sabato 27 giugno 2026

Obsession

P-ossessione


Bear è follemente innamorato di Nikki, sua collega di lavoro, ma è troppo timido per dichiararsi. Di fronte all'ennesimo tentativo fallito, acquista un bastoncino del desiderio e lo spezza, chiedendo che Nikki lo ami più di qualunque cosa al mondo. Con sua sorpresa, il desiderio si avvera, ma qualcosa è andato storto...

Se si dovesse riassumere Obsession con tre parole chiave, queste sarebbero ossessione (e fin qui), possessione, e desiderio. Queste tre parole si intrecciano, si inseguono, si trasformano l'una nell'altra, e la loro relazione in continua metamorfosi è sia il tema centrale che il motore del film. Del rapporto anche etimologico tra ossessione e possessione hanno già parlato altri meglio di quanto possa fare io, ma è importante evidenziarne la differenza, perché sono due demoni differenti che infestano personaggi diversi. Nikki diventa ossessionata da Bear, ma è posseduta: il suo corpo non le appartiene più, manovrato da un'entità più potente di lei.

La vera ossessione del film è quella di Bear. Molti hanno identificato in Bear un'incarnazione degli incel, ma è un'interpretazione che cozza con il ritratto che ne fa il regista, Curry Barker, e con le sue intenzioni narrative. Bear, infatti, non è un "vergine involontario": non ci viene mai suggerito che non abbia avuto altre relazioni, e per tutto il film è esplicitamente corteggiato da Sarah. Bear, però, è ossessionato da Nikki - o, meglio, dall'idea di Nikki - ed è questo suo desiderio non soddisfatto il vero motore della vicenda. Bear non è un incel, Bear è un uomo qualunque che non riesce ad accettare "no" come risposta. Barker lo presenta come un bravo ragazzo per lo stesso motivo per cui Una donna promettente (un altro film che affrontava in modo estremamente creativo il tema del consenso) era popolato di "bravi ragazzi": perché il messaggio, così, arriva molto più forte, e ci costringe a guardarci allo specchio.

L'ossessione di Bear diviene, a sua volta, possessione. Bear vuole solo una persona, e non accetta che quella specifica persona sia irrangiugibile: l'idea di possedere Nikki finisce per possedere lui. Il demone di Bear si manifesta lentamente: Barker all'inizio ci fa quasi empatizzare con lui, presentandocelo come il classico romantico perdutamente innamorato, ma comincia già a seminare indizi che qualcosa non vada - indizi che si capiscono ex post, arrivando a piena fioritura solo con il prosieguo del film, fino a culminare nel momento chiave che, per evitare spoiler, ci limiteremo a descrivere come "quando Bear capisce cosa è veramente successo a Nikki."


Al centro di tutto c'è anche il desiderio: quello di Bear per Nikki, ovviamente, un desiderio malsano, di possesso (vedete come i tre termini continuano a intercciarsi?); ma anche quello di Nikki per altri, e quello di Sarah per Bear, un intreccio di desideri che crea una tensione destinata a spezzarsi, tragicamente, proprio come il One Wish Willow.

La regia di Curry Barker è incredibilmente matura, e sopperisce alla povertà di mezzi (Obsession è stato girato con meno di 1 milione di dollari di budget: nulla, per un film di genere) con la creatività e la visione. Pesca a piene mani dall'armamentario dei grandi dell'horror e li rielabora in modo originale, giocando su movimenti di camera lenti per generare paura e tensione. L'uso di ombre e non visto è  hitchockiano, e rende alla perfezione la trasformazione di Nikki, raramente inquadrata in piena luce durante le scene ambientate in casa di Bear: di lei vediamo solo gli occhi che brillano nel buio, come quelli di un demone o di un animale braccato. Anche il lavoro sul sonoro è eccellente, al punto che la scena più spaventosa è forse quella della telefonata, dove ciò che vediamo è perfettamente normale, ma ciò che sentiamo dà i brividi e fa capire, a Bear e al pubblico, la vera natura di ciò che ha desiderato. 

In questo è sorretto da una sceneggiatura solidissima, che ai momenti horror ne alterna altri comici e altri volutamente cringe. Barker viene dalla commedia, e si vede nel divertimento che riesce a portare in quasi ogni scena, e che rende ancora più potente il finale, dove la risata scompare e si lascia spazio all'orrore di quanto sta accadendo. Ottimi anche gli interpreti, capitanati da Michael Johnston, credibilissimo in tutte le sfaccettature di Bear, ma soprattutto Inde Navarrette, che si mangia la scena con un caleidoscopio espressivo che riesce a rendere sia il mostro che Nikki è diventata, sia l'orrore subito dalla vera Nikki.

Obsession è una piccola perla, un raro horror costruito su una metafora che colpisce come un pugno allo stomaco, e che però riesce a funzionare anche come horror di puro intrattenimento, grazie a una regia creativa e a una scrittura che non rinuncia a divertire.

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Pier

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