film di spionaggio), ma anche nella presentazione dei sovrani dei vari regni animali, introdotti con un gusto per la teatralità che non si vedeva dai tempi dei titoli di testa de Il re leone.
Come il recente Elio, è probabile che anche Jumpers non entrerà nell'olimpo dei Pixar "maggiori." Tuttavia, ha un'ambizione narrativa e visiva degna dei suoi più illustri predecessori, un'ambizione che lo rende senza dubbio un tassello importante nell'evoluzione di una casa di animazione che, dopo anni di capolavori assoluti, sta ancora ritrovando la sua voce nel raccontare storie originali (i sequel funzionano ancora benissimo) dopo l'addio di John Lasseter.
In questo senso, Jumpers potrebbe costituire un punto di svolta, una sintesi tra vecchio e nuovo, passato e presente che può aprire nuove emozionanti strade per il futuro. Per ora, resta un film molto divertente, tecnicamente abbacinante, ed emozionante, in grado di parlare a tutte le età, spiegando il ruolo centrale dei castori nei nostri ecosistemi (cosa di cui chi scrive non sapeva assolutamente nulla) e veicolando un messaggio importante, soprattutto di questi tempi.
**** 1/2
Pier


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